Le banche svizzere nuovo “obiettivo” delle Entrate

Gian Maria De Francesco – 23/02/2019 ilgiornale.it

Dopo la maximulta francese a Ubs, il Fisco prova a passare all’incasso con gli istituti elvetici

Roma L’Agenzia delle Entrate punta in alto. Il nuovo target dell’azione di contrasto all’elusione è rappresentato dalle banche svizzere.

Negli ultimi due mesi, infatti, l’organismo guidato dal generale Antonino Maggiore e la Guardia di Finanza stanno inviando numerosi questionari agli istituti elvetici sulla base dei dati raccolti tramite le voluntary disclosure del 2015 e del 2017 mettendo in questione non solo l’eventuale «sostegno» fornito all’esportazione di capitali, ma anche la possibilità che siano stati omessi i dovuti versamenti al Fisco italiano da arte delle stesse banche. Dopo la sentenza francese che qualche giorno fa ha imposto a Ubs, il colosso zurighese della finanza, una multa da 3,7 miliardi di euro per aver aiutato i contribuenti transalpini a mettere al sicuro i propri patrimoni dalle esose pretese del fisco transalpino, anche in Italia c’è l a non recondita speranza di aumentare il gettito attraverso questa strada, puntando non solo sui contribuenti italiani ma anche sui loro «partner» della Confederazione.

«Alcune banche svizzere hanno ricevuto una richiesta di informazioni riguardanti l’attività bancaria svolta negli ultimi anni nella vicina Penisola, con un termine di risposta perentorio di 20 giorni», ha dichiarato Alberto Petruzzella, presidente dell’Associazione bancaria ticinese, aggiungendo che «le banche svizzere, tramite le loro associazioni, hanno già intrapreso da tempo contatti con l’amministrazione federale per chiarirne i presupposti legali». In particolare, ha sottolineato Petruzzella, «prima di dare seguito a queste richieste, si ritiene che vadano considerate le disposizioni svizzere in materia di segreto bancario per quel che riguarda i dati dei clienti, di protezione dei dati personali per quel che riguarda i nomi dei consulenti bancari e di divieto di trasmissione di dati verso uno Stato estero». Insomma, l’idea di fondo è quella di fare il possibile per opporre resistenza. Proprio nel 2015 e nel 2017 sono infattu state siglate due intese per lo scambio di informazioni fiscali tra i due Paesi, dunque da quattro anni tra Berna e Roma non esistono più muraglie a difesa del segreto bancario.

Una normale attività investigativa nei confronti di contribuenti infedeli non troverebbe nessun ostacolo. Perché dunque questa accelerazione? I dati della voluntary hanno evidenziato che in alcuni casi le banche estere che hanno concesso finanziamenti ai loro clienti italiani hanno versato la ritenuta del 12,50 per cento. In altri casi, inoltre, sarebbe stata riscontrata la mancata tassazione di redditi prodotti in Italia ove sia stata effettuata la contestazione di una stabile organizzazione, cioè sia stata rilevata l’operatività di un azienda o di un privato nel nostro Paese. È un po’ come parlare a nuora perché suocera intenda. Le tensioni pre e post-formazione del governo gialloverde hanno fatto affluire miliardi di capitali italiani verso la Svizzera (11,5 miliardi solo fino a giugno ma il flusso è proseguito intensamente fino a dicembre), dunque le Entrate cercano di creare i presupposti per recuperare i proventi di un’eventuale evasione o elusione.

«Lo Stato italiano non può rivolgersi direttamente agli istituti elvetici per ottenere dati sensibili senza rispettare le procedure legali, che sia attraverso l’assistenza giudiziaria internazionale o mediante l’assistenza amministrativa», ha protestato l’Associazione svizzera degli impiegati bancari temendo che i propri associati, talvolta già pensionati, possano essere coinvolti in lunghissimi procedimenti giudiziari.