Rischio di incostituzionalità per la norma sui rimborsi. Governo nel caos, Di Maio cerca l’accordo con tutte le associazioni per evitare denunce alla Consulta

affaribancari.com 19.4.19

Cornuti e mazziati. O, meglio, presi in giro. Le vittime degli scandali bancari continuano a essere oggetto di un inspiegabile (all’apparenza, però) tira e molla da parte del governo di Giuseppe Conte sui promessi rimborsi. A quasi un anno dalla nascita dell’esecutivo gialloverde, in effetti, degli indennizzi non c’è traccia. Di annunci, invece, se ne leggono a iosa. Lo stesso premier, il giorno dell’insediamento, ci mise la faccia, assicurando che avrebbe incontrato le associazioni dei consumatori per risolvere il caso. E aveva parlato di tempi brevissimi. 

Azionisti e obbligazionisti di Popolare Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, PopVicenza, Veneto Banca, Monte dei paschi di Siena ci avevano fatto la bocca. I tempi, per la verità e loro malgrado, si sono allungati all’inverosimile. Solo parole, nei primi mesi, da parte di ministri e parlamentari della maggioranza. E pure recentemente, promesse a raffica. Per dire: il sottosegretario all’Economia, Alessio Mattia Villarosa, il 5 marzo annunciò l’imminente varo del decreto: sembrava che i risarcimenti fossero dietro l’angolo. L’esponente dei Cinque Stelle aveva detto che la trattativa con l’Unione europea sul provvedimento era conclusa e per il testo normativo sarebbe stata questione di ore, al massimo pochissimi giorni. Il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles ruotava attorno al divieto di aiuti di Stato: no a denaro pubblico a pioggia nelle tasche dei contribuenti-risparmiatori.

Per superare i rilievi della Commissaria all’Antitrust Ue, Margareth Vestager, i tecnici del Tesoro hanno lavorato alacremente. In particolare, gli esperti di via Venti Settembre hanno cercato di assecondare l’Unione europea che si era messa di traverso agli indennizzi automatici. E alla fine, come emerso da alcuni giorni, sono spuntati un paio di paletti: 35mila euro di reddito massimo o 100mila euro di ricchezza mobiliare (volgarmente risparmi e investimenti). Per tutti gli altri sbancati – stiamo parlando complessivamente di 300mila persone in tutto – la palla passa a una commissione di nove esperti composta da funzionari della Consob e di Bankitalia oltre che da magistrati. Per chi aveva comprato obbligazioni scatteranno risarcimenti al 95%, percentuale che cala al 30% per chi ha in mano azioni. Non solo. L’ultima novità, come riportato stamattina sul Sole24Ore, riguarda una stretta ai passaggi ereditari del diritto ai risarcimenti. 

Quanti risparmiatori, alla fine della giostra, avranno un po’ di quattrini? E in quanto tempo, soprattutto? L’esito dell’operazione è assai incerto e resta pure qualche perplessità sui paletti che aprono la porta ai ristori automatici. Per dire: viene considerato “avente diritto” chi oggi ha un reddito massimo di 35.000 euro, ma magari guadagnava molto di più quando ha investito in titoli di quelle banche sgangherate. Potrebbe essere considerato un piccolo risparmiatore, oggi, insomma, chi si è comportato, consapevolmente, da speculatore incallito, qualche anno fa. 

Di qui i rischi di ingiustizie e, soprattutto, di disparità di trattamento. Una espressione che apre le porte della Corte costituzionale alla norma sui rimborsi. Così si spiega il tira e molla di queste settimane. La Legge fondamentale dello Stato (articolo 3, principio di uguaglianza) vieta di fare figli e figliastri, in qualsiasi ambito. Ecco perché il governo – e in particolare il vicepremier Luigi Di Maio – punta a mettere d’accordo tutte le associazioni dei consumatori. Finora, Conte ha incassato l’ok di 17 sigle su 19. Due hanno detto no e sono state convocate questa mattina a palazzo Chigi. E Di Maio non vuole avere brutte sorprese, visto che i rimborsi sono una bandiera del piano di governo targato M5S. Il leader pentastellato di fatto vuole blindare il decreto e se tutte le associazioni “firmano” prima che il testo finisca in Gazzetta ufficiale, il governo ha la ragionevole certezza di poter escludere denunce ai Giudici di Palazzo della Consulta. Meno certezze, invece, per i risparmiatori traditi. Per (quasi) tutti inizia un percorso pieno di insidie.