Che cosa ha detto e fatto Bankitalia su Popolare Vicenza, Veneto Banca, Mps, Carige e sofferenze?

Giuseppe Liturri startmag.it 11.2.19

Ecco parole e azioni della Banca d’Italia sulle principali crisi bancarie come Popolare Vicenza, Veneto Banca, Mps e Carige. Nei giorni in cui si dibatte dei vertici della Banca d’Italia, un recente approfondimento di Giuseppe Liturri può essere utile alla discussione; qui la versione integrale

Sabato 26 gennaio, il vice direttore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, è intervenuto a un convegno a Bologna per parlare di credito e sviluppo. Sarebbe stato un convegno come un altro, se non fosse stato per le eclatanti parole sull’Unione Bancaria e sulla stabilità delle nostre banche, seppur avvolte nell’abituale linguaggio felpato di via Nazionale.

In sintesi, Panetta ha detto che le regole europee rendono il nostro sistema bancario instabile. Panetta parla di “aspetti critici” che renderebbero “problematica” l’applicazione delle nuove regole. Due in particolare.

l’esperienza mostra che l’applicazione del bail-in rischia di minare la fiducia nelle banche e generare instabilità; non è un caso che le autorità in più paesi tendano a evitare di applicare tale strumento, sinora utilizzato sporadicamente. Avendo presente che le norme europee riducono drasticamente i margini per l’azione pubblica e che nella lunga fase di transizione le passività bancarie previste dalla BRRD per far fronte al bail-in non saranno pienamente disponibili, è auspicabile che un tale rischio sia tenuto in conto dal legislatore e dalle autorità responsabili degli interventi”

Quindi apprendiamo dalla viva voce di un regolatore che:

  • la fiducia, il bene più prezioso per una banca, è messo a rischio dal bail-in che genera inoltre instabilità.
  • Si tende ad evitare l’applicazione della norma, tanto sono dannose le sue conseguenze.
  • Non essendoci ancora passività bancarie specificamente emesse per assorbire le perdite, è meglio andarci piano con questo bail-in.

Tutto ciò è davvero stupefacente. Dopo oltre 3 anni da quel novembre 2015, quando furono mandate in risoluzione 4 banche medio-piccole e fu impedito al Fondo Interbancario di intervenire perché avrebbe costituito un illegittimo aiuto di Stato, dopo il 60% di capitalizzazione bruciato in Borsa nel primo semestre 2016, dopo centinaia di miliardi di crediti deteriorati svalutati o ceduti forzatamente, dopo le vicende di Popolare Vicenza e Veneto Banca, dopo Monte dei Paschi di Siena, dopo Carige, dopo… (mettere una banca a piacere), bene, dopo tutto questo tsunami siamo a ancora a parlare di rischio? Ma davvero?

Panetta certamente sa che un elemento comune alle banche citate, al di là delle singole vicende di malversazione e mala gestio, è la crisi di fiducia che le ha messe in ginocchio.

Carige, da ultima, ha visto raccolta ed impieghi calare del 20/25%, così come Mps, e le due venete (Popolare di Vicenza e Veneto Banca). È la mancanza di fiducia che ha aggravato irrimediabilmente la situazione di tutte le banche finite finora in dissesto.

Nessuna banca può reggere ad una consistente perdita di volume di attività ed i conti si deteriorano rapidamente nella più classica della profezia autoavverante. Quali rischi? È (quasi) tutto già accaduto!

Ma il bello deve ancora venire.

l’orientamento che si va affermando a livello europeo secondo cui la procedura di risoluzione va applicata a poche decine di grandi intermediari dell’eurozona mentre gli altri – quasi 3.000 – andrebbero sottoposti a liquidazione ordinaria può avere conseguenze negative. La liquidazione disordinata – in gergo, “atomistica” – di una banca distrugge valore, infligge costi altrimenti evitabili ai clienti degli intermediari coinvolti, lacera la fiducia del pubblico nel sistema bancario, generando rischi di contagio. Anche su questo sono auspicabili interventi che prevedano meccanismi – quali l’intervento dei fondi di garanzia dei depositi – in grado di assicurare l’uscita ordinata dal mercato delle banche in crisi. Altri paesi dispongono di un assetto che ha consentito di gestire un numero elevato di crisi di banche – oltre 500 negli Stati Uniti nell’ultimo decennio – con ripercussioni trascurabili sull’economia e sui risparmiatori”

Qui Panetta si sofferma sul fatto che la risoluzione consente alla banca di continuare ad operare, previo bail-indi azioni, obbligazioni e depositi maggiori di €100 mila, fino all’8% delle passività, solo nel caso in cui sia necessario salvaguardare la stabilità sistemica, cioè se la banca sia sufficientemente grande. Negli altri casi (la gran parte) la banca va liquidata con gli strumenti ordinari. Così come è successo con le due Venete. Anche su questo tema, le parole sono di fuoco. Si spazia da fiducia lacerata a rischi di contagio. E qui Panetta fa l’esempio degli Usa, dimenticando (perché lo sa benissimo) che strumenti di quel tipo, perdipiù di natura privata come il Fondo Interbancario, sono stati esplicitamente vietati dalla Ue. Sembra davvero che Panetta sia appena sbarcato da un’altra galassia.

Ma l’acuto finale è da standing ovation (o da lancio di ortaggi assortiti, dipende dai punti di vista).

Affinché il nuovo assetto normativo conferisca stabilità al sistema creditizio europeo e nazionale occorre completare l’Unione bancaria, attivando con rapidità un solido sostegno (backstop) per il fondo di risoluzione unico e una assicurazione comune dei depositi. Sono iniziative che, nel condividere i rischi nell’area dell’euro, ne faciliterebbero la riduzione. Ma la condivisione è auspicabile se si riducono tutti i rischi – non solo alcuni – ai quali le banche europee sono esposte. I rischi creditizi, tipici delle nostre banche, sono da tempo al centro dell’attenzione delle autorità e degli analisti e sono in forte calo… Al contrario, il contenimento dei rischi di mercato derivanti dal possesso di strumenti finanziari opachi e illiquidi registra progressi insufficienti: l’esposizione delle maggiori banche dell’area dell’euro agli strumenti cosiddetti “di secondo e terzo livello” – che includono strumenti derivati – è ancora dell’ordine di 6.000 miliardi di euro, un multiplo elevato sia del capitale delle banche che li detengono, sia dei crediti deteriorati netti di tutte le banche dell’eurozona. Nell’ambito del SSM abbiamo recentemente avviato una ricognizione approfondita su questa tipologia di rischi.”

Panetta è convinto che la stabilità potrebbe arrivare dal completamento dell’Unione Bancaria. In particolare, dotando il fondo di risoluzione di risorse sufficienti (il backstop) per affrontare crisi bancarie ed attivando l’assicurazione comune sui depositi. Anche in questo caso, finge di non sapere che sono entrambe misure finite da tempo su un binario morto.

E là rischiano di rimanerci, ma non per le perplessità dei tedeschi sui rischi delle nostre banche, ma per le nostre perplessità sui rischi, enormi e difficilmente valutabili, delle loro banche. Qualche progresso si è fatto per il fondo di risoluzione, ma l’assicurazione dei depositi è sepolta. Quindi, di quale stabilità sta parlando, se è noto che gli strumenti per ottenerla non ci sono e non ci saranno mai?

Infine per salutare degnamente il pubblico con il bis, Panetta denuncia che la condivisione dei rischi è finora avvenuta soltanto riducendo quelli delle nostre banche, via bombardamento a tappeto dei loro conti. Una lieve pagliuzza, in confronto alla trave degli strumenti ‘opachi ed illiquidi’ per ben €6.000 miliardi detenuti soprattutto da banche tedesche e francesi. Su cui hanno appena avviato una ‘ricognizione approfondita’. C’è da capirli quelli della Vigilanza della BCE. Sono così impegnati con le nostre banche, che trovano appena il tempo per una “ricognizione”, anziché rivoltargli i libri contabili come un calzino…

A via Nazionale sanno tutto da tempo, ma continuano a recitare la parte di chi appare appena giunto sulla scena. Volete una delle tante conferme?

Ecco alcuni stralci dell’audizione del Capo della Vigilanza della Banca d’Italia, Barbagallo, resa davanti alla Commissione Finanze della Camera il lontano 9 dicembre 2015, appena dopo la risoluzione delle 4 banche ed a pochi giorni dall’entrata in vigore del bail-in.

QUI I PASSAGGI SALIENTI

Non aggiungerò alcun commento, se non che sono passati oltre 3 anni da queste parole e c’è una certa stanchezza dello stupore e dell’aurorale meraviglia del ‘Fanciullino’ che alberga a via Nazionale.

Se, dopo 3 anni, a via Nazionale ripetono ancora le stesse parole sui rischi di instabilità, devo arguire che siano ancora alla ricerca di “altre strade”. Nel frattempo, la casa brucia.

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