Truffa diamanti: scatta maxi sequestro da oltre 700 mln, indagate cinque banche

Laura Naka Antonelli finanza.com 20.2.19

MILANO (Finanza.com)

La Guardia di Finanza ha disposto un sequestro preventivo di oltre 700 milioni a carico di cinque banche italiane, due società e sette persone indagate a cui è stata contestata l’ipotesi di reato di truffa aggravata e autoriciclaggio, nell’ambito dell’inchiesta sulla truffa dei diamanti. Un’inchiesta che è stata lanciata dalla procura di Milano, e che riguarda fatti accaduti tra il 2012 e il 2016.

Il decreto di sequestro preventivo, firmato dal gip di Milano Natalia Imarisio, è stato eseguito, nello specifico,  a carico di sette persone indagate e sette enti indagati, ovvero le cinque cinque banche e le due società Intermarket Diamond Business spa (IDB) e Diamond Private Investment spa (DPI).

Le banche indagate sono UniCredit, Intesa SanPaolo, Banco BPM, Banca Aletti, Mps. 

Secondo l’accusa, le due società IDB e DPI avrebbero fatto comprare diamanti a investitori e risparmiatori gonfiando ai loro occhi il valore dei preziosi, attraverso anche false quotazioni sui giornali. Le banche coinvolte, dal canto loro, sarebbero state a conoscenza del meccanismo.

Il sequestro per l’ipotesi di truffa è di 149 milioni nei confronti di IDB, di 165 milioni a carico di DPI, di 83,8 milioni a carico di Banco Bpm e di Banca Aletti, di 32 milioni nei confronti di Unicredit, di 11 milioni a carico di Intesa Sanpaolo e di 35,5 milioni a carico di Mps.

Per l’ipotesi di autoriciclaggio il sequestro è da 179 milioni per IDB e di 88 milioni per DPI.

Due anni fa, la Guardia di Finanza aveva lanciato un raid presso alcune banche, al fine di acquisire documenti relativi alla sospetta vendita di diamanti, su cui aveva acceso un faro anche la Consob, a seguito dei dubbi sollevati dalla trasmissione Rai Tre Report.

In quell’occasione, Reuters aveva riportato i nomi di Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, UniCredit e Popolare di Bari. Il 31 ottobre di quell’anno, l’Antitrust – che aveva aperto due istruttorie sul caso – aveva concluso inoltre che diversi consumatori erano stati ingannati dalle imprese venditrici e da alcune banche intermediarie sui diamanti da investimento.

L’Antitrust aveva definito “gravemente ingannevoli e omissive” le modalità di offerta dei diamanti da investimento da parte di Intermarket Diamond Business (Idb) e Diamond Private Investment (Dpi), anche attraverso gli istituti di credito con i quali rispettivamente operavano, vale a direUnicredit e Banco Bpm (per Idb), Intesa Sanpaolo e Banca Mps (per Dpi), facendo scattare una multa superiore a 15 milioni. 

L’autorità garante della concorrenza, nel motivare la multa, aveva fatto riferimento alle pratiche scorrette dei soggetti coinvolti.

Tra queste, le informazioni ingannevoli e omissive diffuse attraverso il sito e il materiale promozionale dalle due imprese in merito. A partire da quelle sul prezzo di vendita dei diamanti, presentato come quotazione di mercato, frutto di una rilevazione oggettiva pubblicata sui principali giornali economici; per arrivare a quelle sull’andamento del mercato dei diamanti, rappresentato in stabile e costante crescita; sull’agevole liquidabilità e rivendibilità dei diamanti alle quotazioni indicate e con una tempistica certa; e sulla qualifica dei professionisti come leader di mercato.

In realtà, alla luce delle risultanze istruttorie, emerse che le quotazioni di mercato erano prezzi di vendita liberamente determinati dai professionisti in misura ampiamente superiore al costo di acquisto della pietra e ai benchmark internazionali di riferimento (Rapaport e Idex).

Non solo. L’andamento delle quotazioni era l’andamento del prezzo di vendita delle imprese annualmente e progressivamente aumentato dai venditori e le prospettive di liquidabilità e rivendibilità erano unicamente legate alla possibilità che il professionista trovasse altri consumatori all’interno del proprio circuito.

L’Antitrust aveva rivelato anche che, nel periodo compreso tra il 2011 al 2017, Idb e Dpi avevano perfezionato vendite per oltre un miliardo di euro.

Di questo ammontare, più della metà, ovvero 600 milioni di euro, erano avvenute grazie al ruolo di intermediario esercitato da Banco BPM per conto di 30-40.000 clienti. L’istituto aveva incassato in commissioni più di 100 milioni di euro.

Lo stesso ruolo di intermediario è stato ricoperto da UniCredit, che ha incassato 40-50 milioni di commissioni in sei anni. Intesa Sanpaolo è entrata nel business a metà 2015, con 7000 clienti nel 2016, mentre Mps ha condotto 14 mila operazioni dal 2013 al 2016 percependo commissioni totali tra 30 e 50 milioni di euro.

Si parla di decine di migliaia di risparmiatori coinvolti.

Tra le vittime anche personaggi del mondo dello spettacolo come Vasco Rossi che, secondo quanto emerge dalla carte avrebbe investito 2,5 milioni di euro; Simona Tagli, cheavrebbe fatto un investimento da circa 29mila euro e Federica Panicucci, che avrebbe puntato circa 54mila euro.

Quasi settanta gli indagati totali: tra questi anche il direttore generale di Banco Bpm Maurizio Faroni, a cui vengono contestate le accuse di concorso in truffa, autoriciclaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza.

Come ricorda Il Giornale “la vicenda a maggio dell’anno scorso si è anche tinta di giallo con la morte di Claudio Giacobazzi, presidente e ad di Intermarket Diamond Business (IDB) ritrovato senza vita in una camera d’hotel a Reggio Emilia, non lontano dal casello dell’A1. La procura di Reggio aveva aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio).