Nomine, Banca d’Italia: Di Maio, tieni giù le mani

Franco Locatelli firstonline.info 9.2.19

Banca d'Italia

Dopo la debacle economica dell’Italia e il suo isolamento internazionale, il vicepremier grillino va all’assalto della Banca d’Italia (“Serve una svolta”) e s’oppone al rinnovo del vicedirettore Signorini, malgrado il sostegno del ministro Tria e del vicepresidente leghista Giorgetti – E’ la prova generale per minare l’indipendenza dell’Istituto di Via Nazionale

Chi critica va cacciato. E’ la legge dei Cinque Stelle e nel mirino ora finisce la Banca d’Italia. Dopo la pioggia di insuccessi raccolta questa settimana dal Governo gialloverde – dalla correzione al ribasso del Pil alla caduta della produzione industriale per non dire del’isolamento internazionale coronato dal ritiro dell’ambasciatore francese in Italia – giovedì sera, nel corso di un accalorato Consiglio dei ministri, il vicepremier grillino Luigi Di Maio ha gettato la maschera opponendosi seccamente al rinnovo dell’incarico di vicedirettore generale della Banca d’Italia di Luigi Federico Signorini.

In difesa di Signorini, che è un economista stimato da tutti, e dell’indipendenza della Banca d’Italia – a cui spetta la proposta di nomina che deve però essere convalidata dal Governo – sono scesi in campo il ministro dell’Economia, Tria, e il sottosegretario leghista alla Presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti, ma non è bastato e tutto è stato. Per ironia del destino, Signorini (in fondo all’articolo l’allegato dell’intervento) ieri è andato a Firenze a presentare i due volumi che la Biblioteca della Banca d’Italia ha dedicato a un grande democratico e a un grande italiano come Ernesto Rossi. Chissà se Di Maio e i grillini sanno chi era Ernesto Rossi.

Ma quel che colpisce è la motivazione di Di Maio, che probabilmente non ha perdonato i rilievi critici di Signorini alla manovra di bilancio e l’intervento del Governatore Ignazio Visco al Forex di sabato scorso dove ha nettamente ridimensionato lo spensierato e infondato ottimismo economico del Governo.

“In Banca d’Italia bisogna dare un segnale: serve una svolta” ha sostenuto con durezza Di Maio in Consiglio dei ministri ed è così arrivato il secondo stop a via Nazionale. Oltre al mancato rinnovo di Signorini c’è infatti da ricordare che il Governo non ha ancora dato il via libera al rinnovo di due consiglieri dell’Ivass, l’Authority che vigila sulle assicurazioni sotto l’ala della Banca d’Italia e che è così condannata alla momentanea paralisi.

Quel che è emerge sempre più chiaramente dall’insofferenza dei Cinque Stelle verso chi nutre dubbi e avanza critiche sulla fondatezza della politica economica del Governo lascia intuire che la strategia grillina di attacco all’indipendenza della Banca d’Italia e più in generale a quella delle Authority finanziarie non si fermerà qui. L’obiettivo è grosso e punta chiaramente a destabilizzare l’Istituto di Via Nazionale in vista del rinnovo a maggio – giusto alla vigilia delle elezioni europee – dell’incarico-chiave di Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Ivass, per minare la posizione stessa del Governatore Visco.

Per fortuna c’è il Quirinale che vigila e il Presidente Sergio Mattarella non ha mai fatto mistero di tenere in gran conto e di voler difendere l’indipendenza della Banca d’Italia, considerata un baluardo prezioso della credibilità internazionale del Paese. Ora è tempo di battere un altro colpo, prima che i Cinque Stelle facciano altri danni dopo il disastro che hanno già combinato in pochi mesi. Di Maio, tieni giù le mani dalla Banca d’Italia.

Intervento del Vice Direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini.