Npl: Cerved, stessi stock valutati oltre 5 volte meno in Tribunali lenti

NPL - Cosa sono e come valutarli

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Un portafoglio di 100 euro di crediti bloccati in 

società fallite potrebbe valere 27 euro nei tribunali più efficienti e 

solo 5 in quelli più lenti; l’equivalente fermo in esecuzioni immobiliari 

varrebbe fino a 60 euro a Trieste, il foro più rapido, ma appena 8 euro a 

Locri. 

Nel complesso, il valore netto stimato delle sofferenze sul mercato si 

attesta a circa 25 miliardi di euro se si valuta con la prospettiva di un 

investitore specializzato in Npl (il 26% del valore lordo, pari a quasi 

100 miliardi a fine 2018), mentre dal punto di vista delle banche, che 

possono finanziarsi a tassi decisamente più favorevoli, risulterebbe pari 

a 34,5 miliardi. 

Secondo le elaborazioni di Cerved e La Scala questo valore potrebbe 

aumentare in modo consistente se tutti i tribunali si uniformassero per 

efficienza a quello di Trieste: 12 miliardi in più (37 in totale) 

nell’ottica di un investitore e 8,3 miliardi in più in quella di una 

banca. 

Sono alcune delle evidenze contenute nel Report “La durata dei 

fallimenti e delle esecuzioni immobiliari e gli impatti sui Npl” appena 

rilasciato da Cerved, data-driven company specializzata nell’analisi e 

nella gestione del rischio di credito, e la società tra avvocati La Scala. 

“Velocità ed efficienza sono i principi che dovrebbero guidare l’attività 

di recupero dei crediti”, commenta Valerio Momoni, direttore Marketing e 

Business development di Cerved. “La lentezza in questo processo, effettiva 

o anche solo percepita, riduce il valore dei crediti deteriorati con 

impatti importanti sui bilanci delle banche e sull’economia dell’intero 

Paese”. 

Infatti, nonostante gli indubbi miglioramenti dei numeri della giustizia 

civile (le cause pendenti sono diminuite del 3,1%, per un totale di circa 

3 milioni 460 mila fascicoli giacenti), nel 2018 i tempi di chiusura delle 

procedure fallimentari rimangono lunghi e fortemente differenziati sul 

territorio: in media è necessario attendere 7,1 anni per la chiusura di un 

fallimento (4 mesi in meno del 2017), con un gap che va da circa 4 nei 

tribunali più efficienti, in genere al Nord, a oltre 15 nei meno 

performanti. I tempi di chiusura per le esecuzioni immobiliari nel 2017 

sono in media di 5 anni, con una forchetta molto estesa che va da 2 a 

quasi 17 anni di attesa. Discrepanze che si ripercuotono in maniera 

significativa sul valore dei crediti deteriorati. 

“Valutare l’impatto dei tempi di durata delle procedure, esecutive e 

fallimentari, significa verificare la capacità del sistema di smaltire 

l’arretrato accumulato, l’incidenza delle riforme legislative, il 

miglioramento delle singole fasi del processo e, non ultimo, la 

concentrazione geografica e numerica dell’efficienza o inefficienza. I 

dati analizzati confermano un trend positivo e un’inversione di rotta 

determinata anche dalle recenti riforme: si inizia a recuperare 

l’arretrato e migliora la produttività degli uffici giudiziari. Il futuro 

delle procedure potrebbe essere sempre più vicino alle medie europee”, 

hanno dichiarato le partner di La Scala Società tra Avvocati Tiziana 

Allievi, Responsabile del Team Esecuzioni Immobiliari, e Luciana Cipolla, 

Responsabile del Team Concorsuale. 

I dati analizzati da Cerved e La Scala relativi alle procedure 

fallimentari e alle esecuzioni immobiliari confermano un quadro in 

miglioramento, favorito dalle riforme intraprese dal legislatore a partire 

dal biennio 2005-2006, in particolare l’introduzione delle aste 

telematiche. Ora si tratta di applicare correttamente le Linee guida del 

CSM con le buone prassi in materia di esecuzioni immobiliari e il nuovo 

Codice della crisi d’impresa, che riformerà la disciplina fallimentare. 

I fallimenti chiusi nel 2018 e la durata delle procedure – I dati del 2018 

evidenziano un aumento dell’efficienza media dei tribunali italiani: 

14.400 procedure fallimentari chiuse, +2,8% rispetto al 2017 e addirittura 

+30% rispetto alle 11 mila del 2015. Inoltre, a partire dal 2016 il numero 

di procedure chiuse ha superato quello dei nuovi fallimenti, con saldi 

positivi di oltre 2 mila unità nel 2017 e 3 mila nel 2018 che si sono 

tradotti in un abbassamento dei carichi pendenti. 

Le analisi condotte da Cerved e La Scala sui dati del Registro delle 

Imprese indicano che i tempi medi di chiusura si sono abbassati di circa 4 

mesi: 7 anni e un mese di media nel 2018 contro 7 anni e 5 mesi nel 2017 

(erano 8 anni e 8 mesi nel 2010). Tuttavia, ancora lo scorso anno erano 

oltre 1.300 i fallimenti con una durata superiore a 18 anni (circa il 9,3% 

delle procedure chiuse), e oltre 1.500 nel 2017. L’abbassamento della 

durata media delle procedure chiuse è stato trainato da una migliore 

gestione degli arretrati, nonostante dei 206mila fallimenti dichiarati dal 

2001 al 2018, ne risultino tuttora aperti circa 86mila, pari al 41,7% del 

totale. 

Infine, i fallimenti risultano in media più lunghi per le società di 

persone (9,6 anni nel 2018) e le ditte individuali (9,4 anni) rispetto 

alle società di capitale (6,3 anni), anche se la durata media è in calo in 

tutte le forme giuridiche. Quanto ai settori, si registrano performance 

migliori nei servizi (6 anni e 5 mesi di durata media e una riduzione di 5 

mesi su base annua), seguiti dalle costruzioni (7,5 anni), da energia e 

utility (7,9) e dall’industria (8). Fanalino di coda il sistema moda 

(quasi 9 anni), seguito dal largo consumo (8 anni e 7 mesi). 

com/cce 

 

(END) Dow Jones Newswires

April 16, 2019 06:40 ET (10:40 GMT)

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