Addio a Mario Marenco, l’architetto umorista

interris.it 17.3.19

Inventore di personaggi iconici e strampalati, una grande amicizia lo legò ad Arbore e Boncompagni

È morto Mario Marenco, l'architetto foggiano dello spettacolo italiano

È morto a 85 anni Mario Marenco, foggiano compagno d’avventura di Renzo Arbore e presenza pressoché fissa nei programmi di Gianni Boncompagni. Da L’altra domenica fino ad Alto gradimento ma anche Indietro tutta: un curriculum televisivo di tutto rispetto, accompagnato dalla creazione di personaggi iconici, vere e proprie macchiette della tv degli anni Ottanta che lo hanno reso popolare tra il grande pubblico della televisione italiana. L’umorista è deceduto al Policlinico Gemelli, dove era stato ricoverato dopo che le sue condizioni di salute erano improvvisamente peggiorate. A stretto giro è arrivato il commento del suo grande collega e amico Renzo Arbore, il quale si è detto “sotto choc” per la notizia.

I personaggi

Mario Marenco era innanzitutto architetto, laureato nel 1957 all’Università di Napoli, con dottorati di ricerca all’estero. Una professione che, in un certo senso, aveva trasferito sul piccolo schermo, letteralmente costruendo i suoi personaggi, entrati poi nell’immaginario popolare. Primo fra tutti il colonnello Buttiglione, strampalato ufficiale dell’esercito, ma anche il professor Aristogitone, l’astronauta spagnolo Raimundo Navarro e, forse il suo personaggio più famoso, “l’inviato speciale” de L’altra domenica, Mr. Ramengo, con il suo famoso grido di battaglia “Carmine!”. Una varietà di macchiette con cui Marenco era divenuto noto al grande pubblico, instaurando nel frattempo un sodalizio di lunga durata sia con Boncompagni che con il conterraneo Arbore. Qualche sporadica apparizione la fece anche nel cinema, specie nelle commedie Il pap’occhio (1976) e Il colonnello Buttiglione diventa generale (1974), nel quale trasla sul grande schermo il suo personaggio: “Con la morte di Mario se ne vanno 60 anni di amicizia, simpatia, di risate di pancia – ha commentato ancora Abrore -. Risate vere che facevamo tutti insieme, con lui, con Boncompagni, con Bracardi. Con Boncompagni le ultime risate, quando era già malato, le abbiamo fatte proprio riascoltando Mario, che era un grandissimo inventore di umorismo”.

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