Opera da Sidney il paziente a Lugano

Andrea Bertagni Caffe.ch 14.4.19

La rivoluzione digitale abbatte le distanze in medicina
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a svolta digitale entra in corsia. E cambia la vita a pazienti e medici. Non è fantascienza. È già realtà. Operazioni in streaming, grazie alla tecnologia che ha abbattuto le distanze. Il chirurgo da Sidney opera il paziente ricoverato a Lugano. “Oggi sono possibili interventi a distanza. Certo, magari la trasmissione dei dati e delle immagini sarà un po’ in ritardo e forse non sempre ne vale la pena ma è fattibile”, dice il chirurgo Sebastiano Martinoli.
La tecnologia non solo permette di operare in Europa dagli Stati Uniti ma è entrata in sala operatoria e ha cambiato anche gli strumenti e i metodi di cura. “Oggi si può, ad esempio, intervenire sugli aneurismi al cervello in maniera endovascolare tramite cioè sonde inserite attraverso l’arteria di una gamba o di un braccio – continua Martinoli -. Si tratta di tecniche minimamente invasive guidate da immagini e realizzate grazie a strumenti sempre più piccoli e precisi”. 
Precisione e velocità. Sembrano essere queste le parole chiave della medicina 2.0. Tanto che in alcuni casi si parla di chirurgia robotica. “Vorrei però sfatare un mito – osserva Martinoli, per oltre un ventennio primario e poi capo dipartimento del reparto di chirurgia del Civico di Lugano -. Quando si parla di robot non si intende una macchina capace di operare in maniera autonoma. In realtà è un braccio meccanico comandato dal chirurgo”. Vero è che transistor e microchip garantiscono maggior capacità di movimento. “Sì, ma fino a oggi – riprende il chirurgo – non ci sono studi scientifici che dimostrano i vantaggi della chirurgia robotica addominale rispetto a quella laparoscopica, cioè un intervento chirurgico addominale senza apertura della parete”. 
Quel che è certo è che via Internet un’équipe medica sparpagliata in differenti Paesi può scambiarsi pareri e opinioni senza muoversi dalla scrivania. “Nell’ambito dei tumori questi consulti a distanza funzionano molto bene – spiega Martinoli -, anche perché rispetto ai colloqui canonici si avvalgono di supporti visivi”.
Anche la radiologia ha fatto passi da gigante sul fronte high tech. “Già da alcuni anni grazie all’intelligenza artificiale i dati elaborati dalle macchine vanno a sostegno del compito del medico – afferma Simone Consonni, responsabile del servizio tecnomedico dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) -. In pochi secondi un collega che si trova dall’altra parte del mondo può leggere la lastra e fornire un secondo parere”. Per non parlare delle applicazioni e di tutti i supporti digitali che hanno invaso la nostra vita. Anche l’Apple Watch nel suo ultimo aggiornamento ha inserito la funzione di elettrocardiogramma (vedi articolo della pagina a fianco).
Tecnologia, investimenti e costi. Come spiega il chirurgo Simone Ghisla: “Non dobbiamo solo guardare i benefici senza vedere gli investimenti importanti”, osserva. E aggiunge: “Laddove la tecnologia è in grado di migliorare la medicina con costi accettabili stiamo parlando sicuramente di un valore aggiunto. Sono però del parere che ogni novità vada testata anche in un’ottica di contenimento dei costi”. 
Detto altrimenti, ogni investimento deve essere, secondo il dottor Ghisla, giustificato e ammortizzato. Altrimenti rischia di pesare sul già deficitario sistema della salute. “Anche il mondo medico deve rendersi conto che nel sistema sanitario ci deve sempre essere un certo equilibrio – prosegue Ghisla -, altrimenti il rischio è quello di medicalizzare tutti, anche le persone sane”.

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