La doppia morale Ue. Punisce l’Italia e la Germania salva le banche

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La Germania punta alla fusione di Commerzbank e Deutsche Bank per salvare i due colossi dal fallimento e creare un gigante europeo in gradi di contrastare l’avanzata dei giganti finanziari europei e americani in territorio tedesco. Questo è l’obiettivo. Mentre il metodo sarà sempre lo stesso che utilizza da anni: eludere le regole europee che impone agli altri.

Sia chiaro, il salvataggio di una banca non è un male. Il problema è che quanto sta facendo la Germania è stato sostanzialmente negato all’Italia, che anzi, ha subito la decisione dell’Unione europea e in particolare della commissariarla Margarte Vestager con le Popolari. Il nostri fu salvataggio, o meglio, fu un tentativo di aiuto di Stato che venne fermato dalla Commissione europea. Aiuto che tra l’altro è stato delegittimato proprio dalla stessa Ue, visto che il Tribunale ha emanato una sentenza con cui ha detto che  quello della Commissione fu in buona sostanza un errore. Invece, per la Germania, che è azionista di una delle due grandi banche coinvolte, non si tratta di salvataggio.

Angela Merkel continua a ribadire di non essere “immischiata” nella fusione di Commerzbank e Deutsche Bank: “Io sono favorevole al fatto che il governo tedesco non si immischi” ha detto la Cancelliera. “Si tratta di decisioni economiche private. Non do nessuno parere”, ha aggiunto Merkel.  Anzi, il governo di Berlino ha detto che il governo federale entra in campo soltanto in un momento successivo alla decisione delle due banche. Ma sembra molto difficile, se non quasi utopistico, credere che l’esecutivo non sia intervenuto prima per il salvataggio del suo gigante.

Come scrive Italia Oggi, “la garanzia vera di Deutsche bank, il vero argine contro la speculazione o contro il fallimento è come sempre lo Stato, in questo caso lo Stato tedesco. Se qualcuno pensasse che Deutsche bank è ‘da sola’ o è un puro operatore di mercato dopo tutto quello che si è detto e che si è visto sul titolo negli ultimi cinque anni, la storia avrebbe un solo possibile finale e non sarebbe positivo”.

Insomma, appare veramente difficile pensare che da Berlino non sia arrivato alcun diktat, tanto è vero che il governo sta decisamente spingendo per la fusione. Inoltre, dopo la fusione, si creerebbe un colosso da 1.8 trilioni di euro di attività – non lontano dal gigante francese Bnp Paribas – con la Repubblica federale tedesca che avrebbe una quota del 5%. Quindi parlare di una Deutsche Bank sola appare quantomeno dubbio. Se non del tutto ipocrita.

La cosa interessante, a questo, è rileggere le vicende italiane alla luce di quanto accaduto e quanto sta per accadere in Germania. La questione Tercas, con il salvataggio negato nel 2015, ha di fatto condannato le Popolari italiane. Ora Berlino non solo spinge per la fusione fra i due istituti tedeschi ma anzi, prepara anche un’altra beffa: sfruttare l’annullamento della decisione sulle Popolari italiane per salvare un’altra banca. Come spiegato su questa testata, la Germania sta cercando salvare la Nord Lb, banca che è tecnicamente fallita ma in cui i due maggiori azionisti, i governi della Bassa Sassonia e della Sassonia Anhalt, hanno evitato accuratamente l’ingresso di qualsiasi nuove azionista proprio per salvare subito dopo le banche. E la domanda sorge spontanea: se la Germania va contro l’Unione europea, e, viceversa, l’Ue non serve più gli interessi tedeschi, cosa potrebbe succedere?