Fake-Tav, Airola: tutto inventato, dai fondi Ue alle penali

libreidee.org 15.3.19

Eccoci a parlare di Tav: finalmente una discussione, visto che quando abbiamo votato la verifica degli accordi con la Francia nel 2017 i tempi degli interventi erano stati contingentati incostituzionalmente – giusto per chiarirlo a chi si lamentava che si parlasse poco di quest’opera, nell’aula. Parliamone. Questa storia del Tav è intrisa di anomalie gravissime e regole calpestate, a cominciare dalla repressione violenta attuata dai governi precedenti a danno dei cittadini della val Susa. C’è da domandarsi come mai un popolo si compatti in questo modo, trasversalmente – giovani e anziani, dal vigile al sindaco – contro un’opera che voi definite fondamentale; un popolo che da vent’anni non si arrende, ma continua a lottare. Avete mai ascoltato le loro ragioni? No, non l’avete mai fatto: forse per paura della loro competenza, o perché sapete bene che le argomentazioni pro-Tav, SìTav, come minimo sono spesso delle “fake news”, sono delle menzogne: primo, perché l’accordo di base tra Italia e Francia nel 2001 prevedeva (all’articolo 1) che i lavori partissero a saturazione della linea esistente, che attualmente è utilizzata per meno del 15% della sua capacità di trasporto.

Quindi dove stanno questi enormi flussi di merci tra noi e Lione? Le proiezioni di aumento del traffico (fatte vent’anni fa) sono miseramente crollate, come confermato recentemente dallo stesso Osservatorio della Torino-Lione. Inutile, quindi, far andare Alberto Airolaun treno merci – non passeggeri – in una galleria da 57 chilometri alla velocità di 160 all’ora, guadagnando una manciata di minuti, rispetto all’attuale linea. Secondo: perché non è mai partita, l’opera? Non c’è un centimetro – dico, un centimetro – di tunnel di base realizzato. Quest’opera non ha un centimetro di “buco”: sono state realizzate solo attività di riconoscimento geologico, comprese quelle in Francia. Perché più volte anche la Francia ha fatto un passo indietro: la Corte dei Conti francese, molto chiaramente, ha detto che l’opera è troppo cara, e quindi consiglia di ammodernare la linea esistente. In più ha ricordato che anche altri paesi, come Slovenia e Ungheria, hanno preferito migliorare l’esistente, piuttosto che imbarcarsi in opere costosissime e inutili. Più volte la stessa Europa ha scartato progetti, modificando la destinazione dei fondi. Inoltre, il Portogallo ha rinunciato all’opera senza pagare un centesimo di penale, pur avendo già ricevuto parte dei finanziamenti.

Quindi, per favore, non parlateci più della grande linea Kiev-Lisbona, perché vi fareste ridere dietro: quella è roba da Ottocento, da Michele Strogoff. Oggi il traffico di merci viaggia prevalentemente sulla direttrice nord-sud, non su quella est-ovest. Assodato che non ci sono flussi di merci che giustifichino quest’opera, sappiate che la linea attuale può tranquillamente trasportare Tir e container: ma pochissimi la usano. Anche la storiadell’inquinamento si può risolvere con una tassa sul trasporto su gomma, come fanno gli svizzeri. E allora parliamo dello spauracchio sventolato continuamente: le penali. Vi voglio svelare un segreto: non ci sono penali da pagare. In riferimento agli appalti attribuiti, non sussiste alcun diritto a richiedere penali, come recita l’articolo 2, comma 2 e 3, lettera C, della legge 191 del 2009 (era la finanziaria 2010). La norma stabilisce che il contraente o l’affidatario dei lavori deve assumere l’impegno di rinunciare a qualsiasi pretesa risarcitoria in Il tunnel geognostico di Chiomonterelazione alle opere individuate: deve rinunciare a qualunque pretesa, anche futura, connessa al mancato o ritardato finanziamento dell’intera opera e di lotti successivi.

Viene ribadito, questo, anche all’articolo 3 della legge di ratifica del 5 gennaio 2017, quella precedentemente citata; identica previsione è contenuta nella delibera Cipe numero 67 del 2017, nel combinato disposto degli articoli 1 e 6 del deliberato. Io parlo di cose vere, scritte nero su bianco. Penali nei rapporti internazionali? Si tratta di decisioni rimesse agli Stati sovrani, come ricorda anche l’avvocatura dello Stato nella sua relazione giuridica, che deve essere solidamente ancorata alla sostenibilità socio-economica e finanziaria dell’intera opera secondo le stesse norme europee. Non si vede come possano imputarsi responsabilità gravi in capo agli Stati, quando questi presupposti mancano (cioè quando mancano i soldi). Esiste infine un precedente: quello del Portogallo, che nel 2012 cancellò la propria tratta ad alta velocità da Lisbona a Madrid. E non ci fu alcuna richiesta di indennizzo, o altra compensazione, da parte della Commissione Europea e della Spagna. Quindi nessuna penale, tranne le inutili minacce di Telt e il diktat dell’Unione Europea.

Parliamo dei costi. La Torino-Lione è una linea che dovrebbe costare 9,6 miliardi di euro (attualizzati al 31 dicembre 2017) più 1,4 miliardi già spesi tra studi preliminari, indagini e gallerie geognostiche. Arriviamo a oltre 11 miliardi, considerato che per adesso – da parte dell’Unione Europea – c’è un solo impegno verbale per l’incremento del suo contributo dal 40 al 50%. Quindi potremmo anche non riceverlo. Il finanziamento del tunnel è di fatto rinviato all’approvazione del bilancio pluriennale dell’Unione Europea del 2021. I fondi già stanziati nel Grant Agreement non potranno essere utilizzati a causa dei ritardi, ma soprattutto perché l’articolo 16 dell’accordo del 2012 impone a Italia e Francia la disponibilità certa del finanziamento di tutta l’opera, compreso l’importo del 40%: quindi quei soldi non arriveranno. Contributo solo promesso, dunque, ma non ancora I NoTavapprovato dall’Unione Europea, quale requisito indispensabile per avviare la costruzione del tunnel di base: quindi il tunnel non può partire. Questa disponibilità di fondi non esiste: la Francia non ha stanziato un solo euro, per il tunnel di base.

Ricapitolando: arriviamo a un costo superiore ai 13 miliardi, di cui più di 11 ancora da spendere. Inoltre, la tratta francese (che costava 7,7 miliardi nel 2011) oggi costerebbe circa 9 miliardi. Voilà: superati i 20 miliardi. Tutto ciò non servirebbe, ripeterlo, perché c’è scritto nero su bianco nell’analisi costi-benefici che l’opera non conviene: non è una fake news, la commissione ha impiegato tanto tempo, proprio per approfondire adeguatamente la materia. Non dimentichiamo che, per di più, c’è una ripartizione asimmetrica dei costi: oggi è indispensabile che la ripartizione sia riiscussa, tra Italia e Francia, alla luce del fatto che i due paesi non vogliono più fare le linee di accesso al tunnel: decisione che modifica questa partizione asimmetrica. Cioè: un chilometro italiano costerebbe 280 milioni, un chilometro francese 60. Quindi, chi insiste su quest’opera non ha a cuore l’interesse del popolo, ma quello di multinazionali ed euro-mafie che non aspettano altro che aggiudicarsi ricchi appalti. Peraltro, essendo giuridicamente territorio francese (anche il cantiere italiano sarebbe in territorio francese) gli appalti se li aggiudicherebbero senza leggi antimafia. Dovranno però aspettare un po’, perché sull’intera fattibilità la Francia deciderà soltanto nel 2038. Capito?

Ma come potete pensare di spendere miliardi per un’opera inutile che, se tutto procede come desiderato dei promotori, potrebbe essere terminata fra trent’anni? E oggi mi dovete spiegare come andrete a Matera, “città della cultura” 2019. Questo paese è stanco di veder sprecare i soldi. Questo paese vuole strutture adeguate a muoversi, a viaggiare su strade locali e non andare a lavorare stipati come sardine in carri bestiame; vorrebbe poter farsi una gita senza dover prendere due bus e un taxi. Telt non ha alcun titolo o via libera, ancorché silenzio-assenso, al lancio delle gare Tav. Qualora Telt procedesse in tal senso, questo comporterebbe una grave e diretta violazione degli accordi Italia-Francia, che sono legge vigente dello Stato italiano. Il governo è direttamente responsabile dell’operato di Telt. E i residui fondi dell’Unione Europea attualmente a disposizione sono già persi, anche in presenza di proroga del Grant Agreement al 2020. Le attività finanziate sono in grave ritardo danni aGrillo a Chiomonte con Alberto Perinocausa di comprovate inefficienze di Telt. La Commissione Europea e l’Inea sono perfettamente a conoscenza di ciò. A prescindere dal lancio delle gare Telt, la Commissione Europea vorrebbe decurtare oltre 300 milioni di sovvenzioni assegnate (ma la stessa Commissione non può imporre un calendario).

Tale situazione è l’esatta replica di quanto già visto il 2013 col governo Monti. Il grave ritardo a cui assistiamo è diretta responsabilità chi doveva agire per tempo e non ha agito, a cominciare dai commissari dei governi passati. Ma qui non ci sono in gioco solo miliardi sottratti a scuola, ospedali e ferrovie utili. C’è una questione di ordine etico e morale. Lo Stato ha spianato la volontà popolare con la violenza. Lo Stato non ha ascoltato i cittadini. Lo Stato si è comportato da dittatore, calpestando tutto e tutti per il Tav. Ed è scoccata l’ora di dare giustizia al popolo valsusino, e di riconoscere – dopo quasi 30 anni – che avevano ragione loro, i valsusini. Non solo vogliamo mantenere una promessa fatta tanto tempo fa da Beppe Grillo e da tutti noi, ma li ringrazieremo per quello che hanno fatto per il paese, e soprattutto per l’esempio che ci hanno dato. La sovranità appartiene al popolo. E quando il popolo è unito, nessuno può batterlo.

(Alberto Airola, intervento al Senato il 7 marzo 2019. Senatore piemontese del Movimento 5 Stelle, Airola è un severo oppositore del progetto Tav Torino-Lione, fondato essenzialmente su dati gonfiati e proiezioni illusorie).

Amatrice e dintorni, due anni dopo

Claudio Moschin, Falò (RSI) TVSVIZZERA.IT 10.3.19

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Sono passati più di due anni dal terremoto che ha distrutto il Centro Italia e per le popolazioni colpite il ritorno a una vita normale sembra ancora un miraggio.

Ad Accumoli, Arquata del Tronto, Amatrice e in molti altri comuni del Lazio, delle Marche e dell’Umbria, si contano oltre 200 mila immobili lesionati. A che punto è la ricostruzione? Quanto tempo ci vorrà per riportare le persone nelle loro case? E soprattutto: si può realisticamente pensare che un giorno, nei borghi devastati, la vita possa tornare come prima del sisma?

Nelle testimonianze raccolte da Falò nelle zone colpite torna, tragica, amara e insistente una parola che descrive l’amarezza della popolazione: abbandonati. A sentirsi traditi, dallo Stato e dalla burocrazia che rende ancora più tortuosa la possibilità di una ricostruzione non sono solo le famiglie che vivono nelle case prefabbricate, ma anche i sindaci, veri e propri alfieri di una battaglia civile che è anche una battaglia per la sopravvivenza.

Il reportage illustra la devastazione, raccoglie la protesta composta della gente e lancia un monito: se la situazione non si sblocca la popolazione se ne andrà e questa parte del centro Italia diventerà un deserto.

Posizioni nette corte: UBI sorpassa Banco BPM tra i più shortati, fuori Italgas

Dall’aggiornamento del 14 marzo 2019 di Consob sulle posizioni nette corte (PNC) si apprende che il titolo più shortato a Piazza Affari è Azimut con 4 posizioni short aperte per una quota pari al 7,75% del capitale sociale (4 PNC pari al 7,97% l’8 marzo).

UBI Banca si guadagna il secondo gradino più alto del podio con 6 PNC pari al 7,72% del capitale (6 PNC pari al 7,39% l’8 marzo).

Banco BPM si posiziona al terzo posto con 9 PNC per una quota pari al 7,44% del capitale (9 PNC pari al 7,52% l’8 marzo).

Bio-On manca il podio con 4 PNC per una quota pari al 4,39% del capitale (4 PNC pari al 4,39% l’8 marzo).

Per una visione complessiva su tutti i titoli shortati si veda la seguente tabella che mostra, in ordine decrescente, la classifica delle società quotate su Borsa Italiana in base alla quota di capitale su cui sono aperte PNC.

 

Si ricorda che le PNC sono un indicatore sintetico che riassume le posizioni corte (ossia le vendite allo scoperto sulle azioni e le posizioni corte in strumenti finanziari derivati e altri strumenti simili) al netto delle posizioni lunghe (ossia gli acquisti di azioni e le posizioni lunghe in strumenti finanziari derivati e altri strumenti simili). Confluiscono nel calcolo delle PNC tutte le operazioni effettuate nei sopracitati strumenti finanziari, anche eseguite all’estero e/o fuori mercato. Il sito internet della Consob è pertanto l’unica fonte ufficiale e affidabile dei dati su tali posizioni.

 

Sono oggetto di pubblicazione le PNC che sono di entità pari o superiore allo 0,5% del capitale sociale della società quotata considerata; oppure hanno raggiunto la soglia dello 0,5% e sono state quindi pubblicate, ma successivamente sono diminuite al di sotto della soglia dello 0,5%. Queste PNC sono pubblicate un’ultima volta con l’indicazione dell’ultimo valore disponibile (sotto lo 0,5%).

 

Si segnala infine che, dall’aggiornamento dell’8 marzo, è scesa sotto la soglia dello 0,5% la percentuale di capitale shortata in Italgas(1 PNC pari allo 0,63% del capitale l’8 marzo).

 

Immobiliare: Tesoro scongela i beni dei libici (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Dopo sette anni di sequestro la Libia inizia a tornare 

in possesso del proprio patrimonio italiano. Secondo quanto risulta a 

MF-Milano Finanza, nei giorni scorsi la Libyan Foreign Investment Company 

(Lafico) sarebbe tornata nella piena disponibilità dei propri asset 

immobiliari, una prima importante tappa per lo sblocco delle attività 

nella Penisola. La mossa è arrivata al termine di una fitta interlocuzione 

con il Comitato di Sicurezza Finanziaria del Tesoro sullo stato di 

applicazione delle misure restrittive. 

Nel 2012 infatti la Guardia di Finanza aveva sequestrato patrimoni per 

oltre 1,1 miliardi ad alcuni membri della famiglia Gheddafi su richiesta 

del Tribunale penale internazionale de L’Aia. Le partecipazioni 

finanziarie (tra cui quote in Unicredit , Fiat , Fiat Industrial, 

Finmeccanica, Eni e Juventus ) facevano riferimento alla stessa Lafico e 

alla sua controllante Libyan investment authority (Lia). Oltre agli asset 

finanziari il provvedimento riguardava anche il patrimonio immobiliare tra 

cui uffici, alberghi e terreni tra Roma e Pantelleria. La rogatoria della 

Corte, emanata nell’ambito del procedimento per crimini contro l’umanità 

avviato nei confronti del defunto leader libico e di esponenti del passato 

regime, aveva lo scopo di proteggere il patrimonio degli imputati, che 

avrebbe dovuto garantire forme di risarcimento per le vittime del regime 

di Gheddafi. Pochi mesi dopo avrebbe avuto inizio la battaglia legale tra 

Libia e autorità italiane per ottenere lo sblocco dei beni. Secondo i 

legali della Lia e della Lafico infatti i beni sequestrati non avrebbero 

fatto riferimento alla famiglia Gheddafi. Solo in questi giorni però per 

la Lafico il percorso si sarebbe concluso positivamente con lo sblocco 

degli asset immobiliari. Tra questi il più rilevante sarebbe il complesso 

alberghiero e alcuni terreni a Punta Tre Pietre, sull’isola di 

Pantelleria, una struttura ristrutturato più volte e chiusa dagli anni 80 

per scelta della proprietà. 

red/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

March 15, 2019 03:38 ET (07:38 GMT)

Santander: scala il m&a europeo (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

L’avventura con il maestro dell’m&a, Andrea Orcel, è 

finita ancor prima di cominciare. Non per questo, però, il Banco Santander 

ha rinunciato all’obiettivo di diventare leader in Europa nell’investment 

banking. 

Nell’ultimo anno e mezzo, secondo Expansion, scrive MF, la banca 

spagnola ha creato o rinforzato uffici dedicati a fusioni e acquisizioni 

in cinque Paesi dell’Unione europea: Francia, Germania, Regno Unito, 

Polonia e Italia. I team m&a sono composti da un numero variabile di 

professionisti. In Italia sono quattro, in Germania tre, in Francia dieci 

così come in Polonia e Regno Unito. 

La creazione di queste unità locali nasce dalla volontà di Santander di 

diversificare le fonti di fatturato al di là del le tradizionali attività 

commerciali (come la consumer bank italiana). Nel 2018 l’istituto 

presieduto da Ana Botín ha partecipato ad alcuni mega-deal globali come 

l’acquisizione di Abertis da parte di Atlantia -Acs-Hochtief e l’opa su 

Sky dell’americana Comcast. I grandi affari, tuttavia, sono rari e la 

concorrenza per accaparrarseli molto agguerrita. Le operazioni m&a da 

parte di piccole-medie imprese sono invece di gran lunga più frequenti e, 

quindi, in grado di generare un flusso di ricavi costante negli anni. 

Per conquistare la fiducia delle pmi una presenza locale è 

indispensabile e questo avrebbe convinto Santander ad aprire degli uffici 

locali nei vari Paesi europei. La strategia di diversificazione intrapresa 

sembra dare frutti. In Italia, stando ai dati Bloomberg, la banca spagnola 

ha ottenuto il miglior risultato: l’anno scorso si è attestata al sesto 

posto per operazioni m&a curate con un volume di quasi 17,5 miliardi di 

euro, pari al 22,7% del totale. Anche negli altri Paesi target Santander 

ha incrementato la quota di mercato, diventando prima per numero di deal 

seguiti in Polonia (ottava per volume), fungendo da advisor per operazioni 

del valore complessivo di 16,5 miliardi in Germania e passando dalla 

77esima alla 16esima posizione in Francia. 

red/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

March 15, 2019 03:34 ET (07:34 GMT)

PARLAMENTO EUROPEO: LA BAYER-MONSANTO FINANZIA IL PARTITO ALDE. ECCO QUALI SONO I VERI “BURATTINI”

politicamentescorretto.info 14.3.19

L’emittente France 2 ha confermato l’informazione di Marine Le Pen secondo cui Bayer-Monsanto finanzia l’ALDE, alleata del futuro partito di Emmanuel Macron al Parlamento europeo.

Il 7 marzo, la RTL, Le Pen aveva assicurato che le lobby finanziano i partiti al Parlamento europeo, prendendo l’esempio della Monsanto, che finanzia il gruppo liberale ALDE. “Le lobby finanziano i partiti politici europei e finanziano l’ALDE, il partito di Emmanuel Macron al Parlamento europeo.
Il partito politico dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE) è finanziato dalla Bayer Monsanto ” , ha affermato il presidente del Rassemblement National . Nella sua edizione dell’11 marzo, anche alle 20 ore di France 2, hanno condotto le sue indagini sull’argomento. Come ricorda successivamente, sarebbe impossibile per una società in Francia finanziare i partiti politici. Nel Parlamento europeo, d’altra parte, tale procedura è consentita.

ALDE finanziato da Microsoft, Google, Bayer …
In questo contesto, ci si chiede, sono possibili conflitti di interesse? Nel mese di novembre 2018, ALDE ha organizzato un congresso a Madrid (Spagna). Un congresso finanziato in parte da grandi aziende come Microsoft, Google e persino Bayer, il creatore del glifosato dall’acquisizione di Monsanto. Un prodotto al centro delle polemiche per i suoi effetti nocivi e cancerogeni testati da varie inchieste indipendenti ma diffuso anche in Europa grazie alla potente lobby di interesse che ne promuove l’utilizzo.
Secondo il Parlamento europeo, dalle ultime elezioni del 2014, le aziende hanno donato oltre 425.000 euro ad ALDE. France 2 specifica che questi finanziamenti sono legali fino a 18 000 euro all’anno e per azienda. ” Questo finanziamento è un’altra possibilità per loro di influenzare la politica. Può sviare la democrazia ” , spiega Margarida Silva, responsabile della campagna presso l’Osservatorio Corporate Europe. (Fonte: valeursactuelles.com )

Guy Verhofstadt dell’ALDE

Nota: Uno degli europarlamentari più autorevoli dell’ALDE è il signor Guy Verhofstadt, il quale è molto conosciuto anche in Italia per aver lanciato accuse, poco tempo fa, contro il premier italiano Giuseppe Conte. In particolare, nel corso di un suo intervento, parlando in italiano, il leader dell’Alde Verhofstadt sostenne che il politico italiano fosse un ‘burattino’ dei vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio.
Adesso diventa notevole la rivelazione di quanto i parlamentari dell’ALDE siano a tutti gli effetti finanziati da potenti lobby quali Bayer /Monsanto, Microsoft, Google e si intuisce quindi a quali interessi facciano riferimento, certamente non a quelli dei popoli europei che dovrebbero rappresentare. Queste rivelazioni spiegano il funzionamento del Parlamento Europeo e le oscure lobby di interessi che ne promuovono le decisioni.
A questo punto il premier Conte potrebbe ritorcere le accuse ricevute dall’ineffabile mr. Verhofstadt e chiedergli chi è il vero burattino, certamente lui ed i suoi compari di merende che siedono al Parlamento Europeo.

Nota di Luciano Lago

Fonte Controinformazione

Finpiemonte, resta il peculato

lospiffero.com 14.3.19

Il gup conferma l’accusa per l’ex presidente Gatti e nega lo spostamento del processo da Torino a Roma, come richiesto dai legali dell’imputato. Prima udienza il prossimo 19 dicembre 

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Il gup del Tribunale di Torino Giacomo Marson ha rinviato a giudizio Fabrizio Gatti, ex presidente di Finpiemonte, la finanziaria della Regione Piemonte, e altre sette persone accusate di peculato dal sostituto procuratore Francesco Pelosi. Il processo comincerà il 17 dicembre 2019 davanti alla Terza sezione penale. Gli avvocati di Gatti, Luigi Chiappero e Luigi Giuliano, e il difensore di Pio Piccini, anche lui tra gli imputati, Manlio Morcella, avevano chiesto di derubricare il reato in truffa e di spostare il processo a Roma. Secondo il gup, invece, l’ipotesi di reato è corretta e così anche la sede del procedimento, Torino.

L’inchiesta, coordinata dai pm Enrica Gabetta e Pelosi, era scattata nei mesi scorsi, dopo il controllo interno sui conti della società voluto dall’attuale presidente, Stefano Ambrosini, e la successiva denuncia della Regione guidata da Sergio Chiamparino. Al centro degli accertamenti della procura un ammanco di sei milioni di euro della finanziaria regionale. Soldi che, secondo l’accusa, sarebbero stati inviati con tre bonifici a società che dovevano garantire il salvataggio della Gem Immobiliare, azienda riconducibile allo stesso Gatti.

Astaldi: Tribunale chiede approfondimenti su piano (Messaggero)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Un mese dopo la presentazione della proposta concordataria in continuità (14 febbraio), il Tribunale di Roma ha chiesto ad Astaldi una serie di chiarimenti sul piano. 

Ieri mattina, scrive Il Messaggero, la sezione fallimentare presieduta da Antonino La Malfa, giudice delegato Angela Coluccio, ha emesso un provvedimento interlocutorio, di tre pagine, contenenti segnalazioni di profili che il tribunale considera preliminari rispetto ai futuri rilievi che potrebbero essere sollevati, in un secondo momento, come in tutte le procedure di questo tipo. Il primo faro riguarda lo stato di avveramento di alcune condizioni sospensive poste nel piano. Come la sottoscrizione da parte di Salini Impregilo “entro il 31 marzo, con gli istituti di credito e gli investitori istituzionali di uno o più accordi vincolanti che regolino la compartecipazione all’investimento necessario a supportare la proposta concordataria di Astaldi”. 

Al riguardo Salini “ha inviato ai consulenti le comfort letter rilasciate dalle banche; i consulenti a loro volta, le hanno trasmesse all’attestatore; le lettere provengono da Cdp Equity, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm”. Il negoziato con le banche è in corso, finora coinvolge 10 istituti, a breve verranno coinvolti tutti gli altri: sarà necessaria qualche settimana di tempo in più. Le banche vorrebbero un maggiore esborso di Cdp da far crescere l’aumento di capitale di Salini su Astaldi oltre i 225 milioni. 

Nel provvedimento, i giudici hanno chiesto ad Astaldi, entro breve tempo, una memoria contenente le risposte. Il Tribunale, inoltre, ha chiesto ragguagli sulle necessità di cassa a supporto del concordato. Tra le altre condizioni sospensive su cui si avanzano richieste, ci sono anche quelle relative all’esenzione Consob per Salini “dall’obbligo di Opa in relazione all’operazione con riguardo alle azioni Astaldi”; alla dichiarazione della Commissione Ue (così come altra Autorità) che l’operazione sia compatibile con il mercato comune senza previsione di impegni, condizioni ed obblighi a carico di Salini Impregilo e/o Astaldi. E “Astaldi e/o Salini abbiano ottenuto ogni assenso, autorizzazione o nulla osta in relazione all’operazione di concentrazione da parte di qualsiasi Autorità eventualmente competente a valutarne gli effetti”. Infine sono stati chiesti lumi sull’accordo di ristrutturazione al quale assoggettare Astaldi Concessioni. 

pev 

 

(END) Dow Jones Newswires

March 15, 2019 03:20 ET (07:20 GMT)