Carige, Varde getta la spugna, rimane BlackRock con riserve. Stranieri mollano Italia e Alitalia

Carige, il fondo americano Varde sfila: in lizza, per l’acquisizione della banca ligure commissariata all’inizio dell’anno dalla Bce, rimane solo BlackRock, con più di una riserva, visto che il gigante non avrebbe alcuna intenzione di accollarsi tutti gli asset dell’istituto.

Dal canto suo, Varde ha fatto sapere che non ci sono le condizioni per presentare un’offerta vincolante per Carige.

Conclusa la due diligence, Varde ritiene che non ci siano i presupposti per presentare un’offerta vincolante per Banca Carige nei tempi previsti”. E’ quanto apprende Il Sole 24Ore, precisando che il fondo non sarebbe riuscito a trovare un’intesa con l’istituto e gli azionisti, in merito alle condizioni dell’offerta.

A questo punto, bisognerà vedere “nei prossimi giorni se il passo indietro per il fondo che è attivo in Italia dal 2014 sarà definitivo, come sembra oggi, o se ci saranno novità tali da giustificare un cambio di rotta”. Per ora, si può dire che Varde è fuori dai giochi.

La palla passa a questo punto a BlackRock che, viene ricordato, è il colosso dell’asset management più grande al mondo, “con oltre 6mila miliardi di dollari in gestione” e che dovrebbe presentare entro il 5 aprile una proposta vincolante”, dopo aver espresso una manifestazione di interesse non vincolante nelle scorse settimane.

Il Sole parla anche della possibilità che il gigante americano chieda un allungamento dei tempi, che però dovrebbe essere concesso dalla Bce. Ma dalle indiscrezioni delle ultime ore emerge che la sua proposta potrebbe essere accettata, con una proroga fino alla fine di aprile.

Detto questo, si inizia davvero a temere che la soluzione Mps, alla fine, dovrà essere adottata anche per il gruppo ligure.

Il timore, infatti, è che alla fine Carige rimanga senza pretendenti e che si sfili anche BlackRock. In quel caso, diventerebbe più concreta l’ultima opzione prevista per l’istituto, ovvero la ricapitalizzazione precauzionale in stile Mps.

Decisivo rimane l’appoggio della famiglia Malacalza, che detiene la maggioranza del capitale, pari al 27,5% del capitale.

Ma il fatto che Carige l’abbiano mollata in molti stranieri, è sotto gli occhi di tutti. Ancora prima, evidente era stato il non interesse dimostrato dalle stesse banche italiane. La soluzione estera sembrava dunque la più fattibile.

Soltanto alla fine di febbraio, Il Sole 24 Ore aveva citato rumor secondo cui sarebbero state ben cinque le manifestazioni di interesse arrivate nel mese precedente, di cui tre da parte di fondi (si parlava della divisione private equity dell’asset manager Usa Blackrock e di Apollo) e due da parte di soggetti bancari (circolava anche il nome del Credito Emiliano, Credem, che ha comunque smentito)”. Altri fondi interessati citati erano stati Attestor Capital, Varde Partners per l’appunto e Bridgepoint).

E invece, ora per molti è già tanto sperare che BlackRock rimarrà soggetto interessato. Soggetto interessato tra l’altro solo ad alcuni asset, come è risultato dalle dichiarazioni di Andrea Viganò, responsabile per l’Italia di BlackRock, che hanno fatto fatto scoppiare anche un giallo.

Benservito fondo Varde, Carige simile a caso Alitalia

Le similitudini che Carige presenta con un altro caso italiano, sono state rimarcate nelle ultime ore da diverse testate.

Siamo kriptonite per gli investitori. Da Carige fino all’Alitalia gli stranieri si allontanano da un paese floscio“, è il titolo di un articolo del Foglio, che parla di responsabilità del governo M5S-Lega:

“La strategia dei grandi investitori verso asset sotto stress, messi in mostra dall’esecutivo, sembra quella della ritirata. E’ uno dei risultati dell’isolazionismo del governo Lega-M5s che lascia poche alternative al di fuori dell’intervento pubblico diretto o dell’intervento pubblico mascherato (male) attraverso le società partecipate”.

Indicativo anche un articolo di Phastidio.net di Marco Seminerio: “Nel paese del lieto fine che non lo era”.

“C’è una costante, di questa stagione italiana fatta di chiacchiere e danni che persisteranno: la tendenza a lanciare messaggi rassicuranti su esiti che continuano ad essere rinviati. Le due ultime situazioni, in ordine cronologico, sono molto diverse tra loro ma unite da un filo rosso: parliamo di Carige e Alitalia”.

In riferimento all’interesse di BlackRock per Carige, e soprattutto alla precisazione di Viganò, secondo cui “Blackrock non acquista direttamente una banca”, Phastidio.net scrive:

Ora, io mi intendo poco di queste cose, ma l’idea che BlackRock che nella vita fa tutt’altro, possa comprarsi direttamente una banchetta locale italiana, passando attraverso l’acquisto del suo ‘patrimonio’ di sofferenze e crediti deteriorati, mi è sempre suonata singolare. Al limite potremmo ipotizzare, per le Non performing exposure di Carige, che uno dei fondi globali creati e gestiti dall’asset manager americano possa fare un’offerta. Del tutto differente è comprarsi la banca. E leggere, come si è letto nei giorni scorsi, che in realtà l’operazione sarebbe molto sensata perché Carige dispone di un piccolo brand di private banking, quindi perfettamente funzionale (!) a distribuire i prodotti BlackRock, fa semplicemente sorridere”.

“Come che sia, tranquilli -prosegue l’articolo di Phastidio.net – l’aumento di capitale di Carige ci sarà, sarà ottimo e abbondante perché la banca fa gola a molta gente, non solo in Europa, e vivranno tutti felici e contenti. Anche per quel motivo l’altro concorrente immaginario si è tirato indietro stamane (riferimento al fondo Usa Varde). Ma si sa, tutta tattica per non pagare il giusto ed altissimo prezzo di ciò che vale. Proprio come il lieto fine per Alitalia è ormai in avvicinamento alla pista di atterraggio. L’amministratore delegato di FS, Gianfranco Battisti, è ottimista per natura, altrimenti non potrebbe guidare le ferrovie. Di partner industriali c’era anche qui la fila, tutti col cappello in mano. Torme di compratori premono alla frontiera, gridando “Italia, Italia!”. Ad oggi, manca circa il 40% di non si sa cosa, ma siamo fiduciosi che ‘entro Pasqua’, che notoriamente è legata al concetto di resurrezione, avremo quadrato il cerchio. Nel frattempo, pare che Battisti si accinga a chiedere una proroga al suo tentativo. C’è chi dice a fine maggio, magari dopo la fatidica data del 26, quando l’Europa sarà ai piedi di Salvini e Di Maio e lo statuto della Bce sarà stato modificato per poter monetizzare il deficit italiano”.

La never-ending story Alitalia è stata affrontata anche dal Foglio qualche giorno fa:

E adesso che succede, scappano anche le Ferrovie dello Stato? Allora siamo davvero al capolinea, oltre il quale c’è solo il fallimento. Prima si è ritirata la olandese Klm, poi l’Air France. Se ne sono andati con le pive nel sacco i capitani coraggiosi e gli sceicchi degli Emirati. E ancora: la tedesca Lufthansa, l’americana Delta, l’inglese EasyJet, persino l’irlandese Ryanair che ci aveva fatto su un pensierino o Singapore Airlines evocata da più parti (governative)”.

Altro che svendita del made in Italy: qui il rischio è che nessuno voglia più gli asset tricolori. Su Alitalia la saga continua: Reuters cita una fonte vicina al dossier che ha ammesso: “diversi partner potenziali si sono ritirati…e ogni opzione è sul tavolo”.