Banche: botta e risposta tra Fabi e Intesa Sanpaolo su contratto ibrido

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Botta e risposta tra la Fabi, il primo sindacato dei bancari, e Intesa Sanpaolo sul delicato tema del lavoro ibrido – ancora in fase sperimentale – in banca. 

“Il lavoro ibrido crea occupazione ma snatura la categoria. Se ci saranno tra cinque o sei anni più promotori finanziari che dipendenti ce la dovremo prendere solo con noi stessi”, ha affermato Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, nel corso dell’appuntamento “Contratto on the road 2019”, mettendo in guardia da alcune sperimentazioni in essere all’interno di Intesa Sanpaolo. 

“Il lavoro ibrido non ha nessuna finalità di destrutturare il rapporto di lavoro”, ribatte Alfio Filosomi, Responsabile Affari Istituzionali Sindacali – Politiche del Lavoro di Intesa Sanpaolo. “C’è un accordo. Il lavoro ibrido è un lavoro a tempo indeterminato, a tempo parziale. Trascorsi due anni il lavoratore può chiedere di abbandonare la parte relativa al lavoro autonomo. Dunque tutto è rimesso alla scelta e alla volontà del lavoratore. Grazie a questa formula riusciamo a fare 400 assunzioni invece di” 150. 

“Ma lei lo farebbe il giornalista ibrido, metà giornalista e metà gelataio?”, ironizza Sileoni con il moderatore, osservando che questa sperimentazione viene fatta nell’ottica di abbattere i costi. Lettura smentita da Filosomi. 

“Nella piattaforma contrattuale si parla del tema dei consulenti e dei promotori finanziari. Questo è un tema che può dare lo spunto per iniziare a ragionare sul lavoro ibrido”, afferma Salvatore Poloni, presidente del Casl dell’Abi. Sileoni aggiunge che non è così semplice. E che non c’è un automatismo che può costringere i sindacati a parlare di lavoro ibrido all’interno della trattativa. 

Cce 

 

(END) Dow Jones Newswires

April 03, 2019 07:26 ET (11:26 GMT)

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