Spezzatino nel futuro di Pernigotti

lospiffero.com 20.3.19

Il ramo produttivo di cioccolato e torrone verrà separato dai gelati. Un’azienda piemontese in pole position. Nessuna certezza sulla produzione in loco. La querelle sul marchio. Fornaro (Leu): “Così si indebolisce il progetto di reindustrializzazione”

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Più che dolci e gelati uno spezzatino. Appare questo il destino della Pernigotti, l’azienda di Novi Ligure nelle mani dei turchi Toksoz, i quali hanno comunicato ai sindacati che il 30 aprile sarà reso noto il nome della società che acquisirà il comparto dei gelati. Per la produzione di cioccolato e torrone, invece, la proposta in pole position è quella della piemontese Laica. È questo il quadro che si delinea dopo il tavolo al ministero del Lavoro che si è svolto questa mattina in cui l’advisor Sernet ha messo a fuoco in particolare un progetto industriale con prospettive al 2022: quello di Laica, appunto, società con sede ad Arona, nel Novarese, che produce 5 milioni di cioccolatini al giorno, esporta in 54 paesi e dà lavoro a 250 persone. Insomma, una realtà solida. Ci sono anche altre quattro proposte per la produzione in conto terzi che dovrebbe garantire il futuro dell’impianto e dei lavoratori, ma al momento paiono in posizione di rincalzo. Dalla corsa per i gelati si è dichiarata fuori Unigel, azienda di Crema specializzata nella produzione per marchi storici della grande tradizione artigianale italiana. L’operazione – affidata allo studio Vitale & Associati – consisterà nella cessione di ramo d’azienda: in vendita ci sono marchio, ricette e ventidue addetti commerciali. Nessuna certezza sul mantenimento in loco della produzione. La decisione sarà rimessa all’azienda che riuscirà ad aggiudicarsi la divisione I&P, considerata la cassaforte della Pernigotti. L’identità dei due candidati rimane segreta. Si alza il velo, invece, sul fondo indiano che fin dalla prima ora si era fatto avanti per rilevare produzione e marchio della Pernigotti: si tratta di un fondo della famiglia Chandaria. In Italia il fondo, che ha sede a Ginevra e partecipazioni in 1200 aziende nel mondo, ha recentemente acquistato la vicentina Mainetti, impegnata nella produzione di appendiabiti. Ai Chandaria viene attribuito un interesse molto spiccato nei confronti dell’agroalimentare made in Italy. Ma i turchi non intendono mollare sulla proprietà del marchio Pernigotti.

Secondo quanto riportato da una nota del ministero del Lavoro, i contatti attivi per Pernigotti sono tredici, tutti in fase avanzata di valutazione e provenienti da soggetti italiani. Cinque tra le manifestazioni sono ritenute molto interessanti e vedono i soggetti proponenti già impegnati nell’elaborazione del piano industriale. Al termine dell’incontro, soddisfazione è stata espressa dal vice capo di gabinetto del ministero dello Sviluppo Giorgio Sorial: “È positivo che, a soli 43 giorni di distanza dalla precedente riunione, il clima sia disteso e favorevolmente orientato verso valutazioni concrete su numeri e risorse. Per i Ministeri impegnati, è essenziale che le valutazioni riguardino progetti solidi, che possano assicurare sostenibilità a medio-lungo termine. È, infatti, interesse primario del Governo che il soggetto individuato per reindustrializzare definisca un progetto nel modo più proficuo possibile e duraturo”. Il tavolo è stato aggiornato al 29 maggio prossimo.  

Scettico il capogruppo di Leu a Montecitorio Federico Fornaro, presente al tavolo assieme al sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere: Con l’annuncio dell’imminente cessione del ramo d’azienda del gelato e della pasticceria, la proprietà turca sceglie di vendere la Pernigotti a pezzi, facendo quello che in gergo si chiama spezzatino. Una scelta sbagliata dettata unicamente da esigenze di cassa che rischia di indebolire anche il progetto di reindustrializzazione dello stabilimento di Novi Ligure – afferma Fornaro –. Siamo ancora in tempo: la proprietà turca venda la Pernigotti nella sua interezza permettendo di salvare un patrimonio del made in Italy e con esso gli addetti da mesi impegnati in una lotta straordinaria”.