B.Carige: BlackRock cerca alleati (MF)

BlackRock compra una società americana specializzata in investimenti alternativi

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

BlackRock tenta di allargare la cordata che sta 

trattando per l’acquisto di Carige e potrebbe formalizzare l’offerta 

vincolante entro il nuovo termine del 17 maggio. Dopo la proroga di un 

mese concessa dalla Bce, il gestore Usa assistito da Mediobanca starebbe 

coinvolgendo altri soggetti finanziari nel processo. 

Alla finestra, scrive MF, ci sarebbero tre fondi che in passato avevano 

già lavorato su diversi dossier con il gruppo guidato da Larry Fink e che 

ora potrebbero entrare come co-investitori nel progetto Carige. Si 

tratterebbe di private equity e fondi di credito, soggetti insomma con un 

profilo industriale compatibile al progetto che BlackRock potrebbe 

realizzare a Genova. Proprio l’allargamento della cordata sarebbe in 

questi giorni la priorità dell’investitore americano, rimasto l’unico 

pretendente al tavolo con i commissari Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e 

Raffaele Lener (assistiti dall’advisor industriale Boston Consulting 

Group). L’altro aspetto da definire riguarda il ruolo dei Malacalza, che 

BlackRock intende coinvolgere nell’operazione. La famiglia sembra 

orientata a partecipare all’aumento di capitale, sottoscrivendo una 

tranche compresa tra 60 e 90 milioni e diluendo così la partecipazione 

dall’attuale 27% a una quota nell’intorno del 10%. Certo è che i Malacalza 

rappresentano un tassello essenziale del salvataggio. Il loro assenso è 

infatti essenziale per condurre in porto il deal, visto che qualunque 

operazione dovrà passare al vaglio dell’assemblea straordinaria che oggi i 

Malacalza sono ancora in grado di condizionare. È peraltro inevitabile che 

la discussione in corso con BlackRock riguardi non solo l’aumento, ma 

anche la governance futura di Carige sulla quale l’accordo potrebbe 

rivelarsi più scivoloso. 

Non sarebbe invece più motivo di preoccupazione l’intervento dello 

Schema Volontario del Fondo di tutela dei depositi (Fitd). Il veicolo 

presieduto da Salvatore Maccarone appare orientato a convertire in equity 

il bond subordinato da 318 milioni sottoscritto alla fine dello scorso 

novembre. «Credo che la conversione sarà inevitabile», aveva dichiarato 

nei giorni scorsi Maccarone lasciando comunque intendere che una 

conversione integrale del bond potrebbe generare più di un mal di pancia 

tra le banche associate. La mossa (che dovrà comunque passare attraverso 

l’assemblea) sarà oggetto di discussione nel cda che il Fitd riunirà 

domani. Nel corso del vertice non sarà ancora presa alcuna decisione 

formale, ma verranno poste le premesse dell’intervento. Se i vertici sono 

determinati a trovare una soluzione di mercato, l’ipotesi di un intervento 

dello Stato è tutt’altro che improbabile. 

red/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

April 16, 2019 02:12 ET (06:12 GMT)