Da Besso al Venezuela l’intrigo del dopo Chavez

caffe.ch 24.3.19 Federico Franchini

Cinque conti svizzeri dietro la lotta di potere a Caracas
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Da una palazzina di Besso al cuore della lotta di potere in Venezuela. Al centro della vicenda, Henrique Capriles, colui che nel 2013 ha quasi sconfitto Nicolás Maduro alle prime elezioni presidenziali dopo la morte di Hugo Chávez. Da allora, però, il leader dell’opposizione è quasi scomparso dai radar e il suo ruolo è stato preso da Juan Guaidó, l’autoproclamatosi presidente ad interim. L’esilio di Henrique Capriles, ex Governatore dello Stato di Miranda, è iniziato dopo che era giunte le prime accuse di corruzione. All’epoca, l’uomo dichiarava che “se il Governo corrotto mi attacca, ciò significa che stiamo andando nella giusta direzione”. Il candidato sconfitto non poteva immaginare che qualche anno dopo, dalla Svizzera, potessero giungere in via ufficiale prove scottanti, documenti forse in grado di confermare quelle che a suo tempo potevano anche sembrare accuse politiche. 
È il 13 luglio 2017 quando, da Lugano, la procuratrice federale Elena Catenazzi invia alle autorità di Caracas una “trasmissione spontanea d’informazione”. Questo strumento permette a un procuratore svizzero di trasmettere spontaneamente a un’autorità inquirente straniera informazioni o mezzi di prova acquisiti nell’ambito di una propria inchiesta. In seno all’antenna ticinese del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc), Elena Catenazzi da tempo si sta dedicando agli addentellati svizzeri dello scandalo Lava Jato. Al centro dell’inchiesta elvetica vi è la multinazionale brasiliana Odebrecht, condannata nel dicembre 2016 dalla Procura federale per riciclaggio e corruzione. Qualche mese prima, a Ginevra, gli agenti della fedpol avevano trovato un server contenente migliaia di documenti legati alla contabilità parallela della Odebrecht. L’analisi di questo materiale ha permesso alla Svizzera di aprire nuovi fronti d’indagini e d’inviare rogatorie in vari paesi, tra cui appunto il Venezuela.  
È così che, nell’ambito di un’istruzione penale aperta contro ignoti per sospetto riciclaggio di denaro, l’Mpc ha scoperto alcuni conti “che potrebbero essere in relazione con le inchieste della Procura del Venezuela” nei confronti di Henrique Capriles. In questa lettera ufficiale che il Caffè ha potuto consultare viene riportato come “Capriles avrebbe ricevuto tangenti relative a lavori eseguiti a Miranda, lo Stato in cui il gruppo Odebrecht ha svolto lavori importanti”. L’ipotesi della procuratrice ticinese è quella che per permettere al denaro di raggiungere l’allora leader dell’opposizione fosse quello di utilizzare una serie di compagnie di facciata controllate da alcuni alleati di Capriles. Tra il 2011 e il 2013, più di 7 milioni di dollari sono stati trasferiti ad società offshore legate alla Odebrecht su cinque conti svizzeri aperti a nome di società panamensi e controllati dai presunti prestanome dell’ex leader dell’opposizione. Le banche nominate dalla Procura federale sono cinque: Ubp, Safra Sarasin, Edmond de Rotschild e Hsbc (Suisse). 
Nell’ottobre 2017, sarà invece Dounia Rezzonico, allora responsabile dell’antenna Mpc di Lugano e da poco nominata alla guida della divisione dell’Mpc legata alla criminalità economica, a inviare altre due trasmissioni spontanee a Caracas. I documenti consultati dal Caffè riguardano due uomini d’affari attivi nella costruzione, Manuel José Salazar Bianchi e Joan Manuel Fereira Rosillo. Entrambi, sui loro conti svizzeri presso Ca Indosuez, Credit Suisse, Mirabaud e Hsbc, avrebbero ricevuto dei trasferimenti milionari da parte delle casse nere di Odebrecht. Secondo nostre informazioni, da allora la Svizzera ha smesso di inviare trasmissioni spontanee al Venezuela.
24.03.2019