Ischia plastic-free: anche l’isola campana dice addio alla plastica monouso

Simona Falasca greenme.it 18.3.19

Anche Ischia dice addio alla plastica usa e getta e diventa ufficialmente “plastic-free” dall’estate 2019. I sei comuni sell’isola campana hanno deciso per la messa al bando dei prodotti monouso alimentari in materiale plastico. Sanzioni fino a 500 euro.

L’ordinanza è stata deliberata durante l’assemblea del Consorzio Intercomunale Servizi Ischia (CISI) e approvata all’unanimità. Il divieto di utilizzare stoviglie, cannucce e prodotti usa e getta in plastica è esteso a tutto il territorio isolano, comprese le spiagge e tutta la fascia costiera. Pena? Una sanzione fino a 500 Euro.

In particolare, il testo “Manufatti monouso ad uso alimentare in plastica non riciclabile – Divieto all’uso, della detenzione, dell’importazione e della commercializzazione” recita:

“al fine di minimizzare l’utilizzo di manufatti in plastica ad uso alimentare in vista dalla massima riduzione della produzione dei rifiuti, delle emissioni inquinanti e della contaminazione  ambientale, E’ VIETATO in tutto il territorio comunale, compreso le spiagge e tutta la fascia costiera, l’uso, la detenzione, la commercializzazione e l’importazione di manufatti monouso ad uso alimentare in plastica  (bicchieri, piatti, posate, nonché contenitori monouso utilizzati nella ristorazione e negli esercizi ricettivi, compresi i servizi di cosiddetto “take away”, ecc.), -la trasgressione della presente disposizione comporterà l’erogazione di sanzione amministrativa pecuniaria fino ad euro 500, di cui all’art. 7 bis del D.Lgs. n°267/2000; DISPONE Il Comando di Polizia Municipale, l’UTC e il Servizio Demanio e Patrimonio sono incaricati di eseguire e far osservare la presente ordinanza”.

In via transitoria sarà permesso per i 90 giorni consecutivi successivi all’adozione del provvedimento, al fine di consentire l’esaurimento delle scorte e dei depositi di magazzino, la vendita e l’uso dei prodotti oggetto di questa ordinanza.

L’Isola di Ischia segue, dunque, l’esempio delle Isole Tremiti, di Lampedusa,del comune di Pollica e della Puglia tutta che anticipano di due anni la messa al bando della plastica monouso. 

Entusiasta del provvedimento Maria Teresa Imparato, presidente di Legambiente Campania che ha accolto con grande favore la notizia:

“Si tratta di un’ordinanza importante, già sperimentata da altre isole e città costiere, azione necessaria quella di anticipare la Plastic strategy dell’UE”, ha detto.  “Quella dei sei Comuni dell’isola di Ischia è un’ottima notizia per il mare. In una giornata in cui un milione di studentesse e studenti sono scesi in piazza per chiedere attenzione su fenomeni importanti come i cambiamenti climatici questa ordinanza è un atto concreto per mettere in campo una politica di prevenzione sulla prevenzione dei rifiuti.

Melatonina, “vi spiego come è stata approvata una grande truffa” Venduta a basse dosi e a peso d’oro

politicamentescorretto.info 18.3.19

Di Gioia Locati – blog.ilgiornale.it

Mariano Bizzari è uno di quegli oncologi che, nella sfortuna di avere un cancro, è una fortuna incontrare. Responsabile del Systems Biology group del dipartimento di Medicina Sperimentale della Sapienza di Roma, autore di svariati studi sulle proprietà antitumorali della melatonina ( d’accordo in proposito con la posizione di Di Bella -padre e figlio – e di Paolo Lissoni, “non si cura un tumore senza melatonina“), non vede solo le quattro mura del suo laboratorio, ma anche i malati. Per questo indirizza le scelte dei colleghi del Policlinico I: “Diamo sempre melatonina ad alte dosi ai pazienti, insieme a radio e chemioterapie. È una molecola dalle molteplici proprietà, la definiamopleiotrofica perchè agisce in base alle esigenze dell’organismo”.Bizzarri ha pubblicato svariati lavori sulle proprietà antitumorali della melatonina. Qui evidenzia l’effetto killer sui tumori di seno, prostata, colon, sarcomi, melanomi e del sangue. Cliccate.Ci siamo rivolti a lui e al professor Giulio Bellipanni, chirurgo a Roma e studioso della ghiandola pineale, sia per avere conferma delle capacità di contrastare il cancro che ha questa molecola ( cosa che non viene riconosciuta nè dai medici di base, nè dagli oncologi), che per capire COME MAI, dall’inizio dell’anno, PER ACQUISTARE 2mg di MELATONINA serve la ricetta medica, mentre per comprare 1000 mg di paracetamolo non occorre alcuna ricetta.IN PRATICA Ė STATA BREVETTATA da un’azienda Big Pharma UNA SOSTANZA NATURALE, cosa che non dovrebbe essere permessa.Il brevetto delle pasticche da 2mg è stato rilasciato in Inghilterra. Potevano tenerselo gli inglesi, assieme alla loro guida a sinistra, ma l’interesse della Big Pharma è quello di procacciarsi clienti guadagnando il più possibile. Così il prezzo, da un mese all’altro, è cresciuto di 10 volte. “Se fino a gennaio, per una confezione di melatonina con pastiglie da 3 mg, spendevo 7 euro, oggi ne verso 70 in cambio di compresse da 2 mg” calcola Giulio Bellipanni. Ma quel che è grave è che “dopo la registrazione europea, l’Italia ha recepito il nuovo farmaco brevettato senza interrogarsi sugli studi di farmacocinetica -probabilmente assenti – e ha dato indicazioni sul limite di melatonina da inserire negli integratori, non più di un milligrammo”.Cosa sono gli studi di farmacocinetica? Ce lo spiega Bizzarri.

“Due milligrammi è una dose ridicola, da acqua fresca. Una presa in giro legalizzata, una frode scientifica. Gli studi di farmacocinetica stabiliscono gli effetti di una tal quantità nel sangue. I valori fisiologici di melatonina in un uomo che pesa 70 chili, sono 8 mg. Cosa producono 2mg di melatonina?”Abbiamo chiesto da mesi di poter parlare col ministro o con il responsabile che ha accolto la pasticca new entry a prezzo rincarato. Mai nessuna risposta. Non vogliamo credere che ministero, ISS e Aifa non abbiamo valutato gli studi e abbiano accolto il Circadin solo per favorire un’azienda, quindi restiamo in attesa di repliche.Professor Bizzarri come si spiega questa frode scientifica?“Per ignoranza e per un atteggiamento di chiusura mentale. In passato l’oncologo Paolo Lissoni e altri ricercatori non hanno mai trovato fondi per finanziare i loro studi sulla melatonina per via del fatto che è sostanza naturale. Oggi spunta un’azienda che riesce addirittura a brevettare un dosaggio così basso. Il Parlamento ce lo dovrebbe spiegare…”Identico sconcerto da parte di Bellipanni. “È il frutto di una concertazione ben organizzata fra multinazionali e il danno ai consumatori non è stato segnalato da nessuno. Sulla melatonina, invece di andare avanti, grazie alla spinta degli studi, si sta tornando indietro”.Professor Bizzarri quali sono gli effetti principali della melatonina?“Svolge molte funzioni, riduce i radicali liberi, regola il sonno e il tono dell’umore, è antitumorale, migliora la circolazione cerebrale, la consiglio ai bimbi nati prematuri e a chi soffre di ritardi cerebrali, aumenta il numero delle piastrine nel sangue, riduce il rischio di malattie cardiovascolari”.Con quali dosaggi?“Come preventivo si calcola un mg ogni dieci chili di peso corporeo più un mg. Un uomo di 70 chili dovrebbe prenderne 8 mg al dì. In caso di tumore dosaggi maggiori, sulle lesioni cerebrali gli effetti sono proporzionali alle quantità”.Coniugate la melatonina?“Sì, con adenosina perchè facilita l’assorbimento. La melatonina si scioglie nelle membrane grasse”.Fra i suoi lavori ce n’è uno apparso sul Journal Pineal Research nel 2011 che mette in evidenza l’azione antitumorale sinergica di melatonina e vitamina D3. Eccolo.“Sì, una ricerca su linee cellulari di tumori della mammella e del colon: l’azione della melatonina è potenziata da quella della vitamina D3, se con le due sostanze, prese singolarmente, la morte cellulare si verifica nel 45-50% delle cellule, con entrambe le molecole si arriva al 90% di apoptosi. Sempre a proposito di tumori mammamri, abbiamo scoperto che la melatonina inibisce una molecola (MDM2) che favorisce la “resistenza” della cellula tumorale”.È stato invece Giulio Bellipanni a indagare gli effetti della melatonina sulle donne in menopausa, “in alcune di loro è tornato il ciclo mestruale, regolando la pineale, a cascata gli ormoni tiroidei e luteinizzanti riprendono a funzionare”. Ecco lo studio.E pensare che non hanno ancora tolto la cattedra alla ginecologa Rossella Nappi che raccomanda la Tos (terapia ormonale sostitutiva) alle donne in menopausa, “anche se fra gli effetti collaterali può provocare il tumore al seno”. Parole (incoscienti) sue. Cliccate qui. Pur di sponsorizzare Big Pharma…Così il cerchio si chiude.Ma chi farà luce su questa truffa? Si aprirà un inchiesta? Ci sarà un’interrogazione parlamentare?

PS. SUGLI EFFETTI DELLA MELATONINA SULLE PIASTRINE e SUL LEGAME CON ADENOSINIA ecco una sintesi di GIUSEPPE DI BELLA. Cliccate qui. E cliccate anche qui.

VACCINI / PER PRODURLI ANCHE CELLULE DI FETI ABORTITI

 di: PAOLO SPIGA lavocedellevoci.it

Da molti anni si usano cellule di feto abortito per produrre vaccini. Ma pochi lo sanno.

I media, travolti nella scriteriata campagna Pro Vax senza se e senza ma, propagandando bufale e fake news d’ogni sorta, preferiscono ignorare e suonare le trombe.

Perchè gli scienziati taroccati e Big Pharma vengano regolarmente serviti, riveriti omaggiati.

Di Vaccini & Feti si è parlato in un recentissimo convegno a Roma sul tema “Fede, Scienza e Coscienza”, al quale sono intervenuti ricercatori i quali cercano, con gran fatica, di far conoscere agli italiani alcune verità nascoste sui vaccini, e soprattutto, su un loro razionale utilizzo.

Materia bollente, visti i muri di gomma innalzati da una classe politica sempre più genuflessa davanti ai mega interessi delle case farmaceutiche.

Sono intervenuti, tra gli altri, Debi Vinnedge, Martina Collotta, Stefano Montanari e Theresa Deisher.

Deisher afferma di aver trovato tracce di DNA fetale in alcuni vaccini e che questa presenza può spiegare lo scatenarsi di risposte autoimmuni.

Montanari rammenta che le linee cellulari fetali sono più di due: “Al momento – sostiene – esistono una trentina di vaccini realizzati con le due linee cellulari WI-38 e MRC-5, oltre a creme di bellezza. Ma sono in preparazione altre linee cellulari”.

Stefano Montanari

Collotta, dal canto suo, spiega come avviene un aborto. Osserva che quelli finalizzati alle linee cellulari “lasciano il feto integro. E il feto deve essere assolutamente sano”.

Per questo motivo gli interessi di Big Pharmanon riguardano bimbi abortiti spontaneamente, che possono essere partoriti con qualche malformazione. Ma quelli abortiti per scelta, e quindi perfettamente sani. Come neanche gli ariani al tempo dei nazi.

Of course le industrie farmaceutiche che producono farmaci, vaccini & creme di bellezza hanno la vista lunga, pensano alle montagne di profitti e se ne strafottono della vita umana.

Su questi temi ha di recente “esternato” un medico ed ex consulente del colosso in pilloleSanofi-Pasteur. Dettagliando le incredibili ricerche portate avanti al Wistar Institute di Philadelphia per conto di Big Pharma. Al centro dell’interesse i feti, per produrre vaccini e cosmetici. Ne sono stati sacrificati ben 76 (di feti) stando alle sue solo conoscenze.

Ma ecco un altro raccapricciante racconto. “Per combattere una malattia esantematica, pericolosa solo per donne in gravidanza, si uccidono e fanno a pezzi i figli di chi rifiuta la maternità”.

Scrive un sito di controinformazione: “Ci chiediamo che senso abbia impedire l’uso delle cellule embrionali per la ricerca e usare, senza dichiaralo apertamente, quelle fetali per fabbricare sieri farmaceutici. Non è certo ‘tenendo nascosto’ un crimine che se ne perdono i risvolti morali”.

Racconta con grande amarezza una madre: “Ero all’oscuro di tutto questo al momento di vaccinare le mie bimbe e non mi sento, per questo, giustificata. Né la mia pediatra, né gli operatori della Asl mi avevano messa al corrente. Si obietterà che non vi è reato visto che quelle donne abortiscono volontariamente: loro sì, liberissime, ma chi è contrario all’aborto e ignora come vengono prodotti questi vaccini, compie una scelta che non gli appartiene, una scelta immorale. Diventa complice suo malgrado. Sono stata ingannata. E con me milioni di genitori”.

Bebe Vio da Manuel Bortuzzo. Il post del papà: il dono più bello della vita il sorriso!

Paola Belletti | Mar 18, 2019 it.aleteia.org

BEBE VIO MANUEL BORTUZZO
Bebe Vio e Manuel Bortuzzo, 16 marzo 2019, Fondazione S.Lucia, Roma

L’amicizia tra i due atleti colpiti per motivi diversi dalla disabilità continua a crescere. E la loro voglia di vivere e lottare è contagiosa. Deve esserlo!

Sabato mattina, 16 marzo, Bebe Vio si è presentata alla Fondazione Santa Lucia a Roma dove Manuel Bortuzzo ha da poco rimesso anima e corpo in acqua. Ha iniziato la riabilitazione in piscina proprio una settimana fa. E anche in quella, racconta il suo allenatore, sta bruciando le tappe. A l’Arena ospite col padre, Franco, da Massimo Giletti, aveva descritto il primo impatto: non ho sentito nulla, non sapevo nemmeno se ero bagnato o meno. Ma poi quando mi sono immerso mi sono percepito tutto, a 360 gradi. E ha anche scoperto che l’acqua è una cosa bellissima, importante, magnifica. Sì, lo dice lui: se ne è reso conto ora, prima lo dava per scontato.

Comunque tornando a sabato mattina: ecco il post del suo papà, fotografo per l’occasione del primo incontro dal vivo con l’atleta paralimpica che già gli aveva dedicato l’ultima medaglia d’oro.

E così vicini, anche solo per mezzo di un post Facebook, questi due giovani hanno qualcosa che oltrepassa schermo e pose sentimentali; quelle che tutti, bene o male, sentiamo di dover assumere di fronte alla prova e alle durezze della vita.

Sono le persone che più di tutte si mostranointegre;  e non è una facile trovata per contrasto con la loro menomazione fisica. Sono la prova provata che l’anima è intera. E che il corpo, se noi siamo davvero forti, le obbedisce. Anche se prima, a loro, è toccato di obbedire proprio a quel corpo umiliato, deprivato all’improvviso e con ingiusta crudeltà di parti o di funzioni.

Ma vederli insieme, ora, non è solo occasione per rilanciare una notizia piccola eppure ad alto tasso emotivo. E’che per davvero questi due giovani ci attraggono per la loro irriducibilità, per la loro bellezza, per la loro tenacia. E per il loro volersi bene, così naturale e sincero..

Per mezzo loro, della loro amicizia spontanea e la comunanza di destini, vediamo quello che in noi spesso lasciamo coperto dalla nebbia della dimenticanza e della sfiducia; che lasciamo soffocare sotto la coltre di lamentele per le quali, incrociando i loro sguardi, forse proviamo vergogna. Sì perché loro due sembra che ogni giorno abbiamo voglia di attaccarsi solo alle cose che contano.

Siamo vivi, siamo nati, siamo capaci di cose gigantesche. Questo ci ricordano Beatrice e Manuel, colpiti entrambi da un evento che è e resta ingiusto. Per Bebe un batterio ferocissimo, per Manuel la sconsiderata azione di due giovani che l’hanno colpito con un proiettile probabilmente destinato ad altri. A proposito, gli chiedono, li vedesse ora dice che direbbe loro:

E che gli devo dire? Bravi. Io sono ancora qua. (Tgcom 24)

E’ proprio un’opzione dello spirito, una decisione che solo una creatura così grande come è l’essere umano può esercitare quella che Manuel racconta quando gli chiedono cose vaghe tipo come va, come affronti la riabilitazione, come vivi ora:

Ho guardato avanti e ho cercato tutte le cose più belle che potevano esserci e che mi aspettano e sono molto di più di quelle brutte che ho passato”, afferma Manuel Bortuzzo, il nuotatore diciannovenne colpito e ferito da un proiettile durante un agguato a Roma. “Sicuramente l’essere atleta mi ha aiutato a guardare avanti, a reagire così – ha aggiunto, ricordando il suo ritorno in piscina a un mese dal ferimento. – (Tgcom 24)

Forse è vero anche che è diventato atleta perché aveva questo carattere o tutte e due le cose insieme. Fatto sta che vive come nuota: guarda avanti, prende fiato, una bracciato dopo l’altra.

E il suo papà Franco fa quasi tenerezza ora che confessa che è Manuel ad aiutare lui. Resiste, continua, corre su e giù per la penisola, da Treviso a Roma, e cerca di rimediare una nuova normalità ad una vita stravolta. Ed è irresistibilmente fiero e grato per un figlio così. Fanno tenerezza i suoi hashtag, le emoji, lo slancio.

Ed esige tutto il nostro rispetto e anche la riconoscenza per mostrarsi così, con un contegno sempre dignitoso, con la resistenza di un padre, con l’amore di un papà che ai figli deve insegnare a vivere, lottare e forse anche morire. Non adesso però, non ora che Manuel ha appena iniziato a vivere la sua seconda vita!

Chi era Lorenzo Orsetti, il soldato italiano ucciso dall’Isis

Giulia Giacobini wired.it 18.3.19

Lorenzo Orsetti aveva 33 anni ed era originario di Firenze. Si trovava in Siria da un anno e mezzo a combattere fianco a fianco con le milizie curde

TOPSHOT - A member of the Iraqi forces walks past a mural bearing the logo of the Islamic State (IS) group in a tunnel that was reportedly used as a training centre by the jihadists, on March 1, 2017, in the village of Albu Sayf, on the southern outskirts of Mosul. Iraqi forces launched a major push on February 19 to recapture the west of Mosul from the Islamic State jihadist group, retaking the airport and then advancing north. / AFP PHOTO / AHMAD AL-RUBAYE (Photo credit should read AHMAD AL-RUBAYE/AFP/Getty Images)
Un soldato iracheno davanti alla bandiera nera dello Stato islamico. (foto: AHMAD AL-RUBAYE/AFP/Getty Images)

È finita a Baghuz, ultima roccaforte dell’Isis, la lotta di Lorenzo Orsetti, il 33enne italiano che da un anno e mezzo combatteva a fianco dei curdi in Siria. Il suo omicidio è stato annunciato su Telegram dall’Isis e confermato dal sito americano che monitora il jihadismo internazionale, quello di Site Intelligence. “Abbiamo ucciso un crociato italiano”, hanno scritto i tagliagole postando online la macabra foto del cadavere di Orsetti, insieme alla sua tessera sanitaria e alla sua carta di credito.

Orsetti aveva scritto il suo ultimo post su Facebook il 12 marzo scorso. “A quanto pare diverse case-trincee-tunnel sono rimaste. Non me lo faccio dire due volte, se tutto va bene domani parto”. Poi di lui si erano perse le tracce. La madre Annalisa non lo sentiva più da allora e, stando a quanto ha dichiarato, era preoccupata. Questa mattina ha scoperto la terribile notizia guardando il Tg della Toscana (Orsetti era originario di Firenze). “Noi eravamo contrari alla partenza ma lui voleva aiutare questo popolo oppresso”, ha detto all’Ansa.

La biografia di Orsetti
Lorenzo Orsetti aveva 33 anni e lavorava nel settore della ristorazione. Aveva deciso di partire per la Siria un anno e mezzo fa, pur non avendo nessuna esperienza nell’ambito militare, per unirsi ai curdi nella lotta all’Isis e costruire una società più giusta. In un’intervista al Corriere fiorentino dell’anno scorso aveva spiegato a questo proposito: “L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia e la democrazia.

Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove”.

Orsetti si faceva chiamare Tekoser e aveva preso l’abitudine di scrivere cosa succedeva al fronte. Insieme alle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg), aveva combattuto a Kobane e a Raqqa, teatri di altri due importanti scontri con l’Isis, e in altri villaggi più piccoli. In un’intervista a Tpi aveva detto: “La prima volta che sono andato nel deserto (di Hajin, ndr) hanno spazzato via la linea del fronte in un sol colpo. Hajin è stata la battaglia più dura, poi è andato tutto un po’ meglio“. Prima di arrivare a Baghuz, si era unito alle Ypg anche ad Afrin. Qui aveva avuto l’impressione che la guerra fosse cambiata. A questo proposito, aveva detto al Corriere fiorentino: “Non so bene cosa aspettarmi, non è più la lotta porta a porta, e il supporto aereo non è più dalla nostra parte: è uno scontro diverso, contro un nemico molto forte”.

La situazione in Siria
La guerra in Siria è iniziata nel 2011 con una serie di rivolte contro Bashar al-Assad. Da allora nel paese si fronteggiano – in una guerriglia dai contorni sempre più sfumati e, spesso, sovrapposti – più forze riunite sotto tre grandi schieramenti: l’esercito siriano, i ribelli e i combattenti dell’Isis. Nel corso di questi otto anni, le truppe dell’Isis sono state sconfitte più volte e diverse città, come Kobane e Raqqa, sono state liberate. Baghuz, invece, è ancora nelle mani del gruppo terrorista: motivo per cui qui proseguono ancora gli scontri.

In prima linea ci sono anche le Unità di protezione del popolo curdo (Ypg), le milizia della regione a maggioranza curda nel nord della Siria ed esercito informale del Rojava (il Kurdistan siriano). Nate come milizie di difesa nel 2004 e di posizionamento politico dichiaratamente di sinistra, le Ypg hanno assunto un ruolo sempre più importante dopo la battaglia di Kobane e oggi combattono in un’alleanza sostenuta dagli americani: le Forze democratiche siriane.

I curdi non combattono solo per difendersi dall’Isis: vogliono – storicamente – arrivare a costruire uno stato curdo che comprenda parte della Siria, dell’Iraq e della Turchia.

Alitalia: trattativa Fs-Delta in salita dopo ritiro EasyJet

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

)–Prosegue in salita la trattativa tra Delta Airlines e Fs per rilanciare Alitalia, dopo il ritiro di Easyjet dalla gara. 

Delta Air Lines rimane interessata a lavorare con Alitalia, dopo che la compagnia britannica EasyJet ha deciso di fare un passo indietro dalla trattativa. In una dichiarazione il vettore statunitense ha fatto sapere che “sono ancora in corso le discussioni, Alitalia è un partner di Delta da molto tempo”. 

Il ritiro di un partner come Easyjet complica il buon esito dell’operazione fortemente voluta dal Ministero dello Sviluppo economico perchè la quota che doveva acquisire nella nuova Alitalia dovrà essere rimpiazzata da altri soci da trovare. 

Secondo quanto si apprende da alcune fonti vicine al dossier, la quota che Ferrovie dello Stato Italiane avrá della nuova Alitalia sará massimo del 30%. Quindi l’esposizione di Fs nella compagnia italiana in amministrazione straordinaria non salirà oltre la soglia del 30% per attutire il colpo dell’uscita di scena di Easyjet nè per compensare la quota di Delta che si aggira intorno al 10%. 

Mediobanca, advisor di Fs, sarebbe al lavoro per cercare di aumentare la quota di Delta nella nuova Alitalia, ora di circa il 10%, che sarebbe comunque destinata a raddoppiare prima del termine del piano di 4 anni. Gianfranco Battisti, a.d. di Fs, è rientrato a Roma dopo un negoziato impegnativo ed estenuante con Ed Bastian, l’a.d. di Delta, ad Atlanta durante il weekend. Il risultato ottenuto daltop manager delle Fs è positivo ma rischia di essere insufficiente alla luce della mossa di Easyjet. 

Infatti, se la partecipazione azionaria di Fs non andrà oltre il 30% della nuova Alitalia, e Delta Airlines si fermasse solo al 10% e il Tesoro al 15% con la conversione del prestito ponte concesso ad Alitalia, l’obiettivo del vicempremier Luigi Di Maio sarebbe ancora lontano dall’essere raggiunto. 

Certo anche Poste Italiane potrebbe rilevare una partecipazione in Alitalia ma comunque non basterebbe. Da mesi le società partecipate dallo Stato come Fintecna, Fincantieri e Leonardo sono tirate in ballo per un eventuale coinvolgimento, puntualmente smentito. 

Giovedì scorso, l’a.d. di Leonardo Spa, Alessandro Profumo, ha escluso che il gruppo parteciperá al salvataggio di Alitalia perchè non vede “alcun significato strategico che giustifichi un eventuale investimento”. 

Lunedì scorso da Bruxelles il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha assicurato che “le parti interessate si stanno muovendo sul piano industriale” per il rilancio di Alitalia, senza pronunciarsi su una eventuale discesa in campo di Fincantieri. 

La decisione di EasyJet è stata presa dopo le discussioni con Ferrovie dello Stato Italiane e Delta Air Lines sulla possibilitá di formare un consorzio per esplorare opzioni per future operazioni relative ad Alitalia. La low cost inglese ha assicurato che resta impegnata in Italia, dove attualmente trasporta 18,5 milioni di passeggeri ogni anno e impiega 1.400 tra piloti ed equipaggio, tutti con contratti nazionali. Tanto che la societá inglese continuerà a investire nelle 3 basi italiane di Milano, Napoli e Venezia, come ha fatto la scorsa estate. 

Secondo i sindacati il ritiro di Easyjet dalla trattativa con Fs e Delta “ripropone l’urgenza dell’avvio di un tavolo permanente di confronto con il ministero dello sviluppo economico. La negoziazione si sta protraendo troppo e rimane dagli esiti incerti. Il tempo continua a scorrere e si rischia di impedire alla compagnia di cogliere tutte le opportunitá che il mercato offre”, avverte Salvatore Pellecchia, Segretario generale della Fit-Cisl. A marzo “avremmo giá dovuto vedere il piano industriale per sfruttare al meglio la stagione estiva, che come è noto è la piú redditizia. La conferenza nazionale del trasporto aereo organizzata dal Ministro è un buon inizio ma non è sufficiente. Di Maio ci convochi subito per affrontare la situazione sia di Alitalia sia di tutto il settore, tenendo conto che lunedì prossimo si terrá un primo sciopero di tutte le lavoratrici e i lavoratori del trasporto aereo”. 

Mercoledì si aprirà a Roma la Conferenza nazionale sul Trasporto aereo con il premier Giuseppe Conte, il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli, il sottosegretario Armando Siri e i vertici di Enac, Enav, Assaeroporti, Leonardo e Fs in qualità di partner. Staremo a vedere se il Governo giallo-verde saprà garantire il futuro di Alitalia. 

pev 

eva.palumnbo@mfdowjones.it 

 

(END) Dow Jones Newswires

March 18, 2019 13:34 ET (17:34 GMT)

L’uomo verifica l’autopilota di Tesla cercando di correre su sua moglie

zerohedge.com 18.3.19

Chi sapeva che la storia dell’aumento di Tesla e l’inevitabile caduta, avrebbe generato così tante potenziali sceneggiature hollywoodiane (non rispondere, è retorico).

Nell’ultima storia che è emersa dagli annali “troppo pazzi per essere veri” di Tesla , un uomo ha deciso di testare la funzionalità anti-collisione del pilota automatico sulla sua auto cercando di correre su sua moglie. Secondo The Mirror , YouTuber KriszXstream ha filmato l’esperimento rischioso, durante il quale sua moglie è uscita davanti alla sua auto in corsa.

Nel video, ha detto: “Testeremo il pilota automatico per vedere cosa succede quando qualcuno corre davanti alla macchina”.

Durante il primo test, l’uomo guida verso sua moglie, che attraversa la strada di fronte alla macchina.

Questo è il momento in cui le cose hanno quasi preso una piega per l’omicida, mentre l’auto autopilota si avvicina molto alla donna, costringendola a scappare. Mentre un allarme può essere sentito all’interno dell’auto, non sembra come se l’auto si sarebbe fermata.

KriszXstream ha dichiarato: “Per un secondo ho pensato che non avrebbe frenato. Ma ora frena “(non era chiaro se fosse deluso da quel particolare risultato del test).

In un test di follow-up, la donna ha messo la sua borsa in mezzo alla strada, e mentre la Tesla frena per la borsa, la colpisce anche. La moglie ha detto: “Ha colpito la mia borsa. È ancora vivo, direi. “

Com’era prevedibile, gli spettatori dell’esperimento idiota non erano impressionati dal pericoloso “test”.

Un utente ha detto: “Non so chi sia più stupido … tu o tua moglie?”

Un altro ha aggiunto: “Semplice e semplice: sei pazzo? La gente non dovrebbe mai testare il sistema di sicurezza in questo modo. “

Mentre questa clip è sicuramente una contendente per il Darwin Award dell’anno, fa emergere un punto interessante: cosa accadrebbe se l’autista avesse investito sua moglie (che aveva appena stipulato un contratto di assicurazione sulla vita di più milioni)? Sarebbe colpa sua, o di Tesla? Siamo fiduciosi che una risposta a questo ipotetico scenario sarà presto disponibile.

Banche, Gros-Pietro: “A loro il compito di investire per evitare collasso del pianeta”

alanews.it 18.3.19

Banche, Gros-Pietro: “A loro il compito di investire per evitare collasso del pianeta”

Il presidente di Intesa: “Grande occasione per aumentare l’occupazione”

(Milano). “Il compito delle banche è duplice: dare sicurezza ai risparmiatori che mettono il loro futuro nelle mani della banca, ma anche attivare questi risparmi affinché si rendano possibili gli investimenti che costruiranno il futuro”. Così Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa San Paolo, a margine della presentazione della VI edizione del Festival della Cultura Creativa. “Noi abbiamo di fronte un compito immane: cambiare il modo di sviluppo seguito negli ultimi secoli, che ha portato il pianeta sull’orlo del collasso. Ciò richiederà grandi investimenti, ma risolverà anche il problema della disoccupazione. Le banche devono orientare gli investimenti nella direzione della sostenibilità”. (s.vazzana)

La suggestiva Asti-Cuneo, l’autostrada che finisce nel nulla

Politicamentescorretto.info 18.3.19

Il collegamento è incompiuto da trent’anni. La protesta dei sindaci: «Senza infrastrutture non reggiamo»

ANDREA ROSSI

Ogni volta che volge lo sguardo verso Nord il sindaco di Cherasco Claudio Bogetti cerca di non farlo scivolare troppo in basso, giù dalle colline dove nascono vini pregiati, germogliano resort di lusso e in certi ristoranti bisogna prenotare con mesi d’anticipo per trovare posto. «Cerco di non guardare. Sono passati troppi anni e quando le persone mi chiedono dell’autostrada mi viene il magone perché non so che cosa rispondere».

Sulla Salerno-Reggio Calabria del Nord non si vede un operaio dal 2012. «Si farà in cinque anni», dicevano nel 1989 quando fu fondata la società per azioni Raccordi autostradali cuneesi, anche con l’obiettivo di realizzare i 90 chilometri tra Asti e Cuneo, Monferrato e Langhe, le colline oggi patrimonio Unesco. Una delle più ricche terre d’Italia. Trent’anni dopo la fotografia della grande incompiuta è un moncone che finisce nel nulla all’altezza dello svincolo di Cherasco. Oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli arrivano per vedere di persona un viadotto che termina tra i campi. «Semplificare, velocizzare, sbloccare», è il mantra del premier. «Lo facciamo andando cantiere per cantiere, da Nord a Sud, per provare a risolvere i problemi».

I lavori, cominciati nel 2000, sono fermi dal 2012, l’anno in cui avrebbero dovuto terminare. Sono finiti i soldi e già se n’erano spesi molti più del previsto: la A33 doveva costare circa 980 milioni; adesso le stime si spingono fino a un miliardo e 800 milioni. Mancano due tratte ancora: la nuova viabilità intorno a Cuneo e soprattutto i 9 chilometri dal moncone di Cherasco ad Alba. Il progetto, inizialmente, prevedeva un tunnel sotto il fiume Tanaro. Due anni fa si è optato per un’altra soluzione, in superfice. Passa proprio sotto le colline patrimonio Unesco ma costa la metà: 350 milioni. L’ex ministro Graziano Delrio voleva prorogare per quatto anni la concessione sulla Torino-Milano al gruppo Gavio in cambio di investimenti sulla Asti-Cuneo. È la soluzione che Toninelli ha bloccato e vorrebbe ripensare. La considera un regalo immotivato ai privati.

La verità è che l’Asti-Cuneo è nata sotto una cattiva stella e con un tracciato che tutti oggi definiscono sbagliato. Sarebbe bastata la superstrada di cui si parlava negli anni 90, innestando sulla rete esistente alcune bretelle per tagliare fuori i centri abitati. Invece Anas decise di realizzare un nuovo tracciato. Il contratto con Satap, la stessa società che gestisce la Torino-Milano, viene sottoscritto nel 1990. Per dieci anni succede poco o nulla, tanto che nel 1998 il Consiglio di Stato invita il ministero dei Lavori pubblici a valutare eventuali comportamenti illegali del concessionario, l’anno successivo la Corte dei Conti solleva dubbi e quello dopo ancora di nuovo il Consiglio di Stato rileva che la convenzione dovrebbe cadere a causa delle contestazioni di Anas e della richiesta di incrementare i finanziamenti pubblici di 840 miliardi di lire a fronte dei 35 previsti inizialmente. Nel 2000 il gruppo Gavio rinuncia all’Asti-Cuneo in cambio di una proroga di dodici anni sulla Torino-Piacenza. Anas fa partire una nuova gara e impiega ben cinque anni a chiuderla: il gruppo Gavio partecipa tramite la cordata Salt-Itinera e vince.

A distanza di quasi vent’anni sono stati realizzati 56 chilometri. Se ora il governo straccia il “lodo” Del Rio e opta per una soluzione alternativa tocca ripartire da zero. E, come sostiene Chiamparino, si rischia di fermare tutto per altri due anni. Altrimenti in pochi mesi i lavori possono partire. I sindaci dicono che non c’è più tempo: quest’ angolo d’Italia, nonostante l’autostrada mutilata, esporta beni per 7 miliardi l’anno, ma non regge più. Ogni giorno 5 mila Tir solcano le strade provinciali e attraversano i paesi. Il direttore dell’associazione trasportatori di Cuneo, Guido Rossi, ha calcolato in 100 milioni l’anno il danno economico. Bogetti fra due mesi e mezzo chiuderà il suo secondo (e ultimo) mandato di sindaco a Cherasco: «Vorrei farlo sapendo che c’è una soluzione. Siamo al collasso. Questa terra è abituata a lavorare senza protestare, ma adesso non ne può davvero più».

Fonte LaStampa

Scala: Sala; Pereira ingenuo, accordo sano poi situazione scappata di mano

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Pereira si è mosso in buona fede dal punto di vista della ricerca di partnership. La sua idea era partita su basi sane – senza immaginare i sauditi come azionisti – poi la cosa è un po’ scappata di mano e ha preso un’accelerazione dove non si è rispettata la procedura”. 

È quanto ha dichiarato il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, al termine del Cda del Teatro alla Scala che lui stesso presiede. 

“Al sovrintendente imputo una grande ingenuità”, ha aggiunto il Primo cittadino replicando a chi gli domandava cosa avesse eventualmente da rimproverare a Pereira. “Ormai sono un po’ di anni che è in Italia, dovrebbe capire come funziona il meccanismo. A lui ho detto che apprezzo l’attivismo e questo modo di fare per cui si spende molto nell’azione internazionale, ma lo ritengo un po’ ingenuo a credere che quello che un esponente politico gli dice un giorno poi lo dichiari all’indomani. 

Pereira ha peccato di ingenuità. Questo mi è davvero dispiaciuto”, ha spiegato il titolare di Palazzo Marino. 

In merito alla posizione espressa dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ieri ha parlato addirittura di un’ipotesi di un licenziamento di Pereira, Sala ha ricordato che “il Cda è sovrano. 

Se Fontana – che non critico e non biasimo – intende portare avanti un’idea del genere, deve soltanto dire al suo rappresentante in Cda, Philippe Daverio, di mettere il tema sul tavolo. Cosa che oggi non è stata fatta. Daverio non ha nemmeno accennato alla cosa”, ha assicurato Sala. 

fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

March 18, 2019 09:34 ET (13:34 GMT)

Cattolica Ass.: Minali, Warren sarà dei nostri (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Come sempre avviene quando si chiamano a raccolta centinaia di soci, la prossima assemblea di Cattolica si preannuncia calda. L’appuntamento è per il 13 aprile, quando l’unica cooperativa assicurativa quotata a Piazza Affari dovrà nominare il nuovo consiglio di amministrazione e Cattolica al Centro, storica lista in contrapposizione con il vertice, è pronta a dare battaglia. Movimenti che non sembrano però preoccupare l’amministratore delegato della compagnia, Alberto Minali, arrivato al timone a giugno 2017. 

Il bilancio 2018 presentato nei giorni scorsi, il primo della sua gestione, prevede lo stacco di una cedola di 0,4 euro grazie all’utile di 107 milioni, il migliore nell’ultimo decennio. I numeri insomma sono dalla parte di Minali e pronti ad appoggiare la lista del consiglio ci sono anche i soci di capitale, tra cui la Fondazione Banca del Monte di Lombardia (4,9%) e soprattutto Warren Buffett, che a fine 2017, tramite Berkshire Hathaway è diventati primo socio di Cattolica con il 9,05%. A raccontarlo è lo stesso Minali, che in questa intervista a MF-Milano Finanza annuncia anche le prossime mosse riguardo a Banco Bpm , Iccrea, settore immobiliare e Btp… 

Domanda. Partiamo dai risultati 2018. Doveva essere l’esercizio della svolta; com’è andata? 

Risposta. Grazie all’impegno di tutte le persone che lavorano nella compagnia abbiamo dimostrato che la macchina operativa di Cattolica funziona bene. Abbiamo chiuso con un utile netto in forte crescita a 107 milioni rispetto ai 41 milioni del 2017, mentre il risultato operativo è salito del 42,2% a 292 milioni con un roe pari al 7,5%. Meglio del budget. 

D. Eppure c’è stato chi ha avuto da ridire. I rappresentanti di Cattolica al Centro hanno sottolineato che i migliori risultati degli ultimi 10 anni sono implicitamente una critica al presidente Paolo Bedoni, che occupa quella poltrona da 12 anni. 

R. Io sono stato chiamato in Cattolica per rilanciarla e avviare un nuovo corso. I numeri ci stanno dando ragione e a chiamarmi al timone è stato proprio Bedoni. Farò parte esclusivamente della lista che sarà presentata dal consiglio uscente. Non ho nessuna intenzione di salire sul carro di qualche eventuale vincitore. 

D. Quali sono le probabilità che la lista che si contrappone all’attuale vertice possa vincere all’assemblea? Riusciranno ad avere un rappresentate in cda con il nuovo sistema monistico? 

R. La situazione sarà più chiara solo dopo la presentazione delle liste, ossia dopo il 18 aprile. Nel 2018 in occasione del rinnovo del collegio sindacale la lista è arrivata terza, non riuscendo a esprimere alcun rappresentante. 

D. Intanto la Fondazione Cariverona ha fatto sapere di apprezzare i conti e di attendere la lista che dovrà rispettare principi di competenza e qualità. E Buffett? 

R. Tutti i soci di capitale sembrano pronti ad appoggiare la lista del consiglio, Buffett compreso. Un segnale di apprezzamento del lavoro fatto. Proprio nei giorni scorso ho avuto incontri negli Usa con investitori esteri che credono nei piani di Cattolica. È la dimostrazione che la compagnia ha ora un respiro internazionale. Nel capitale ha grandi investitori istituzionali che ormai detengono circa due terzi delle azioni. 

D. Un pilastro del piano è stato l’accordo bancassicurativo con Banco Bpm , su cui la compagnia ha investito 853 milioni. Come sta andando? Ci sono ripercussioni dallo spinoso caso-diamanti? 

R. La questione è stata subito all’attenzione del vertice della banca e non ci sono state ricadute negative. Per quanto riguarda l’accordo bancassicurativo, siamo riusciti a partire con un trimestre di anticipo e questo è stato certamente positivo. Ma mentre sul fronte Danni e protezione abbiamo raggiunto risultati superiori al budget, per quanto riguarda il Vita siamo sotto di 900 milioni e ci siano messi al lavoro con il ceo Giuseppe Castagna per rilanciare nuovi prodotti e recuperare già nel 2019 il terreno perso. Anche con Iccrea, dopo essere saliti al 70% di Bcc Vita e Bcc Assicurazioni, stiamo rivedendo in queste settimane i budget, i patti parasociali e gli obiettivi commerciali. 

D. Qual è l’assetto su investimenti e Btp? 

R. Abbiamo il 54% degli asset in titoli di Stato italiani e contiamo di ridurre tale percentuale a favore asset alternativi, come quelli real o le infrastrutture. Siamo stati per esempio tra le compagnie che hanno aderito al progetto sulle infrastrutture lanciato da Ania, che sta andando avanti. Gli asset immobiliari rappresentano poi il 7% del portafoglio; la percentuale resterà stabile ma gli investimenti nel real estate sono destinati a salire di altri 700-800 milioni per la crescita degli asset in gestione,. Guardiamo a hotel, centri commerciali e residenze per anziani. 

redf/ch 

 

(END) Dow Jones Newswires

March 18, 2019 03:47 ET (07:47 GMT)

Finanza: Vita, Db/Commerzbank e’ progetto politico (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank è un’operazione imposta dalla ragion di Stato ma dall’esito tutt’altro che scontato. Giuseppe Vita segue le vicende della finanza tedesca da un osservatorio privilegiato: l’ex numero uno di Unicredit e Allianz Italia è presidente del consiglio di sorveglianza di Axel Springer e nel corso dei decenni ha maturato una profonda conoscenza del tessuto economico della Germania. Un mondo che oggi più che mai ha bisogno di una grande banca su cui poter contare: «Anche se negli ultimi mesi la crescita è rallentata, la Germania resta un colosso industriale, ma le manca una banca di standing internazionale come in passato sono state Deutsche Bank , Commerzbank o Dresdner. Di quelle vecchie glorie è rimasto poco: oggi Commerzbank si sta normalizzando dopo un periodo difficile, mentre Deutsche è ancora in una fase critica e paga l’abbandono del ruolo di banca commerciale e la volontà di competere sulla finanza con le big americane. Scelte che negli anni hanno riempito il bilancio di derivati di cui ancora si sa molto poco». 

Domanda. Se la fusione Deutsche-Commerz andasse in porto, che impatto avrebbe sul sistema bancario tedesco? 

Risposta. Notevole: considerando le integrazioni fatte negli anni scorsi, in un solo gruppo confluirebbero le quattro storiche banche tedesche: Deutsche Bank , Postbank, Commerzbank e Dresdner. Sarebbe un’operazione molto complessa che di fatto paralizzerebbe per due o tre anni l’attività del nuovo gruppo. 

D. La regia è chiaramente pubblica. Tanta sollecitudine fa nascere il sospetto che il governo sappia cose che il mercato ignora. 

R. L’intervento di un ministro delle Finanze non è cosa che accade spesso ed è possibile che Olaf Scholz sappia molto di più di quanto dichiara. Quel che è certo è che la Germania non si può permettere che la sua banca principale, una banca che si chiama Deutsche Bank , rischi un bail-in. È prima di tutto una questione di ragion di Stato. 

D. La ragion di Stato prevarrà anche sulle regole comunitarie, visto che lo Stato diventerà di fatto azionista di Deutsche? 

R. Si cercherà qualche escamotage per aggirare i vincoli europei e far passare la fusione. Questo non mi sembra l’ostacolo maggiore. 

D. E quale sarebbe l’ostacolo maggiore? 

R. L’obiettivo principale dell’integrazione è ridurre fortemente i costi, attraverso chiusura di sportelli e tagli di personale. Sarà un bagno di sangue che potrebbe rendere molto difficili i rapporti con i sindacati. Non bisogna dimenticare che nel modello di cogestione adottato dalle due banche i rappresentanti dei lavoratori siedono nel comitato di sorveglianza e potrebbero opporsi all’integrazione. 

D. Chi comanderebbe nel nuovo gruppo? La componente ex Deutsche Bank o quella ex Commerzbank ? 

R. Non devono esserci necessariamente dei vincitori. Nel duale tedesco la governance è molto più collegiale e nel comitato di gestione i poteri potrebbero essere distribuiti tra le diverse componenti del nuovo gruppo. 

D. Di certo lo Stato avrà un ruolo rilevante, così come lo ha già nella maggior parte del sistema bancario tedesco. Si può parlare di un disegno generale? 

R. Non credo. L’ingresso di capitali pubblici nel sistema bancario tedesco deriva in buona parte dalle scelte dei politici locali. Le Landesbank sono gestite dalle singole Regioni, che in questi anni hanno agito autonomamente rispetto al governo federale e spesso per puro interesse locale. Di sicuro si è creata una grave asimmetria: le poche banche private rimaste si trovano oggi in condizione di svantaggio competitivo di fronte a istituti il cui capitale è garantito dalle regioni. Ricordo che da commissario Ue alla Concorrenza Mario Monti pose con forza il problema, ma le sue parole caddero nel vuoto. 

D. In ogni caso questi continui interventi pubblici sono in conflitto con le regole europee sugli aiuti di Stato. Crede che le banche italiane abbiano torto a porre il problema? 

R. Il problema è che la politica italiana ha dato prova di scarsa lungimiranza nel firmare gli accordi sul bail-in. Gran parte dei Paesi europei hanno prima salvato i propri sistemi bancari investendo centinaia di miliardi e poi aderito alla normativa. Noi abbiamo fatto il contrario. 

D. La Germania però sta facendo ancora salvataggi? 

R. Certamente dopo la fusione lo Stato diventerebbe azionista di Deutsche Bank e questo porrebbe un problema. Si cercherà probabilmente un escamotage all’interno del quadro regolamentare. Ammesso, ripeto, che l’operazione vada in porto. 

D. Nel caso, l’unica grande banca tedesca privata resterebbe Hvb. Una soddisfazione per l’Italia? 

R. Certo. Anche perché, prima di essere comprata da Unicredit , Hvb era in una situazione di stress finanziario e venne proposta a banche di ogni nazionalità. Gli italiani furono invitati per ultimi al tavolo della trattativa. Oggi però l’istituto ha conti decisamente migliori di quelli di Deutsche e Commerz e questo dovrebbe essere motivo di soddisfazione. 

D. Pensa che una fusione tra Deutsche e Commerz possa preludere a un risiko bancario transnazionale in Europa? 

R. Mi sembra uno scenario molto prematuro. Regole europee e nazionali non vanno ancora d’accordo e questa assenza di armonizzazione è l’ostacolo principale di ogni integrazione internazionale. 

D. Questo immobilismo però potrebbe rendere le banche europee preda di gruppi americani o cinesi? 

R. Certamente questi gruppi sono cresciuti molto e si stanno muovendo con grande disinvoltura sul mercato. Dubito però che asset di interesse nazionale come le grandi banche possano essere oggetto di manovre ostili. Nemmeno un colosso americano o cinese oggi vuole correre il rischio di scontrarsi con un Stato europeo. 

red/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

March 18, 2019 03:38 ET (07:38 GMT)

Assicurazioni Generali, come si muoverà Société Générale

startmag.it 18.3.19

Ecco fatti, indiscrezioni e scenari sull’ingresso della francese Société Générale nel capitale di Assicurazioni Generali

 

A sgombrare il campo dalle indiscrezioni su un avvicinamento tra Société Générale e Generali ci ha pensato la banca francese, che venerdì 15 ha dato una spiegazione ufficiale del blitz: il 4,97% comprato tra il 7 e l’11 marzo «non ha nulla a che vedere con una qualsiasi posizione strategica», ha precisato una nota, sottolineando come la partecipazione sia il risultato di «classiche transazioni legate alla copertura di operazioni realizzate nel contesto delle attività di mercato». Una puntualizzazione inusuale per una banca storicamente molto attiva nel trading, ma dovuta alle speculazioni montate sul mercato.

ECCO I PERCHE’ DELLA MOSSA DELLA BANCA FRANCESE IN ASSICURAZIONI GENERALI

Speculazioni in parte giustificate. Se infatti i francesi insistono sul carattere puramente opportunistico dell’investimento, la tempistica scelta per aprire la posizione (costruita in buona parte con derivati) è stata senz’altro efficace. La comunicazione è arrivata infatti nel giorno della presentazione dei conti 2018 e a breve distanza dalla chiusura delle liste per l’assemblea del 7 maggio. Una tempistica insomma ben diversa da quella dell’ultimo blitz, datato settembre 2016, quando SocGen si mise in tasca il 4,2% di Generali attraverso un castello di diritti di voto, opzioni e prestiti titoli.

LA SIMBIOSI UNICREDIT E SOCIETE’ GENERALE

Non solo; ad alimentare le suggestioni del mercato è anche il collegamento tra SocGen e Unicredit. Le due banche stanno ragionando su un merger, benché i contatti procedano a singhiozzo. Se infatti sul piano industriale il progetto potrebbe funzionare, molti ostacoli si frappongono ancora all’obiettivo perseguito dal ceo Jean Pierre Mustier (che proprio in SocGen ha lavorato fino al 2009), dalla sfavorevole congiuntura internazionale ai logorati rapporti Italia-Francia.

IL RUOLO DI MEDIOBANCA IN GENERALI

Il dossier comunque è ancora sul tavolo e, si mormora, potrebbe riprendere quota dopo le elezioni europee. Unicredit d’altra parte è anche il primo azionista di Mediobanca, che con il suo 13,04% di Generali rimane il garante dell’italianità di Trieste. Nei mesi scorsi, decaduto il vecchio patto di sindacato, Unicredit ha scelto di restare nel capitale di Piazzetta Cuccia promuovendo un nuovo accordo parasociale di durata triennale. Una decisione che, si mormora, Mustier avrebbe preso con un occhio rivolto a Generali.

CHE COSA SUCCEDE NELL’AZIONARIATO DI ASSICURAZIONI GENERALI

A Trieste del resto gli equilibri nel capitale sono cambiati. I soci italiani hanno stretto la presa sulla compagnia incrementando le proprie partecipazioni: Francesco Gaetano Caltagirone si è portato al 5,01%, Leonardo Del Vecchio è salito al 4,87%, mentre i Benetton (posizionati attorno al 4%) sono proiettati verso il 5%. L’aumento del peso azionariato consente oggi ai soci privati di condizionare le scelte della compagnia, come ha dimostrato il confronto sul futuro presidente.

IL FUTURO DI DONNET E DELLA PRESIDENZA DI ASSICURAZIONI GENERALI

Se nessuno ha mai avuto dubbi sulla conferma del ceo Philippe Donnet, la decisione di cambiare lo statuto e di rinnovare la fiducia a Gabriele Galateri di Genola è arrivata al termine di un’accesa dialettica interna. Non solo. L’accresciuto peso dei soci privati (giunti vicino al 17%) potrebbe preludere a una ridistribuzione dei pesi nella lista di maggioranza, che dovrà essere presentata nelle prossime settimane sotto la regia di Mediobanca . È però plausibile che il blitz di SocGen e il timore di eventuali manovre ostili suggeriscano agli azionisti di rimandare progetti di questo genere per ricompattarsi ancora una volta attorno a Piazzetta Cuccia. Il tema comunque sarà definito a breve quando Mediobanca chiuderà le consultazioni sulla lista.

(estratto di un articolo pubblicato sul settimanale Milano Finanza)

Dissolvenza incrociata

Alessandra Daniele carmillaonline.com 17.3.19

Vi ricordate quando le elezioni europee non contavano un cazzo? Adesso sembrano diventate l’Armageddon.

Tutte le decisioni che potrebbero costare voti ai soci di governo vengono rimandate a data da destinarsi, mentre il Reddito di Cittadinanza subisce un’accelerazione improvvisata, con regole che cambiano continuamente a scapocchia, anche a costo di assegnarlo provvisoriamente a qualcuno a cui poi lo si chiederà indietro. Come si chiederanno indietro ai pensionati i soldi della mancata indicizzazione.
Mentre Salvini, con la “difesa sempre legittima”, fidelizza il suo elettorato cercando di legalizzare l’omicidio di classe, il Movimento Due Facce sente un bisogno disperato che almeno qualche centinaio di migliaia di elettori vada alle urne con in tasca la tesserina gialla del RDC, e per questa sia disposto a tapparsi il naso su tutte le altre promesse tradite, le svendite e i voltafaccia, compreso il via libera ai bandi del TAV, camuffato dalla “clausola di dissolvenza”.
Di Maio è convinto che Renzi abbia perduto i suoi elettori essenzialmente perché non li pagava abbastanza, quindi ha moltiplicato i suoi 80 euro, e adesso spera in una fedeltà più duratura.
Intanto la neolingua del Governo del Cambiamento diventa sempre più democristiana: i problemi si chiamano “criticità”, le chiacchiere “interlocuzioni”, e ad ogni “controversia” – cioè zuffa – si evoca un cavillo del Contratto di Governo impossibile da “espungere”.
Come annunciato da Grillo, l’era del Vaffanculo è finita.
È cominciata quella della Supercazzola.
Anche l’era di Grillo sembra finita: durante la riorganizzazione post-elezioni regionali, Beppe e Gianroberto Casaleggio sono stati cancellati dalla lista dei fondatori del M5S, sostituiti da Luigi Di Maio e Piersilvio Casaleggio. D’altronde, pare che ormai Grillo sia pentito, e che il suo “Ho creato un mostro” sia qualcosa di più che una battuta del suo nuovo spettacolo, che viene contestato da grillini delusi ad ogni replica.
Troppo tardi, dottor Frankenstein Junior, non avresti dovuto impiantare alla tua creatura il cervello con la targhetta “Abnormal”.
Il Movimento 5 Stelle però non è certo l’unica cosa in dissolvenza.
Il Secolo Americano è al tramonto. L’egemonia USA è in declino, rimpiazzata da quella cinese in espansione. Capitalismo di Stato senza nessuna limitazione, nemmeno apparente.
La parabola dei grillini sembra la terza stagione di Mr Robot:
spoiler
tutte quelle chiacchiere sul fare la Rivoluzione digitale e sconfiggere le perfide corporazioni, per poi finire a svendere il paese ai capitalisti cinesi.
Più o meno come stavano facendo Renzi e Gentiloni.

I politici ricattabili sono una manna dal cielo per i poteri forti!

politicamentescorretto.info 17.3.19

Per l’élite dominante il fatto che il sistema sia corrotto e corruttibile è una manna dal cielo. In un contesto come questo, dove quasi tutti rubano, la maggioranza dei politici potenti sono ricattabili, anche perché arrivare molto in alto restando perfettamente puliti, ormai è quasi impossibile. E gli scheletri nell’armadio dei politici sono un ottima garanzia per chi può minacciare di farli emergere, oppure senza minacciare niente, li fa emergere se e quando il politico X diventa scomodo. I classici “scandali ad orologeria”. Il più grande di questi, probabilmente è quello che ha travolto e affossato Bettino Craxi, mentre i suoi compari dell’epoca ancora oggi sono sulla cresta dell’onda, e continuano a collezionare incarichi prestigiosi.

Si parla molto di corruzione, un tema che negli ultimi anni è salito al centro del dibattito politico e dell’attenzione mediatica. E sicuramente è una cosa positiva, tuttavia dobbiamo stare attenti alle strumentalizzazioni, di chi vorrebbe far volgere questo dato in favore dei poteri forti.

Si, perché la soluzione alla piaga della corruzione, è la TRASPARENZA AMMINISTRATIVA, l’esercizio del ‘controllo’ sull’operato, e non il semplice inasprimento delle condanne.

Negli ultimi anni sono emersi numerosi scandali di fatture gonfiate: flaconi di disinfettante ospedaliero del valore di 20€ pagati venti volte tanto; I freni delle metropolitane romane pagati 5000€ anziché 1.000€ cadauno, e molti altri. Se tutti i costi fossero pubblicati in modo chiaro e trasparente sul web, queste cose non potrebbero accadere, visto che sicuramente qualche cittadino si accorgerebbe subito dell’evidente sovrapprezzo. La gestione delle imprese pubbliche, i costi, le condizioni degli appalti, devono essere trasparenti e pubblici. E sopratutto, illustrati in modo accessibile. Ma non lo faranno mai. Perché è nella mancanza di trasparenza che si basa il sistema che piace tanto ai politici e agli amministratori.

La corruzione ed il malaffare si combattono innanzitutto con la trasparenza e con l’efficienza amministrativa.

Ma il dibattito verte solo sull’aumento delle condanne, come se inasprendo le leggi si potesse diminuire o reprimere un crimine. Se fosse in questo modo, non ci sarebbero reati, e invece sappiamo bene che non è così. E negli USA, dove è prevista anche la pena di morte, vengono commessi molti più omicidi che in Italia, dove “te la cavi” con una ventina d’anni, ben poca cosa rispetto al boia americano.

Inasprire le leggi serve per far felice il popolino, sempre più rabbioso e forcaiolo, ma non serve a ridurre la corruzione o altri reati. Se un individuo è disposto a delinquere e rischiare 6 anni di prigione, difficilmente desisterà solo perché la pena è aumentata ad 8 anni! Sopratutto in un contesto dove se sei “qualcuno”, puoi confidare sulla prescrizione…

Inasprire le leggi non farà altro che aumentare il potere di ricatto nei confronti dei politici, che come automi sosterranno qualsiasi legge gli sarà richiesto, ancora più di quanto avvenga già oggi.

Chi propone di aumentare le condanne per corrotti e corruttori, senza proporre di cambiare un sistema CONCEPITO PER CONSENTIRE corruzione e malaffare, senza trasparenza amministrativa, vi sta prendendo in giro. O meglio, vi sta strumentalizzando, almeno quanto coloro che parlano solo di mafia e corruzione senza considerare che questo problema vale ben poco rispetto al signoraggio bancario e alla frode del sistema monetario BASATO sul debito!

Veritanwo