Alitalia: Si fallisce solo d’estate (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il fallimento di WowAir, rimasta a terra la scorsa settimana, è un’eccezione. Perché se si scorre l’elenco delle compagnie aeree costrette a portare i libri in tribunali e gli aerei negli hangar, si scopre una strana coincidenza: i fallimenti avvengono soprattutto, se non addirittura esclusivamente, d’estate, o per meglio dire, dopo aver tirato le somme della stagione estiva. Così è stato per la vecchia Alitalia, fallita a fine agosto del 2008, mese fatale anche a Windjet. Epilogo di fine estate anche per AirBerlin, e l’elenco potrebbe continuare allargandosi a vettori meno noti come Primera (Danimarca) e Cobalt Air (Cipro), costrette ad arrendersi nell’ottobre scorso. 

Ma perché questo periodo dell’anno può diventare letale per le compagnie aeree in difficoltà? Alla domanda ha trovato una risposta Andrea Giuricin, docente di economia del trasporto aereo all’università Bicocca di Milano, autore dello studio Perché le compagnie aeree falliscono tutte d’estate?, realizzato per Ibl (Istituto Bruno Leoni). «La fine dell’estate è quando termina il picco dei ricavi per una compagnia aerea, e al tempo stesso si pagano buona parte dei costi relativi al periodo», spiega Giuricin. «Il fallimento di Wow Air rappresenta l’eccezione perché la compagnia islandese era in difficoltà da tempo e stava cercando finanziatori. La settimana scorsa alla fine si è deciso che non ci sarebbe stato futuro per l’azienda. WowAir non era nemmeno così piccola», osserva Giuricin, «dato che è grande quasi il doppio di Air Italy in termini di passeggeri trasportati. Ma aveva un indicatore di perdite sul fatturato al 30 settembre del 2018 negativo di oltre sei punti percentuali nei primi nove mesi dell’anno. Si pensi che Alitalia, per ogni 100 euro di ricavi, registra costi operativi superiori a 113 euro al netto delle operazioni straordinarie». 

Secondo lo studio, il settore aereo non sta andando male negli ultimi anni, e quasi tutte le grandi compagnie vedono margini positivi. «Alla luce dei dati disponibili», calcola Giuricin, «si può stimare che Alitalia abbia incassato circa 750 milioni di euro relativi a viaggi durante il periodo estivo. Ma quanti soldi ha in cassa? Ormai circa 500 milioni di euro, quello che rimane dal prestito ponte. Questo significa che la compagnia ha già bruciato di fatto tutta la cassa (gran parte dei pagamenti relativi ai servizi si hanno dopo l’effettuazione del volo) e che è già sotto di quasi 300 milioni di euro. Un buco enorme che rischia di venire fuori in tutta la sua tragicità proprio a fine estate». 

Non a caso i commissari straordinari di Alitalia, Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari, insistono sull’importanza di trovare in fretta una quadra alla vicenda, perché il tempo stringe. 

red/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

April 08, 2019 02:13 ET (06:13 GMT)

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