Creval, chi sono i putiniani di Altera che trottano nel Credito Valtellinese (con i vertici in bilico)

Fernando Soto startmag.it 23.2.19

Ribaltone ai vertici del Credito Valtellinese? Nuovi soci esteri pronti a condizionare il Creval?

Sono le domande che imperversano da giorni dopo le indiscrezioni e le notizie che riguardano l’ex banca popolare Credito Valtellinese trasformata in società per azioni. Partiamo dalla notizia certa.

Il fondo di imprenditori russi Altera ha superato la soglia del 7% l’8 febbraio nel Credito Valtellinese e dovrebbe aver comprato i titoli immessi sul mercato dal fondo Steadfast, appena sceso sotto il 5%.

TUTTE LE NOVITA’ NEL CREDITO VALTELLINESE

Altera si affianca così agli altri soci pesanti in Creval, tutti sopra il 5%, come l’hedge Hosking Partners e il fondo Algebris del renzianissimo Davide Serra, al finanziere francese Denis Dumont (5,7%), e al Crédit Agricole, al 5%.

CHE COSA FA IL FONDO ALTERA

Altera ha concentrato una quota rilevante del suo patrimonio, che ammonterebbe a circa 200 milioni di euro. “Il fondo ha spaziato negli investimenti dalle miniere d’oro armene e russe di GeoProMining alla più recente società di cybersecurity russa Group-Ib. Prima ancora, le cronache locali hanno dato Altera in affari con società dell’oligarca russo Oleg Deripaska, che era stato colpito dalle sanzioni degli Usa, e tra i soci del gruppo petrolifero Ruspetro”, ha scritto oggi il Corriere della Sera.

CHI SONO I RUSSI NEL CREVAL

I due manager che hanno fondato Altera nel 2012 hanno un passato nell’amministrazione Putin: Vyacheslav Pivovarov e Kirill Androsov. Il primo, che è il ceo del fondo, 46 anni, è un ex trader di Citi e di Old Lane, ha preso un Mba a Stanford ed è stato anche consulente del ministro dello sviluppo economico nei primi anni Duemila. Androsov, il managing director, 47 anni, Mba a Chicago, è stato tra il 2008 e il 2010 vice capo dello staff di Vladimir Putin primo ministro, ed è stato presidente di Aeroflot e delle Ferrovie russe, ha aggiunto il Corriere.

L’ALLARME DI ASSOPOPOLARI NON SOLO SUL CREDITO VALTELLINESE

Reazioni critiche alla mossa dei russi in Creval dal mondo delle banche popolari: “Il sistema bancario è ormai in mani forestiere. La gran parte delle nostre banche sono dette italiane solo perché hanno sede legale in Italia. Sono controllate dai fondi speculativi esteri statunitensi o europei oppure da banche estere. Fiumi di utili vanno ad arricchire altri Paesi ed economie. Adesso, cominciano ad affacciarsi (e hanno già fatto spesa bancaria) gli oligarchi russi e società con sede alle Cayman, alle Isole Vergini, in Lussemburgo. Siamo una terra di conquista della finanza internazionale, di cui saremo presto una colonia a tutti gli effetti”, ha detto stamane il presidente di Assopopolari Corrado Sforza Fogliani parlando all’Università di Pavia.

I RUMORS SUI RIBALTONI IN CREVAL

Aria di nuovo ribaltone ai vertici del Credito Valtellinese. L’amministratore delegato e direttore generale Mauro Selvetti è infatti entrato nel mirino dei numerosi fondi esteri che controllano la banca insieme al finanziere francese Dumont, ha scritto oggi il Sole 24 Ore. Dovrebbe essere l’attuale presidente Luigi Lovaglio a sostituire Selvetti su input dei fondi francesi e inglesi.

LE NOTIZIE DEL SOLE 24 ORE SUL CREDITO VALTELLINESE

Il vertice deve presentare entro pochi mesi un nuovo piano industriale triennale. E in genere, il manager che presenta il piano al mercato è anche quello che poi lo porta avanti. ha aggiunto il Sole: “A farlo sarà Selvetti, come pareva fino a pochi mesi fa, o sarà Luigi Lovaglio – voluto al vertice del Creval dalla Algebris di Davide Serra, che lo ha suggerito a un Dumont ignaro delle dinamiche bancarie italiane?”.

LO SCENARIO PER IL CREVAL

L’ipotesi sul tappeto – secondo i rumors scritti dal Sole – è che Selvetti lasci il Creval e che l’attuale presidente Lovaglio gli subentri come amministratore delegato. Alla presidenza, in sostituzione di Lovaglio, dovrebbe andare il commercialista Alessandro Trotter, da pochi mesi vicepresidente vicario del CreVal dopo l’ingresso in cda in rappresentanza di Dumont.