Finanziamenti Ue, lo Stato con più fondi è il Lussemburgo

European Commission President Jean-Claude Juncker delivers his State of the Union speech at the European Parliament on September 12, 2018 in Strasbourg, eastern France. (Photo by FREDERICK FLORIN / AFP)

Lussemburgo e europeismo rappresentano un binomio difficile da separare. Sarà perché tra i tredici presidenti della Commissione europeache hanno ricoperto quell’incarico dagli albori delle istituzioni sovranazionali a oggi, tre sono lussemburghesi: il settimo in totale, ma il primo antesignano di Jean Claude Juncker in ordine di tempo, è stato il liberaldemocratico Gaston Thorn. Era il 1958. Poi è stata la volta del nono, il popolare Jacques Santer. Infine l’ultimo che, come ben saprete, è un altro esponente popolare: l’attuale vertice dell’esecutivo continentale. Juncker siede su quello scranno dal 2014. 

Certo è che, per essere una nazione abitata da meno di seicentomila persone, il Granducato lussemburghese ha avuto la possibilità di esprimere davvero molto, in termini politici, della cosiddetta “Europa unita”. Ma adesso è una statistica a consentire l’apertura di una riflessione più dettagliata. Sì, perché è ancora il Lussemburgo a primeggiare nell’elencazione relativa al quantitativo di finanziamenti, su base pro capite, che vengono inoltrati ogni anno da Strasburgo e Bruxelles. Non c’è solo forma in questa liaison, ma pure sostanza. 

Quello che intercorre tra la monarchia parlamentare lussemburghese e l’Unione europea è un legame politico – ideologico, ma anche economico – finanziario. Non esistono tante altre spiegazioni plausibili. La ventilazione dell’austerity per il piccolo Stato centrale europeo non vale. In Italia siamo abituati all’esatto contrario. Ci sarebbe la questione dei porti franchi, un tema legato all’elusione fiscale, che persino l’Alde, tramite il parlamentare teutonico Wolf Klinz, aveva provato a sollevare.

Ma la Commissione presieduta da Juncker ha risposto picche. La disamina è unanime. L’universo lussemburghese è la Narnia nascosta dietro la bandiera delle restrizioni economiche. Uno scenario fantasy, una sorta di “fantabosco”, considerato il circondario, dove davvero nessuno sembra passarsela male. Tornando alle rilevazioni presentate dal quotidiano fondato da Vittorio Feltri, apprendiamo come ogni persona residente nel Granducato possa vantare la ricezione, in media, di 2.278 euro. Sono i famosi “fondi europei” e sono cifre che gli altri Stati membri vedono col binocolo. 

Qualche membro dell’esecutivo del Belpaese sarà pure “bugiardo” – come ha da poco avuto modo di sostenere Juncker  e come potete leggeresull’Adnkronos – ma la sensazione è che Lussemburgo e sud d’Europa, per bravura o per altre dinamiche, vivano su universi paralleli, destinati all’interdipendenza, ma separati dalla qualità e dalla quantità dei trattamenti ricevuti. Non c’è da stupirsi, poi, se dalle parti delle Ardenne siano stati tra i primi a voler salire sul carro della Nuova via della seta.

Cina e Lussemburgo sembrerebbero accomunati da una certa flessibilità in materia di rispetto delle regole commerciali, ma agli ideologi dell’austerity neoliberal non importa poi molto.