Addio ad Alessandro Mendini

Francesca Oddo abitare.it 18.2.19

Addio ad Alessandro Mendini

Alessandro Mendini con la luce notturna Campanello, 2016. (Ph. Roberto Gennari Feslikenian)

È mancato oggi il protagonista di una vera e propria rivoluzione del design. Una voce fuori dal coro

Ci ha lasciati Alessandro Mendini, un creativo a tutto tondo capace di mettere in discussione il design derivato dalle istanze funzionaliste e di proporre un mondo di oggetti, dotati di contenuti emozionali e spirituali, di vocazione al sogno. Brillante, visionario, curioso di sperimentare discipline sempre diverse, nei suoi 87 anni di vita non ha mai smesso di considerare l’uomo, inteso come “corpo, psiche e spirito”, al centro del progetto: partiva sempre dalla persona per arrivare alla definizione degli oggetti come elementi capaci di donare soddisfazione e degli spazi come rappresentazione della dimensione psicologica di chi li abita. Nel 1998, a proposito della casa ideale, aveva raccontato ad Abitare che

«ognuno di noi ha una casa mentale molto più articolata, frutto di parti di case possedute o sognate […]. È il bisogno di personalità contro l’anonimato della serie, di identificazione contro il grigiore della funzionalità. L’arredamento diventa il teatro della vita privata, quella scena, sommatoria di immagini e di ricordi, dove ogni cosa è finalizzata a creare la ‘casa palcoscenico’ […].»

Questo era Mendini e non è difficile capire come sia diventato il protagonista di una vera e propria rivoluzione del design, una voce fuori dal coro pronta ad affascinare produttori come Alessi o Bisazza, a coinvolgere colleghi come Robert Venturi, Ettore Sottsass, Achille Castiglioni, Riccardo Dalisi (per esempio nella progettazione della Casa della Felicità a Omegna per lo stesso Alessi, 1983-1988), ad arrivare oltre confine e a sedurre l’allora direttore del Museo di Groninger che gli chiese di progettarne la nuova sede (1994).

Alessandro Mendini, Museo di Groninger, Paesi Bassi, 1994. (Courtesy Groninger Museum)

Alessandro Mendini, Museo di Groninger, Paesi Bassi, 1994. (Courtesy Groninger Museum)

Eppure all’inizio, come ha raccontato in passato, non voleva fare l’architetto o il designer. Mentre studiava architettura si rese conto di preferire la pittura, il disegno di fumetti, l’approccio teorico e letterario all’architettura, che infatti lo condusse a ricoprire il ruolo di direttore di CasabellaModoDomus. La rivista era per lui un oggetto di design, prodotto in serie e in un certo numero di copie, concepito con lo strumento della scrittura e l’energia della curiosità. In seguito avvertirà l’esigenza di confrontarsi con il progetto e lo farà prima con Alchimia negli anni Settanta del secolo scorso, poi con il proprio Atelier fondato nel 1989 a Milano con il fratello Francesco.

Gli anni Cinquanta furono determinanti nella sua formazione: cominciò a rielaborare gli oggetti di allora adottando un linguaggio ironico, divertente, ludico, lontano da ogni allusione alla retorica. L’oggetto, quindi, iniziò a incarnare un altro ruolo, oltre a quello della funzionalità: diventò quasi un gioco per alleggerire l’animo di chi lo elegge a protagonista di una precisa ritualità quotidiana. La collaborazione con Alessi muove proprio da questo spirito: gli oggetti della vita di tutti i giorni, come il cavatappi Anna G. o il macinapepe Anna Pepper, diventano il simbolo di una rivoluzione che trasforma le azioni comuni in momenti con un forte contenuto ludico e brioso.

Alessandro Mendini, cavatappi Anna G.  e macinapepe Anna Pepper per Alessi, 1996. (Courtesy Atelier Mendini)

Alessandro Mendini, cavatappi Anna G. e macinapepe Anna Pepper per Alessi, 1996.

Quella di Alessandro Mendini è stata una poetica libera, sperimentale, emancipata rispetto agli schemi comuni, quindi fluida e in divenire. Per il futuro del design vedeva una scena aperta, nella quale non ci fosse nessuna forma di programmazione o di predeterminazione. Con unico punto fermo: fare in modo che l’oggetto fosse concepito per «trovare amici», per catalizzare l’attenzione e muovere il cuore dei suoi potenziali fruitori.

Alessandro Mendini, poltrona Proust, 1978. (Foto Carlo Lavatori, courtesy Atelier Mendini)

Alessandro Mendini, poltrona Proust, 1978. (Foto Carlo Lavatori, courtesy Atelier Mendini)