Caso diamanti, le banche pagano il 100% delle pietre

Elena Dal Maso milanoFinanza.it 4.3.19

La questione dei diamanti venduti allo sportello dalle banche come forma di investimento sta trovando pian piano una soluzione. Una delle maggiori associazioni dei consumatori, Aduc, che da anni segue il caso per conto di circa 2mila clienti (che hanno investito fra 20mila e 800mila euro a testa), ha trovato un accordo con quattro delle cinque banche coinvolte.

All’inizio Unicredit aveva deciso di pagare subito, poi ha fatto marcia indietro e di recente, quando è fallita Intermarket Diamond Business, è tornata a restituire il valore completo della pietra”, spiega a milanofinanza.it Giuseppe D’Orta, responsabile della tutela dei risparmiatori per conto di Aduc.

“E anche Mps ha iniziato da un mese a questa parte a effettuare i bonifici per il valore originario delle pietre, mentre Intesa Sanpaolo ha chiuso il capitolo da tempo rimborsando l’intera quota”, aggiunge D’Orta. Resta un piccolo giallo su Banco Bpm, che secondo alcune associazioni dei consumatori avrebbe presentato un’offerta mista, il 50% in contanti e il 50% attraverso un bond emesso dal gruppo. Contattata da milanofinanza.it, la banca ha smentito spiegando che ad oggi sta trattando le situazioni in maniera separata, una ad una.

Lavorando da un anno e mezzo a questa parte con i singoli clienti, la banca è arrivata a trovare, secondo quanto risulta a milanofinanza.it, accordi stragiudiziali con circa 4mila persone dei 40mila casi che si stima siano stati coinvolti in maniera generale in Italia. Resta aperta oggi una questione: le banche stanno ritirando tutte le pietre vendute attraverso gli sportelli e riempiendo i portafogli di beni il cui valore non è definito da un listino ufficiale di contrattazione e dove la forchetta fra domanda e offerta può presentare valori divergenti anche del 40%, di qui l’inchiesta ancora aperta.

I diamanti, come 10 anni fa le case oggetto di pignoramento, per quanto beni concreti, rischiano ora di dormire nei caveau degli istituti per diverso tempo, diventando una forma di Npl di lusso. A meno che non siano venduti a buon sconto. L’inchiesta sulla loro vendita è partita anni fa, ma i nodi stanno arrivando al pettine solo da poco.

Una settimana fa la Procura di Milano ha ordinato il sequestro preventivo di 700 milioni di euro a carico di Banco Bpm, Mps, Intesa Sanpaolo, Unicredit nell’ambito di un’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Riccardo Targetti e dal pm Grazia Colacicco su fatti avvenuti tra il 2012 e il 2016 quando, secondo l’accusa, due società (Intermarket Diamond Business spa, fallita a metà gennaio e Diamond Private Investment spa) avrebbero venduto attraverso l’intermediazione degli sportelli bancari, diamanti prezzi gonfiati. 

La settimana scorsa Banco Bpm ha comunicato la sospensione cautelare dal servizio del direttore generale, Maurizio Faroni e di altri due top manager, l’ex responsabile pianificazione e marketing retail, Pietro Gaspardo, e l’ex responsabile compliance, Angelo Lo Giudice, tutti provenienti dall’ex Banco Popolare. La misura di fatto sospende il servizio lavorativo dei tre dirigenti fino al giudizio. Il provvedimento cautelativo riguarda per 83,8 milioni Banco Bpm e Banca Aletti (fa parte dello stesso gruppo), per 32 milioni Unicredit, per 11 milioni Intesa Sanpaolo e per 35,5 milioni Mps.