La rabbia dei correntisti truffati da Veneto Banca: “Venivano anche a casa a farci firmare”

CRISTINA PASTORE lastampa.it 11.3.19

Gli avvocati del “Movimento difesa del cittadino” hanno incontrato i correntisti ieri mattina a Verbania

Tante le domande rivolte agli avvocati Clarissa Tacchini e Matteo Moschini, che per la sezione verbanese del Movimento difesa cittadino lavorano per ottenere rimborsi e giustizia a favore dei risparmiatori traditi da Veneto Banca. Sabato mattina erano a Palazzo Flaim per fare il punto sul procedimento penale in corso a Verbania, con udienza preliminare il 15 maggio.

«Chiuse le indagini per il primo processo, la Procura sta già ascoltando altre persone per istruirne un secondo e anche un terzo» annuncia l’avvocato Tacchini. Quello che tra due mesi, con 41 imputati, si aprirà davanti al Gup Beatrice Alesci chiama a rispondere di truffa aggravata anche i dipendenti, non solo i vertici bancari come invece accade a Treviso. «Il processo servirà a verificare se direttori di filiale, funzionari e impiegati che si occupavano del portafoglio clienti hanno agito con dolo o se invece si sono limitati a rispondere a ordini dall’alto. In ogni caso hanno violato un obbligo: non hanno informato i clienti del rischio che correvano acquistando le azioni della banca» dice Tacchini.

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Con le indagini coordinate dal pm Sveva De Liguoro sono stati acquisiti tutti i questionari «Mifid», previsti dalla normativa europea. Moduli che i risparmiatori devono compilare prima dell’acquisto di titoli dichiarando la loro consapevolezza e la propensione al rischio. In mano alla Procura ce ne sono molti in cui anziani sbarravano la casella dichiarandosi per investimenti sicuri, di lungo periodo, ma poi sopra e sotto – in evidente contraddizione – si legge altro.

«Ho la quinta elementare e mi hanno fatto passare quasi per laureato i signori dell’agenzia di Pieve Vergonte. Per farmi firmare il contratto di acquisto di azioni sono venuti a cercarmi fino a casa, a Pallanza» dice Piero Braggion. «Sarò tra le parti offese del secondo processo. Grazie a Dio c’è il mio nipotino: non fosse stato per lui, forse sarei arrivato a farmi giustizia da solo. Questo storia grida vendetta. Ho 76 anni, ho lavorato una vita, messo da parte i soldi per comprare casa a mia figlia: tutto in fumo grazie a questa gente di cui mi fidavo».

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Nelle sue condizioni si sono trovati in tanti. Correntisti che Veneto Banca continuano a chiamarla col vecchio nome: «la Popolare di Intra». «La cosa più importante ora è riportare a casa i vostri soldi e realisticamente lo si può fare solo se Banca Intesa verrà chiamata in causa come responsabile civile. E’ incostituzionale che sia subentrata per pochi spiccioli nella parte sana delle banche venete senza farsi carico dei debiti» spiegava ieri l’avvocato Moschini, che l’intera vicenda la sta seguendo sul piano nazionale.

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Al di là di quello che si potrà ottenere costituendosi parte civile a processo, c’è poi la via «civilistica»: l’arbitrato alla Consob e poi il Fondo indennizzi risparmiatori. Il Governo lo ha dotato di un miliardo e mezzo in tre anni, ma non ha ancora pubblicato i decreti attuativi. «Comunque, una volta che la domanda di ristoro è stata accettata si potrà puntare al rimborso del 30 % nel primo anno e qualcosa di più nei successivi. Può inoltrare richiesta anche chi con la transazione con la banca ha già ricevuto il 15%, percentuale da scalare dal risarcimento. Abbiamo anche promosso un’azione legale contro la società di revisione contabile che per anni ha certificato i bilanci della banca» aggiunge Moschini. Per essere assistiti da lui e dalla collega Tacchini basta associarci al Movimento difesa cittadino, versando la quota di 300 euro. Il resto delle spese legali verrà pagato – in caso di vittoria – con una percentuale tra il 5 e il 15% del capitale recuperato.