“Spiegherò l’origine della tela di Modigliani”

Mauro Spignesi Ilcaffe.ch 31.3.19

L’artista Pedro Pedrazzini indagato nell’inchiesta di Genova
Immagini articolo
Il ritratto è quello di Chaim Soutine, l’artista russo che visse a Parigi dipingendo il disagio interiore e distruggendo spesso le sue opere quando era in preda agli attacchi di depressione. Una piccola tela di 55,5 centimetri per 35 che ha fatto allungare la lista degli indagati dell’inchiesta (sulla quale ha lavorato anche l’Fbi americana), sui “falsi” Modigliani aperta dalla magistratura di Genova. I sospetti, in quelle che ormai sembrano le ultime battute degli accertamenti, si sono allungati sullo scultore ticinese Pedro Pedrazzini. È lui ad aver prestato un quadro della sua collezione, appunto “ritratto di Chaim Soutine”, datato 1917, agli organizzatori della mostra su Amedeo Modigliani, allestita dal 16 marzo di due anni fa al palazzo Ducale di Genova, tra i quali figura anche l’attuale direttore dei servizi culturali della città di Locarno Rudy Chiappini. A segnare i sospetti sulla tela (se vera varrebbe un paio di milioni) sono stati due esperti di Modì: Marc Restellini e Carlo Pepi.
Pedrazzini dice di essere sicuro “della mia buona fede”, di poter chiarire tutto, di dimostrare la sua “assoluta estraneità” alle accuse che gli vengono mosse. Ed è per questo che ha “chiesto e ottenuto” di poter essere interrogato dal procuratore aggiunto di Genova Paolo D’Ovidio che sta seguendo l’inchiesta sui “falsi” Modigliani. In tutto 21 opere ritenute – almeno secondo l’accusa – non attribuibili al cento per cento al celebre artista toscano. Lo scultore ticinese Pedro Pedrazzini è finito nel registro degli indagati (un atto obbligatorio in Italia se si fanno accertamenti su una persona) per aver prestato il quadro della sua collezione agli organizzatori della mostra, allestita nel marzo di due anni fa a Genova. 
Pedrazzini durante l’inchiesta è stato prima sentito in rogatoria dagli agenti della polizia di Lugano e poi dagli investigatori italiani. In prima battuta, come è scritto nella lunga relazione di 227 pagine dei carabinieri del Nucleo tutela beni culturali che hanno effettuato le indagini, Pedrazzini ha affermato di aver “informato Rudy Chiappini, in un periodo antecedente l’apertura della mostra, che il dipinto ritratto di Chaim Soutine 1917, a seguito di due distinti studi da egli stesso commissionati all’Istituto Restellini, era stato ritenuto non attribuibile all’opera di Modigliani”. Una dichiarazione portata a carico dell’accusa dai carabinieri che tuttavia stride poi con le conclusioni della relazione dove invece si sostiene che Pedrazzini – e per questo viene segnalato al magistrato – abbia concesso in prestito l’opera “tacendo le informazioni in possesso agli organizzatori”. 
Chi ha ragione? “Io non ho mai nascosto nulla – spiega lo scultore al Caffè – e ho quattro documenti dove si attesta che il quadro è autentico. È un’eredità di mio padre. I musei tuttavia pretendono sempre certificati attuali e alcuni contraddicono i precedenti. Ma io sono tranquillo perché il mio ritratto è stato esposto anche in altre mostre. Una al Centre Pompidou di Parigi dove evidentemente, dato il prestigio del museo, non viene esposta un’opera che si ritiene anche solo di indubbia attribuzione. E non avrei mai prestato una tela dubbia”. Sul ritratto di proprietà di Pedrazzini sono stati prodotti ai magistrati diversi documenti. E i periti dei magistrati, nell’ambito dell’indagine, hanno svolto diverse analisi. In particolare su una scritta “Sou” che sarebbe stata realizzata con colori “non coerenti con il periodo storico”, cioè il 1917. L’opera è stata tuttavia restaurata da un professionista di Ascona, Alfredo Mordasini, nel 1963. E dunque le tracce di materiale “moderno” rispetto al periodo storico della sua realizzazione potrebbero arrivare proprio dal restauro.

mspignesi@caffe.ch

31.03.2019