Crisi banche e “show” di Salvini e Di Maio a Vicenza, il discorso di Zanettin in parlamento citando VicenzaPiù: “governo ha mentito?”

Di Redazione Economica VicenzaPiu -11 Febbraio 2019

Alla Camera dei Deputati oggi 11 febbraio è stato il giorno della discussione in aula sulle linee generali del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 8 gennaio 2019, n. 1, misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. – Cassa di risparmio di Genova e Imperia. Anche il deputato vicentino Pierantonio Zanettin di Forza Italia è intervenuto nella discussione (qui il video integrale, sopra solo l’intervento di Zanettin).

Ecco il testo integrale del suo discorso applaudito dai colleghi presenti:

La ringrazio, Presidente, per la parola. Onorevole sottosegretario Villarosa, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, questo provvedimento certifica, come dire, la fine dell’era dell’innocenza per la maggioranza giallo-verde e, soprattutto, per il MoVimento 5 Stelle. Dopo un’intera legislatura sulle barricate, ad urlare e protestare contro i soldi pubblici regalati a banche e banchieri, siamo arrivati al paradosso di un decreto-legge che riproduce passo per passo, paragrafo per paragrafo, comma per comma, il decreto “Monte Paschi”, tanto contestato a suo tempo. Forse, colleghi della maggioranza, vi state finalmente rendendo conto che le banche sono linfa vitale e motore dell’economia, un ecosistema tanto delicato, quanto essenziale per gli equilibri strategici del Paese. Peccato che questa maggioranza non sia in grado di esprimere una linea politica su un tema così essenziale e proceda solo per spot e slogan, impegnata com’è nella sua eterna campagna elettorale.

Il Vice Premier Di Maio esalta la nazionalizzazione di Carige e parla di popolo sovrano che si riappropria delle banche, sostenendo che questo è il primo caso in Europa. Dimentica evidentemente il Vice Premier Di Maio che durante i Governi Renzi e Gentiloni il MEF ha assunto il controllo proprio di Monte Paschi, salendo a 68,247 per cento del suo capitale. Il Governo giallo-verde, quindi, oggi nazionalizza una banca, esattamente come aveva fatto negli anni scorsi il centrosinistra, in assoluta continuità. E così come mancava al centrosinistra una precisa strategia industriale per il settore creditizio, altrettanto sta accadendo per il Governo giallo-verde. Il delicatissimo dossier Monte Paschi, ereditato dal Governo Gentiloni è da mesi sul tavolo del Governo Conte, senza apparenti soluzioni. Nel frattempo le azioni sono crollate ai minimi storici. Solo a gennaio 2018 l’azione MPS quotava 3 euro e mezzo; oggi, a distanza di un anno, viene scambiata a un euro e 26 centesimi. Il Tesoro era entrato in Monte Paschi, pagando le azioni 6,9 euro, per la tranche principale, e 8,5 euro, per la parte relativa allo swap bond-azioni. L’esborso per il MEF era stato complessivamente di 6,9 miliardi. Agli odierni corsi di Borsa, la partecipazione MPS vale meno di un miliardo, i conti sono presto fatti. Ora si è aggiunto il dossier Carige, con garanzie statali che potranno arrivare fino a 3 miliardi, in un quadro economico complessivo in grave deterioramento, che non lascia presagire nulla di buono.

Siamo in piena recessione tecnica, la produzione industriale è crollata, lo spread è ricominciato a salire e il Fondo monetario internazionale parla addirittura di rischi globali per effetto del contagio italiano. E sul fronte creditizio all’orizzonte si intravedono ulteriori situazioni critiche, pensiamo alla Banca Popolare di Bari e alla Banca Popolare di Sondrio, che continuano a prorogare la trasformazione in S.p.A. imposta per legge. È particolarmente delicata la condizione della Popolare di Bari, con le azioni da anni ormai illiquide e con le obbligazioni subordinate, che nell’ottobre scorso sono scese fino a quota 60 euro. Si aggiunge, poi, la Popolare di Ragusa, in cui i soci lamentano di essere da anni nell’impossibilità di vendere azioni. Ricordo l’allarme lanciato il 20 novembre dello scorso anno, di fronte alla Commissione affari economici e finanziari del Parlamento europeo, dai responsabili della vigilanza BCE, Danièle Nouy e Andrea Enria. Se si continua con uno spread così alto, si prospetta uno scenario greco per le banche italiane. Le conclusioni riferite al quadro italiano, se possibile, sono ancora più inquietanti – cito testualmente – incrociamo le dita.

In un quadro così fosco quali sono le linee strategiche del Governo? Azzerare i vertici di Bankitalia e Consob e fare partire presto la Commissione parlamentare di inchiesta per far cantare i banchieri, in un 2019 che sarà bellissimo, oppure l’idea di vendere le riserve auree di Banca d’Italia, che sono un presidio per la stabilità finanziaria del nostro Paese, per pagare reddito di cittadinanza e quota 100, spesa corrente del tutto improduttiva. Le chiedo, onorevole sottosegretario, se questa possa costituire una strategia. Il Governo appare in balia degli eventi, privo di qualsiasi piano a medio e lungo termine, senza una qualche idea sul riassetto del settore creditizio, impegnato in assurde battaglie contro gli altri Governi europei e le istituzioni economiche internazionali. Intanto lo spread aumenta e le banche rischiano il default.

Invece di preoccuparsi di tessere alleanze politiche per individuare il sostituto di Mario Draghi alla guida della BCE nell’autunno prossimo, che prosegua quella politica di allentamento monetario che tanto ha giovato al nostro Paese, il MoVimento 5 Stelle preferisce flirtare con Gilets jaunes e casseurs. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti: se non si inverte subito la rotta finiremo inevitabilmente sugli scogli.

Sabato ha avuto luogo l’assemblea di una delle associazioni degli ex azionisti delle banche Popolari venete finite in dissesto, con la partecipazione del Vicepremier Salvini e del Vicepremier Di Maio, lo ricordava prima l’onorevole Raduzzi. Ho seguito da vicino, essendone stato socio storico, le vicende delle due Popolari venete e mi sono convinto che il crac sia stato determinato certamente da mala gestio degli amministratori e da carenze delle autorità di controllo e vigilanza, ma ancor di più da un quadro normativo del tutto inadeguato, rimasto cristallizzato nel tempo, per istituti che, nel frattempo, erano cresciuti troppo. Mi riferisco alla non quotazione dei titoli, che la legge consentiva a quegli istituti, ed al voto capitario. Considero quest’ultimo un residuato storico di un’epoca che non esiste più, che legittima classi dirigenti locali del tutto autoreferenziali e selezionate tramite cooptazione, che negli anni hanno dato cattiva prova: pensiamo, appunto, agli esempi di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Tali amministratori controllavano giganti della finanza, che capitalizzavano miliardi di euro e poi, quando il castello di carta è crollato e i veli si sono squarciati, si è verificato che erano titolari di azioni della Banca che gestivano solo per qualche decina o, al massimo, centinaia di migliaia di euro. Credo che questo non debba succedere più e che l’istituto del voto capitario vada abolito quanto meno per le società quotate o ad azionariato diffuso. Potrà essere conservato tutt’al più nelle BCC.

Parliamo, quindi, del Fondo per il ristoro dei risparmiatori, introdotto con la recente legge di bilancio e che è stato l’oggetto degli interventi dei Vicepremier a Vicenza, lo ricordava prima l’onorevole Raduzzi. L’onorevole Renato Brunetta, già nel corso della discussione della legge di bilancio e con l’interrogazione del 28 dicembre 2018, aveva avvertito il Governo del rischio di una procedura di infrazione UE per aiuti di Stato; aveva anche suggerito che la misura fosse oggetto di preventiva autorizzazione della Commissione europea, ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione. All’epoca, il Governo aveva smentito ogni problema, negando l’esistenza di un carteggio scambiato con gli uffici dell’Unione europea.

Solo pochi giorni fa, e precisamente il 17 gennaio scorso, in Commissione, proprio nel corso della discussione di questo provvedimento, il Ministro Tria, a precisa domanda del nostro collega, onorevole Sestino Giacomoni, aveva testualmente dichiarato: voglio sgombrare il campo e finora, fino a poche ore fa, non c’è assolutamente nessuna lettera o azione, neppure informalmente, di critica della Commissione europea. Ora, invece, il Vicepremier Salvini e il Vicepremier Di Maio ammettono che è arrivata una lettera dell’UE, che dice che non possiamo usare la misura per risarcire i truffati delle banche.

Sulla questione parecchi conti non tornano: perché non è stato reso pubblico il contenuto di questa lettera indirizzata al dottor Alessandro Rivera, direttore generale del Ministero del Dipartimento del Tesoro? Solo un sito di informazione locale, che risponde al nome di VicenzaPiù, ne ha pubblicato degli stralci. Secondo tali indiscrezioni, che peraltro nessuno ha finora smentito, la lettera inviata al Governo invitava lo stesso Governo a rispondere ai rilievi entro il 31 gennaio scorso, il che lascia supporre che sia pervenuta nella prima decade di gennaio. Come gruppo di Forza Italia, abbiamo presentato una interrogazione per capire il giorno esatto in cui tale lettera è pervenuta al MEF e se ad essa è stato dato riscontro. Ovviamente fino ad oggi non ci è stata data risposta ed appare chiaro l’imbarazzo del Governo: se quanto pubblicato da VicenzaPiù trovasse conferma, sarebbe evidente che il Governo ha mentito al Parlamento. Le sarei davvero grato, onorevole sottosegretario Villarosa, se a questa domanda potesse dare risposta oggi nella replica che seguirà questo dibattito, sarebbe un atto di onestà e trasparenza, che certamente le farebbe onore.

Veniamo ad un secondo aspetto della questione: il Premier Conte, alla vigilia dell’approvazione della legge di bilancio, si era vantato di averla negoziata con Moscovicì. Perché il fondo con i truffati delle banche non è stato inserito in questa trattativa? Che cosa costava fare uno sforzo in più? Come è stato possibile per la Ragioneria dello Stato bollinare una iniziativa illegittima e contraria alla normativa europea?

Terzo punto: a Vicenza i due Vicepremier hanno detto che, a prescindere dai rilievi dell’Europa, si procederà con i rimborsi, come previsto dalla legge di bilancio. E se è così, perché continuano a slittare i decreti di attuazione? Sottosegretario Villarosa, lei si era pubblicamente impegnato a presentare questi decreti di attuazione entro l’8 febbraio, ma anche questo termine è spirato invano. Il Vicepremier Di Maio, a Vicenza, ha detto che questa settimana saranno scritti i decreti attuativi. Perché allora questi decreti non escono e nessuno conosce, neppure a grandi linee, il loro contenuto? Uno dei punti critici della normativa che avete varato rimane il vaglio delle domande da parte non di un arbitro terzo, ma di una Commissione ministeriale di nomina politica. Siete sicuri che una Commissione di questa natura, e come tale esposta a rischi di responsabilità contabile, sia idonea ad erogare in forma massiva i rimborsi ai truffati come hanno promesso sabato a Vicenza i due Vicepremier?

Reticenza, opacità, bugie, ambiguità accompagnano, quindi, il varo di questo fondo, che peraltro è atteso come manna dal cielo da tante famiglie.

Restiamo convinti che sia in atto una spregiudicata speculazione politica sul dramma di tanti truffati. Guarda caso l’incidente viene creato alla vigilia delle elezioni europee per essere usato come argomento di propaganda da agitare contro l’Europa cattiva che non vuole rimborsare i risparmiatori. Dio non voglia che i truffati delle banche finiscano ora truffati anche dalla politica.

I veneti sono pazienti, ma hanno anche buona memoria e lo show di sabato scorso, onorevole sottosegretario e onorevole Raduzzi, a Vicenza, potrebbe rivelarsi un boomerang per la maggioranza giallo-verde.