Alan Krueger e la politica economica basata sui fatti

Tito Boeri lavoce.info 19.3.19

Alan Krueger lascia una grande eredità. I suoi studi offrono una guida fondamentale, sempre basata sui fatti e sui riscontri empirici, su problemi di grande rilevanza pratica per il benessere di milioni di persone. E sono di grande attualità per il nostro Paese.

Il difficile rapporto tra economisti e politica

È molto difficile, per un economista, mettere le proprie conoscenze a disposizione di chi prende le decisioni di politica economica. È difficile perché gli interlocutori hanno in genere opinioni molto forti, e non poche volte sbagliate, su come funziona una macchina così complessa come un’economia di mercato. L’economia è una di quelle materie che tutti sono convinti di capire sulla base di metafore spesso fuorvianti. Ad esempio, si pensa al bilancio dello stato come se fosse quello di una grande famiglia, si guarda al sistema pensionistico come a una banca in cui si depositano i propri contributi, al mercato del lavoro come a un autobus nell’ora di punta. Molti politici credono in queste metafore, altri fingono di crederci e le usano a proprio vantaggio. Tutti o quasi tutti negano il principio, basilare in economia, che non ci sono pasti gratis, che tutte le scelte hanno costi.

È difficile l’interlocuzione fra politici ed economisti anche perché questi ultimi non sempre hanno l’umiltà di capire come la pensano gli altri e non sempre hanno la pazienza di documentarsi su dettagli istituzionali apparentemente minori e di far parlare i dati anche quando smentiscono le proprie più radicate convinzioni.

Un moderno Keynes

Alan Krueger è stato per la nostra generazione un Keynes moderno, l’esempio di come un grande economista possa mettere la propria intelligenza a disposizione di chi deve prendere decisioni che condizionano il benessere di milioni di persone, riuscendo a farsi ascoltare dai più potenti del mondo. La sua homepage ne è la testimonianza.

Nonostante la sua brillantissima carriera scientifica gli potesse riservare sempre maggiori gratificazioni (tra i tanti riconoscimenti l’IZA Prize for Labour, una specie di premio Nobel per gli economisti del lavoro, e il Kershaw Prize dell’Association for Public Policy and Management), non ha mai lasciato cadere una sola occasione per rendersi utile al suo paese. Passava giornate e giornate a preparare un briefing anche di pochi minuti per i politici. Macinava dati e dettagli istituzionali. Riusciva in poche parole a sintetizzare una grande mole di informazioni. Con Barack Obama doveva applicare la regola delle quattro slide e dei dieci minuti sugli argomenti più spinosi (si era trovato nel Council of Economic Advisors del presidente, in un periodo investito dalla peggiore crisi dagli anni Trenta e sarebbe poi diventato il chairman dei consiglieri economici del presidente).

Una grande eredità

Ci ha lasciato una grande eredità. E il grande rimpianto è che avrebbe potuto lasciarci ancora tantissimo altro, data la sua energia, il suo entusiasmo, la sua creatività. Si stava occupando di come meglio proteggere i lavoratori della gig economy, dopo essere stato uno dei primi economisti a studiare a fondo il fenomeno dei lavoratori su piattaforma. Aveva raccolto dati sugli Stati Uniti che, assieme a colleghi inglesi, stavamo comparando con dati analoghi sul Regno Unito e l’Italia.

I suoi studi scientifici rappresentano una guida fondamentale, sempre basata sui fatti e sui riscontri empirici, su problemi di grande rilevanza pratica. Si impara come combattere la disoccupazione di lunga durata capendo quanto cercano lavoro i disoccupati (una lettura obbligata per i futuri navigator), come ridurre la povertà anche tra chi lavora stabilendo un livello appropriato del salario minimo (dovrebbe essere prescritto a chi spara a caso numeri sul salario minimo senza neanche guardare i dati sulla distribuzione delle retribuzioni). E, ancora, si hanno spunti su come valorizzare il lavoro degli insegnanti avendo classi né troppo grandi né troppo piccole, su come rafforzare le coperture offerte dal sistema sanitario senza renderlo insostenibile, su come capire i costi e i benefici dell’immigrazione per poterla meglio gestire.

Il suo lavoro più conosciuto è uno studio con David Card sugli effetti di un aumento del salario minimo in New Jersey. È stato messo in discussione per anni dai migliori economisti del mondo perché, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe sulla base di come si comporta la domanda di lavoro, trovava un effetto positivo dell’aumento del salario minimo sull’occupazione. Ci hanno provato in tanti a falsificare questo studio, a mostrare che conteneva errori, senza mai riuscirci. Perché era un esempio di metodo scientifico. Lo studio trovava i dati microeconomici appropriati per studiare il problema, per poi applicare un metodo di analisi che replicava gli esperimenti di laboratorio. Card e Krueger avevano raccolto dati sui lavoratori con bassi salari di alcune grandi catene di fastfood, prima e dopol’aumento del salario minimo, sia in New Jersey (dove poi ci sarebbe stato l’aumento) che in un altro stato in condizioni economiche simili (la Pennsylvania) in cui il salario minimo non era aumentato. Sulla base di questi dati avevano applicato un’analisi a doppie differenze comparando gli esiti occupazionali sia prima e dopo l’aumento del salario minimo che fra ristoranti conaumento e senza aumento del salario minimo. In questo modo, potevano tenere conto di fattori di altra natura che avrebbero potuto far crescere l’occupazione nei due stati, indipendentemente dall’aumento del salario minimo.

Alan aveva una grande sensibilità per le questioni distributive. Aveva coniato il termine “la curva del Grande Gatsby” per descrivere il rapporto fra disuguaglianze e mobilità sociale, uno dei tanti temi da lui affrontati nel corso delle sue ripetute partecipazioni al Festival dell’Economia di Trento.

Aveva una grande sensibilità, una grande empatia umana. Forse in questa grande sensibilità c’è la ragione di un gesto che proprio non riusciamo a capire. Era un grande uomo oltre che un grande economista. Ci mancherà tantissimo, come collega e come amico.