Paul François, l’agricoltore francese che ha sfidato Bayer-Monsanto

Riccardo Quintili ilsalvagente.it 10.2.19

Paul François, è un agricoltore della Charente, regione francese della Nuova Aquitania, 450 chilometri da Parigi. Ma proprio a Parigi suona più forte la sua battaglia – da buon Davide contro i Golia delle multinazionali dei pesticidi – ed è lì che sta diventando un simbolo. E una minaccia che potrebbe portare la Bayer nei tribunali di tutta Europa, un po’ come sta accadendo negli Stati Uniti per le cause di danni dei prodotti Monsanto. La casa, infatti, dopo aver acquisito il marchio famoso per il roundup ha anche avuto in eredità le cause, compresa quella di Paul con la richiesta di oltre 1 milione di euro di danni.

François fino all’aprile 2004 usava tranquillamente l’erbicida Lasso di Monsanto sui suoi raccolti, ma dopo aver inalato accidentalmente fuoriusciti da un contenitore lasciato al sole perde conoscenza e finisce in ospedale dove subisce quasi 7 mesi di ricovero.
Un anno dopo il professor André Picot, presidente dell’Associazione di tossicologia e chimica a Parigi, identifica il Chlorobenzene come il colpevole della malattia di François.

L’agricoltore oggi ha il 40 per cento di invalidità e afferma di soffrire di attacchi di amnesia, vertigini, balbuzie, convulsioni, irritabilità e coma ricorrenti.
Dopo aver scoperto che l’erbicida Monsanto era stato vietato in Canada nel 1985 e in Belgio e in Gran Bretagna nel 1992 (ma non in Francia, almeno fino a novembre 2007), l’agricoltore decide di portare in tribunale il big dell’agrochimica. E vince due processi: alla corte di Lione nel 2012 e in appello nel 2015. Nel 2017, però, Monsanto riesce a rovesciare le due precedenti decisioni, rinviando la causa alla corte d’appello. A France 24, l’agricoltore dichiara “Ho praticato una forma di agricoltura in cui credevo, una forma di agricoltura che è stata promossa in quel momento e che ha risposto ai bisogni della società. Ma noi, come agricoltori, avevamo torto, le nostre aspettative collettive erano sbagliate. Abbiamo riposto la nostra fiducia in società che ci hanno detto che stavano vendendo un rimedio per le nostre piante. Quello che hanno dimenticato di dire è che poteva avvelenare anche noi.
Nel frattempo ha convertito la sua azienda al biologico, lavora quanto gli permette il suo stato ma non risparmia le energie in una causa che, a suo giudizio, “mostrerà alle multinazionali come la Monsanto che non possono continuare ad agire impunemente. Che un semplice cittadino può portarle in tribunale e farle condannare”.
Una determinazione che potrebbe avere conseguenze gravi per Bayer già impegnata in numerosi fronti giudiziari al di là dell’oceano.

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