Bankitalia non ha tutelato i risparmiatori

Federico Lordi lintellettualedissidente.it 23.3.19

Bankitalia

La Corte di Giustizia europea si è pronunciata sul caso Tercas, ribaltando quanto aveva deliberato la Commissione nel 2014. Ma si può davvero parlare di vittoria per il sistema bancario italiano? Noi non ne siamo convinti.

Lo scorso martedì, una sentenza pronunciata dalla Corte di Giustizia europea ha gettato nello scompiglio il sistema bancario italiano (e non solo): “La Corte Generale annulla la decisione della Commissione, nel momento in cui questa ha stabilito, sbagliando, che le misure garantite alla Tercas avrebbero comportato l’utilizzo di risorse statali e fossero quindi imputabili allo Stato”. Semplifichiamo: nel 2014 la Banca Popolare di Bari (BPB) decide di ricapitalizzare Tercas, istituto posto in amministrazione straordinaria dal 2012. BPB pone però una condizione: il Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD) deve garantire la copertura del buco di bilancio di Tercas. A Bruxelles, però, qualcuno storce il naso: l’intervento della FITD è considerato aiuto di Stato ed è qui che si apre il famoso caso delle 4 banche poste in risoluzione nel novembre del 2015 – Banca Etruria, Banca delle Marche, CariChieti e CariFerrara.  Solo per la Banca delle Marche il FITD aveva stanziato già 800 milioni: il diktat di Margrethe Vestager – commissario UE all’antitrust – per Tercas fa scuola, negando così la garanzia del Fondo Interbancario anche per le quattro banche sopra menzionate. Ed è proprio qui che si spalancano le porte alla mattanza di obbligazionisti subordinati e azionisti delle quattro casse regionali.

Circolano le prime veline e nella mattinata di martedì rimbalzano titoloni a destra e a manca: Palazzo Koch ha rispettato i diktat della Vestager, ma solo in quanto nel 2014 non poteva fare altro. Banca d’Italia e Padoan, invece, erano spalle al muro: la sentenza della Corte di Giustizia è una gloriosa rivincita per entrambi. Fiumi di inchiostro e un mare di elogi pur di preservare l’indipendenza dell’Istituto diretto da Ignazio ViscoÈ una vittoria tutta italiana: patriottismo a giorni alterni, occorre preservare la biosfera autorazzista.

L’assordante cronaca giudiziaria giunta da Lussemburgo è stata accompagnata dall’annuncio del Direttore Generale di Via Nazionale, Salvatore Rossi, di rinunciare a un’eventuale riconferma presso il direttorio della Banca d’Italia. Dalle colonne de La Stampa del 20 marzo scorso scopriamo che la decisione sarebbe stata presa “per il bene dell’istituzione, e per evitare un nuovo scontro che ne avrebbe potuto minare la credibilità”. Non passano neanche 24 ore e la vicenda si arricchisce di un nuovo interessante dettaglioSecondo Margrethe Vestager– politicamente implicata nella vicenda e pronta a candidarsi nell’ALDE per le prossime europee – “quello che ha fatto scattare la risoluzione delle quattro banche, tra cui Etruria, è stata una decisione della Banca d’Italia”. La Vestager ha puntualizzato che il modus operandi adottato dal Governo Renzi nei confronti dei quattro istituti messi in risoluzione sarebbe dovuto a “un’altra catena di eventi”. Botte tra orbi per la Commissione e Bankitalia.

Mentre a Bruxelles e a Via Nazionale volano gli stracci, noi ci permettiamo di sollevare qualche semplice questione. Rossi rinuncia a un nuovo incarico “per il clima pesante causato dalla nuova compagine governativa” o per il semplice fatto che da Bruxelles non giungono notizie propriamente ottimali? E ancora: indipendenza è sinonimo di irresponsabilità? Passi pure accettare supinamente che nel XXI secolo la democrazia sia parametrata sul grado d’indipendenza dalla politica della Banca Centrale, ma dobbiamo anche mettere la testa sotto la sabbia e tollerare che gli errori non vengano pagati? D’altronde non chiediamo molto: ci accontentiamo di un banale e sommesso “abbiamo sbagliato”. Perché nel 2015 la vigilanza di Bankitalia non suggerì al Governo Renzi di evitare l’applicazione pedissequa della BRRD – la direttiva europea contenente le disposizioni sul bail-in –, magari beccandosi pure una procedura d’infrazione, nella consapevolezza che una futura interpretazione a proprio favore della Corte di Giustizia avrebbe dato il là a un risarcimento? Perché Bankitalia ha presentato un ricorso solo per la vicenda Tercas, evitando di intraprendere il medesimo iter per le quattro banche sottoposte a bail-in? Un aiutino potrebbe giungere dalla clamorosa dichiarazione fatta da Tria lo scorso 27 febbraio presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato: “da quello che so [all’epoca del recepimento della direttiva BRRD] anche la Banca d’Italia, in modo discreto, si oppose a questo bail-in ma Saccomanni, ho letto la sua dichiarazione, fu praticamente ricattato dal Ministro delle finanze tedesco”.

Questa sentenza giunge proprio quando, a causa del salvataggio con soldi pubblici della Norddeutsche Landesbank – anche grazie al fondo interbancario delle Sparkassen –, la Germania si ritrova a dover scongiurare l’incubo bail-in. Sarà un caso?

Carmelo Barbagallo, capo della vigilanza di Bankitalia, il 9 dicembre 2015, in audizione alla Camera dei deputati, disse che l’intervento attraverso il FITD “non è stato possibile per la preclusione manifestata da uffici della commissione europea”. Perché Bankitalia, anziché limitarsi a “ricercare altre strade”, non ha alzato il livello dello scontro?

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”: chi restituirà un’esistenza dignitosa all’imprenditore di Civitavecchia impiccatosi il 28 novembre del 2015 per aver scoperto che i suoi risparmi – 100mila euro – erano stati azzerati dal decreto salva banche nell’ambito del salvataggio di Banca Etruria? Nessuno.

Mattarella, batti un colpo.