Governo: Messina, priorità tagliare stock debito (Avvenire)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Chi governa deve tenere i conti in ordine e allo stesso tempo investire nel futuro del paese e stare vicino a chi ne ha bisogno. In Italia paghiamo 70 miliardi di interessi sul debito pubblico ogni anno”, mentre “le risorse per dare sostegno alle nuove forme di povertà non sono sufficienti”. 

Lo afferma Carlo Messina, a.d. di Intesa Sanpaolo in un’intervista ad Avvenire aggiungendo che la priorità della politica economia deve essere “ridurre lo stock di debito” dei 2,3 trilioni di euro che paralizzano il paese e “liberare risorse”. 

La patrimoniale non è la strada per valorizzare patrimonio pubblico e ricchezza privata. “Bisogna creare degli strumenti finanziari ad hoc, sulla scia di quanto fatto sui Pir. Fondi Fondi immobiliari, anche locali, che investano in questi asset e vengano poi collocati presso i piccoli risparmiatori, con garanzie sui rendimenti e incentivi fiscali. Gli immobili tra l’altro, non sarebbero svenduti e resterebbero in Italia. Banche, assicurazioni, Cdp potrebbero affiancare i piccoli risparmiatori. Penso che con un’operazione di questo tipo il nostro spread si avvicinerebbe a quello francese. E comunque scenderebbe sotto i 150 punti base”, aggiunge. 

Secondo Messina, un debito al 132% del Pil è sostenibile “ma non lascia margini per crescere. Liberandoci dalla zavorra del debito, il gap di fiducia si ridurrebbe. E anche gli investitori comincerebbero a guardare meglio ai nostri fondamentali. L’Italia potrebbe così concentrarsi sullo sviluppo, sulla lotta alla povertà e sul sostegno della classe media. Il nostro Paese decollerebbe, tornerebbe a primeggiare in Europa e potrebbe anche investire per il futuro”. 

Il Governo deve puntare subito su “infrastrutture, strade, ospedali, scuole e porti, soprattutto al Sud. E poi istruzione, ricerca e innovazione. Ci sono 150 miliardi di risorse pubbliche già stanziate. Noi ci affiancheremmo per garantire un effetto leva: lo scorso anno Intesa ha erogato nuovo credito a medio e lungo termine per 50 miliardi, possiamo continuare a farlo nei prossimi anni anche in misura maggiore”. 

“All’Italia serve una crescita che riduca le disuguaglianze. Per questo non solo da noi, ma in tutta Europa bisogna lavorare sul ceto medio. Altrimenti non ci sarà possibilità per la politica di costruirsi un futuro. Sovranisti e non, pro-austerity e contro l’austerity: discussioni sterili, se non si affronta il problema del ceto medio. L’Europa che uscirà dalle elezioni deve scegliere se vuol ridurre le disuguaglianze o perseguire un 2% di crescita senza ancorare lo sviluppo alla stabilità sociale”, sottolinea. 

Il Pil dell’Italia quest’anno non arriverà neanche allo 0,2% per questo “bisogna ricominciare a investire, non c’è altra strada”, conclude. 

pev 

 

(END) Dow Jones Newswires