Banca popolare di Bari, vertici indagati per truffa: “Una 84enne raggirata su titoli a rischio”

Bari.repubblica.it ANTONELLO CASSANO e GIULIANO FOSCHINI 5.3.19

La Procura di Bari ha chiuso le indagini: accusati il presidente del consiglio di amministrazione Marco Jacobini e l’amministratore delegato Vincenzo De Bustis. Il caso è uno dei tanti che gli investigatori stanno valutando

La procura di Bari mette il primo punto nell’inchiesta sui risparmiatori che hanno visto svalutare le proprie azioni della Banca popolare. Lo fa accusando di truffa alcuni funzionari e i vertici dell’istituto di credito: nei giorni scorsi è stato infatti notificato un avviso di conclusione delle indagini al presidente del consiglio di amministrazione, Marco Jacobini. E all’allora direttore generale (oggi amministratore delegato) Vincenzo De Bustis.

Il caso riguarda una signora di 84 anni che ha acquistato titoli e ha visto svalutare il proprio capitale. Secondo la procura lo ha fatto spinta con “artifizi e raggiri” da due funzionari che avrebbero approfittato della sua “particolare situazione di vulnerabilità ” si legge negli atti, spingendola “ad acquistare prodotti finanziari illiquidi e a elevata rischiosità per 130mila euro”. La teoria della Procura è la stessa della Consobche ha infatti sanzionato per due volte l’intero cda della banca, multe poi sospese dalla corte di Appello di Bari. Secondo gli investigatori i funzionari della banca non “avrebbero sufficientemente informato il cliente dei rischi connessi all’acquisto dei titoli”.

E avrebbero truccato le carte. Nello specifico “manipolato il questionario di profilatura del rischio della signora” con una motivazione precisa: “porre le basi – si legge nei documenti firmati dal procuratore aggiunto Roberto Rossi – per la successiva collocazione di strumenti finanziari evidentemente inadeguati alle caratteristiche personali della persona offesa”. La manipolazione sarebbe consistita nell’aver “alterato le dichiarazioni sulle strategie di investimento della cliente che nel 2008 dichiarava di orientarsi a favore di investimenti che le consentissero di proteggere il capitale e ricevere flussi di cassa periodici, costanti e prevedibili” e che poi invece successivamente si trovava con un investimento che si attendeva crescite significative “supportando forti oscillazioni di valore”.

Il caso è in realtà soltanto uno tra i tantissimi che la procura di Bari sta valutando nell’ambito di un’inchiesta più ampia che verosimilmente a breve sarà chiusa. La questione gira attorno alle azioni messe sul mercato a 9,53 euro, quando Popolare comprò sotto la spinta di Banca d’Italia l’istituto Tercas. E che ora si scambiano a 2,38. La magistratura sta indagando per capire se si è trattato di normali operazioni o se l’istituto ha truffato i risparmiatori. Intanto la banca cerca di correre ai ripari. Ha annunciato, per gli azionisti delusi, un plafond da 350 milioni per finanziare prestiti personali a tassi vantaggiosi o mutui fino a 40 anni, con polizze vita a carico della banca, per un massimo di 300 mila euro.

Diesel Usa chiede il Chapter 11 della legge fallimentare: non è scherzo di Carnevale

Rassegna Stampa Vicenzapiu.com 6.3.19

Renzo Rosso, patron anche della Diesel Usa, è l'aquila al Carnevale di Venezia del 2018

Renzo Rosso, patron anche della Diesel Usa, è l’aquila al Carnevale di Venezia del 2018

Diesel Usa – si legge su NordEst Economia – ha presentato richiesta volontaria di ristrutturazione prevista dalla legge statunitense (Chapter 11della legge fallimentare) che offre l’opportunità alle imprese di riorganizzarsi conservando, al contempo, la propria attività d’impresa e operatività quotidiana. «La riorganizzazione – riferisce la società in una nota – è un passo fondamentale per Diesel Usa per affrontare alcune passività di lungo termine e costruire un business sano e più forte nel paese (‘Fresh Start’), costruendo una presenza di brand dinamica e in linea con l’evoluzione attuale del mercato».

Questa procedura, dice ancora la nota di Diesel Usa, filiazione della nota azienda vicentina con sede a Breganze e sponsor anche del LR Vicenza, «apre le porte a una ridefinizione della distribuzione Diesel, una rivista strategia di distribuzione che punterà su alcuni punti chiave sul mercato statunitense che punterà su alcuni punti chiave, come la revisione della maggior parte dei punti vendita monomarca americani, per essere in linea con le esigenze dei nuovi consumatori senza dimenticare quelli esistenti; il rafforzamento della sua presenza nell’e-commerce investendo in innovazione; e a una serie di partnership con i principali attori wholesale americani, studiate per fare dare la giusta visibilità alle nuove collezioni Diesel, con un buying e delle attività di comunicazione specifiche per ciascuno di loro».

Per il 2019 Diesel USA sta pianificando anche una serie di esperienze di brand nelle città che dettano le tendenze in America come New York, Los Angeles, Miami, dove faranno il loro arrivo pop-up store a tema per promuovere edizioni speciali ed esclusive di alcuni prodotti.

TERRA DEI FUOCHI / ITALIA SOTTO PROCESSO A STRASBURGOv

 di: MARIO AVENA lavocedellevoci.it

Italia sotto processo davanti alla Corte di Strasburgo per i roghi tossici nella Terra dei Fuochi.

Sono stati infatti accolti decine di ricorsi di cittadini, familiari di vittime o malati, associazioni che accusano lo Stato di non aver fatto nulla per contrastare il fenomeno dilagante. Cioè, per non aver adottato i necessari provvedimenti, normativi e non solo. In particolare, al fine di ridurre i danni derivanti dall’accumulo e dalla combustione di rifiuti tossici nelle discariche abusive.

E tutto ciò nonostante da vent’anni la tragedia sia sotto gli occhi di tutti e i j’accuse non siano mancati, dall’oncologo Antonio Marfella che ha fornito i dati scientifici dell’ecatombe fino a don Maurizio Patriciello, una vita a fianco degli ultimi della terra.

I ricorsi sono già stati accolti “in via preliminare” dalla Corte Europea per i diritti dell’Uomo. La stessa Corte ha aperto il contraddittorio e chiede tutte le informazioni per verificare la fondatezza dei ricorsi stessi. Non difficile, del resto, da documentare, perché le cartelle cliniche parlano chiaro e il nesso basilare causa-effetto ormai non può essere più oggetto di contestazione.

don Maurizio Patriciello

Tanti organismi scientifici (sic) nel corso degli anni hanno invece cercato di minimizzare e soprattutto di negare quel nesso causale, così come hanno messo la testa sotto la sabbia autorità politiche, istituzionali, sanitarie, ministeriali e chi ne ha più ne metta. Una vera “strage di Stato” oltre che di camorra.

Come è successo, per fare un esempio, con la “strage del sangue infetto”, che fra pochi giorni troverà dopo quasi trent’anni il suo verdetto finale (la sentenza è prevista per il 25 marzo).

Ancora. La Corte Europea vuol sapere quali misure siano state adottate per identificare le zone inquinate e mai bonificate, per verificate gli stessi tassi di inquinamento di terra, aria e acqua, per esaminarne l’impatto sulla salute dei cittadini. Non è finita, perché Strasburgo vuol sapere dal nostro governo quali indagini siano state condotte per identificare i responsabili dei roghi tossici e di quelle condotte criminali.

Commenta Patriciello: “Abbiamo visto fare passi in avanti, ma l’emergenza non è affatto risolta. In Campania si producono ogni giorno 5000 tonnellate di rifiuti urbani, e 1000 arrivano da imprese che lavorano a nero, rifiuti che non si possono bruciare nei termovalorizzatori. Se non si scioglie questo nodo il problema non avrà mai fine”.

Da rammentare che tragicamente non siamo ancora ai “picchi” mortali. Visto che le patologie si possono manifestare dopo anni: quindi da un lato si morirà per le conseguenze dei vecchi roghi, e la striscia letale continuerà senza tregua fino a che – come osserva Patriciello – quegli stessi roghi non verranno più appiccati. Cioè fino a che lo Stato tornerà ad essere Stato e non più complice di quei crimini.

Giannini: ci crediate o no, il governo sta riparando l’Italia

libreidee.org 6.3.19

Non sparate sul governo gialloverde: sta facendo molte più di quanto non si veda, specie sui grandi media (tutti schierati all’opposizione). Lo sostiene l’antropologo Marco Giannini, studioso di economia, un tempo vicino ai 5 Stelle. Sbagliano, giornali a televisioni, a descrivere l’azione dell’esecutivo come fallimentare: da una parte fanno leva sullo spread – che non misura l’economia ma solo la speculazione finanziaria, complice la Bce (ai tempi della lira, infatti, lo spread non esisteva) – e dall’altra scaricano lo smottamento industriale su una compagine in carica da meno di un anno. La produzione industriale ha perso il 5,5%: solo un cretino potrebbe non capire che un simile cedimento è dovuto a «questi 8 anni di lunga, controproducente e immotivata austerità», scrive Giannini, in una riflessione ripresa da “Come Don Chisciotte”. Rigore immotivato? Ma certo: perché l’Italia – ricorda Giannini – è in avanzo primario da anni. Cioè: lo Stato intasca, in termini di tasse, più di quanto non spenda, in servizi, per i cittadini. Il famoso debito pubblico? Colpa dei tassi d’interesse. Potrebbero essere normalizzati? Certo: «Servirebbero circa sette anni per “ripulire” il debito da questo aspetto critico», se solo la Bce «operasse come le normali banche centrali». Per contro, l’Italia ha partite correnti invidiabili (ottimo equilibrio import/export). E il governo? Ci crediate e no, insiste Giannini, sta lavorando sodo – checché ne dicano i media, legati a Pd e Forza Italia, spodestati nel 2018. 

I bersagli preferiti dalla stampa, osserva Giannini, sono Di Maio e Toninelli, “colpevoli” di aver scelto come alleato la Lega e non il Pd, sottomesso a Francia e Germania (secondo uno studio tedesco, il giochetto è già costato 73.000 euro a ogni italiano, Salvini e Di Maioin favore di tedeschi e olandesi). Giornali e Tv esaltano i dissidenti 5 Stelle appena si distinguono da Salvini sul tema migranti? C’è puzza di Soros, avverte Giannini. Attaccare Di Maio in quanto succube del leader leghista? Sarebbe stato meglio «attivare i neuroni per creare piani programmatici accattivanti», alle prime avvisaglie di flessione nei consensi. Il vicepremier grillino? «E’ stato un uomo leale con il suo alleato, non certo un suddito: e credo che gli italiani questo lo abbiano capito e apprezzato – dice Giannini – al di là del risultato delle regionali». Quanto al ministro delle infrastrutture, Toninelli «è descritto come un principiante, ma nessuno chiarisce il perché». Se la motivazione sono le gaffe commesse nelle interviste, Giannini ricorda la mitica Gelmini, col suo tunnel per neutrini dal Cern di Ginevra fino al Gran Sasso, per non parlare del “milione di posti di lavoro” di Berlusconi o del leggendario “Enrico stai sereno” rivolto da Renzi al povero Letta. In confronto, Toninelli è un campione di serietà e correttezza.

Stiamo ai fatti, raccomanda Giannini: è assai più densa di quello che sembra, l’agenda gialloverde, pur inevitabilmente mediata dai compromessi indispensabili tra Lega e 5 Stelle. Esempio: il reddito di cittadinanza (pur in versione “magra”) è stato comunque approvato, con salario minimo di 5 euro l’ora (cifra bassissima per volere della Lega). «Un po’ poco per il centro-nord dato il costo della vita, forse sufficiente per evitare esclusione sociale per il centro-sud». Se non altro, «le aziende che assumono un soggetto che sta ricevendo il reddito ottengono un bonus fino a 18.000, visto che alleggeriscono lo sforzo profuso dallo Stato». Per Giannini in reddito di cittadinanza «è un provvedimento sacrosanto, una misura anti-ciclica presente non a caso in tutta l’Ue». Troppo misero e troppo normato? Il problema vera si chiama euro, sottolinea Giannini: «L’italiano non vuole la disoccupazione, vuole salari più alti, vuole meno tasse, vuole la crescita, vuole un Rdc più esteso e vuole però anche la moneta unica, che queste conquiste preclude». Come dire: nell’Eurozona, è impossibile pretendere di più. E gli altri partiti? «Pd, Forza Italia e Fratelli d’Italia promettono di abolire il Rdc qualora vincessero le elezioni». Ed è singolare che un Toninelisindacato come la Cgil «dopo anni di silenzio di fronte a esodati, austerity, tagli indiscriminati e deflazione salariale» oggi manifesti contrarietà a questo provvedimento «che, giusto o sbagliato, estende i diritti sociali e certo non li restringe».

Vogliamo parlare di pensioni di cittadinanza? Se un cittadino ha un assegno inferiore ai 780 euro raggiungerà questo ammontare mensile a patto che abbia una Isee inferiore a 9.360 euro, un patrimonio mobiliare inferiore a 6.000 euro e un patrimonio immobiliare (esclusa la prima casa) inferiore a 30.000 euro. «Dai calcoli Inps sono circa 500.000 le persone interessate al provvedimento». La “Quota 100” era presente nei programmi delle due forze di governo: «E’ stata approvata insieme al reddito di cittadinanza e rappresenta un primo passo concreto per superare la legge Fornero», ricorda Giannini. E sono oltre 100.000 le domande già inviate: tutti «posti di lavoro che si liberano». Salvini voleva la Flat Tax universale? L’ha ottenuta almeno per le partite Iva: aliquota al 15% fino ai 65.000 mila euro. Poi c’è il decreto Inail, con taglio medio del 32% del costo del lavoro (valore: 1,8 miliardi). «Dalla lotta agli sprechi della burocrazia (compreso il numero delle leggi, da ridurre) e della abolizione completa dei finanziamenti all’editoria – aggiunge Giannini – Di Maio ha promesso una ulteriore riduzione del cuneo fiscale, in favore di aziende e lavoratori, e sgravi aggiuntivi per le imprese che assumono». Insomma, le formichine gialloverdi lavorano: è avviato l’iter per ridurre i parlamentari da 945 a 600.

Quanto alle pensioni d’oro, chi riceve più di centomila euro l’anno dovrà cedere dal 10 al 20% come contributo di solidarietà. Gli stessi vitalizi dei parlamentari «vengono ricalcolati con il metodo contributivo con un taglio medio del 20%», e il ricavato «dovrebbe riversarsi in un fondo per le pensioni minime» (norma  approvata col voto favorevole della sola maggioranza). Di MaioQuanto alla geopolitica, Giannini apprezza la neutralità dei gialloverdi (specie 5 Stelle) sulla crisi del Venezuela, dove l’Eni ha forti interessi dopo gli accordi col governo Maduro (meglio non ripetere l’autogoal della Libia). Capitolo migranti: gli sbarchi sono calati del 95%. Salvini, leale coi grillini, non ha però espulso nessun clandestino. Tra le novità maggiori, di cui non si parla, secondo Giannini c’è il problema idrogeologico: 11 miliardi di euro in tre anni stanziati per la prevenzione e la messa in sicurezza del territorio. In altre parole, «finalmente usciamo dal medioevo». Volendo, si può parlare anche della legge anticorruzione, che «ha inasprito le pene per i reati di corruzione e ha modificato la prescrizione, rendendola meno “agevole”». Di fatto, «è stata aumentata la trasparenza su fondazioni e donazioni ai partiti».

Nota dolente, il rapporto deficit-Pil: il governo ha ceduto a Bruxelles, calando dal 2,4 al 2,04%. Ma attenzione: Pd e Forza Italia avrebbero subito un semplice 0,8% senza battere ciglio. Siamo a un 2% pieno: «Il valore simbolico rappresentato da questo livello è importante – dice Giannini – sebbene non rappresenti la manovra espansiva di cui avremmo bisogno per uscire dalla crisi e per una efficace reindustrializzazione». I “paletti” di Bruxelles, come noto, vietano politiche di questo tipo. «Al contrario di ciò che viene detto dai media, sforando ci si indebita ma si permette all’economia di ripartire (e di rientrare dello sforamento con un surplus in sviluppo)». Purtroppo continua Giannini, la congiuntura mondiale – che vede anche la Germania col segno meno – Marco Gianninisi riflette sullo Stivale. L’analista già di area 5 Stelle cita anche il decreto sblocca-cantieri, che «renderà più trasparenti le gare d’appalto, semplificando la burocrazia che ne rallenta la realizzazione». Sta inoltre per essere attivato il Fondo Nazionale Innovazione, che rispetto ai precedenti 200 milioni destina un miliardo di euro all’anno per chi apre una startup.

Sono infine stati stanziati 45 milioni in 3 anni per la blockchain, tecnologia che segnerà una rivoluzione paragonabile a Internet, «un database in cui verranno registrate transazioni di ogni tipo, che favorirà il flusso di informazioni dal commercio, alla medicina, dall’industria e alla finanza, riducendo la burocrazia». L’impressione generale, conclude Giannini, è che questo governo sia davvero un esecutivo “del fare” e che stia cercando coraggiosamente di impiegare le poche risorse a disposizione nel modo più “performante” e produttivo. «Assistendo ai molti dispositivi messi in gioco su trasparenza, semplificazione, riduzione del carico fiscale sulle imprese ed estensione dei diritti sociali – dice – mi sento di non rilevare un appiattimento sulla Lega da parte del M5S». Sembra tuttavia che questa falsa rappresentazione «sia dovuta in larga parte al frastuono da campagna elettorale di stampa e Tv», oltre che «all’enfatizzazione della questione migratoria rispetto alle questioni socio-economiche e giuslavoriste». Come dire: lasciamoli lavorare. Non hanno ancora risultati smaglianti da esibire, ma di problemi ne stanno risolvendo ogni giorno, e non pochi, grazie a una fatica che il più delle volte non affiora, sui soliti media.

Mutuo per la casa mai così basso. Ehm, e lo spread?

Massimo Bordin micidial.it 5.3.19

Ogni tanto il Sole24Ore fa più ridere di Cuore o del Vernacoliere. Dopo averci sfraccellato gli ammennicoli con l’incubo dello spread, ora il maggior quotidiano finanziario d’Italia pubblica uno studio dove URLA che i mutui per le case non sono mai stati così bassi. Il report non è affatto di bassa qualità, perchè prende in esame i maggiori gruppi bancari italiani e li mette in tabella. In estrema sintesi, secondo il Sole, i mutui a tasso variabile per acquistare la casa in Italia hanno una forbice che va dall’1,20 all’1,40 per cento. I tassi fissi, invece, possono andare dall’1,80 ad un massimo del 2 per cento.

Ricordo, per chi non lo sapesse, che il tasso variabile è quel tasso che la banca fornitrice del credito chiede al cliente sulla scorta dell’andamento dei valori dell’indice Euribor e che a sua volta dipende del tasso ufficiale fissato dalla Bce e dai prestiti concessi dalle altre banche in Europa, mentre il tasso fisso si riferisce ad una media ponderata dei valori euribor-eurirs cristallizzati al momento della stipula del contratto di mutuo. Come sanno anche i sassi, lo spread, cioè la differenza tra il rendimento dei btp italiani ed i bund tedeschi, non è correlato all’euribor. Come recita la Bibbia dei liberisti italiani:

se lo spread BTp-Bund sale chi sta pagando un mutuo a tasso variabile non vede aumentare la propria rata. E non deve pertanto cadere in facili allarmismi. Anzi, paradossalmente, può valere il contrario. Perché se lo spread dovesse salire ulteriormente e la tensione in Italia dovesse trasformarsi in un attacco speculativo e a sua volta questo attacco speculativo dovesse contagiare altri Paesi dell’Eurozona a tal punto da compromettere la crescita economica, a quel punto è ragionevole supporre che la Bce possa essere spinta a rimandare i tempi di una stretta monetaria (rialzo dei tassi). E quindi questo scenario di allarme (non all’orizzonte al momento va detto) sul mercato obbligazionario potrebbe addirittura contribuire a tenere basso l’Euribor per ancora più tempo

Queste cose, che sanno tutti gli economisti onesti, sono state rovesciate dai media nei mesi scorsi, con lo spread tornato ai livelli del 2013, e cioè a quota 300. Ora il Sole fa ulteriore chiarezza, e occorre riconoscerlo. Lo spread, infatti, è cresciuto dell’1 per cento in più rispetto allo scorso anno, e si mantiene su livelli alti. Mentre scrivo, ad esempio, è a quota 253 punti. Ma i mutui sono a minimi storici, come riporta il quotidiano di confindustria, e dunque era una bugia che sarebbero saliti i costi dei mutui, come ripetuto su micidial fino alla nausea. Ora abbiamo tutti i dati che lo comprovano.

L’atteggiamento della carta stampata su questo argomento è consolante. Significa che la satira non è morta.

Licia & Chiara (dicono al caffè)

lospiffero.com 5.3.19

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Dicono che… se, come tutto lascia supporre, Gian Maria Gros-Pietro sarà riconfermato alla presidenza di Intesa Sanpaolo dovrà ringraziare soprattutto Licia Mattioli. Facendo leva sull’orgoglio subalpino e titillando lo sciovinismo sabaudo, l’imprenditrice torinese si è infatti opposta a qualsiasi soluzione che vedesse un cambio al vertice della banca, anche di fronte ai tentennamenti di Francesco Profumo, assai disponibile alle sirene lombarde (e, in particolare, alle seduzioni di Giuseppe Guzzetti). In asse con la sindaca grillina Chiara Appendino, la vicepresidente della Compagnia di San Paolo è riuscita a imbrigliare l’ex ministro montiano, sperando di prenderne il posto nel 2020. Chissà.

Astaldi: pressing Salini sulle banche (Mess)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Avanza la trattativa fra Salini Impregilo e le banche creditrici di Astaldi chiamate a sostenere attivamente il piano concordatario. Ieri pomeriggio a Milano, Massimo Ferrari, general manager di Salini Impregilo, avrebbe incontrato i rappresentanti delle prime 10 banche creditrici: Unicredit, Intesa Sp, Bnp Paribas, Bnl, Calyon, Mps, Bper, Banco Bpm, Ing, Hsbc. 

La riunione di ieri, scrive Il Messaggero, sarebbe servita per confrontarsi sull’offerta di Salini Impregilo, recepita da Astaldi nel piano concordatario presentato al tribunale il 14 febbraio: prima di Pasqua i giudici potrebbero emettere un provvedimento non di ammissione alla procedura, ma di richiesta di chiarimenti. E stringere sulla concessione di 100 milioni subito di garanzie su commesse più altri 450 milioni entro fine 2019: le banche hanno chiesto un elenco aggiornato dei lavori da garantire. Il sì degli istituti e di Cdp deve arrivare entro fine marzo, secondo i termini fissati nell’offerta. 

Domani, conclude il giornale, è prevista una nuova riunione con le banche per affrontare il salvataggio dalla parte del debitore. 

vs 

 

(END) Dow Jones Newswires

March 06, 2019 02:23 ET (07:23 GMT)

Banche: Ue, accordo sulla nuova Gacs (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

L’accordo sul rinnovo della Gacs è stato di fatto raggiunto. Negli ultimi giorni il ministero del Tesoro e gli uffici della Commissione Europea avrebbero definito il nuovo schema della garanzia pubblica sulle cartolarizzazioni, lo strumento varato dal governo Renzi per consentire alle banche di ridurre i crediti deteriorati. Secondo quanto riportato ieri dall’agenzia Reuters, si legge su MF, l’intesa dovrebbe essere recepita nel decreto legge sulla Brexit, che il governo sta preparando per garantire l’operatività di mercati e intermediari in caso di recesso del Regno Unito dalla Ue senza accordo. Se insomma il rinnovo del provvedimento sembra ormai certo, resta da capire a quali condizioni sarà rinnovato. 

Il dato più sensibile per le banche sarà il costo della garanzia che, secondo alcuni rumor circolati nelle settimane scorse, potrebbe essere rivisto al rialzo. Finora la garanzia è costata quanto viene pagata in media sul mercato la protezione dal rischio di default sul debito di emittenti italiani, finanziari e corporate, classificati investment grade. Dal primo al terzo anno viene pagato il cds di riferimento a tre anni. Nel quarto e quinto anno viene pagato il cds di riferimento a cinque anni più un premio, nel sesto e settimo anno si paga il cds a sette anni più un premio e per gli anni successivi vale il cds di riferimento a sette anni. Il paniere oggi è composto tra gli altri dai cds su Ubi, Unicredit, Intesa Sanpaolo , Enel , Acea , Telecom Italia , Finmeccanica e Mediobanca . 

red/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

March 06, 2019 02:19 ET (07:19 GMT)