La Sindone continua a non essere autentica (anche due uomini sono stati appesi a una croce per provarlo)

 Sandro Iannaccone Giornalista scientifico wired.it 23.2.19

Un esperimento statunitense avrebbe mostrato che le “macchie” della Sindone sarebbero compatibili con quelle lasciate da un uomo crocifisso. Ma i dubbi sono molti (per non parlare del problema della datazione)

Sindone
(foto: Getty Images)

È certamente il lenzuolo più famoso e studiato al mondo. E oggi un nuovo studio, l’ennesimo, tenta di far luce sui segreti nascosti tra le sue fibre sfilacciate dalle temperie. Parliamo, ovviamente, della Sindone di Torino, il telo che secondo la tradizione cristiana avrebbe avvolto il corpo di Gesùdopo la crocifissione e che ne porterebbe impressa l’immagine. Una questione su cui fede e scienza sono divise: stando alla maggior parte delle analisi finora condotte, infatti, il lenzuolo sarebbe un manufatto creato intorno al XIV secolo per scopi artistici o didattici. Il nuovo studio, condotto da un’équipe di ricercatori del Turin Shroud Center of Colorado, a Colorado Springs, sembra invece andare nella direzione opposta: gli autori hanno appena presentato i risultati di nuovi esperimenti al convegno annuale della American Academy of Forensic Sciences (Aafs), sostenendo che “le conclusioni sembrano supportare l’ipotesi dell’autenticità della Sindone in modo nuovo e del tutto inatteso”. È davvero così?

Lo studio di Borrini e Garlaschelli
Facciamo un passo indietro. Lo studio appena presentato è la risposta a un lavoro pubblicato nel 2018 da Matteo Borrini Luigi Garlaschelli. I due ricercatori – scienziato forense alla Liverpool John Moores University il primo, esperto del Comitato per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze (Cicap) il secondo – avevano provato a replicare la formazione delle presunte macchie di sangue evidenti sul lino della Sindone, concludendo che molte di esse erano del tutto irrealistiche e incompatibili con la posizione del corpo di un uomo crocifisso.

Per scoprirlo, gli autori simularono in prima persona (fu proprio Garlaschelli a prestarsi) la crocifissione, cercando di riprodurre il più fedelmente possibile le ferite, le diverse posizioni del corpo sia sulla croce sia nel sepolcro, con sangue vero e artificiale e usando diversi tipi di legno.

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Queste le conclusioni: di tutte le macchie di sangue visibili sulla Sindone, quelle compatibili con verosimili posizioni assunte da un corpo crocifisso sono quella della ferita al torace e quelle sugli avambracci, che “indicano che le braccia erano molto estese verso l’alto, con un angolo superiore a 45 gradi”. Diverso il discorso per le tracce sui polsi e per la cintura di sangue nella regione lombare, giudicate non compatibili con alcuna posizione del corpo né sulla croce né nel sepolcro; la cintura nella regione lombare, in particolare, che si ipotizzava essere il risultato di una fuoriuscita di sangue dalla ferita toracica post mortem, sarebbe “totalmente irrealistica” e “più somigliante a un segno artificiale, tracciato con un pennello o un dito”.

Sindone
(foto: M. Borrini e L. Garlaschelli, Journal of Forensic Sciences)

Cosa dice lo studio americano
Veniamo finalmente allo studio dei ricercatori di Colorado Springs. O, più precisamente, al suo abstract, perché è solo questo che abbiamo a disposizione: il lavoro non sarà pubblicato ed è stato solo discusso da John Jackson, il primo autore, in una conferenza in cui era vietata ogni tipo di registrazione. Nel testo si parla di “un protocollo sperimentale in cui grazie a meccanismi speciali per l’ancoraggio dei polsi e dei piedi è stato possibile appendere in sicurezza e con realismo dei soggetti maschi su una croce a dimensioni reali”. Anche se non sappiamo quanti soggetti.

II ricercatori, si dice sempre nell’abstract, hanno usato l’immagine sul lenzuolo per inferire le dinamiche e i dettagli della crocifissione, come per esempio la posizione dei chiodi sui polsi. “I soggetti sono stati scelti per corrispondere il più possibile alle caratteristiche che si ricavano dalle impronte frontali e dorsali visibili sulla Sindone. La croce e il sistema di sospensione sono stati progettati per permettere ai soggetti di assumere diverse posizioni e di muovere il corpo nel modo più appropriato”. Le conclusioni degli esperimenti sono quelle citate poco sopra: secondo Jackson e colleghi, le macchie sulla Sindone potrebbero effettivamente essere compatibili con il sanguinamento di un uomo crocifisso.

Come si diceva, però, i dubbi sono tanti. Anzitutto l’approccio seguito, a posteriori, che parte dalle macchie per inferire la posizione di un uomo crocifisso e non viceversa. Cercare di dimostrare che i segni sulla Sindonesono compatibili con la posizione di un uomo crocifisso è concettualmente diverso dal mostrare che la posizione naturalmente assunta da un uomo crocifisso potrebbe lasciare quelle macchie.

Ma c’è dell’altro. E a raccontarcelo è proprio Borrini, ospite alla conferenza e dunque testimone diretto della presentazione di Jackson. “L’autore ha dimostrato”, ha raccontato a Wired“di non aver capito il senso del nostro lavoro: noi abbiamo analizzato le macchie sul polso, quelle sull’avambraccio, quelle sul torace e quelle sul dorso – la cosiddetta cintura di sangue – dimostrando che non sono compatibili se prese nel loro insieme. Le macchie sull’avambraccio e sul polso, prese singolarmente, potrebbero anche essere compatibili con quelle lasciate da un uomo crocifisso, e questo lo avevamo detto chiaramente. Il team di Jackson ha ripetuto, in modo piuttosto convoluto, solo una parte del nostro esperimento: i loro risultati sono estremamente inconclusivi e in realtà non fanno altro che ripetere parte quello che avevamo già dimostrato. Ossia che le macchie di polso e avambraccio sono apparentemente compatibili; ma questo lo sapevamo già. Il problema – che Jackson ha ignorato – è quello che succede quando si analizzano tutte le macchie insieme, quello che abbiamo fatto noi. E che ha dimostrato che la Sindone non è originale”.