Finanza: Vita, Db/Commerzbank e’ progetto politico (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank è un’operazione imposta dalla ragion di Stato ma dall’esito tutt’altro che scontato. Giuseppe Vita segue le vicende della finanza tedesca da un osservatorio privilegiato: l’ex numero uno di Unicredit e Allianz Italia è presidente del consiglio di sorveglianza di Axel Springer e nel corso dei decenni ha maturato una profonda conoscenza del tessuto economico della Germania. Un mondo che oggi più che mai ha bisogno di una grande banca su cui poter contare: «Anche se negli ultimi mesi la crescita è rallentata, la Germania resta un colosso industriale, ma le manca una banca di standing internazionale come in passato sono state Deutsche Bank , Commerzbank o Dresdner. Di quelle vecchie glorie è rimasto poco: oggi Commerzbank si sta normalizzando dopo un periodo difficile, mentre Deutsche è ancora in una fase critica e paga l’abbandono del ruolo di banca commerciale e la volontà di competere sulla finanza con le big americane. Scelte che negli anni hanno riempito il bilancio di derivati di cui ancora si sa molto poco». 

Domanda. Se la fusione Deutsche-Commerz andasse in porto, che impatto avrebbe sul sistema bancario tedesco? 

Risposta. Notevole: considerando le integrazioni fatte negli anni scorsi, in un solo gruppo confluirebbero le quattro storiche banche tedesche: Deutsche Bank , Postbank, Commerzbank e Dresdner. Sarebbe un’operazione molto complessa che di fatto paralizzerebbe per due o tre anni l’attività del nuovo gruppo. 

D. La regia è chiaramente pubblica. Tanta sollecitudine fa nascere il sospetto che il governo sappia cose che il mercato ignora. 

R. L’intervento di un ministro delle Finanze non è cosa che accade spesso ed è possibile che Olaf Scholz sappia molto di più di quanto dichiara. Quel che è certo è che la Germania non si può permettere che la sua banca principale, una banca che si chiama Deutsche Bank , rischi un bail-in. È prima di tutto una questione di ragion di Stato. 

D. La ragion di Stato prevarrà anche sulle regole comunitarie, visto che lo Stato diventerà di fatto azionista di Deutsche? 

R. Si cercherà qualche escamotage per aggirare i vincoli europei e far passare la fusione. Questo non mi sembra l’ostacolo maggiore. 

D. E quale sarebbe l’ostacolo maggiore? 

R. L’obiettivo principale dell’integrazione è ridurre fortemente i costi, attraverso chiusura di sportelli e tagli di personale. Sarà un bagno di sangue che potrebbe rendere molto difficili i rapporti con i sindacati. Non bisogna dimenticare che nel modello di cogestione adottato dalle due banche i rappresentanti dei lavoratori siedono nel comitato di sorveglianza e potrebbero opporsi all’integrazione. 

D. Chi comanderebbe nel nuovo gruppo? La componente ex Deutsche Bank o quella ex Commerzbank ? 

R. Non devono esserci necessariamente dei vincitori. Nel duale tedesco la governance è molto più collegiale e nel comitato di gestione i poteri potrebbero essere distribuiti tra le diverse componenti del nuovo gruppo. 

D. Di certo lo Stato avrà un ruolo rilevante, così come lo ha già nella maggior parte del sistema bancario tedesco. Si può parlare di un disegno generale? 

R. Non credo. L’ingresso di capitali pubblici nel sistema bancario tedesco deriva in buona parte dalle scelte dei politici locali. Le Landesbank sono gestite dalle singole Regioni, che in questi anni hanno agito autonomamente rispetto al governo federale e spesso per puro interesse locale. Di sicuro si è creata una grave asimmetria: le poche banche private rimaste si trovano oggi in condizione di svantaggio competitivo di fronte a istituti il cui capitale è garantito dalle regioni. Ricordo che da commissario Ue alla Concorrenza Mario Monti pose con forza il problema, ma le sue parole caddero nel vuoto. 

D. In ogni caso questi continui interventi pubblici sono in conflitto con le regole europee sugli aiuti di Stato. Crede che le banche italiane abbiano torto a porre il problema? 

R. Il problema è che la politica italiana ha dato prova di scarsa lungimiranza nel firmare gli accordi sul bail-in. Gran parte dei Paesi europei hanno prima salvato i propri sistemi bancari investendo centinaia di miliardi e poi aderito alla normativa. Noi abbiamo fatto il contrario. 

D. La Germania però sta facendo ancora salvataggi? 

R. Certamente dopo la fusione lo Stato diventerebbe azionista di Deutsche Bank e questo porrebbe un problema. Si cercherà probabilmente un escamotage all’interno del quadro regolamentare. Ammesso, ripeto, che l’operazione vada in porto. 

D. Nel caso, l’unica grande banca tedesca privata resterebbe Hvb. Una soddisfazione per l’Italia? 

R. Certo. Anche perché, prima di essere comprata da Unicredit , Hvb era in una situazione di stress finanziario e venne proposta a banche di ogni nazionalità. Gli italiani furono invitati per ultimi al tavolo della trattativa. Oggi però l’istituto ha conti decisamente migliori di quelli di Deutsche e Commerz e questo dovrebbe essere motivo di soddisfazione. 

D. Pensa che una fusione tra Deutsche e Commerz possa preludere a un risiko bancario transnazionale in Europa? 

R. Mi sembra uno scenario molto prematuro. Regole europee e nazionali non vanno ancora d’accordo e questa assenza di armonizzazione è l’ostacolo principale di ogni integrazione internazionale. 

D. Questo immobilismo però potrebbe rendere le banche europee preda di gruppi americani o cinesi? 

R. Certamente questi gruppi sono cresciuti molto e si stanno muovendo con grande disinvoltura sul mercato. Dubito però che asset di interesse nazionale come le grandi banche possano essere oggetto di manovre ostili. Nemmeno un colosso americano o cinese oggi vuole correre il rischio di scontrarsi con un Stato europeo. 

red/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

March 18, 2019 03:38 ET (07:38 GMT)