Congresso delle famiglie, quel patrocinio che non c’è

Andrea De Petris, Edmondo Mostacci e Nausica Palazzo la voce.info 26.3.19

Il ministro della Famiglia è un ministro senza portafoglio. Può dunque concedere il patrocinio a una iniziativa solo attraverso la Presidenza del Consiglio. Sembrava un caso di scuola, è diventato realtà con il Congresso mondiale delle famiglie.

C’è il ministro, non il ministero

Il patrocinio del ministero della Famiglia non esiste. Il patrocinio è rilasciato da istituzioni, non da persone. E il ministro della Famiglia è un ministro senza portafoglio, ossia privo di budget e di personale amministrativo, non ha dunque un ministero alle sue dipendenze.

Il punto emerge con chiarezza dalla circolare Uce 000901 P-2.11.1.2 del dipartimento del Cerimoniale di stato – Presidenza del Consiglio dei ministri, del 16/2/2010, che riguardo alla concessione di patrocini sia diretti che indiretti (ossia previo nulla osta della Presidenza del Consiglio) parla di “ministeri” e “dipartimenti”.

Di conseguenza, il ministro senza portafoglio può concedere il suo beneplacito “attraverso” la Presidenza del Consiglio dei ministri (o i suoi dipartimenti), non autonomamente. Il ministro Lorenzo Fontana doveva esserne bene al corrente. Il patrocinio nel mirino delle associazioni contrarie al Congresso mondiale delle famiglie era infatti della Presidenza del Consiglio (con una aggiunta sotto il relativo logo della dicitura “ministro per la Famiglia”).

Figura 1 – Logo della Presidenza visibile sulla hompage del World Congress of Families XIII prima del suo ritiro

La procedura da seguire

Tuttavia, a voler interpretare estensivamente le disposizioni in materia, si potrebbe sostenere che un ministro senza portafoglio possa concedere il patrocinio del dipartimento affidato alla sua autorità politica, nel nostro caso, il “dipartimento per le Politiche della famiglia”. Anche in questo caso, però, occorre seguire una procedura, puntualmente disciplinata da una circolare della Presidenza del Consiglio (http://presidenza.governo.it/ufficio_cerimoniale/normativa/CircolarePatrocini2010.pdf). Va da sé che, se non si segue la procedura, la concessione del patrocinio risulta illegittima.

Figura 2 – Logo del ministro per la Famiglia inserito sulla hompage del World Congress of Families XIII il 22 marzo 2019

Il procedimento per il rilascio del patrocinio a iniziative private, come il Congresso delle Famiglie, prevede infatti:

(1) invio da parte del ministero o dipartimento della richiesta di nulla osta al patrocinio al dipartimento del Cerimoniale di Stato della Presidenza del Consiglio dei ministri (per semplicità “Dcs”) almeno due mesi prima della data dell’iniziativa; la richiesta deve essere “corredata di un proprio [in questo caso di Fontana] motivato parere e di ogni utile notizia sulla natura e sulla serietà dell’iniziativa”;

(2) avvio dell’istruttoria da parte del Dcs;

(3) richiesta da parte del Dcs di un parere alla prefettura sulla natura e serietà dell’iniziativa;

(4) eventuale concessione del nulla osta del Dcs al temine dell’istruttoria;

(5) se si ottiene il nulla osta, concessione del patrocinio da parte del ministero o dipartimento.

A ciò si aggiunga che la concessione del logo prevede un altro procedimento a sé stante. La richiesta va in questo caso indirizzata al dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, che ha attualmente a capo l’onorevole Vito Crimi, ed è subordinata alla previa concessione del patrocinio.
Manca una sola settimana al Congresso delle Famiglie di Verona, e quand’anche il ministro decidesse di avviare il procedimento previsto dalla circolare non rientrerebbe nei tempi perché la richiesta del patrocinio deve essere inviata almeno due mesi prima e la richiesta del logo è subordinata al rilascio del patrocinio.
Il rispetto della procedura non è solo una questione di forma. Al contrario, ha la specifica finalità di garantire l’unità dell’indirizzo politico e amministrativo del governo. Inoltre, tende a impedire che l’attività delle istituzioni prenda direzioni dettate dagli interessi localistici o personalistici di un singolo ministro. In altre parole, il nulla osta serve a evitare il paradosso per cui un ministro concede il patrocinio a un’iniziativa che la Presidenza si rifiuta di sostenere. Ipotesi che credevamo essere “di scuola” e invece è realmente accaduta nei giorni scorsi. In questo senso, la forma giuridica è la custode della sostanza politica.

Per tirare le fila del discorso, il ministro della Famiglia è privo della competenza a rilasciare il patrocinio, per ipotesi di incompetenza assoluta, da cui consegue che il patrocinio rilasciato e visibile sull’homepage del forum è nullo, come se non esistesse. Quand’anche volessimo sorvolare sulla mancanza di una competenza in materia, il patrocinio sarebbe illegittimo, perché non rispetta i requisiti procedimentali per il suo rilascio: due mesi di anticipo, parere favorevole della prefettura, rilascio del nulla osta della Presidenza del Consiglio.
Con buona pace del ministro Fontana.