Crac Banche Venete, il Fondo Ristoro in Gazzetta Ufficiale. No all’ l’indennizzo “forfettario”, e va modificata l’aliquota del 30% che avvantaggia chi ha più patrimonio mobiliare * di Enzo De Biasi

Tiscali.it 2.5.19

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto-legge nr. 34/2019 avvenuta l’altro ieri, riparte il treno del come ristorare i truffati dal crac bancario causato dalla mala gestio dei gerenti gli istituti di credito.

La notizia curiosa è che questo provvedimento ha riscritto – allineandosi alle regole europee vigenti in materia da decenni- i commi afferenti al Fondo pro-truffati che erano stati appena votati 4 mesi or sono. In quell’occasione venne altresì stabilito che entro il 31 gennaio di quest’anno, avrebbe dovuto vedere la luce un decreto attuativo per rimborsare i “danneggiati”. A febbraio di quest’anno, ci fu chi – come Di Maio – ebbe a dire a Vicenza, “entro una settimana il decreto sarà fatto ed i truffati saranno rimborsati”; seguito subito dopo dal suo co-partner di Governo, Salvini, a Treviso che in assenza di decreto affermò “lo scriverò io”.

Stessa malasorte era capitata alla dimenticata legge 205/2017 che prevedeva un atto concreto entro il 31 marzo, ma vinte i 5 stelle le elezioni di primavera, questi “invitarono Gentiloni a non procedere” e nell’occasione promisero solennemente ” faremo di meglio”. Il tempo alle nostre spalle testimonia il successo dell’operazione; anche se ad agosto 2018 il Senato all’unanimità votò il differimento del termine dal 31 marzo al 31 ottobre.

Indimenticabile la promessa detta il 24 maggio dello scorso anno da un Presidente del Consiglio non eletto dal popolo che, appena ricevuto l’incaricato per Palazzo Chigi nell’accogliere una qualificata delegazione di azzerati, ebbe a dire “Il vostro problema farà parte di uno dei primi atti del Governo”. La produzione di norme in argomento è stata copiosa e ridondante, peccato che nessuna abbia fatto goal, ovvero zero tituli.

Comunque sia, eccoci qui a maggio 2019 con un restyling della norma di dicembre 2018 che, nella meccanica giuridica, ripete in modo identico la tempistica di decretazione per tappe successive già prevista a Natale scorso. Una volta che la legge nr. 145/2018 sarà rinnovellata, serviranno due decreti del MEF e forse un terzo adottato dall’ineffabile Presidente del Consiglio. In quest’ultimo caso, chi decide è l’Unione Europea se ed in quanto avrà concesso la possibilità di elevare la soglia degli aventi titolo anche a quelli con patrimonio mobiliare fino a 200mila €. Appunto, come disse Di Maio “noi decidiamo, l’Europa se ne farà una ragione”, ipse dixit.

I due parametri quantitativi per accedere al FIR, cosi come l’iter del doppio binario di analisi delle domande con o senza esame approfondito della congruità della richiesta da parte di una Commissione nominata in ambito “domestico” ovvero dal MEF, erano già state oggetto di un precedente articolo pubblicato il 24 aprile, ora si tratta di segnalare la ricaduta operativa del ritardo accumulato e causato unicamente dalla litigiosità ed inconcludenza proprie del Governo in carica.

La conversione del decreto nr. 34/2019 dovrà avvenire entro 60 giorni, cosi sta scritto in Costituzione ed inevitabilmente saremo alla fine di giugno; dopodiché si dovrà aspettare almeno un decreto scritto e pubblicato in GU recante la data di decorrenza ovvero il termine d’inizio cui seguiranno 180 giorni (sei mesi) durante i quali i “danneggiati” potranno presentare istanza di richiesta del danno subito.

Sommando i due periodi, conversione più finestra temporale prestabilita, il 2019 volgerà al termine e le operazioni di ristoro partiranno da gennaio 2020.
In linea teorica, la trasformazione in legge potrebbe avvenire entro questo mese, segnalo che gli articoli del Decreto-Legge non sono pochi e che una questioncella come l’accollo del debito di Roma alla collettività nazionale, non decisa dai contraenti il patto di governo, è stata interamente rinviata alle due Camere che dovranno trovare un’unica e identica soluzione testuale. Va da sé che tutti quelli che diranno da qui al 25 maggio “tranquilli truffati, entro l’anno avrete i vs. soldi indietro”, costoro hanno la stessa probabilità di cogliere il punto come i loro predecessori che hanno parlato ad inizio anno. Chissà, saranno gli stessi che replicano se medesimi?

Venendo al merito, l’aver stabilito che l’indennizzo erogato è da intendersi come “forfettario”, della serie prenditi questo e non hai diritto a chiedere nient’altro, significa porre una pietra tombale sulle legittime aspettative dei cittadini vittime di reati finanziari, trattandoli come persone petulanti ed insistenti alle quali la nuova élite governante ha già concesso tanto, anzi troppo.
Tale concetto è vieppiù avvalorato se si considera che l’aliquota del 30% di ristoro applicata a tutte le situazioni patrimoniali, penalizza fortemente chi ha di meno rispetto a chi ha di più. Il testo del decreto-legge, che sul punto ripete quanto venne stabilito in occasione della conversione del Milleproroghe nel settembre del 2018, in nulla modificato dai commi 496 e 497 art. 1 della legge attuale ovvero la nr. 145. Infatti, aver stabilito che la risarcibilità può arrivare fino “ad un limite massimo di 100.000,00 €” (forse anche 200.00,00 €), vuol dire che a fronte di un danno patito di 40.000,00 al richiedente viene erogato un rimborso “tutto incluso” di 12.000,00 € , mentre a chi possiede un patrimonio di 333.333,333 potranno essere erogati 99.999,99 €, raddoppiati se possiede oltre 660 mila €.

Le prime considerazioni fattibili sono di tre tipi.

La prima, un campione di casi elaborati da ACF nel report 2018, certifica che i valori richiesti nelle controversie finanziarie si trovano nella classe economica da € 1,00 a 50.000,00 per quasi il 70% (66,8%). Verosimile che ciò accada anche nella vicenda qui in discussione. Secondo, a dicembre scorso ACF incaricata di risarcire i “truffati”, ha registrato una media pro-capite con rimborso al 30% pari a 12.086, 26 €. Al 28 febbraio dell’anno corrente, erano stati liquidati -con i soldi in tasca- 542 casi su 854 accolti; dettaglio non di poca rilevanza in relazioni alle altisonanti affermazioni di coloro che stanno sempre a blaterare nei media. Terzo, -in assenza di correttivi e fermo restando la disponibilità a pagare del MEF dimezzata- il rischio concreto è che le posizioni con minor rimborso, saranno le più sacrificate rispetto a chi vanta di più. Non basta affermare che “i risparmiatori di cui al 502-bis sono soddisfatti con priorità a valere sulla dotazione del FIR”, perché come abbiamo annotato vi è una quota rilevante – 70%- che potrebbe trovarsi del tutto inappagata, dato che la percentuale lineare del 30% avvantaggia maggiormente chi ha di più.
Pur ribadendo l’intangibilità del principio sancito dall’art. 47 della Costituzione che il risparmio va tutelato, sia per chi ha 40.000,00 da ottenere € sia per chi vanta un risarcimento fino a 100.00,00 alias 200.000,00 € occorre privilegiare nell’erogazione del rimborso, chi ha meno pretese.

I suggerimenti in sede di conversione riguardano due criteri preferenziali da introdurre ex-novo.
Il primo, in sede di liquidazione del rimborso dovuto vanno pagati in primis gli importi indennizzati fino a 50.000,00€ e quindi – a seguire – tutti gli altri.
Secondo, data per acquisita la facoltà esplicitata dalla Commissaria Vestager nel corso dell’incontro avuto il 26 marzo scorso con due Europarlamentari On.li D Borrelli ed I De Monte di poter ristorare fino all’80% del danno subito, decisione che spetta unicamente all’Italia, vale la pena di avvalersene e di inserire un inciso ad hoc in legge. Per gli indennizzi riconosciuti fino a 50.000,00, la percentuale si incrementa dal 30% all’80%, cosi che la maggioranza dei truffati possa avere non una mancia disonorevole, ma un risarcimento congruo rispetto al danno ingiustamente patito.
Infine, la parola “forfettario” va cassata dal testo di legge.

Enzo De Biasi – Team tecnico Codacons Veneto