Azzerare vertici Bankitalia? Rumor su piano Salvini e Di Maio per prendersi l’oro

11/02/2019  di Laura Naka Antonelli finanzaonline.com

Azzerare i vertici di Bankitalia per riprendersi l’oro blindato nei forzieri di Palazzo Koch. Sarebbe questo, secondo La Stampa, l’obiettivo del governo M5S-Lega. In particolare, dei due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che sono finiti stavolta nelle prime pagine dei giornali del fine settimana per le dichiarazioni infuocate lanciate contro Bankitalia e la Consob.

Il palconoscenico da cui sono stati lanciati i nuovi affondi contro le istituzioni non poteva essere il più adatto: i due, che si sono lasciati andare anche ad abbracci calorosi in stile migliori amici – evidentemente per mettere a tacere le voci di una crisi alimentata dalle posizioni diametralmente opposte sulla TAV – hanno tuonato contro il mondo dei banchieri e dell’alta finanza, in occasione dell’assemblea degli ex soci di Popolare di Vicenza di venerdì scorso:

Così il vicepremier e il leader della Lega, Matteo Salvini:

La Banca d’Italia e la Consob andrebbero azzerati, altro che cambiare una o due persone: azzerati. Venendo qua, leggevo che c’è il governo che sta mettendo le mani su chi governa le banche. Stiamo facendo l’esatto contrario. Se noi siamo qua, se voi siete qua col conto corrente in rosso, è perchè chi doveva controllare non ha controllato”.

Idem il vicepremier e leader del M5S, Luigi Di Maio:

“Per Bankitalia serve discontinuità. Non possiamo pensare di confermare le stesse persone che sono state nel direttorio di Bankitalia, se pensiamo a tutto quel che è accaduto in questi anni. Queste persone – ha continuato, riferendosi agli ex soci Popolare di Vicenza – sono state prese in giro dalla politica che non ha controllato, così come pure dalle istituzioni di controllo e dalle stesse banche”.

I due hanno ricordato il decreto attuativo del fondo risparmiatori, che hanno varato per risarcire i risparmiatori truffati, mettendo a bilancio una somma di 1,5 miliardi di euro.

Così Salvini: “Mi sembrava giusto essere qui: abbiamo messo in bilancio 1,5 miliardi e adesso si tratta di fare in modo che i risparmiatori li abbiano rapidamente, sperando che da Bruxelles non arrivino rotture di scatole”.

Si attende infatti il via libera Ue e, proprio in questa chiave, deve essere inteso l’ennesimo pellegrinaggio del ministro dell’economia Giovanni Tria, previsto oggi in occasione dell’Eurogruppo. Obiettivo del ministro è convincere l’Ue a riconoscere la legittimità del decreto.

In ogni caso la coppia Di Maio-Salvini andrà diritta per la sua strada. Di Maio ha rassicurato:

“Noi abbiamo messo in legge di bilancio a dicembre i soldi, siamo al 9 febbraio e questa è la settimana in cui escono i decreti e si erogano i soldi”.

Ancora: “questo mese faremo partire la commissione di inchiesta sulle banche, Gianluigi Paragone sarà il presidente. Li convochiamo tutti e iniziamo a farli cantare perchè i conflitti di interesse nelle banche hanno spolpato i risparmiatori”.

E se l’Europa dovesse mettersi di traverso e non dare il suo benestare al fondo per gli indennizzi a favore dei risparmiatori truffati?

Peggio per lei, fa notare il vicepremier pentastellato:

“All’Europa stiamo scrivendo una lettera cordialissima in cui diciamo che vengono prima i risparmiatori e i loro problemi, e poi tutti quelli che sono i tecnicismi europei”. “Tanto questa Europa a maggio è finita. Per quel che mi riguarda, dopo le elezioni europee non avremo più il problema nemmeno di questi commissari, che si mettono contro i risarcimenti ai truffati delle banche”.

Ma cosa c’è davvero dietro questo attacco dei due a Bankitalia e Consob? C’è di mezzo, almeno nel caso di Bankitalia, l’oro depositato a Palazzo Koch.

Di questo scrivono sia La Stampa che il Corriere della Sera.

Così La Stampa:

“L’idea dei gialloverdi sarebbe quella di usare una parte delle riserve auree per dirottarle sulla spesa, evitando così una manovra correttiva e l’aumento dell’Iva nella legge di Bilancio del prossimo anno, esito che nell’esecutivo cominciano a considerare scontato se la crescita continuerà a essere così rallentata”.

Viene citato l’articolo pubblicato lo scorso 9 settembre del 2018 sul blog personale di Giuseppe Grillo, firmato da Gabriele Gattozzi, che dal sito personale risulta essere docente all’Università della Terza età di Trento.

Con tanto di tabelle, ricorda La Stampa, Gattozzi “spiega che la Banca d’Italia è la terza detentrice di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve statunitense e la Bundesbank tedesca (quarta, se si considera anche il Fondo monetario internazionale). Al netto del trasferimento di 141 tonnellate alla Banca centrale europea, è pari a 2.452 tonnellate (metriche). Prevalentemente sono lingotti (95 mila), il resto monete. Gli altri Paesi europei, dice il post di Grillo, hanno venduto dal 20% al 60% del loro oro. E l’Italia? «Non ha venduto nemmeno un grammo di metallo prezioso. Perché?».

Potrebbe farlo – continua l’articolo –nel corso di un eventuale CBGA giunto alla quinta edizione (è il Central Bank Gold Agreement, che disciplina la vendita dell’oro delle banche centrali, di durata quinquennale, ndr) che potrebbe partire già dal quarto trimestre del 2019 sulla base del prezzo di mercato odierno di 33,34 Euro/grammo“.

Che l’idea sia condivisa tra i due partiti di maggioranza – scrive La Stampa – lo prova che due mesi dopo il post di Grillo, il leghista Borghi ha depositato una proposta di legge sull’oro posto a garanzia dalla Banca quando l’Italia aveva una sua moneta sovrana che lo porrebbe sotto la diretta proprietà dello Stato”

Vale la pena di ricordare come la questione dell’oro nei forzieri di Bankitalia sia tornata sotto i riflettori durante il periodo di Natale quando proprio il direttore generale Salvatori Rossi ha fatto infuriare l’economista e presidente della Commissione bilancio della Camera, Claudio Borghi.

Intervenendo a una trasmissione su La7, Rossi ha detto infatti che “sull’aspetto giuridico di chi sia la proprietà legale dell’oro si pronuncerà la Bce a cui abbiamo ceduto la sovranità quando è stato creato euro”.

Immediata la reazione di Borghi, che aveva replicato con un post su Twitter dicendosi “ALLUCINATO”.

“Stiamo a parlare delle virgole e il DIRETTORE DI BANKITALIA dice che la BCE (!!!) dovrà dire di chi è il NOSTRO oro? E meno male che la mia proposta di legge era superflua!!#giùlemanidalloro“, si legge nel tweet di Borghi.

Così il Corriere:

“La Banca d’Italia non ha smesso di essere nei pensieri di parte della maggioranza. È dell’autunno per esempio una proposta di legge del presidente della commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi (Lega): lasciare le riserve auree in gestione alla Banca d’Italia, ma decretare che la proprietà è «dello Stato» e quindi la disponibilità appartiene al governo. Non è chiaro quanto sostegno abbia questa proposta, ma essa richiama un sottinteso delle polemiche di questi giorni: la Banca d’Italia possiedelingotti e monete d’oro che valuta a 84,8 miliardi di euro e nel complesso ha attivi per 963 miliardi — oltre metà del reddito nazionale — inclusi 40 miliardi in valuta estera e 18 di crediti «verso le pubbliche amministrazioni”.

“Peraltro almeno il valore di mercato delle riserve auree di Banca d’Italia – continua Il Corriere – è senz’altro superiore alle poste segnate in bilancio. Un’operazione con pochi scrupoli potrebbe far emergere plusvalenze improvvise. Non sono dettagli destinati a passare inosservati. Neanche per un governo che nella prossima legge di bilancio deve trovare almeno 25 miliardi di tagli o nuove tasse solo per stabilizzare il deficit, mentre l’economia resta ferma o in caduta. Naturalmente provare a toccare i forzieri della Banca d’Italia nell’illusione di far tornare i conti non sarebbe solo illegale; darebbe anche un segnale di confusione e perdita di controllo al quale gli investitori reagirebbero come hanno fatto già alla prima bozza di bilancio in autunno: uscendo dall’Italia e lasciando che le fiamme divampino sul mercato del debito”.


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