Se l’economia influenza lo stile genitoriale

MONICA COVIELLO vanityfair.it 10.2.19

Se l'economia influenza lo stile genitoriale

Gli studi dell’economista di Yale Fabrizio Zilibotti dimostrano che a svolgere un ruolo importante nell’approccio alla crescita dei bambini sarebbero anche la situazione economica del Paese in cui si vive e le disuguaglianze sociali

I genitori italiani hanno certamente uno stile educativo diverso rispetto a quello delle mamme e dei papà svedesi. Ma anche i valori trasmessi ai bambini svizzeri sono di sicuro differenti rispetto a quelli impressi negli Stati Uniti. Non c’entrano solo le tradizioni e le consuetudini nazionali: a svolgere un ruolo importante nell’approccio alla crescita dei bambini sarebbe anche la situazione economica del Paese in cui si vive. Parola di un economista italiano, Fabrizio Zilibotti, che ha vissuto nel Regno Unito, in Svezia e in Svizzera, prima di approdare all’Università di Yale, dove insegna: ne ha parlato nel libro Love, Money & Parenting: How Economics Explains the Way We Raise Our Kids, scritto insieme a Matthias Doepke, professore di Economia alla Northwestern University.

I genitori svedesi tendono ad essere più rilassati e a concedere ampia libertà ai loro figli, la Svizzera è più orientata alle regole rispetto alla Svezia, mentre i genitori cinesi sono generalmente molto severi. Negli Stati Uniti, i genitori fanno attenzione alla scuola e alle attività dei loro figli, sperando di riuscire a condurli al successo. Secondo Zilibotti, «le condizioni economiche e il modo in cui cambiano nel tempo influenzano gli stili genitoriali e ciò che le persone considerano un buon modo di essere genitori. Le madri e i padri adottano le strategie di educazione che sembrano loro più adatte alle condizioni socio-economiche in cui i loro figli cresceranno. Ad esempio, in ​​una società altamente competitiva, dove il successo futuro dipende o meno dall’ingresso in una buona università, i genitori si sentono incentivati a essere meno permissivi e più autorevoli».

Se si vive in ​​una società essenzialmente egualitaria, dove la distribuzione della ricchezza è equilibrata, può essere una buona idea lasciare che i figli trovino la propria strada, seguano il loro istinto e commettano errori. «Che, alla fine, potrebbero persino aiutarli ad apprezzare meglio la vita o scoprire nuovi talenti. Invece, in una società dove le differenze pesano molto, e in cui il successo futuro può dipendere molto dal frequentare università elitarie, sarà molto importante ottenere buoni voti. I genitori risponderanno a questo incentivo enfatizzando i valori che favoriscono il successo accademico e prestando molta attenzione alle scelte e alle attività dei loro figli».

La disuguaglianza influenza anche l’ambizione delle persone. «I gruppi che si sentono esclusi da una serie di possibilità potrebbero essere meno reattiviagli incentivi», spiega l’economista. «Ciò che abbiamo osservato nel tempo è il fatto che gli approcci alla genitorialità sono sempre più diversificati nelle società in cui regna la disuguaglianza: alcune famiglie della classe media o della classe medio-alta lavoreranno duramente perché i loro figli abbiano successo e entrino nelle migliori università, mentre i genitori con un basso reddito abbandoneranno quegli obiettivi ritenendoli poco pratici o irrealistici».

Nelle società altamente competitive e con più disuguaglianze, i genitori tendono ad essere sistematicamente meno permissivi e più autorevoli. L’esempio estremo è la Cina, dove i genitori persino autoritari. Un altro, anche se meno estremo, sono gli Stati Uniti, dove molti genitori si definiscono autorevoli e sottolineano il valore del duro lavoro. L’enfasi sull’indipendenza e sulla creatività, in America, è minore rispetto, ad esempio, alla Svezia o alla Norvegia, che sono paesi con un livello inferiore di disuguaglianza, e in cui i genitori tendono ad adottare stili di genitorialità più permissivi.

Per arrivare a queste conclusioni, Zilibotti ha esaminato il World Values ​​Survey,che chiede ai genitori di tutto il mondo di scegliere quelli che considerano i cinque valori più importanti da trasmettere ai loro figli. «La genitorialità permissiva enfatizza il valore della creatività e dell’indipendenza. Quella autorevole il duro lavoro. I genitori autoritari invece sottolineano l’importanza dell’obbedienza. Abbiamo utilizzato alcuni dati specifici degli Stati Uniti per corroborare i dati del World Values ​​Survey, tra cui il National Longitudinal Survey of Youth. Siamo arrivati alle stesse conclusioni».

Ma, sorprendentemente, sembra che i fattori economici non siano così decisivi nella scelta di avere solo uno oppure più figli. «Qui prendiamo in prestito alcune idee dal premio Nobel Gary Becker, che ha introdotto la nozione di compromesso qualità-quantità. Quando l’educazione dei figli diventa un compito più intenso, diventa problematico avere molti figli perché ci vorrebbe un’incredibile quantità di tempo per controllarli tutti. Vediamo oggi genitori più stressati che hanno un solo figlio e trascorrono enormi quantità di tempo con quel bambino. In passato, quando i genitori non erano così attenti e ai bambini era permesso di vagare più liberamente, le persone avevano famiglie più numerose».

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