Questa Brexit è peggio di una soap opera

Dario Papale Scuderi L intellettualedissidente.it 12.4.19

Dopo il terzo rifiuto del parlamento alla proposta di May, tutto sembrava pendere verso l’hard Brexit del 12 aprile. Una velocissima legge presentata dai Labour, validata in appena tre giorni, ha costretto May a presentarsi in Europa con l’unica volontà di rimandare la data di uscita.

La Brexit sta assumendo dei tratti veramente grotteschi: data di uscita rimandata al 31 ottobree partecipazione della Gran Bretagna alla competizione elettorale europea. Fin dal famoso risultato del giugno 2016, per cui gli inglesi votarono l’uscita dall’Unione Europea, la Brexit ha subito un vero e proprio bombardamento mediatico, soprattutto in chiave negativa, catastrofica, per cui si è preferito concentrarsi solo ed esclusivamente sui grandi rischi dovuti al “Leave” e non si è mai riflettuto, in grande scala, sui benefici di un’eventuale uscita dalla grande macchina di Bruxelles. Quasi nessuno, oltretutto, si è chiesto cosa abbia spinto il popolo inglese a manifestare tanto dissenso verso l’Unione Europea e anzi, la grande narrazione è quasi sempre stata quella di dipingere gli inglesi del “Leave”come vecchi bifolchi, ignoranti e collocati perlopiù nella “periferia” del Regno Unito.

Il popolo inglese ha semplicemente fatto una scelta attraverso il maggiore strumento di democrazia diretta esistente – il referendum – ma l’UE e Theresa May hanno concordato altri sei mesi di incertezza politica e sociale, facendo venire meno la volontà popolare espressa chiaramente già tre anni fa. Il 12 aprile doveva essere il giorno della Brexit, più precisamente della Hard Brexit, e cioè l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea senza nessun tipo di accordo. Ciò avrebbe comportato inevitabilmente uno shock a livello economico e istituzionale a causa del ritiro, da parte della Gran Bretagna, dai meccanismi di mercato dell’UE. I più scettici riguardo la Brexit sostengono che tale shock sarà fatale e distruttivo per l’economia inglese ed è proprio in merito a tale istanza che Theresa May sta cercando in tutti i modi di alleviare i possibili danni con un’uscita morbida. In pochissimi, se non nessuno, nella giungla dell’informazione mainstream ha mai portato alla luce le idee di Daniel Hannan, europarlamentare inglese fervente sostenitore della Brexit, tanto da esserne considerato l’ideologo.

Se Nigel Farage è stato spesso sotto le luci della ribalta, a causa del suo vulcanico carattere, impersonando una Brexit isolazionista, la proposta di Hannan ha ben poco a che vedere con un’Inghilterra chiusa in se stessa. Nel suo libro “What next: come ottenere la miglior Brexit”, Hannan spiega come la Brexit sia l’occasione per il Regno Unito di diventare il migliore vicino di casa della UE e migliorare notevolmente le relazioni con i 165 paesi extra-Ue: Hannan sogna una Gran Bretagna che diventi un superhub mondiale capace di attrare investimenti e capitali. Niente a che vedere, alla prova dei fatti, con la grande narrazione di una Brexit infruttuosa e passiva ma un grande piano di ricostruzione nazionale fuori dalla comunità europea. E’ chiaro che solo dopo qualche tempo dall’effettiva uscita potremo giudicare se essa sia stata o no una scelta saggia per il popolo inglese, ma non è tollerabile affrontare tale discussione su termini catastrofici o a senso unico a favore del “Remain”. Se Nigel Farage ha contribuito, suo malgrado, a diffondere un’immagine negativa della Brexit, è assurdo non avere praticamente mai confutato le teorie e la proposta dell’ideologo dell’exit che è oltretutto un parlamentare europeo. E’ inoltre importante sottolineare il fatto che il Regno Unito post Brexit di Hannan è un’entità fortemente votata al libero scambio:

“O l’Ue lo capisce, oppure peggio per lei. Ci ritroveremo alle porte di casa una specie di Singapore liberale e democratica, cioè la nuova Inghilterra extra-Ue, capace a sua volta di guardare in termini di rapporti commerciali al resto del mondo, dall’America agli altri membri dell’antico Commonwealth, fino ai player autoritari, dalla Russia alla Cina.”

Tutt’altro che isolazionismo, nazionalismo becero o chissà quale altra trovata della grande informazione, bensì un piano ponderato e brillante di ricostruzione dei commerci inglesi in un’eventuale uscita dall’Unione.
La Hard Brexit può inoltre riportare alla ribalta la questione irlandese, che è stata (ed è) un grandissimo problema per Theresa May, con uno scenario nemmeno troppo fantasioso favorevole alla riunione dell’isola. La proroga al 31 ottobre è l’ennesimo attacco alla credibilità del progetto, ogni giorno più criticato e sottovalutato: la stessa sorte che stanno vivendo i cittadini britannici, accusati ingiustamente di non aver capito ciò per cui hanno votato il 23 giugno 2016. La macchina del fango mediatica adoperata a mistificare un sano dialogo su una questione tanto importante non fa altro che aumentare confusione e paura: il futuro può non essere l’Unione Europea, esiste qualcosa anche al di fuori.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.