Associazione a delinquere Europa!

ilborbonico.it 8.2.19

La malavita organizzata, la camorra, la mafia, la ndrangheta sono europee! Non sono più prerogativa italiana, da anni, ormai, e mai come in questo frangente storico. Proviamo a riflettere su alcune questioni: 

1. l’asse Franco-Nazi-Tedesco vuole cambiare le regole dell’antitrust  perché gli ha bocciato la fusione tra Alstom e Siemens;

2. il Mammasantissima Macron porta davanti alla stessa antitrust, che vuole piegare ai suoi voleri, la vicenda Fincantieri-STX;

3. Di Maio e Di Battista vanno a Parigi e per ritorsione, su ordine del Mammasantissima francese, la Cupola FMI-Commissione Europea, che con il suo silenzio aveva permesso una piccola e gradita boccata d’aria ai mercati e all’Italia, torna ad estorcere loro soldi rivedendo al ribasso il Pil italiano e provocando l’apertura in calo di tutte le borse europee, il rialzo dello spread a 280 punti base e una copiosa sventagliata di denaro nelle proprie tasche;

4. infine, a coronamento, il Capo dei Capi parigino ritira il suo ambasciatore da Roma, ritira AirFrance-Klm dall’affare Alitalia e rinuncia alla sua quota di migranti della Sea Watch 3.

E noi saremmo i malavitosi? A Bruxelles e dintorni sanno bene come tenere in pugno il popolo, ma con il popolo dovranno fare i conti presto o tardi. Come napoletano, prima, e italiano, poi, mi sento un po’ Shylock ne “Il Mercante di Venezia” di William Shakespeare. Vi propongo, di seguitro, il suo monologo. Leggetelo e provate ad attualizzarlo. È impressionante! 

“Egli m’ha vilipeso in tutti i modi, e una volta m’ha impedito di concludere un affare per un milione.
Ha goduto per le mie perdite e ha dileggiato i miei guadagni,
ha disprezzato la mia razza, ha intralciato i miei buoni affari,
ha allontanato da me i miei buoni amici e mi ha aizzato contro i nemici!
E tutto questo per quale ragione? Perché sono ebreo! E dunque?
Non ha forse occhi un ebreo? Non ha mani, organi, membra, sensi, affetti e passioni?
Non si nutre egli forse dello stesso cibo di cui si nutre un cristiano?
Non viene ferito forse dalle stesse armi?
Non è soggetto alle sue stesse malattie?
Non è curato e guarito dagli stessi rimedi?
E non è infine scaldato e raggelato dallo stesso inverno e dalla stessa estate che un cristiano?
Se ci pungete non versiamo sangue, forse?
E se ci fate il solletico non ci mettiamo forse a ridere?
Se ci avvelenate, non moriamo?
E se ci usate torto non cercheremo di rifarci con la vendetta?
Se siamo uguali a voi in tutto il resto, dovremo rassomigliarvi anche in questo.
Se un ebreo fa un torto a un cristiano, a che si riduce la mansuetudine di costui? Nella vendetta.
E se un cristiano fa un torto a un ebreo quale esempio di sopportazione gli offre il cristiano? La vendetta.
La stessa malvagità che voi ci insegnate sarà da me praticata,
e non sarà certo difficile che io riesca persino ad andare oltre l’insegnamento.”

Abbiamo subìto abbastanza le loro angherie. E’ ora di mandare a casa questi felloni dediti all’accumulo di denaro e al dileggio altrui.

d.A.P.

I servizi e Banca Nuova (Palermo) ex BPVi, Nicola Borzi si sente in pericolo: pubblichiamo tutto, è la sua “polizza sulla vita!”

Giovanni Coviello Vicenzapiu.com 9.2.19

Nicola Borzi a rischio, ha scritto di servizi e Banca Nuova (BPVi)

Nicola Borzi a rischio, ha scritto di servizi e Banca Nuova (BPVi)

«Salva il materiale contenuto nell’email, mettilo su device non collegati alla rete, mi raccomando è la mia polizza di assicurazione sulla vita» ci scrive Nicola Borzi, il collega all’epoca a Il Sole 24 Ore, ora collaboratore de Il Fatto Quotidiano, che ha scoperto di essere da più di un anno sotto inchiesta, e da quello che scrive sotto minaccia, insieme a Francesco Bonazzi de La Verità a quasi 15 mesi dagli articoli sui conti dei servizi segreti in Banca Nuova(Palermo) del gruppo Banca Popolare di Vicenza, ora in Lca, pubblicati il 15 novembre 2017 sulla Verità e il 16 e 17 novembre seguenti sul Sole 24 Ore, dopo le perquisizioni e i sequestri dei propri archivi digitali.

«Ho deciso di rendere pubblico tutto quello che ho scoperto sulle vicende relative alla BANCA DEL POPOLO DI TRAPANI – BANCA NUOVA» premette al materiale che affida a noi e a altre decine di colleghi, gli rispondiamo «materiale, bravo, io ci sono. È da tanto che ti dico che insieme è meglio…» e, alla sua domanda a se stesso in premessa al memoriale («non so perché fonti che ritengo assolutamente attendibili hanno voluto riferire queste informazioni A ME») rispondiamo: «Lo avranno detto anche ad altri ma tu hai pubblicato».

E lui: «Facebook non mi lascia pubblicare il post con il memoriale perché “non rispecchia gli standard della community”, salvalo tu mi raccomando, se vuoi puoi pubblicarlo, per me è meglio. Sappiano comunque tutti quelli che sono in ascolto che il materiale è stato preventivamente distribuito a decine di colleghi di diverse testate».

Pubblicare il materiale ora per noi non è un’opzione, ma un dovere deontologico e personale.

Pubblichiamo e leggiamolo insieme sperando che siano eccessivi (non lo pensiamo, però) i timori del collega Nicola Borzi ma sicuri che se tutto sarà noto neanche il peggio sarà attuabile.

Giovanni Coviello

M E M O R I A L E   B A N C A   N U O V A 

di Nicola Borzi

Troppe vicende siciliane mi hanno insegnato che chi tiene per sé i propri segreti corre gravi rischi.

E’ per questo (oltre che perché credo che solo il lavoro di squadra paghi nel giornalismo investigativo come nell’investigazione tout court) che ho deciso di rendere pubblico tutto quello che ho scoperto sulle vicende relative alla BANCA DEL POPOLO DI TRAPANI – BANCA NUOVA.

IPOTESI INVESTIGATIVA

Secondo fonti che ritengo assolutamente attendibili (ma che non so perché hanno voluto riferire queste informazioni A ME) Banca Nuova è stata usata da pezzi degli apparati dello Stato (deviati?) e a sua volta ha usato pezzi degli apparati dello Stato (deviati?) per fornire servizi logistici, servizi di telefonia mobile, autoveicoli, uffici, coperture a funzionari dei servizi implicati in due vicende temporalmente distinti ma sostanzialmente connotate da una reciproca continuità:

1 – INFILTRAZIONE DELLE “TALPE” ALLA DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA DI PALERMO;

2 – INFILTRAZIONE DI “TALPE” NELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI PALERMO DURANTE LE INDAGINI SULLA COSIDDETTA “TRATTATIVA STATO – MAFIA”.

In realtà Banca Nuova pare proseguire organicamente un proprio rapporto con pezzi degli apparati dello Stato (deviati?) in funzione di un preciso disegno iniziato decenni addietro, ai tempi della Banca del Popolo di Trapani, che l’istituto palermitano del gruppo Banca Popolare di Vicenza incorpora nei primi anni 2000 e di cui incorpora (non casualmente ma anzi causalmente) tutti i rapporti e i segreti.

Rapporti che in un ventennio hanno a che fare con almeno cinque omicidi (quelli dell’avvocato Gaetano Longo, legato alla corrente di Salvo Lima e Giulio Andreotti, direttore dello sportello palermitano dell’istituto e legato a numerose società palermitane di import export vinicolo, avvenuto nel 1978; del giudice istruttore Giangiacomo Ciaccio Montalto,  assassinato a Valderice il 25 gennaio 1983; di Mauro Rostagno, avvenuto a Valderice il 26 settembre 1988; del mafioso Antonino Minore, andato a processo come uno dei mandanti dell’omicidio Ciaccio Montalto; del maresciallo del Sismi Vincenzo Li Causi, assassinato da ignoti mentre era in missione in Somalia a Balad il 12 novembre 1993) e con il suicidio del commercialista Giampietro Procopi, consigliere di amministrazione di Banca Nuova, avvenuto a Bassano del Grappa (Vicenza) il 22 luglio 2016.

Ma i legami con la mafia e i poteri politici (e molto spesso, curiosamente, con vicende legate alla produzione vitivinicola) della Banca del Popolo di Trapani appaiono già negli anni Sessanta del secolo scorso e sono indicati nella relazione della Commissione parlamentare antimafia del 1976 redatta dal parlamentare dell’MSI – DN Giuseppe Niccolai, definita da Leonardo Sciascia “una cosa seria”, legati a vicende di traffici petroliferi; nell’istruttoria Falcone – Turone del 1982 sul riciclaggio dei capitali derivanti dal traffico internazionale di stupefacenti; nelle vicende legate ai misteri di Vito Garrasi; nel sequestro di un patrimonio da 2mila miliardi di lire (compresi “1.200 ettari di vigne e frutteti”) del 1996 all’uomo d’affari palermitano Vincenzo Piazza, vicino alla mafia e azionista con l’8% della Banca del Popolo; nella confisca del 1989 per decine di miliardi all’imprenditore Giovanni Bonomo, condannato al 416 bis e titolare di attività vitivinicole; nelle indagini per riciclaggio di proventi da traffico di droga e di armi condotte da Ciaccio Montalto; nelle azioni della banca detenute dai vertici della famiglia mafiosa Minore; nei conti correnti della comunità Saman di Rostagno, amministrati dal “dominus” Cardella, collegato a traffici con la Somalia; sulle indagini relative a Saman effettuate dal maresciallo Li Causi del Centro Skorpio del SISMI a Trapani, indagini che erano l’“unica attività” condotta stranamente dal centro Skorpio secondo quanto lo stesso Li Causi dichiarò ai magistrati prima di venire uccise in Somalia.

Si vedano gli appunti successivi e i relativi link a documenti disponibili in rete.

1 – Pag 1090 Relazione Commissione parlamentare antimafia del deputato Giuseppe NICCOLAI (MSI – DN) (dal 28 luglio 1972 al 23 gennaio 1973 e dal 22 febbraio 1973 al 4 luglio 1976), relazione definita da Leonardo Sciascia «una cosa seria»:

«Valga a sostegno di queste affermazioni la vicenda davvero sconcertante, sia per le vaste proporzioni assunte in breve arco di tempo sia per le persone e gli enti in essa implicati, ‘del cosiddetto «caso Miallo» documentato dagli atti in possesso della Commissione. Il fallimento del Miallo, titolare dell’omonima ditta esercente, a Marsala, il commercio all’ingrosso ed al minuto di materiale per l’edilizia, nonché quello della società Petrolifera Lilybetana, azienda di commercio di carburanti, e dei soci Pipitone Giuseppe, Asaro Antonino e Licari Mariano, hanno coinvolto tre aziende e undici persone tutte di Marsala. «II giudice fallimentare e la curatela» — si legge nel doc. 402 — «al termine di lunghi e laboriosi accertamenti, hanno potuto determinare lo stato passivo di Miallo Gaetano all’incirca in un miliardo di lire e quello di Pipatone Giuseppe, quale responsabile del dissesto della società Petrolifera Lilybetana, in 760 milioni circa». «La gran parte delle passività di Miallo Gaetano, circa 700 milioni, grava su nove istituti di credito, con sedi in Trapani e Marsala, tra i quali appare maggiormente esposta la Banca del popolo di Trapanicon crediti per 3-25 milioni di lire. «Seguono nell’ordine, per somme varianti da un massimo di 150 milioni ad un minimo di 10 milioni: Banco di Sicilia di Marsala — Banca del Sud di Trapani (o di Marsala) — Banco di Roma dì Trapani (o di Marsala) — Banca Agricola di Marsala — Banca del lavoro di Marsala — Banca agraria di Marsala — Banca commerciale italiana di Trapani e Banca sicula di Trapani. «Se si tiene conto altresì della somma di oltre 400 milioni rappresentata da un giro fittizio di assegni, (prosegue il documento citato), che Miallo ha instaurato, al momento del crollo finanziario, tra Banca del Popolo di Trapani e Bianca del Lavoro di Trapani e che i due istituti si rivendicano ora reciprocamente, in moneta, l’ammontare dello stato passivo di Miallo sale da un miliardo ad un miliardo e mezzo circa, di cui oltre un miliardo sempre a danno di banche». Infatti Miallo, si legge ancora nel doc. n. 402, «agendo in perfetta intesa con Pipitone Giuseppe, potè disporre, grazie a dirette relazioni con i dirigenti di istituti di credito, di ingenti somme di denaro, attingendo a due fonti di liquidità bancaria: la prima costituita da “giri” fittizi di assegni di c/c “triangolari” dall’una all’altra delle tre banche indicate; la seconda dallo sconto bancario di fattizie cambiali-tratte emesse nei confronti di amici compiacenti. «Gli importi degli assegni di ” giro ” scoperti di depositi e della carta cambiaria scontata andarono gradatamente aumentando sino a raggiungere cifre di decine e decine ‘di milioni di lire». Da sottolineare che il caso di cui si parla accade nel 1964; come di consueto la Commissione lascia a metà la propria opera. Raccolte le notizie non va più oltre. Perché? E’ convinzione del relatore che dietro il caso Miallo abbiano operato personaggi della politica nazionale e la riprova di quanto affermiamo è che la Commissione si è ben guardata di approfondire il particolare per cui i due istituti bancari cercarono di contenerle lo scandalo riversandolo con il beneplacito di costoro, sui direttori. Laute liquidazioni dunque dietro le manovrate dimissioni. In conclusione non è possibile che l’enorme giro finanziario avviato dal Miallo e compagni presso le tre banche sia potuto «passare» senza il beneplacito degli organi direttivi centrali degli istituti di credito. Il Miallo e compagni erano protetti. Ma da chi?»

http://archiviopiolatorre.camera.it/img-repo/DOCUMENTAZIONE/Antimafia/04_rel_03.pdf

2 – «Una delle inchieste più significative (quella condotta dal giudice istruttore Giovanni Falcone contro Rosario Spatola e altri mafiosi) è stata possibile principalmente attraverso gli accertamenti relativi ai passaggi dei narcodollari nelle banche, non solo siciliane e non solo minori(18). Le tracce lasciate dai movimenti di denaro connessi alle attività criminali più lucrose sono state considerate come il vero “tallone d’Achille” delle organizzazioni mafiose (Falcone – Turone, 1982: 42)… Gli accertamenti effettuati nel corso dell’inchiesta giudiziaria riguardano i seguenti istituti di credito: Sicilcassa (Palermo), Cassa rurale artigiana di Monreale (agenzie di Monreale e Palermo), Banca popolare di Carini, Banca del popolo di Cinisi, Banco di Sicilia (agenzia di Palermo e Riesi), Banca popolare siciliana (agenzia di Bagheria), Banca nazionale del lavoro (agenzia di Palermo), Banca del Sud (Bagheria), Banca popolare di Belmonte Mezzagno, Cassa rurale e artigiana di Altofonte. Sul territorio nazionale: Banco di Napoli, Banca nazionale dal lavoro, Banco di Roma, Cassa di risparmio di Calabria e Lucania, Banca popolare di Luino e Varese, Monte dei Paschi di Siena, Credito romagnolo (Falcone, 1981)».

https://www.centroimpastato.com/progetti-di-ricerca-2/

3 – STORIA E VITA DI DON VITO GUARRASI, L’UOMO “PIU’ SEGRETO DI FATIMA”, IL BOSS DEI DUE MONDI (MAI CONDANNATO) AL COSPETTO DEL QUALE SI INCHINAVANO TUTTI, DAI PIU’ SANGUINARI CAPIMAFIA AI GRANDI CAPITALISTI ITALIANI – UN RAPPORTO DEL 1944 DEL DIPARTIMENTO DI STATO USA LO INDICA TRA I COMPONENTI DI SPICCO DI COSA NOSTRA – AMICO DI EMANUELE MACALUSO E LONTANO PARENTE DI ENRICO CUCCIA, MASSONE DI RAZZA, GUARRASI ERA PER TUTTI “MISTER X”….

«Se però se si va in piazza a Paceco e si chiede un parere sulle dichiarazioni fatte dal senatore in televisione la risposta delle memorie storiche è unanime: «Sùlu Francesco Messina Denaro a Castelvetrano? Ma quànnu mai? Pùru ccà i gabelloti  dei D’Alì eranu capimafia: basta pinsàri a Cicciu D’Angelo, chiamatu “Cicciarèddru”, nnò feudu “Tamburellara”; a Vito Sucameli, ntìsu “Nasca”, nnò feudu “Bellingeri” e ai loro gregàri». Solo dipendenti? «E pùru influenti!» precisa un omino che si regge sul bastone. In che senso? «Unu di chissi fici “pùnciri” puru a sò figghiu: parìa chi cuntava menu, ma so frati si mpustàu a Banca Sicula, e u postu passàu in eredità a un figghiu. Ci finìu mègghiu di Salvatore Messina Denaro, figghiu di Cicciu e frati di Matteo: l’arrestaru pi mafia e fu scuppàtu fòra».

 

Come prima, più di prima – Ma non c’è solo questo. «Un niputi di “Cicciareddru” e fràti di mafiusu – dice un altro – trasìu à Banca del Popolo e fu puru sindacu di Paceca. E quando le autorità lo hanno interpellato sulla reputazione di Girolamo Marino, detto “Mommu ù nànu”, iènnaru di “Nasca” e capomafia dopu a iddru, c’arrispunnìu: ”E’ una persona rispettabilissima”. Ecco qua, l’hanno scritto anche in una rivista nazionale». E mostra la fotocopia dell’articolo di “Panorama” del 22.6.1981. Il nome del sindaco? Giuseppe D’Angelo.

Nelle stesse pagine ci sono nomi del Gotha mafioso trapanese del momento, tra i quali campeggiano quelli dei Minore (uno dei quali, Antonino, secondo quanto scrive Caruso, fu impiegato dai D’Alì nella tenuta di Contrada Bianca) e dei Marino, ma anche notizie sui finanziamenti della Regione e della Cee a certe aziende del settore vinicolo,  lo stesso nel quale sono oggi in corso inchieste e processi per truffe a carico di rampolli della “Marino dinasty” – due dei quali incriminati anche per triplice omicidio commesso a Brescia – e dei loro finora “presunti” complici. Secondo qualcuno, i finanziamenti arrivavano attraverso “parlatine” di politici. E, guarda caso, il presidente di una delle società sequestrate è fratello di un ex candidato sindaco del centro destra».

http://www.comunismo.eu/comunismo_index/Materiali/Voci/2013/1/11_Mafia%2C_capi__Guarrasi%2C_Caruana-Contrera%2C….html

4 – L’UNITA’ 18 gennaio 1978

Ventiquattro ore di sangue per una serie di delitti

Assassinato un banchiere dc – Altri tre omicidi in Sicilia

L’avvocato Longo fulminato in auto sotto gli occhi del figlio – Era legato all’on. Salvo Lima – Macellaio ucciso davanti casa – Rapinatore muore a Catania

Dalla nostra redazione PALERMO — Ventiquattrore di sangue in Sicilia per una serie di delitti, di varie matrici e caratteristiche. Due di essi recano l’impronta inconfondibile dell’esecuzione mafiosa: altri due il contrassegno della i nuova » criminalità giovanile. La vittima più nota della tragica serie di episodi che si sono succeduti nelle ultime ore è caduta in un agguato consumato con la spietata tecnica degli omicidi su commissione; si tratta dell’ex sindaco democristiano di Capaci, una località a 10 chilometri da Palermo sulla costa occidentale della Sicilia, capogruppo al comune, segretario della locale sezione scudocrociata, l’avv. Gaetano Longo di 49 anni. L’hanno ucciso, ieri mattina, sotto gli occhi del figlioletto Giustino, di 11 anni, che stava accompagnando a scuola. due killer che l’attendevano ad un incrocio. Tre colpi di P 38, tutti andati a segno. Quando la «Mercedes» di Longo si è fermata allo stop, uno dei due sicari, disceso da una A 112 (poi risultata rubata, nella vicina Carini) ha infranto il finestrino dal lato del guidatore e ha sparato un colpo che ha raggiunto Longo ad un fianco. Poi si è fatto avanti l’altro ed ha esploso altre due rivoltellate. l’ultima un vero e proprio colpo di grazia, ha raggiunto la vittima alla tempia sinistra trapassandogli il cranio. Giustino, sfuggito miracolosamente al fuoco. ha aperto lo sportello, ed è fuggito in strada, gridando aiuto. All’arrivo dei primi soccorritori Gaetano Longo respirava ancora. Ha cessato di vivere mezz’ora più tardi al pronto soccorso dell’ospedale di Villa Sofia a Palermo, dove è morto prima che i medici potessero intervenire. Lascia, oltre la moglie. Giovanna Mancuso. altri due bambini. Mariangela di 8 anni e Dario di 4 anni. Giustino, unico testimone del delitto. ha visto in faccia gli assassini di suo padre che hanno agito a volto scoperto. Ma l’identikit più interessante — dice un investigatore — è quello della vittima: direttore della sede di Palermo della chiacchieratissima “Banca del popolo” di Trapani. fors’anche azionista dell’istituto di credito tra i cui soci figura il sanguinario capomafia Mariano Licari. Per 14 anni pressoché ininterrotti a capo dell’amministrazione della cittadina, proprio negli anni del più sfrenato saccheggio della costa,interessato attraverso la rappresentanza di ben 12 società import-export del commercio dei vini, ricco e potente membro di qualche peso del comitato provinciale democristiano per la corrente andreottiana capeggiata dall’on. Salvo Lima, nominato l’anno scorso per la direzione regionale. Gaetano Longo aveva un ruolo centrale in una « industria del potere » di chiara impronta, ramificata nella costa occidentale fino a Palermo. v. va.

https://archivio.unita.news/assets/derived/1978/01/18/issue_full.pdf

5 – Nel 1996, fu esposto che uno degli azionisti della banca (8% del capitale sociale), Vincenzo Piazza, era legato alla mafia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Nuova

6 – La Repubblica 21 giugno 1996

ECCO IL PADRONE DI PALERMO

PALERMO – Un costruttore siciliano che è rinchiuso all’Ucciardone per mafia riceve ogni mese qualche miliardo di lire dal ministero di Grazia e Giustizia, dal Comune di Palermo, dalla Provincia, dalle Usl, dall’ Inps, dall’ Enel e anche dalla Telecom. Tutti soldi di affitti, gli affitti dei suoi 64 palazzi sparsi per la città. E’ un detenuto molto fortunato Vincenzo Piazza, 65 anni, imprenditore edile della borgata dell’Uditore, ex garzone in un’officina meccanica e amico di grandi boss di Cosa Nostra. Fortunato, almeno fino a ieri, fino all’ udienza preliminare sulla confisca dei suoi beni già sequestrati. La Finanza ha stimato il suo “tesoro” in 1100 miliardi, i consulenti della Procura dicono però che quello è un calcolo per difetto e, precisano, che il suo patrimonio si aggira sui 2000 miliardi. E’ la storia di uno degli uomini più ricchi di Palermo che nel 1992 ha dichiarato al fisco di guadagnare 17 milioni e 899 mila lire. E’ la storia di un impero che fa odore di mafia e che è nascosto sotto decine di prestanome: figli, cugini, zie, ex dipendenti, pensionati nullatenenti e ragazzini. Sfiorato 15 anni fa dalle prime indagini di Giovanni Falcone, indicato dai pentiti Nino Calderone e Francesco Marino Mannoia come “un imprenditore a disposizione degli amici”, rinviato a giudizio per associazione mafiosa nell’ autunno scorso, il costruttore Vincenzo Piazza è entrato nel mirino degli accertamenti del “Gico”, il gruppo speciale della Finanza che si occupa dei beni di Cosa Nostra. Un pool di dieci investigatori ha “seguito” le tracce di soldi e pacchetti azionari, ha rovistato nelle banche, ha riempito tre stanze di una caserma solo con i documenti sequestrati al costruttore. E ha consegnato un dossier ai sostituti procuratori Domenico Gozzo e Biagio Insacco, dossier che è finito – proprio ieri mattina – davanti ai giudici del Tribunale che dovranno decidere sulla confisca. E’ un patrimonio costruito sul mattone, sui palazzi che Vincenzo Piazza ha alzato in ogni strada di Palermo. Risulta proprietario di 2500 vani e di 13 ville. I suoi 64 palazzi ospitano quasi tutti uffici pubblici. A cominciare dai locali della Procura presso la Pretura. Ma l’elenco degli affitti che Stato e Enti locali pagano mensilmente al costruttore amico dei boss, è lunghissimo. Miliardi e miliardi che escono dalle casse del Ministero della Sanità e della Pubblica istruzione, dall’ assessorato regionale ai Beni culturali e da quello della Cooperazione. Nei palazzi di Vincenzo Piazza ci sono scuole elementari e licei scientifici, istituti tecnici e professionali. Ci sono gli uffici dell’Annona del Comune di Palermo, ci sono tre unità sanitarie locali, c’è anche la caserma dei Vigili Urbani. L’impero dell’imprenditore nasce con il cemento ma cresce nella terra. Vincenzo Piazza ha intestato a qualche insospettabile prestanome 1200 ettari di vigne e frutteti nella provincia ragusana, tra Vittoria e Acate. E qualche altro “nullatenente” risulta proprietario di un’azienda agricola in provincia di Siena, una tenuta che si estende per quasi 15 chilometri. Le aziende e le società che fanno capo al costruttore – quelle individuate fino ad ora – sono 20. Una dozzina quelle legate all’ edilizia, quattro o cinque quelle agricole, un’altra mezza dozzina quelle industrali. Il “tesoro” sequestrato comprende anche 131 appartamenti (questi non affittati), 122 magazzini e locali che ospitano grandi supermercati, 8 capannoni industriali nella zona di Carini, un cinema a Palermo, 30 tra cantine e garage e 20 automobili. Alla Procura di Palermo da qualche settimana è nato un pool di magistrati che lavora a tempo pieno sul riciclaggio e sui patrimoni mafiosi. Sono cinque sostituti, uno di loro è Domenico Gozzo. Dice: “E’ questa la nuova strada per colpire Cosa Nostra, stiamo cominciando proprio dagli imprenditori edili vicini alle cosche”. Dopo i primi sequestri e le prime confische di beni contro Gianni Ienna (il proprietario di un grande albergo sulla via del mare e soprattutto molto amico dei fratelli Graviano di Brancaccio), Salvatore Sbeglia (un costruttore coinvolto nella strage di Capaci) e Salvatore Corso (un prestanome dei boss Ganci della Noce), gli esperti del “Gico” e il pool della Procura di Palermo si sono concentrati su Vincenzo Piazza. L’indagine è cominciata intorno a 54 mila metri quadrati di terreni edificabili alle porte di Palermo. Poi l’ inchiesta si è inoltrata nelle società, in quel groviglio di nomi senza storia che risultavano proprietari di case e palazzi. Così si è arrivati a Vincenzo Piazza e al suo “tesoro”. Ed è solo l’inizio di una prima indagine. I finanzieri sono entrati negli istituti di credito, hanno subito scoperto che il costruttore è anche banchiere. Ha intestato ad alcuni pensionati 215 mila quote azionarie della “Banca del Popolo” di Trapani, per un valore complessivo di circa 9 miliardi e 400 milioni di lire, l’8% del capitale sociale della banca.

a b

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/06/21/ecco-il-padrone-di-palermo.html

7 – LIVESICILIA 22 Luglio 2016

A BASSANO DEL GRAPPA

Commercialista si suicida – Era nel cda di Banca Nuova

Gianpietro Procopi aveva 75 anni. Si è ucciso nel suo studio con un colpo di pistola. Una lettera potrebbe rivelare i motivi del gesto.

di Accursio Sabella

PALERMO – Si è ucciso all’interno del suo studio, al centro della ricca Bassano del Grappa, con un colpo di pistola. Gianpietro Procopi aveva 75 anni e da anni era un consigliere d’amministrazione di Banca Nuova, l’Istituto di credito di proprietà della Popolare di Vicenza, da mesi al centro di inchieste sulla presunta cessione a investitori e correntisti di azioni “fasulle”.

Non è ancora chiaro se il gesto dell’uomo sia legato proprio alle vicende che riguardano la banca, che in questi giorni verrà sommersa da decine di richieste di risarcimenti da parte di imprenditori e risparmiatori ai quali è stato proposto l’acquisto di azioni rivelatesi in poco tempo poco più che carta straccia. Le motivazioni alla base del suicidio potrebbero essere però chiarite da una lettera che – stando a indiscrezioni – l’uomo avrebbe lasciato proprio nel suo studio. Gli inquirenti stanno indagando in ogni direzione e hanno posto sotto sequestro l’ufficio dell’amministratore.

Il gesto di Procopi sta scuotendo la comunità veneta. L’uomo, assai noto in zona, era stato, tra i tanti incarichi ricevuti, anche il presidente dell’ordine dei commercialisti di Bassano del Grappa. Era arrivato a Banca Nuova, invece, fin dal primo giorno. Fin dal 2000, quindi, anno in cui la Popolare di Vicenza guidata da Giovanni Zonin, noto imprenditore del vino, decide di creare nell’Isola un nuovo Istituto che poi si sarebbe anche fuso con la Banca del Popolo di Trapani, e completamente partecipato dalla Popolare vicentina.

Un cordone che non era mai stato reciso. E così, ecco che i “guai” che al momento investono la banca veneta, rischiano di avere pesanti ricadute anche sull’istituto siciliano. A Livesicilia, ad esempio, un imprenditore siciliano, a capo di una azienda conosciuta in tutta Italia, ha denunciato il meccanismo che lo avrebbe danneggiato: la banca avrebbe concesso un “fido” all’azienda solo a patto che l’imprenditore acquistasse decine di azioni della Popolare di Vicenza. Azioni che sarebbero passate presto dalla valutazione di circa 62 euro ad appena 10 centesimi. Stesse storie sono state raccontate all’Adusbef, associazione che tutela i clienti delle banche, da tantissimi risparmiatori che stanno avanzando richieste di risarcimento.

Quanto e se queste vicende siano legate al suicidio di Gianpietro Procopi, al momento, non è possibile saperlo con certezza. Chi l’ha conosciuto però lo ricorda con un amministratore impeccabile e capace. Amante del mare, usciva spesso con la sua barca. Ogni anno, raccontano alcuni dirigenti di Banca Nuova, attendeva la stagione degli asparagi per organizzare una grande cena nella sua Bassano. Nella sua vita, un enorme dispiacere: la morte della prima moglie a causa di un male incurabile. Lascia due figli, dopo il gesto compiuto nel centro di Bassano. Lo ha trovato la sua seconda moglie, Mariolina, poco prima delle otto di sera. Se ne verrà confermata l’esistenza, una lettera di addio chiarirà le motivazioni alla base del gesto.

https://livesicilia.it/2016/07/22/banca-nuova-cda-procopi-suicidio-popolare-di-vicenza-banca_770862/

8 – Giornale di Sicilia, 30 settembre 1999

Sospetti di mafia, scatta la confisca del patrimonio di due imprenditori

 Giovanni Bonomo, condannato di recente a undici anni di reclusione per il 416 bis, sarebbe volato in Sudafrica per trascorrere la sua latitanza. In stretti rapporti con il boss Nenè Geraci e con una lunga sfilza di potenti capimafia di Partinico, avrebbe messo i locali della sua cantina a disposizione dei “pezzi da novanta” per summit e riunioni operative. A lui sono stati confiscati lo stabilimento enologico “Vinicola Magna” di Borgetto; venti appartamenti che si trovano a Partinico (corso dei Mille e via Roma), Palermo (via Marcellini) e Trappeto (via Manna); quindici appezzamenti di terreno a Partinico, Trappeto, Monreale, Borgetto, Valguamera e Campobello di Mazara; l’intero capitale sociale della “Vinicola Magna” e della “Mediterranea Vini”; quote di partecipazione nella “Parthenos Immobiliare”; 232 azioni della Banca del Popolo di Trapani. Nei suoi confronti i giudici hanno anche disposto la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, un provvedimento che Bonomo non rispetterà visto che si è dato alla latitanza. In tutto sono stati confiscati beni per 100 miliardi, una fetta del vastissimo patrimonio mafioso

www.messinaantiusura.it/filedown.asp?s=23388&l=2

9 – La Repubblica, 23 novembre 2005

‘Soldi e assunzioni su richiesta dei clan’

Anche Zonin tra le vittime del racket

Di pressioni mafiose non ne aveva mai parlato, certo però il problema lo conosceva, eccome. «Ho ricevuto solo richieste di interessamento per far lavorare qualcuno. Ma è un aspetto che non mi ha mai infastidito. Vuol dire che da queste parti la necessità è grande. Offrire opportunità è pure un dovere di un imprenditore». Passeggiando sulla nuda terra del feudo di Butera, dov’ è cominciata la sua avventura siciliana, Gianni Zonin rispondeva così alle domande impertinenti di chi voleva sapere se Cosa nostra si fosse già fatta avanti. Era il febbraio di due anni fa. Negò, con maggiore vigore, le pressioni dei boss lo scorso gennaio quando partecipò alla trasmissione “Punto e a capo”, su Raidue, dedicata a chi produce in Sicilia. Un programma riparatore organizzato in tutta fretta dopo che, dieci giorni prima, “Report” su Raitre aveva denunciato le infiltrazioni della mafia nelle imprese dell’Isola. L’ inchiesta della terza rete affermò che il 70 per cento degli imprenditori siciliani paga il pizzo. Ma dieci giorni dopo, sulla seconda rete, Zonin replicò di non averlo mai pagato. Quella trasmissione riparatrice e quelle dichiarazioni, oggi saranno portate in commissione di Vigilanza della Rai dal diessino Giuseppe Giulietti. E ora che dalle carte dell’inchiesta sulla mafia nissena è emerso che anche la società vinicola siciliana di Zonin pagava il pizzo e che tra i suoi dipendenti compare il nome di Francesco Cammarata, reggente del mandamento di Riesi e assunto – secondo gli inquirenti – per non lavorare, ma in ossequio alle pressioni delle cosche, l’ imprenditore veneto replica con lo stesso concetto di sempre: «Con riferimento alle notizie sull’ operazione antimafia denominata “Odessa” in corso nella provincia di Caltanissetta – si legge in una nota – l’azienda Feudo Principi di Butera (gruppo Zonin), specializzata nella valorizzazione dei vini del territorio, si avvale di lavoratori soprattutto avventizi e stagionali della zona, assunti con regolare contratto, in tal modo contribuendo ad assicurare posti di lavoro in una zona ad alto tasso di disoccupazione». L’impresa vinicola di Riesi nacque nel ’97 con la benedizione di Salvatore Cuffaro, allora assessore all’Agricoltura, che incoraggiò l’ imprenditore vitivinicolo a investire nell’ Isola. Un’ attestazione di stima ricambiata da Zonin nel giugno del 2001: la campagna elettorale era nel vivo e l’imprenditore veneto sottoscrisse un documento di sostegno per “Cuffaro presidente”. La Sicilia del vino ha attratto Zonin al pari della Sicilia del credito. E Banca nuova, creata nel 2000, è stata la sua scommessa. Quest’ anno l’istituto ha assorbito 30 sportelli dell’ Antonveneta. Oggi Banca Nuova detiene una rete di 100 agenzie con oltre 800 dipendenti. Col tempo ha fagocitato 20 sportelli di Banca Intesa, ha acquisito il controllo di Banca del Popolo di Trapani (36 sportelli), fino alla fusione con Banca del Popolo di Trapani. «Io qui sono venuto per mettere radici – ha dichiarato più volte Zonin – Chi investe nella terra lo fa con l’intento di rimanerci. Così come non è un caso che Banca Nuova abbia la sua sede e l’amministrazione proprio a Palermo». Ma chi investe «in questa terra», prima o poi, deve fare i conti con Cosa nostra. E l’ennesima conferma è arrivata dall’ inchiesta Odessa.

MASSIMO LORELLO

www.fermatelagiustizia.it/news/download/84/65/18

10 – Mario Almerighi “Il testimone – Memorie di un magistrato in prima linea”, le Onde, La Nave di Teseo, Milano, 2017.

“Qualche tempo dopo; Marisa La Torre (vedova del magistrato Giangiacomo Ciaccio Montalto, assassinato a Valderice il 25 gennaio 1983 ndr) motiverà pubblicamente la sua decisione (di ritirare la propria costituzione di parte civile nel processo per l’omicidio del giudice Giacomo Ciaccio Montalto, ndr): … “L’uccisione di mio marito e di Rostagno hanno consentito la conservazione ad alto livello di quel circuito d’interessi mafiosi e paramafiosi sui quali poggiano equilibri economici e sociali che si tramandano di padre in figlio, e non sarà un processo a dei killer a scuotere o minacciare un assetto strutturale. […] Non si può chiedere a una parte civile di avallare, comunque, risultanze processuali così macroscopicamente riduttive della complessa realtà mafiosa trapanese e siciliana da cui è scaturita l’uccisione di mio marito”. Solo anni dopo la donna ammetterà, di fronte ai giornalisti, di essere stata costretta persino ad abbandonare Trapani con le figlie e a trasferirsi in un’altra città, per aver ricevuto serie minacce anche dopo la morte del marito.

Il 4 marzo 1989, dopo circa sei anni di indagini e centocinquanta udienze, la Corte d’Assise di Caltanissetta presieduta da Salvatore Cantaro condanna all’ergastolo Antonino Minore, latitante, quale mandante dell’omicidio (del giudice Giacomo Ciaccio Montalto, ndr) e Ambrogio Farina e Natale Evola quali sicari. Per Calogero Di Maria è ormai troppo tardi. Altre condanne, per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, arrivano a Salvatore Farina (il figlio di Ambrogio) e Calogero Minore, rispettivamente a quattordici e dieci anni di reclusione. Altri cinque imputati minori riportano condanne sempre per fatti di droga, da sei a dodici anni.

Nella sua requisitoria, il pubblico ministero Teresa Principato identifica il movente dell’omicidio con l’obiettivo di por fine alle indagini che Ciaccio Montalto stava conducendo sui traffici di droga e di armi, nonché sui movimenti bancari che provavano il riciclaggio degli ingenti proventi di tali traffici

Il 30 novembre 1992, dopo sessanta ore di camera di consiglio, la corte d’assise d’appello di Caltanissetta cancella gli ergastoli e le altre condanne inflitte in primo grado. Assolti i presunti mandanti, i presunti killer e gli altri imputati. Il 23 febbraio 1994 la sentenza verrà confermata dalla Cassazione.Tutte le teorie, le prove, le indagini e le conclusioni dell’accusa sono rifiutate per un motivo o per l’altro; persino la perizia di Scotland Yard sull’arma, perché non eseguita di fronte ai rappresentanti della difesa. A quanto pare, qualcuno ha preso un grosso abbaglio. Ma chi?

Intervistata da La Repubblica, Marisa La Torre dichiara: “[La sentenza] non mi ha sorpresa né sconvolta. Tutto è andato come doveva andare, tutto come previsto, fin dall’inizio del processo. Ci sono stati condizionamenti dall’alto. Non mi chieda nulla, non posso essere più precisa. Voglio continuare a vivere tranquilla, non voglio svegliare il can che dorme. Il problema non è quello dei nomi, ma del contesto, delle implicazioni, dei rapporti che stanno dietro il delitto. […] Il disegno che ha ucciso Giangiacomo ritengo sia venuto da lontano, dall’estero, dagli Stati Uniti. Penso a certi intrecci, ai servizi segreti americani. Mafia trapanese? C’era in gioco ben altro: flussi finanziari internazionali, miliardi, riciclaggio””

11 – Corte d’Assise di Caltanissetta, sentenza del 3 marzo 1989 Pag 564

“… veniva sottolineato che Minore Antonio Salvatore e Minore Calogero erano soci della Banca del Popolo (con la quale intrattenevano rapporti molti dei personaggi legati ai Minore)”

https://www.csm.it/documents/21768/2106573/Corte+assise+Caltanissetta+4+marzo+1989+-+2+parte.pdf/b6c82c97-e133-079e-ab5d-52d43fb4659f

12 – Tribunale di Trapani, Corte d’assise di Trapani, prima sezione, Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno, sentenza di primo grado, 27 luglio 2015, pag. 1584-1585

“In ogni caso, sebbene dai redazionali di ROSTAGNO trapelino spunti di accesa polemica per le (asserite) condizioni di ristrettezze economiche in cui SAMAN era costretta ad operare anche a causa della mancata erogazione dei contributi regionali – che invece venivano generosamente elargite ad altre associazioni – già all’epoca della sua morte la Comunità, di cui la sua compagna era formalmente amministratore unico, ma che di fatto vedeva come dominus il CARDELLA, fruiva dei cospicui finanziamenti di vari enti pubblici di cui s’è detto e di una consistente liquidità, comprovata dai numerosi conti correnti bancari (due presso la banca Cesare Ponti di P.zza Duomo a Milano; e due a Trapani, rispettivamente presso la Banca del Popolo di Trapani e la Cassa Rurale e Artigiana di Xitta)”.

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13 – Tribunale di Trapani, Corte d’assise di Trapani, prima sezione, Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno, sentenza di primo grado, 27 luglio 2015, pag. 1587-1588

“Il primo degli episodi di peculato per i quali CARDELLA nel processo a suo carico riportò condanna con la richiamata sentenza del tribunale di Trapani dell’11.05.2005, risale al marzo 1989 e non appare di particolare gravità (335). E’ anche vero però che esso costituisce il primo collaudo di un artificio cui anche in seguito CARDELLA fece ricorso per incrementare a spese di SAMAN il suo patrimonio personale e in particolare quello immobiliare. Inoltre, è ragionevole presumere che l’affare dovette essere ideato e congegnato già alcuni mesi prima”.

335 Fu stipulato un preliminare di vendita di un fabbricato di proprietà delfavv. Pietro MICELI, poi intestato, nella stipula del definito, a SAMAN s.r.l., cioè la società di cui CARDELLA era dominus, essendo titolare del 99,80% delle relative quote. Ma il prezzo complessivo venne pagato in tre tranche con assegni tratti sul conto corrente intestato a SAMAN presso la Banca del Popolo di Trapani.

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14 – Tribunale di Trapani, Corte d’assise di Trapani, prima sezione, Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno, sentenza di primo grado, 27 luglio 2015, pag. 31

“Veniva, poi, disposta, ai sensi dell’art. 512 c.p.p., l’acquisizione del verbale – in forma non omissata, salvo la persistenza di esigenze investigative – delle dichiarazioni rese al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani dal maresciallo Li Causi Vincenzo in data 28.6.1993, nonché eventuali altri verbali di dichiarazioni rese dal Li Causi nell’ambito del procedimento istruito dalla Procura della Repubblica di Trapani sul caso dell’omicidio Rostagno e sul caso Gladio in relazione all’attività del Centro Scorpione. A quest’ultimo riguardo veniva pure disposta l’acquisizione al fascicolo del decreto di archiviazione emesso dal G.I.P. del Tribunale di Trapani in data 1.6.2000 nell’ambito del procedimento sul centro Scorpione”.

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15 – Tribunale di Trapani, Corte d’assise di Trapani, prima sezione, Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno, sentenza di primo grado, 27 luglio 2015, pag. 38

“7. se via sia agli archivi dell’Agenzia traccia dell’informativa redatta dal Capocentro CAS Scorpione sulla Comunità Saman, come risulta dalle dichiarazioni rese da Li Causi Giuseppe ai P.M. della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trapani in data 28.6.1993, nonché dalle dichiarazioni rese dal Colonnello Fomaro Paolo compendiate nel decreto di archiviazione emesso dal G.I.P. del Tribunale di Trapani in data 1.6.2000 nell’ambito del procedimento penale n. 133/1998 R.G.G.I.P. Ignoti – n. 436/1997 R.G.N.R. e in caso positivo di trasmettere copia della stessa informativa;”

19 Alla successiva udienza del 13.3.2013 il Presidente preliminarmente dava atto dell’avvenuto deposito di parte del materiale documentale richiesto dalla Corte con l’ordinanza istruttoria del 14.12.2012.

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16 – Tribunale di Trapani, Corte d’assise di Trapani, prima sezione, Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno, sentenza di primo grado, 27 luglio 2015, pag. 41

19 Nello specifico: verbali non omissati delle dichiarazioni rese dal Mar.llo Li Causi Vincenzo al P.M. del Tribunale di Trapani in data 28.6.1993 ed in data 12.12.1991 richiesti a pag. 18 dell’ordinanza; nota integrativa richiesta alla Squadra Mobile di Trapani relativa agli accertamenti balistici espletate nell’ambito delle indagini sull’omicidio Giacomelli, di cui a pag. 9 dell’ordinanza

17 – Tribunale di Trapani, Corte d’assise di Trapani, prima sezione, Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno, sentenza di primo grado, 27 luglio 2015, pag. 879 – 880

in un articolo su “Il fatto quotidiano” del 15 marzo 2012, a firma di Andrea PALLADINO viene riportato uno stralcio di un documento proveniente dagli archivi del S.I.S.M.I. e acquisito agli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso ALPI — nonché desecretato nel 2006 – che a sua volta contiene un passaggio della risposta trasmessa (nel 2000) dall’Ammiraglio BATTELLI, Direttore del SISMI, alla richiesta di informazioni pervenutagli dalla Procura di Torre Annunziata. Dal tenore della risposta 177 si evince che, secondo le informazioni in possesso dei Servizi, almeno una delle due “GARAVENTA” era stata effettivamente utilizzata per trasportare in Somalia, tra febbraio e marzo del ’94, un carico di cibo e medicinali (circostanza smentita da Francesco CARDELLA nella corrispondenza che ebbe con il giornalista Andrea PALLADINO: v. infra).

Ad incrociare le fonti testimoniali su questi temi concorrono poi quattro compendi dibattimentali, e segnatamente la documentazione prodotta dai giornalisti SCALETTARI e PALLADINO – che sono stati altresì escussi nel presente dibattimento – in parte sottoposta all’attenzione, per quanto poteva essere di loro rispettiva competenza, alle Agenzia di sicurezza (A.I.S.E. e A.I.S.I); la documentazione trasmessa dalle medesime Agenzie in allegato alle informazioni richieste da questa Corte; la documentazione facente parte delle rogatorie internazionali intraprese dalla procura di Trapani — quando era ancora indagato di concorso nell’omicidio Francesco CARDELLA) e proseguite poi dalla D.D.A. della Procura di Palermo nell’ambito delle indagini sull’omicidio ROSTAGNO. A corredo delle fonti fin qui sommariamente richiamate, vanno ancora segnalate, nell’ambito degli approfondimenti disposti da questa Corte, le testimonianze del sedicente ex gladiatore, Antonino ARCONTE e del senatore Massimo BRUTTI (all’esito della cui deposizione sono stati acquisiti il primo rapporto informativo sulla sicurezza del COPASIR e una relazione sulla vicenda di GLADIO in Sicilia, entrambi a sua firma); e l’ulteriore documentazione proveniente dall’incartamento processuale relativo al procedimento istruito dalla procura di Trapani sull’organizzazione paramilitare GLADIO, comprensiva non solo del relativo decreto di archiviazione, ma anche dei verbali delle dichiarazioni, in esso richiamate, del M.llo Vincenzo LI CAUSI, che fu a capo del C.A.S. Scorpione dal novembre 1987 sino alla sua chiusura, alla fine di novembre del 1990 a seguito dello scioglimento (con decreto ministeriale) dell’intera organizzazione GLADIO e che fu ucciso, in circostanza mai del tutto chiarite da una o più pallottole vaganti nei pressi di Balad, in Somalia, il 12 novembre 1993 dove si trovava in servizio (di intelligence) per il SISMI; nonché delle dichiarazioni dell’A.. Fulvio MARTINI – anche lui deceduto – alla Procura presso il Tribunale Militare di Padova e di quelle rese alla Procura di Roma e alla Procura di Trapani dal Ten. Col Paolo FORNARO180, che sovrintese alla costituzione del Centro Scorpione, in esecuzione delle direttive impartite dal Comandante della VII Divisione del SISMI, Col. Luciano PIACENTINI; ed ancora, delle dichiarazioni rese dallo stesso PIACENTINI alla Procura Militare del Tribunale Militare di Padova181; e delle dichiarazioni rese alla Procura della Repubblica di Roma dal Generale Benito Mario ROSA, già Capo di Stato Maggiore del SISMI.

177 «Emerge che CARDELLA (…) risulta proprietario della motonave GARAVENTA che nel febbraio 1994, giunta a Malta da Marsala per effettuare riparazioni in modo riservato, avrebbe raggiunto la Somalia con un carico di cibo e medicinali»: cfr. documentazione già allegata al verbale di assunzione di informazioni di Andrea PALLADINO del 3 maggio 2012, e prodotta dal pubblico ministero all’udienza del 18.01.2013.

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18 – Tribunale di Trapani, Corte d’assise di Trapani, prima sezione, Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno, sentenza di primo grado, 27 luglio 2015, pag. 886

In tale prospettiva s’inserì anche il filone di accertamenti che conduceva ad incrociare gli atti dell’inchiesta su GLADIO. In particolare, secondo quanto si evince dalle dichiarazioni del M.llo LI CAUSI, l’unica attività che questi svolse per la base trapanese di GLADIO, prima di essere ucciso in Somalia, consistette in una raccolta di informazioni sulla comunità di ex arancioni di Saman; attività che egli svolse in esecuzione di una precisa direttiva impartitagli dal suo superiore (il dott. PAMPILLONIA non ne ricorda il nome, ma si tratta del Ten Col. Paolo FORNARO: v. infra). E, se mal non ricorda, allo stesso LI CAUSI non sfuggiva la singolarità di quel fatto: « Se non ricordo male, da ciò che ho letto, però non ricordo… Li Causi dichiarò che gli sembrava molto strano che gli unici accertamenti che lui doveva svolgere, riguardavano esclusivamente l’organizzazione Saman. Diceva: “Mi sembra strano che, in una realtà come quella trapanese, la base Gladio” che si chiama Scorpio “all’interno di questa Provincia, si occupasse di un’attività informativa che riguardasse una comunità per tossicodipendenti”». (Cfr. ancora PAMPILLONIA, udienza del 30.03.2011).

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Il gioco dei bugiardi, gli anni Ottanta del trading

18 Gennaio 2019Stefano Olivari indiscreto.info


Esistono libri che avrebbero potuto evitare catastrofi, se soltanto fossero stati letti per tempo dai politici e dai loro elettori. Un posto d’onore in questo girone lo merita Il gioco dei bugiardi, l’opera che nel 1989 ha permesso a Michael Lewis di abbandonare la finanza e diventare uno scrittore di successo. Che anche quando ha abbandonato temi economici, come nel celeberrimo Moneyball o in The Blind Side, ha mantenuto la forma mentale di chi sa quantificare i pro e i contro di qualsiasi situazione. Saggi senza la prolissità dei saggi e con la passione messa di solito nei romanzi, questo il segreto di Lewis. Pubblicato in Italia l’anno scorso da Luiss University Press, Il gioco dei bugiardi – Come sopravvivere a Wall Street è nella sostanza la storia di Lewis stesso come giovane dipendente di Salomon Brothers nella Wall Street degli anni Ottanta, che molti identificano con il mercato azionario ma che dal punto di vista quantitativo era basata molto anche sulle obbligazioni e sul loro trading. Erano gli anni di Michael Milken (che era però di Drexel Burnham Lambert) e dei junk bond, dove la spazzatura risiedeva nella scarsa solidità degli emittenti, ma anche quelli dei primi impacchettamenti di mutui e altri crediti in nuovi prodotti. Temi che Lewis avrebbe ripreso in The Big Short, al cinema da noi conosciuto come La Grande Scommessa (regista lo stesso Adam McKay di Vice, sempre schierando Christian Bale e Steve Carell).

Liar’s poker (titolo originale, da quel poker dei bugiardi che era all’epoca un gioco in voga a Wall Street) non è onestamente un libro per tutti, anche se spiega con chiarezza che cosa muova il mercato delle obbligazioni. Il suo cuore non è comunque nelle sue capacità anticipatorie, ma nel descrivere una importantissima fase di passaggio, quella cioè in cui i migliori laureati delle università più prestigiose iniziavano a snobbare le offerte dell’economia per così dire reale per buttarsi in una finanza che fino agli anni Settanta era invece una sorta di serie B, dal punto di vista sociale. Redditizia ma pur sempre serie B. In questo senso Salomon Brothers era un punto di osservazione privilegiato, parte di quella genericamente considerata finanza ebraica, che in pochi anni si ritrovò ad essere una delle locomotive di Wall Street grazie a fattori storici favorevoli, con una data di svolta: il 6 ottobre 1979, quando il presidente della FED Paul Volcker annunciò che l’offerta di moneta sarebbe diventata prestabilita, smettendo di fluttuare in base all’andamento e alle necessità di breve periodo dell’economia. Conseguenza immediata fu che a variare sarebbero stati i tassi di interesse, dando una frustata al sonnacchioso mercato delle obbligazioni. Per dirla in maniera grezza: i prezzi delle obbligazioni sono correlati in maniera inversa ai tassi di interesse, quindi violente variazioni dei tassi di interesse (in su o in giù non importa) generarono immense opportunità di trading, a maggior ragione per chi operava in un regime di semi-monopolio come Salomon Brothers.

Ma più che nella descrizione dei meccanismi del trading il libro è eccezionale nel racconto della sottocultura aziendale-aziendalistica e della vita quotidiana in un ambiente ipercompetitivo, dove quasi tutti possono essere cacciati senza paracadute o essere elevati a vette inimmaginabili per un’intuizione fortunata. Divertenti le pagine sull’ossessione per i bonus, sugli scherzi da caserma, sulla mentalità necessaria per generare profitti, ma anche quelle che smontano la retorica cazzuta su Wall Street, che a parte qualche trader geniale è formata da gente che tira a campare e scarica senza scrupoli i costi della sua incapacità sul cliente. Non è un luogo comune, visto che Lewis descrive molto bene questo complicato rapporto: il cliente ti sceglie perché gli ispiri fiducia o il nome della banca gli ispira fiducia, ma è anche la fonte primaria dei guadagni attraverso commissioni o lo scarico di scommesse sbagliate. Nel boom della prima metà degli anni Ottanta le obbligazioni più adatte al trading non furono quelle governative o quelle corporate, cioè delle aziende, ma quelle ipotecarie, cioè basate sui mutui. Con la solvibilità dei debitori sempre più separata, anche geograficamente, dallo strumento finanziario che la rappresentava. Il gioco dei bugiardi non ha certo un finale a sorpresa, ma è lo stesso appassionante per come racconta lo scollamento della finanza dalla vita, con la fattiva collaborazione di autorità che spesso non comprendono neppure i loro stessi provvedimenti. Pur essendone uscito, il tono di Lewis nei confronti della vita da trading floor non è però moraleggiante, altro punto a favore del libro. Meno centrato sullo stile di vita rispetto al Falò delle vanità di Tom Wolfe, confronto che viene immediato, è però anche molto meno datato. Appassionante e istruttivo, per noi una pura scoperta da libreria con soltanto trent’anni di ritardo.

Carige e la moltiplicazione delle Audi dei manager

MARCO PREVE genova.repubblica.it 9.2.19

Carige e la moltiplicazione delle Audi dei manager
Audi 5, foto d’archivio 


Fa discutere il passaggio di leasing da Ubs per l’auto di Innocenzi. La banca: “Da quando è commissario non la usa”

In questo periodo difficile per la banca dei genovesi, alcuni dipendenti avevano notato con sospetto la moltiplicazione delle Audi nel parcheggio riservato che si trova a lato del grattacielo di Carige a due passi da De Ferrari. La voce è arrivata anche a qualche sindacalista e si è poi diffusa rapidamente.
L’oggetto di discussione è una Audi 5. Che nel park si accompagna a una Audi 4 e a una Audi 7. Quest’ultima è l’auto dell’ex presidente oggi commissario Pietro Modiano. E’ la sua auto personale. Passiamo oltre. L’Audi 4 è di Carige da oltre tre anni, presa in leasing e cambiata ogni tot anni.
Resta l’Audi 5. E’ di “proprietà” dell’ex ad, oggi anche lui commissario Fabio Innocenzi. E’ sua ma la paga Carige. Un benefit. La vettura di lusso Innocenzi l’aveva in leasing quando lavorava in Ubs e quando è diventato ad di Carige ha chiesto e ottenuto che il leasing per la vettura venisse trasferito alla banca genovese.

Carige e la moltiplicazione delle Audi dei manager


Già qualcuno non aveva visto di buon occhio che la banca alle prese con ricapitalizzazioni continue, con un titolo in discesa verso gli abissi e soprattutto con il futuro di molti dipendenti non esattamente sereno, si accollasse pure un’altra auto. Ma è andata così. Un portavoce di Carige fa però sapere che da quando è diventato commissario, andando a ricoprire quindi un ruolo da pubblico ufficiale “Innocenzi non usa più l’Audi 5”. O perlomeno la usa raramente, per muoversi in città per ragioni di lavoro ma mai per occasioni strettamente private.
Quanto alla scelta di chiudere il leasing, sempre dalla banca fanno sapere che era comunque in scadenza il mese prossimo e a questo punto non ne valeva la pena. Non sarà certo un’Audi a fare arrabbiare la Bce.

Prossima fermata: recessione!

zerohedge.com 9.2.19

Scritto da Chris Martenson tramite PeakProsperity.com,

Siamo arrivati ​​alla fine della linea …

Abbiamo goduto di anni di “ripresa” dalla Grande Crisi Finanziaria letteralmente incartando i nostri problemi con i soldi appena stampati, invece di affrontare le loro cause profonde.

Ma ora siamo arrivati ​​alla parte imbarazzante della storia; quando tutti i nostri precedenti errori ci raggiungono e la trama si dirige in una direzione molto più oscura.

Nonostante più di un decennio di “sostegno totale” dei mercati finanziari, tutti i banchieri centrali devono dimostrare che è il più ampio divario nella storia della ricchezza, insieme a stagnanti stipendi.

Quello e un costo della vita alle stelle.

BS dal BLS

A seconda del paese dell’OCSE in cui vivi, puoi prendere la misura dell’inflazione “ufficiale” e moltiplicarla per 2 o 3 volte per ottenere il tasso reale.

Ad esempio, negli Stati Uniti ci è stato detto che l’inflazione è in corso a poco meno del 2% da anni. In realtà, è stato trasportato più vicino al 4% al 6% (rispettivamente per gli abitanti delle zone rurali e urbane).

Per riassumere la situazione in modo semplice: le banche centrali stanno stampando nuovi soldi e poi ne consegnano la maggior parte ai ricchi (tramite QE, che aumenta i prezzi dei beni posseduti dai ricchi). Poi hanno fatto una bella dimostrazione di “preoccuparsi dell’inflazione che è troppo bassa” quando il governo pubblica i suoi numeri ridicolmente falsi.

Chiunque viva nel mondo reale (specialmente quelli che cercano di vivere con un reddito fisso) sa già che la loro inflazione reale è molto più alta del 2%. Idem per chiunque abbia comprato un’auto, paghi le tasse universitarie, dipenda dai farmaci prescritti o sia stato recentemente ricoverato in ospedale.

Ecco due esempi di quanto sia ridicola la situazione ora:

I prezzi medi delle auto nuove aumentano di oltre il 4 percento anno su anno per gennaio 2019 su camion Tesla, full-size

1 febbraio 2019

IRVINE, California, 1 febbraio 2019 / PRNewswire / – Gli analisti di Kelley Blue Book hanno riferito che il prezzo medio stimato delle  transazioni per un veicolo leggero negli Stati Uniti è stato di $ 37.149 nel gennaio 2019. I prezzi dei veicoli nuovi sono aumentati di $ 1.481 ( fino 4,2 per cento ) da gennaio 2018.

Fonte )

4,2% anno / anno è un aumento piuttosto pesante. Ma è proprio in linea con gli aumenti annuali che risalgono all’ultima decade:

Fonte )

Dal 2007 al 2017 questo è un aumento del + 20,4% dei prezzi delle auto nuove. Combinando i dati del suddetto articolo e grafico, tra il 2007 e il gennaio 2019 i nuovi veicoli hanno registrato un aumento del + 29% del loro prezzo medio di vendita.

Come acquirente reale, è quanto denaro contante devi spendere per comprare un’auto oggi rispetto a dieci anni fa. 

Tuttavia, secondo il BLS, i nuovi prezzi delle auto sono aumentati solo del 6,6% nello stesso arco di tempo (!). Infatti, negli occhi di BLS, i prezzi oggi sono esattamente gli stessi di 5 anni fa (2013 vs 2018):

Fonte )

Per confrontare mele-mele: la BLS afferma che le nuove auto hanno lo stesso identico prezzo, con inflazione pari a zero, tra il 2013 e la metà del 2018. Eppure i dati del mondo reale dicono che le nuove auto sono aumentate del + 17% nel prezzo.

Quindi qual è? È un aumento dello 0% o un aumento del + 17%?

Bene, la risposta sta in tutti gli “aggiustamenti” mumbo-jumbo che il BLS usa, come ad esempio l’edonica, nel tentativo di convincerci che le nostre tasche non vengono raccolte in pieno giorno. (Per un aggiornamento sui numerosi trucchi usati dal BLS, guarda il  Capitolo 18 del Crash Course: Fuzzy Numbers )

Il BLS ha un sacco di spiegazioni fantasiose per la loro “matematica”, ma il semplice fatto rimane che una nuova macchina ti costerà + 17% in più di dollari in contanti reali rispetto a 5 anni fa.

Il governo dice $ 0 in più. La concessionaria dice + $ 3000 in più. Il primo è un numero falso. I $ 3000 che escono dal tuo portafoglio sono un numero reale.

Potrei passare attraverso l’esempio dopo l’esempio di dove l’inflazione dei conti BLS. Lo fanno con assistenza sanitaria soprattutto selvaggiamente, dicendoci che l’assistenza sanitaria è in aumento di circa il 3% -4% all’anno, quando i premi di assicurazione sanitaria di tutti sono in aumento dal 15% al ​​25% all’anno (o più!).

Al di là del danno finanziario diretto che deriva dal fatto che i beneficiari della sicurezza sociale ottengono riduzioni del costo di vita (COLA) molto basse o addirittura dello 0% – che sono basate sui numeri di inflazione riportati dal BLS – c’è un effetto ancora più sottile e corrosivo che deriva dall’essere mentito da chi ha autorità.

Con ogni fib, la popolazione perde sempre più fiducia. E ad un certo punto di svolta – bang! – stanno improvvisamente protestando per le strade indossando giubbotti gialli. Potrebbe volerci un po ‘, ma alla fine la gente si rende conto che “equità” e “giustizia” sono solo fantasie della classe media. 

Sia i ricchi che i poveri conoscono già meglio. Ma una volta che la classe media perde la fiducia nel sogno, allora diventa molto più difficile convincerli che un’altra enorme riduzione delle tasse per le aziende è davvero nel loro interesse.

Il disagio cresce …

Mentre crescenti preoccupazioni si diffondono nel panorama sociale, per ragioni ben oltre i limiti finanziari descritti sopra, sta diventando sempre più difficile seguire le narrative concorrenti in gioco. 

Ad esempio: l’economia sta andando alla grande o è impegnata a implodere. La tecnologia promette un futuro incredibile, o sta rovinando le nostre menti. Il mondo è pieno di combustibili fossili a basso costo, o il picco del petrolio è in gioco e il nostro tenore di vita è a rischio. O il riscaldamento globale provocato dall’uomo è una minaccia esistenziale imminente, o non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Dare un senso a tutte queste – e molte altre – narrazioni in competizione è un lavoro a tempo pieno. Quasi nessuno ha il tempo per quello.

In agguato sotto ognuna di queste linee di trama duellanti c’è questa brutta, ineluttabile realizzazione: il  nostro intero modo di vivere è insostenibile.

Semplicemente non è possibile estrarre in modo esponenziale più materie prime ogni anno, per sempre. Lo sappiamo tutti. Non è un concetto difficile da comprendere.

Ma l’interezza del nostro sistema politico, i media mainstream e la nostra economia sono tutti presupposti al contrario che sia vero, che la crescita esponenziale infinita si prospetta.

Come tutte le delusioni, questa falsa convinzione avrà un incontro terminale con i limiti della realtà ad un certo punto.

Arriverà un momento in cui i tentativi di ulteriore crescita sono controproducenti e causano più danni che benefici. In effetti, siamo già entrati in quel periodo.

Sappiamo che la crescita sta uccidendo il pianeta. Eppure ogni giorno siamo bombardati da messaggi che ci implorano tutti di investire e sperare in una maggiore crescita.

Coloro che hanno prestato attenzione sanno, sia dal punto di vista quantitativo che morale, che una maggiore crescita non è la risposta. Eppure è l’unico percorso in avanti offerto da chi è al potere.

Bloccato tra un’idea impossibile e la stridente ripetizione del suo opposto, la popolazione diventa sempre più ansiosa. Tutti noi possiamo vedere e sentire che la fine della narrativa della crescita è vicina, eppure nemmeno il minimo barlume di quell’inevitabilità è dibattuto nelle notizie o in qualsiasi sala del potere.

(Almeno non pubblicamente, chissà cosa si dicono in privato in privato? Forse qualcosa di molto diverso, come dimostra  l’aumento nella preparazione del giorno del giudizio dei super-ricchi ).

Mentre l’ansia sociale cresce di fronte a un futuro oscuro, la nostra spietata stampa occidentale sfrutta quella tensione emotiva per vendere più prodotti di consumo e spingere i programmi politici, commettendo peccati di commissione e omissioni nel processo. Bugie vere sono pubblicate. Le questioni chiave sono lasciate completamente fuori dalla conversazione (basti guardare la mancanza di copertura sulle proteste della maglia gialla in Europa). E fonti di informazione alternative sono denunciate come venditori ambulanti di “false notizie” o agenti russi.

Spesso sembra che ciò che è veramente importante sia intenzionalmente evitato, mentre ciò che è assolutamente  nonimportante viene esaminato minuziosamente con una ripetizione straziante.

Come ho recentemente descritto , il fondo delle piramidi alimentari terrestri e oceaniche viene messo fuori combattimento. Questa è una minaccia esistenziale per la nostra specie, ma è difficilmente affrontata dai media mainstream. Dovrebbe le notizie della prima pagina in un appello costante e completo. Ma non lo è mai.

Questa terrificante informazione dovrebbe essere al centro di una grande parte della nostra attenzione. Ma ci vuole un lontano retroscena a trivia politica e sociale del tutto priva di significato che va e viene come ondate di  petit mal  epilettici sul corpo nazionale.

Prossima fermata: recessione!

Enormi segnali di collasso di cui tutti hanno bisogno di sapere stanno scoppiando con maggiore frequenza e ampiezza sempre più grande e preoccupante. È solo una questione di tempo prima che qualcosa di veramente sistematico scatta e siamo tutti costretti a fare i conti con terribili ramificazioni, tutte cose del tutto nostre.

Forse sarà un collasso da incubo di ecosistemi chiave all’interno della rete di vita del pianeta. Dopotutto, stiamo distruggendo incessantemente e rapidamente le relazioni interconnesse che le specie impiegano centinaia di milioni di anni a sviluppare.

O forse sarà un punto di infiammabilità politico con conseguente guerra. Un conflitto che ha comportato anche un blocco temporaneo del libero flusso del commercio globale così critico da mantenere tutti i nostri sistemi di produzione e distribuzione just-in-time senza intoppi potrebbe far sì che gli scaffali dei negozi si svuotino nel giro di pochi giorni.

Più probabilmente nel breve termine, vedremo un tracollo economico / finanziario. La terza bolla del credito del nuovo secolo sta crollando proprio come i suoi predecessori. Tranne questo è il più grande e il più universale della storia.

Una recessione giace senza sosta. Anche se le recessioni sono una parte inevitabile del ciclo economico, ed è stato insolitamente lungo dall’ultima, abbiamo operato come se l’attuale “ripresa” durasse per sempre. Siamo tristemente impreparati per quello che accadrà.

E questa prossima recessione promette di essere un doozy. Il mondo è pieno di tensioni politiche e sociali che erano assenti nel 2008. Ed è gravato da molti trilioni di dollari in più di debito rispetto a allora. 

Ma peggio di tutto? Il pubblico ha perso fiducia nelle nostre istituzioni e negli organi politici dopo essere stato così chiaramente, ampiamente e ripetutamente mentito nel corso degli anni.

È piuttosto difficile chiedere alle persone di abbracciare il sacrificio condiviso durante i periodi difficili dopo che le élite politiche e finanziarie si sono affezionate avidamente le proprie tasche a spese di tutti gli altri durante i bei giorni.

Nella  parte 2: You vs The Recession  , perlustriamo i dati moltiplicativi che espongono quanto sia già avanzato il recessional globale, come prevediamo che il suo impatto si manifesterà nei mercati finanziari e quali passi si possano adottare per migliorare drasticamente le probabilità di farcela attraverso la crisi in arrivo.

Il cartello delle banche centrali, nonostante i suoi tentativi sempre più disperati, non ha e non riesce a domare il ciclo economico. La nostra principale preoccupazione è che questo attuale ciclo del credito scoppierà molto più violentemente dei precedenti – e quelli sono stati abbastanza dolorosi. Poiché è probabile che i suoi effetti siano così dannosi, non possiamo enfatizzare la necessità di prepararci con prudenza ora.

Fare clic qui per leggere la Parte 2  di questo rapporto (riepilogo esecutivo gratuito,  iscrizione  richiesta per l’accesso completo).

Esperimento Money of Helicopter Finland Abandons: Nessun nuovo lavoro creato

zerohedge.com 9.2.19

Con i socialisti in ascesa agli appelli del “libero esercito di merda” e all’intellighentia liberale sempre più incline alla sinistra che immagina modi sempre più creativi per fingere di finanziare i loro massicci interventi governativi (Teoria monetaria moderna), il tema del “QE” per il popolo “o” denaro dell’elicottero “o il più accademico” Reddito di base universale “ sta diventando sempre più prevalente.

Perché le persone dovrebbero essere costrette a lavorare? Perché le persone dovrebbero assumersi la responsabilità per se stessi? L’America è la terra dei liberi di sedersi sul tuo culo e ricevere sussidi governativi dopo tutto.

Bene, abbiamo ulteriori risultati sull’impatto degli esperimenti di Universal Basic Income (UBI) – distribuendo denaro gratuito ai cittadini senza vincoli.

Come parte del suo esperimento, in  Finlandia  2.000 disoccupati di età compresa tra 25 e 58 anni sono stati pagati un reddito mensile di 560 euro (490 sterline) esentasse . Questo era indipendente da qualsiasi altro reddito che avevano e non subordinato alla ricerca di lavoro .

Come riferisce Valuewalk, esperto UBI dell’Institute for Policy Research dell’Università di Bath (Regno Unito), il  Dr Luca Martinelli commenta:

“Negli ultimi anni il reddito di base universale è aumentato nei dibattiti politici, motivato dalle carenze dei sistemi di welfare esistenti e dai nostri mercati del lavoro in rapida evoluzione e sempre più disfunzionali.

“Tuttavia, nonostante l’appello diffuso dell’idea, rimangono questioni sostanziali e senza risposta sulla sua   fattibilità economica e fattibilità politica. Questo è il motivo per cui tutti gli occhi saranno puntati in Finlandia questo venerdì e perché i risultati del suo esperimento UBI saranno così rivelatori.

“Prevediamo che questi risultati ci forniranno le prime prove davvero convincenti su come l’UBI potrebbe influenzare i cambiamenti nell’occupazione e le finanze complessive delle persone, nonché misure più ampie di benessere”.

Quindi quali sono stati i risultati?

Semplice (e Dr Martinelli – e la sinistra – non gli piacerà):

1) Le persone erano più felici, e

2) Non sono stati creati nuovi lavori.

Come riporta Yahoo, questo è stato il più ampio studio condotto negli ultimi anni in Europa

“I destinatari di un reddito di base avevano meno sintomi di stress e meno difficoltà a concentrarsi e meno problemi di salute rispetto al gruppo di controllo”, ha detto in una dichiarazione Minna Ylikanno, ricercatrice capo dell’autorità finlandese per il benessere Kela.

“Erano anche più fiduciosi nel loro futuro e nella loro capacità di influenzare i problemi della società ” , ha aggiunto.

I risultati in questa fase sono preliminari e riguardano solo il primo anno di studio, il che significa che i risultati di venerdì sono tutt’altro che conclusivi. Ma un auspicato stimolo ai livelli di occupazione non si è ancora materializzato, hanno detto i ricercatori del progetto.

“I beneficiari di un reddito di base non erano né migliori né peggiori del gruppo di controllo nel trovare un impiego nel mercato del lavoro aperto”, ha detto in una nota Ohto Kanninen, coordinatore della ricerca presso l’Istituto del lavoro per la ricerca economica.

Shocker !!   Chi avrebbe potuto vedere che stava arrivando?

Dare alle persone denaro gratis per non fare niente, senza condizioni, e saranno più felici di sedersi tutto il giorno in un’utopia non produttiva.

Infine, notiamo che, sulla base di questi risultati, il ministro finlandese per gli affari sociali, Pirkko Mattila, ha ammesso venerdì che il governo non ha intenzione di implementare il programma in tutto il paese.

Come promemoria, nel 2017, gli elettori svizzeri hanno respinto un reddito universale proposto in un referendum dopo che i critici hanno criticato l’idea come ricompensa dei pigri e degli spericolati . Tuttavia, sospettiamo che questi abietti fallimenti non plachino le incessanti richieste della sinistra per ulteriori elementi gratuiti pagati dalla Fed “che estende il credito” e quei fastidiosi miliardari che pagano più di una quota equa.

GRUPPO ROMEO / LE MIRACOLOSE SENTENZE DEL CONSIGLIO DI STATO

 di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it

Una lunga story, quella che si è sviluppata negli anni, tra il Consiglio di Stato e l’immobiliarista aversano Alfredo Romeo. Molte sentenze pronunciate dal supremo organo della giustizia amministrativa, infatti, sono risultate “miracolosamente” favorevoli, anche nelle circostanze più ardue e impensabili, come la Voce ha descritto fin dal 2013.

Partiamo dalle ultime notizie. Ecco cosa scriveil Fatto online: “Sentenze del Consiglio di Stato truccate per favorire (anche) l’imprenditore Alfredo Romeo e la sua Romeo Gestioni, nell’ambito di ricorsi per alcuni appalti Consip. E’ quanto emerge dalle carte dell’inchiesta della procura di Roma per corruzione in atti giudiziari nella quale sono finite coinvolte otto persone tra cui giudici ed ex magistrati, tutti operanti in Sicilia. Al centro dell’indagine condotta dal pool di pm coordinato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, c’è infatti Stefano Vinti, legale di Alfredo Romeo, già rinviato a giudizio nell’ambito di un’altra, più nota inchiesta della procura di Roma legata alla piattaforma centrale degli appalti, con una presunta mazzetta da 100 mila euro in 4 anni pagata all’ex dirigente Marco Gasparri”.

E ancora: “proprio Vinti, secondo la procura, sarebbe addirittura stato in grado di acquistare ‘pacchetti di sentenze a coupon da 10’, indicando di volta in volta se la causa oggetto di trattazione rientrasse nel pacchetto concordato’”.

Del resto, nelle carte dell’inchiesta Consipiniziata alla procura di Napoli, c’è il contenuto di una conversazione intercorsa tra Alfredo Romeo e il suo portavoce Italo Bocchino(che beccava di stipendio circa 10 mila euro al mese) in cui l’ex braccio destro di Gianfranco Fini diceva al capo: “Vinti c’ha un pacchetto di dieci cose là”. Il riferimento – secondo gli inquirenti – è “all’esistenza di anomale connessioni dell’avvocato Vinti con personale del Consiglio di Stato, tali da consentirgli di acquistare pacchetti di sentenze a coupon da 10”. In quel caso “Romeo e Bocchino lamentavano il fatto che una vicenda, ritenuta sicura, non era stata inserita nel pacchetto delle sentenze che Vinti vantava presso il Consiglio di Stato. A riprova deve evidenziarsi che lo stesso in Adunanza Plenaria rigettava l’appello proposto da Romeo Gestioni”.

Non è finita. Così continua il report del Fatto online: “Gli inquirenti sono risaliti ad almeno quattro ricorsi sospetti su altrettanti appalti Consip presentati dalla Romeo Gestioni spa e dalla Consorzio Stabile Romeo Facility Service 2010, entrambe riconducibili proprio ad Alfredo Romeo. Il primo contro Inps e Prelios Integra spa per la gestione del patrimonio immobiliare dell’istituto previdenziale – appalto da 44 milioni di euro – con sentenza del 17 giugno 2015 favorevole al gruppo Romeo. Gli altri tre per l’affidamento del ‘servizio luce e servizi connessi per le Pubbliche Amministrazioni, lotti 5 e 6’ contro Consip e Citelium spa, con ordinanze di rimessione all’Adunanza Plenaria datate 17 settembre 2015, 29 febbraio 2016 e 27 luglio 2016”.

Dell’appalto Inps da 44 milioni la Voce aveva scritto a novembre 2013 una cover story titolata “Romeo e il Buon Consiglio”.

Questo il sommario: “I più attenti osservatori se lo domandano da sempre: qual è la buona stella che ha consentito ad Alfredo Romeo di scalare i gradini dell’alta finanza nazionale, fino a diventare una star che fa piazza pulita di appalti miliardari in Italia e ora anche oltre? L’ultimo colpo grosso riguarda la gestione del colossale patrimonio immobiliare targato Inps, una vicenda giudiziaria che ha dell’incredibile e vede ancora una volta il Consiglio di Stato scendere in campo per accogliere le ragioni del Gruppo Romeo, disponendone istantaneamente la collocazione in pole position come vincitore della gara d’appalto con una sentenza addirittura anticipata rispetto alle motivazioni. Qui ripercorriamo il cammino del cosiddetto ‘Sistema Romeo‘ con una serie di vicende inedite”.

Potete rileggere l’inchiesta della Voce di fine 2013 cliccando sul link a seguire.

Ecco l’ultima. La Romeo Gestioni è stata condannata recentemente dalla Corte dei Conti del Lazio al pagamento di 1 miliardo di euro nell’ambito del processo contabile sullo scandalo ‘Affittopoli‘ per la mala gestio degli immobili del patrimonio disponibile del Comune di Roma tra il 2005 e il 2014.

Leggi l’inchiesta di novembre 2013

Inchiesta Romeo novembre 2013

«I francesi ci hanno portato via tutto», parola di Napoleone Bonaparte

Massimo Bordin micidial.it 8.2.19

A seguito del ritiro dell’ambasciatore francese da Roma e del voltafaccia sui migranti, i social nostrani si sono scatenati contro i francesi e contro Macron in particolare, ritratto come Napoleone Bonaparte nei meme e nelle vignette satiriche. In alcune zone d’Italia, in Veneto soprattutto, l’Imperatore è una figura odiata perchè consegnò la Repubblica di Venezia agli austriaci col Trattato di Campoformio. Dunque, Macron come Napoleone. Associarli, però, è davvero insopportabile, soprattutto per chi ha ammirato il talento tattico del Generale e ritiene Macron un nano della storia. Inoltre, troppe cose su Napoleone si tende ad ometterle con eccessiva superficialità e leggerezza, come il fatto che fosse italiano sia d’origine che di cultura. ma, sopratutto, si omette il fatto che i francesi non li amasse affatto.

«Francesi, non paghi di averci portato via tutto ciò che ci era caro, avete anche corrotto i nostri costumi. La situazione attuale della mia patria, e l’impossibilità di mutarla, sono dunque un nuovo motivo per fuggire una terra in cui sono obbligato per dovere, a lodare uomini che per virtù dovrei invece odiare. Quando arriverò nella mia terra, che atteggiamento adottare, che linguaggio tenere? Quando la patria non è più, un buon patriota deve morire.»

Il futuro Imperatore, incoronato dal Papa a Notre Dame de Paris nel 1804, da giovane continuava a detestare segretamente la Francia e i francesi e a coltivare la causa dell’indipendenza della Corsica, come testimoniato dallo scritto sopra riportato risalente al 1787.

La vicenda di Napoleone “giovane”, è molto utile e significativa per comprendere il fenomeno europeo, impossibilitato a realizzarsi non solo per questioni burocratiche e di diseguaglianza economica, ma soprattutto per motivi culturali. Viene venduta con troppa leggerezza l’idea che l’Europa sia culturalmente omogenea, mentre lo sarebbe molto di più il sudamerica, ad esempio, caratterizzata da una maggior omogeneità linguistica.

Per capire Napoleone basta immaginarlo come un altoatesino che va a cmbattere per gli italiani pochi mesi dopo l’annessione di Bolzano all’Italia. Ecco, Napoleone aveva l’accento italiano, la mamma ed il papà erano toscani e nonostante avessse studiato nelle migliori scuole francesi dopo l’annessione della Corsica, soffrirà SEMPRE la sua condizione di essere straniero in una Patria che non era la sua.

Queste le parole usate dalla Bibbia del XXI secolo (wikipedia):

“Napoleone inizialmente non si considerava francese e si sentiva a disagio in un ambiente dove i suoi compagni di corso erano in massima parte provenienti dalle file dell’alta aristocrazia transalpina e lo prendevano crudelmente in giro motteggiando il suo nome come “la paille au nez = la paglia per il naso” (l’accusa di essere straniero l’avrebbe perseguitato per tutta la vita)”

E Macron? Macron ha appena iniziato la sua corriera politica. E’ francese dalla cima dei capelli fino alla punta dei piedi. E sta a Napoleone come una cabina del telefono sta al Monte Bianco.

Di Maio e Salvini non mantengono le promesse ai risparmiatori traditi

In redazione VicenzaPiù rappresentanti risparmiatori traditi da dx Bettiol, Mazzoni, Tognoni, Moschini, Cavalcante, Miatello, Zaggia, Belluco

In redazione VicenzaPiù da dx Bettiol, Mazzoni, Tognoni, Moschini, Cavalcante, Miatello, Zaggia, Belluco

Oggi nell’iniziativa organizzata da Noi che credevamo nella BPVI presieduta da Ugone e dal Coordinamento don Torta presieduto dall’avv. Arman, doveva essere presentata la modulistica per l’accesso al Fondo indennizzo risparmiatori.

Nessuna modulistica è stata presentata ma vi è stata solo la generica promessa di provvedere in futuro all’attuazione del fondo indennizzo risparmiatori, senza peraltro indicare alcun termine.

Inoltre Di Maio ha affermato incredibilmente che in settimana “i soldi saranno erogati” (come riferito dal Corriere del Veneto).

In definitiva è stata una sceneggiata elettorale con nessun risultato concreto per i risparmiatori traditi.

Iniziative come queste rendono ancora più incerto, accidentato e ritardato,  il percorso e il lavoro concreto e proficuo fatto precedentemente dalla cabina di regia.

1) Gravissimo che, a nulla è servita la cabina di regia composta fino al 14/12/2018 da 17  associazioni, che aveva lavorato sull’art 38 Fondo Ristoro e che  13 associazioni rappresentate dal Prof.Avv.Rodolfo Bettiol, avevano portato a dei considerevoli miglioramenti con il sottosegretario Bitonci e Villarosa, che confermavano l’iniziale acconto del 30% con € 1,575 Miliardi dei conti dormienti, e un successivo 15% previsto con l’alimentazione ulteriore di € 1 Miliardo dei conti dormienti in  prescrizione fra il 2019 e il 2021, con la procedura di arbitro ACF Consob che di fatto prevedeva la rivalutazione monetaria e gli interessi, le richieste fatte dal Prof.Avv.Bettiol per 13 associazioni erano state in gran parte inserite negli emendamenti della Lega e votati positivamente alla Camera, tutto era nella direzione giusta e nell’immediata attuazione priva di ogni problematica.

2) Gravissimo che il 16/12/2018 l’emendamento al Senato del  M5S abbia ascoltando esclusivamente l’Avv Andrea Arman e Luigi Ugone rappresentanti di un minima parte dei risparmiatori, sconvolto il fondo trasformandolo in un indennizzo sul valore di acquisto del 30%, cancellando l’ulteriore possibilità futura del 15%, cancellando la possibilità della rivalutazione monetaria e gli interessi previsti dall’arbitro, cancellando l’alimentazione perenne dai conti dormienti.
3) Gravissimo che le modifiche apportate hanno creato di fatto un ritardo e la messa a rischio all’attuazione immediata del fondo e che queste vengano al contrario sminuite da quelle stesse 3 associazioni, Noi che credevamo nella Bpvi presieduto da Luigi Ugone, Coordinamento Don Torta presieduto da Andrea Arman, Vittime del Salva Banche presieduta da Letizia Giorgianni,  che hanno di fatto contribuito a creare l’impossibilità che il fondo partisse entro la data del 31/01/2019, per una strumentalizzazione politica in vista delle elezioni Europee.
Ritenendo pertanto che la mancata attuazione nei termini abbia fatto partire in maniera definitiva una emergenza sociale per quei risparmiatori traditi trasformati in debitori che hanno i termini dei decreti ingiuntivi scaduti rischiando le case e le aziende,

Chiediamo l’immediata attuazione del fondo risparmio tradito e che venga dichiarato lo stato di emergenza per salvare quei risparmiatori che non hanno più tempo

Ritenendo grave quanto sopra,  ulteriori perdite di tempo stanno di fatto mettendo a rischio vite umane e la chiusura di migliaia di imprese.
Non ci fermeremo nell’attività di pressione nei confronti  del Governo affinchè attui nell’immediato il fondo indennizzo risparmiatori, senza ulteriori e gravissimi ritardi.

 

La cabina di Regia delle associazioni risparmiatori traditi non invitate e comunque escluse 

Patrizio Miatello, Prof. Avv. Rodolfo Bettiol, Avv. Matteo Moschini, Barbara Venuti, Barbara Puschiasis, Milena Zaggia, Giovanna Mazzoni, Antonio Tognoni, Matteo Cavalcante, Fulvio Cavallari (tutti, a parte Venuti, Puschiasis e Cavallari, nella foto nella redazione di VicenzaPiu.com con alcuni risparmiatori)

 

OTTOBRE 2017 -Carlo Messina: “una vergogna aver truffato decine di migliaia di risparmiatori”. E Intesa Sanpaolo stanzia un plafond di 100 mln in 5 anni per clienti soci ex BPVi e Veneto Banca – DOMANDA “QUALCUNO HA VISTO IL PLAFOND PROMESSO?”

Di Note ufficiali | Martedi 10 Ottobre 2017 alle 21:47 VICENZAPIU.COM

Pubblicato alle 18.39, aggiornato alle 21.47 con il nostro video dell’intervento iniziale di Carlo Messina a cui è seguita la sessione di domande e risposte che pubblicheremo, sempre in video, successivamente. Si è svolto oggi pomeriggio a Vicenza presso palazzo Leoni Montanari, di proprietà di Intesa Sanpaolo, l’incontro con la stampa locale e nazionale di Carlo Messina, consigliere delegato del gruppo bancario, di cui abbiamo fatto un primo sintetico lancio “in diretta” evidenziando la sua condanna ripetuta, che ancora non è di casa ai piani alti di Vicenza, della “vergogna” di cui si sono resi i responsabili coloro i quali nella Banca Popolare di Vicenza e in Veneto Banca  hanno “truffato“, così ha detto più volte, decine di migliaia di risparmiatori tra cui migliaia di “ultraottantenni”!

Intesa San Paolo ha, quindi stabilito, come riferisce nella nota che pubblichiamo, stabilito di stanziare un plafond di 100 milioni di euro a favore di clienti del Gruppo che hanno perduto una parte dei loro risparmi investiti in azioni delle ex banche venete.

Tale iniziativa, che ha l’obiettivo di rendere ancora più solido il rapporto di Intesa Sanpaolo con la propria clientela, prevede erogazioni in più tranches nell’arco di 5 anni ed è destinata ai clienti con un reddito annuo lordo non superiore a 30.000 euro e con un patrimonio mobiliare massimo di 15.000 euro (senza comprendere l’investimento effettuato in azioni delle ex banche venete).

Ogni anno l’erogazione è subordinata al mantenimento di una relazione di clientela con il Gruppo, ferme restando le erogazioni già effettuate.
Un elemento preferenziale sarà costituito da gravi situazioni personali di difficoltà.
L’ammontare massimo previsto per ogni singolo cliente è pari a 15.000 euro.
Sulla base delle informazioni disponibili Intesa Sanpaolo stima di poter erogare l’intero plafond di 100 milioni di euro nell’arco di 5 anni, ipotizzando che le persone che aderiranno all’offerta rimangano clienti del Gruppo per tutta la sua durata.
I clienti azionisti delle ex banche venete che hanno i requisiti potranno presentare domanda di adesione a questa iniziativa dall’1 marzo al 31 maggio 2018 presso la propria filiale o una delle altre filiali selezionate dal Gruppo Intesa Sanpaolo per gestire le richieste. Le erogazioni saranno effettuate mediante l’assegnazione di strumenti finanziari.
Ulteriori dettagli circa i requisiti necessari e le modalità per l’accesso all’iniziativa, nonché i contenuti e le modalità di erogazione, saranno indicati prossimamente sul sito http://www.intesasanpaolo.com.
L’intervento della nostra banca per rilevare alcune delle attività delle ex banche venete ha permesso di proteggere 50 miliardi di risparmi, di tutelare oltre 2 milioni di clienti, di cui 200.000 imprese, e il lavoro di circa 10.000 persone con le loro famiglie” – dichiara Carlo Messina, Consigliere Delegato di Intesa Sanpaolo. “Un intervento che ha salvaguardato una delle aree produttive più dinamiche del Paese, grazie anche ai 5 miliardi di nuovo credito che abbiamo messo immediatamente a disposizione di famiglie e imprese. Con il forte impegno di tutte le nostre persone il processo di integrazione delle ex banche venete in Intesa Sanpaolo sta procedendo in tempi più rapidi del previsto. Oggi annunciamo un intervento particolarmente importante: abbiamo deciso di destinare 100 milioni di euro a una parte di clienti azionisti sotto una determinata fascia di reddito, in situazione di difficoltà economica, i quali, a causa delle gestioni pregresse, hanno visto la loro fiducia venir meno. Vogliamo rafforzare la nostra relazione con la clientela, nella convinzione che tale fattore sia il punto di forza della nostra banca”.

Ugone ha spiegato anche di aver scritto al ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina e che quest’ultimo gli ha risposto sostenendo che una norma gli vieta di parlare ai soci delle ex popolari venete.

VVOX.IT 9.2.19

SAREBBE INTERESSANTE CONOSCERE PUBBLICAMENTE DA CARLO MESSINA LA NORMA CHE GLI VIETA DI PARLARE AI SOCI DELLE EX POPOLARI VENETE. FORSE NON RICORDA PIU LE 124 PAGINE DI CONTRATTO SOTTOSCRITTE DAL PROCURATORE NOMINATO DAL CDA DI INTESA SAN PAOLO AUTORIZZATO A SOTTOSCRIVERE CON I COMMISSARI LIQUIDATORI PRESSO LO STUDIO NOTARILE DEL NOTAIO MARCHETTI IL FAMOSO CONTRATTO DELLE PARTI ATTIVE AD 1 EURO.

«Truffati banche, i 15 miliardi a Intesa furono aiuto di Stato»

vvox.it 9.2.19

«I veri aiuti di Stato furono erogati a Banca Intesa, ma l’Europa non disse niente». Lo ha dichiarato Luigi Ugone, presidente dell’associazione “Noi che credevamo” in occasione dell’assemblea organizzata dai soci truffati dalle ex banche popolari venete a Vicenza,presenti i due vicepremier e ministri Luigi Di Maio e Matteo Salvini e il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. «Dopo il crac di BpVi il subentro di Banca Intesa è stato finanziato con 15 miliardi. Fino ad oggi ai risparmiatori non è giunto nulla – ha detto Ugone -. I risarcimenti che giungerebbero ai piccoli risparmiatori non sono aiuti di Stato a norma di legge. I fondi ricevuti da Banca intesa forse sí. Anche se l’Europa stranamente non ebbe nulla da eccepire quando il precedente governo di centrosinistra varò il piano che portava in Intesa quello che rimaneva di BpVi e VeBa. Come fece la Commissione a autorizzare un bendidio da 15 miliardi in un giorno tra sabato e domenica quando invece per i ristori che noi chediamo stanno facendo il finimondo?»

Ugone ha spiegato anche di aver scritto al ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina e che quest’ultimo gli ha risposto sostenendo che una norma gli vieta di parlare ai soci delle ex popolari venete. Messina aggiunge che Intesa «ha interagito con il territorio per alleviare le situazioni di disagio». Ugone ha inoltre ribadito la sua ferma contrarietà al coinvolgimento dell’arbitro Consob nei risarcimenti e che la legge dell’attuale governo, seppur imperfetta, è migliore della precedente voluta dal sottosegretario Pier Paolo Baretta e dalla senatrice Laura Puppato. «Come la Sga (societá statale che gestisce i crediti deteriorati, n.d.r.) gestirá 17 miliardi di crediti in sofferenza provenienti dal Nordest?» si chiede inoltre il presidente di “Noi che credevamo”. Ugone ha annunciato infine l’intenzione di «inondare di cause» Messina e Intesa se non si siederà al tavolo con i risparmiatori. Ugone ha anche attaccato duramente gli avvocati di altre associazioni favorevoli al fondo Baretta, accusandoli sostanzialmente di arricchirsi sulla pelle dei soci truffati. (t.d.b.)

(ph: Vvox)

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“Ugone ha spiegato anche di aver scritto al ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina e che quest’ultimo gli ha risposto sostenendo che una norma gli vieta di parlare ai soci delle ex popolari venete.”

MA CHI SI CREDE DI ESSERE?

Banche venete, migliaia in fila per i rimborsi. Di Maio: «Via i vertici di Bankitalia»

Chiara Piselli – 09/02/2019 open.online

Banche venete, migliaia in fila per i rimborsi. Di Maio: «Via i vertici di Bankitalia»

L’assemblea blindata è stata l’occasione per i due vicepremier di spiegare alle vittime del crac come accedere al miliardo e mezzo stanziato come fondo di indennizzo. Fuori, un esercito di risparmiatori per chiedere giustizia

«Questa è la settimana in cui si scrivono i decreti e si erogano i soldi». È risoluto il vicepremier Luigi Di Maio che ha partecipato, con il collega Matteo Salvini, all’assemblea degli ex soci di Banca popolare di Vicenza. «Noi abbiamo messo nella legge di bilancio i soldi a fine anno – ha detto Di Maio – sappiamo che ci sono resistenze dell’Unione Europea ma ce ne faremo una ragione. Questa gente ha diritto ai suoi soldi». Alle parole del ministro dello Sviluppo economico hanno fatto eco quelle di Salvini: «C’erano a bilancio 150 milioni, adesso c’è un miliardo e mezzo. Vedremo di far veloce: i risparmiatori devono avere i loro soldi rapidamente, sperando che da Bruxelles non arrivino rotture di scatole».

Fuori dal palazzetto dello sport di Vicenza, dove si è svolta l’assemblea dell’associazione Noi che credevamo nella BpVi, sono arrivati in migliaia con cartelli di protesta al seguito. Un esercito di risparmiatori, piccoli imprenditori, associazioni di consumatori e semplici cittadini si è unito per chiedere giustizia per quanto subìto con il fallimento degli istituti di credito. Imponente lo schieramento di forze dell’ordine inseme ai reparti dell’antiterrorismo. L’assemblea blindata dentro al palazzetto è stata l’occasione per i due vicepremier di spiegare alle migliaia di risparmiatori truffati come accedere a quel miliardo e mezzo di euro stanziato come fondo di indennizzo per chi ha subito il crack di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

All’inizio dell’incontro è stato osservato un momento di raccoglimento in ricordo delle vittime delle crisi bancarie: 5 minuti di silenzio per ricordare gli imprenditori e i risparmiatori che in questi anni si sono tolti la vita dopo i crac degli istituti di credito. «Questo mese faremo partire la commissione di inchiesta – ha annunciato Di Maio -. Li convochiamo tutti e iniziamo a farli cantare perché i conflitti di interesse nelle banche hanno spolpato i risparmiatori». Il vicepremier del M5s ha poi chiamato in causa anche il ruolo del vicedirettore della Banca d’Italia Luigi Signorini: «Il governo non vuole confermare il suo nome – ha affermato -. Chiediamo discontinuità e quindi non possiamo confermare le stesse persone che sono state nel direttorio di Bankitalia». «Sono contento perché vedo che qui oggi tanta gente ha ripreso speranza», ha concluso Salvini.

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«Al governo va riconosciuta una buona dose di coraggio politico per aver impegnato risorse per i risparmiatori colpiti dal crac – ha detto Letizia Giorgianni, presidente dell’associazione Vittime salvabanche – ma la situazione con l’Ue, con il rischio che la legge incorra nelle procedure di infrazione, richiede risposte credibili dal governo». Dopo l’assemblea, la presidente ha detto di non sentirsi «affatto tranquilla» e, anzi, «anche un po’ ingannata» per il timore di essere trascinati nel contenzioso con l’Europa.

Gli aspetti giudiziari della Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca, in liquidazione coatta amministrativa dal 25 giugno 2017, sono molto complicati tanto che non è ancora possibile sapere quante delle circa 10 mila parti civili che hanno fatto richiesta saranno poi ammesse alla fase dibattimentale del processo per il crac delle banche. I risparmiatori intenzionati a ottenere il rimborso, intanto, hanno costretto il procedimento giudiziario vicentino a trasferirsi per questioni di spazio nell’aula bunker di Mestre.

Banche venete, migliaia in fila per i rimborsi. Di Maio: «Via i vertici di Bankitalia» foto 2

A dare il via alla fase centrale del processo è stata la pronuncia del giudice per l’udienza preliminare Roberto Venditti, che lo scorso ottobre ha rinviato a giudizio con l’accusa di aggiotaggio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza – oltre alla stessa banca in liquidazione coatta amministrativa – anche gli ex vertici dell’istituto di credito: Gianni Zonin (presidente), Giuseppe Zigliotto (membro del cda), i vice direttori Emanuele Giustini, Paolo Marin e Andrea Piazzetta e il funzionario Massimiliano Pellegrini. Stralciata invece per questioni di salute la posizione dell’ex direttore generale Samuele Sorato. Sugli altri fronti di indagine, lo scorso gennaio il tribunale fallimentare di Vicenza ha dichiarato che al 25 giugno 2017, data della liquidazione coatta amministrativa, la banca era insolvente, sentenza che aggraverebbe la posizione degli imputati anche dall’accusa di bancarotta fraudolenta e che di fatto dà vita a un secondo troncone di indagine.

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Non c’è il decreto per gli azzerati dalle banche: i “censurati” e la “due ore” elettorale di Salvini e Di Maio

Di Giovanni Coviello -9 Febbraio 2019 vicenzapiu.com

Il decreto attuativo del Fondo Indennizzo Risparmiatori della Banca Popolare di Vicenza, di Veneto Banca e delle altre banche messe in Lca dal 2015 al 2017 non c’è, la colpa è dell’Europa, ma lo faremo presto e bene…“. Questa è la sintesi, per giunta più lunga del necessario, di quello che i due vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno detto (in fondo il video della diretta Facebook del canale di Salvini, ndr), dimostrando di non averlo fatto, nell’incontro privato di oggi a Vicenza riservato a una claque di 1.300 persone tra cui l’ex sindaco Achille Variati (sono 300.000 gli azzerati), tutte invitate con l’obbligo tassativo di non protestare altrimenti “la polizia vi butta fuori“.

Il nulla di fatto per il decreto attuativo, che doveva essere pronto per il 31 gennaio e poi era stato rinviato a ieri, 8 febbraio, dal sottosegretario al Mef Alessio Villarosa (M5S), che ci aveva messo, bisogna dirlo, la faccia, chiama in causa l’incapacità, a questo punto non possiamo non dirlo, di chi ci governa e che ha cassato la legge precedente, la 205, che pure aveva iniziato a liquidare più di 500 risparmiatori, avendo passato l’esame della Commissione Europea.

E lo ha fatto sostituendola con una suggerita da tal avv. Andrea Arman, in combutta con l’Eterno grazie a don Enrico Torta, e col terreno, tramite il capopopolo Luigi Ugone, ma che, errori palesi a parte, il buon premier Giuseppe Conte non ha sostenuto nella trattativa condotta con l’Europa per l’approvazione della manovra di bilancio di cui la legge istitutiva del FIR, glielo ricordiamo, fa parte!

Cosa abbia ceduto (50 miliardi di Iva in più nei prossimi due anni) e cosa abbia dimenticato (il via libera alla legge per dare un misero 30% a chi si è fidato delle banche e dei loro controllori) questo governo per farsi approvare la manovra a debito ora è chiaro.

E oggi dobbiamo dire grazie allo show organizzato sotto gli auspici della trinità divin forconara  don Torta – Arman – Ugone

  • sia per aver evitato a noi e a 15 su 20 associazioni censurate e costantemente da re Luigi (XVI?) Ugone rimproverate di soffrire di quello che propria lui oggi ha messo in atto, un completo servilismo politico di parte) di subire di persona uno spettacolo che quel simpaticone di Macron avrebbe definito “vomitevole”, la mancata disponibilità, non diciamo emanazione, del decreto
  • sia per aver finalmente tolto il velo al governo del cambiamento: dai ladri capaci di prima siamo passati ai semplici incapaci… di fare ogni cosa che non sia quella di speculare sulla povera gente per avere qualche voto in più con cui sotterrare definitivamente questo paese, ormai con la p minuscola come quella dei politici attuali.

In testa potete, infine, vedere, se non lo avete già fatto, il video con le impressioni sul decreto desaparecido dell’avv. prof. Rodolfo Bettiol e dei rappresentanti, tra cui il loro coordinatore Patrizio Miatello. di alcune delle 15 associazioni escluse, che ha detto il prof, è inutile siano invitate a pseudo cabine di regia al Mef se poi a scrivere i provvedimenti sono quelli che, lo ha “ufficializzato” Di Maio, se li fanno bocciare.