Uber si quota in Borsa, ma qual è il destino dell’unicorno degli unicorni?

di Antonio Dini wireless.it 4.5.19

La quotazione a Wall Street cambia le regole del gioco per l’ex startup del trasporto pubblico, che ora dovrà fare i conti con i controlli del mercato. Qual è la ricetta del futuro?

Un Giano bifronte. Uber sta per quotarsi in Borsa ma la fondamentale ambiguità dell’azienda rimane. Modello di business innovativo e creazione di ricchezza per tutti oppure un vero e proprio schema piramidale eticamente inaccettabile? A pensarci bene è il grande problema della gig economy.

Ma per Uber, che è il campione del settore, come vanno le cose? Wired lo ha chiesto a due esperti europei, che hanno due visioni profondamente diverse. Soprattutto sulle aspettative sul futuro dell’azienda che ha definito la categoria degli unicorni, le startup la cui valutazione ha superato il miliardo di dollari.

Uber è nata dieci anni fa, a marzo 2009, da un’idea di Travis Kalanick e Garrett Camp. Opera in 173 paesi e in 785 aree metropolitane, Italia inclusa. Nel 2018 ha fatturato 11,27 miliardi dollari e ha conti in rosso per 1,8 miliardi di dollari di perdite. Tra gli investitori ci sono SoftBank e anche la casa madre di Google, Alphabet, ma anche il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, i suoi fondatori e la Benchmark Capital Partners (che ha investito anche in Dropbox, Twitter, Snapchat e Instagram).

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Travis Kalanick, ex ad di Uber

I guai di Uber

L’azienda è stata sempre al centro di polemiche, sia per l’aggerssività con la quale entra nei mercati nei quali offre il servizio alternativo a quello dei taxi, sia per le preoccupazioni di sicurezza, elusione di norme nazionali e fiscali, e le accuse di molestie sessuali del top management (che hanno portato alle dimissioni dalla posizione di ad di Kalanick).

Uber è anche sotto costante pressione per la concorrenza serrata. Adesso esistono app per i taxi, il mercato delle auto che si guidano da sole è in ritardo ma non sembra che Uber abbia un ruolo determinante, anche se l’azienda ha recentemente ricevuto un miliardo di dollari di fondi da Toyota, Denso e Vision Fund (di SoftBank e dei sauditi) per lo spin-off della divisione che fa ricerca sulle auto che si guidano da sole, Advanced technologies group (Uber Atg).

Uber ha anche introdotto concorrenza in mercati molto regolamentati, aperto all’innovazione settori sclerotizzati come quello dei taxi e prodotto forme di reddito per centinaia di migliaia dei suoi autisti. La diversificazione in altri mercati – per esempio, il cibo – è una delle strade che Uber sta percorrendo per dimostrare che l’azienda è qualcosa di più che una (gigantesca) promessa gonfiata dalla pubblicità ma sempre in attesa dei risultati.

Uber è un bravo ragazzo

Qual è il futuro di Uber, allora? Secondo Linda Kante direttore di Aktuell Säkerhet, è buono: “Direi che può essere positivo, ma solo se tengono il passo con la concorrenza. Per esempio: sono partiti con un bel po’ di problemi con i taxi self-driving – ci un paio di collisioni negli Stati Uniti – e ora Google con Waymo sta lanciando una sua app per i taxi self-driving. Non intendo dire che li vedremo già girare per le strade, ma è un segnale per il mercato che sono pronti. Uber deve darsi una mossa in questo settore”.

Una delle chiavi per il futuro di Uber è la sua capacità di diversificare rimanendo se stessa, cioè declinando il suo modello di business. È possibile? “Penso – dice Linda Kante – che Uber stia facendo qualcosa di interessante con il suo Uber Eats. Se riescono a espandere il loro marchio in più mercati come quello, sarà una buona cosa per l’azienda nel suo insieme. La tendenza è molto chiara sul fatto che è necessario giocare su mercati diversi, non concentrarsi su un’area sola. Credo che ci siano molte quote di mercato da conquistare anche in altri ambiti. Per esempio, servizi di consegna, traslochi, catering e via dicendo”.

Self Driving Uber

Uber è un cattivo ragazzo

Per Guy Kindermans, fondatore della belga Sirius, “il problema è che – mentre il concetto può essere interessante – Uber ha messo in piedi un sistema fondamentalmente di sfruttamento. Per l’analista ci sono quattro ordini di problemi. Primo: il trattamento dei lavoratori. “Leggi qualsiasi studio sui magri guadagni dei guidatori Uber, in particolare quando prendono in affitto le loro auto da Uber stessa”, dichiara Kindermans.

E aggiunge: “Hanno pratiche estenuanti per i loro clienti, chiamate “prezzi dinamici” durante i cosiddetti “picchi”. Terzo: ci sono stati contrasti con leggi e regolamenti nazionali e locali. E, quarto, “vogliono andare in Borsa, dichiarando apertamente che le loro perdite sono qui per restare”.

Allora qual è il futuro di Uber? “Detto questo, oggi è il peso massimo nel settore delle “reti di trasporto”(Transportation network company, tnc, ndr). Quindi il suo modello di business di base è qui per rimanere, e serve come esempio/modello per altre tnc. Possiamo solo sperare di trovare un compromesso tra avidità aziendale, interessi dei dipendenti e dei clienti e normativa legale. Penso che Uber farà qualche progresso in quella direzione – o meglio, lo spero – dopo la sua Ipo, a causa del maggior controllo pubblico e, auspicabilmente, degli “azionisti attivisti””.

È il mercato che giudica le aziende, baby

Nelle economie di mercato c’è un giudice imparziale, cieco, e alle volte anche molto poco umano (soprattutto se le regolamentazioni non vengono implementate bene e con equità) ed è la Borsa. Con la quotazione di Uber scattano una serie di obblighi di contabilità e di trasparenza dell’informazione che di solito trasformano profondamente la cultura di una azienda.

Soprattutto, il mercato vota premiando o marginalizzando il titolo. Ci sono la speculazione e le distorsioni, certamente, e non si può certo dire che l’etica e la sostenibilità di una azienda possa essere valutata dall’andamento del titolo in Borsa. Però i mercati intesi come prodotto della saggezza delle folle sono molto abili nell’individuare ed espellere i corpi estranei, le aziende che non vanno bene. E siccome la grande domanda su Uber resta – qual è il futuro di questa azienda? – attendiamo il giudizio dei mercati per avere una prima, consistente risposta.