Piccole banche (digitali) crescono

ilgiornale.it 24.3.19

Si chiamano Ualà, Babb, Hype e stanno lanciando la sfida ai «Golia» del credito

«Un segno dei tempi», l’aveva definito all’inizio di settembre il principale quotidiano finanziario tedesco, Handelsblatt. Riportando la notizia che Commerzbank, la seconda banca di Germania e una delle più antiche – 148 anni di vita – stava per perdere dopo trent’anni il suo posto nel principale indice azionario tedesco, il Dax di Francoforte dove ha peraltro sede lo stesso istituto. Ma ancor più simbolico è il fatto che a prendere il suo posto sarebbe stata una società di pagamenti digitali, Wirecard, principale avamposto in Germania dei quella rivoluzione dei servizi finanziari che va sotto il nome di Fintech. In sostanza Wirecard offre un servizio di intermediazione di pagamento: quando un cliente paga con Visa o Mastercard, i soldi non arrivano direttamente alle aziende destinatarie, ma passano per Wirecard. Morale: dal 24 settembre la società con meno di 5.000 dipendenti fino ad allora quotata sul TecDax (una specie di Nasdaq in salsa tedesca che raccoglie titoli tecnologici) ha scippato la prima fila al colosso Commerzbank costringendola a traslocare sul Mdax, l’indice di «serie B» che comprende le 60 azioni che seguono, in termini di capitalizzazione e di volumi negoziati, le 30 società quotate nel paniere principale.

Il «segno dei tempi» non si fermerà solo alla Germania. Basta guardare la mappa delle nuove cosiddette «challenger bank» che piacciono ai millennials e stanno spuntando come funghi in tutto il mondo. Dall’argentina Ualà alla messicana Inter passando per la coreana KakaoBank, l’inglese Babb e l’israeliana Pepper. Alcuni nomi sono curiosi ma la sfida alle grandi banche tradizionali è già partita sfruttando le armi competivive: i minori costi per il personale, l’assenza di filiali fisiche e di sistemi IT poco efficienti e stratificati nel tempo.

Qualche esempio? In Inghilterra Starling Bank e Revolut sono basate su operatività on line e trasferimento di denaro istantaneo. Poi ci sono gli operatori di «nicchia» come Amigo Loans, che eroga piccoli prestiti personali a breve termine con l’ausilio della garanzia di parenti o amici, o PayDay UK, che finanzia i percettori di busta paga per i pochi giorni che mancano al giorno dello stipendio in caso di temporanea carenza di liquidità. In Italia sono già in pista Mps con Widiba o Unicredit con Buddy Bank ma spunta anche la Hype di Banca Sella che a gennaio 2019 ha toccato quota 600mila clienti titolari di un Iban e di una carta di pagamento. Tecnicamente non è neppure una banca ma una divisione di Axerve, società specializzata in piattaforme di pagamento del gruppo Sella, tanto che a guidarla è un ingegnere elettronico di 388 anni e non un banchiere.

Nelle banche dati dei cacciatori di teste stanno infatti cambiando le cosiddette «skills», ovvero le professionalità abilità, più richieste dalle grandi banche internazionali. Ad esempio Hsbc, che di recente ha investito 17 miliardi di sterline nell’innovazione digitale, sta reclutando oltre mille professionisti per funzioni legate alla tecnologia come user interface designer, digital product manager e altro. Ovvero esperti in realtà virtuale, esperti di intelligenza artificiale, di dispositivi che fanno dialogare banca e cliente attraverso canali vocali o di testo, e ingegneri dei processi digitali. I bancari del futuro.