Sbarcano in Svizzera gli alberghi “low cost”

ANDREA STERN Caffe.ch 5.5.19

Si espandono le catene internazionali ma non in Ticino
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Scordatevi il mastodontico centro commerciale che si pappa le piccole botteghe di paese. Scordatevi Ikea che spaccando i prezzi finisce per obbligare il falegname ad appendere il martello al chiodo. “Nel settore alberghiero non funziona così, per noi la concorrenza delle grandi catene è benvenuta – afferma Lorenzo Pianezzi, presidente di Hotelleriesuisse Ticino -. Sarebbe bello se questi giganti arrivassero anche nel nostro cantone”.
Attualmente sul territorio ticinese c’è una sola catena, Accor Hotels, presente a Locarno e Lugano. Si vocifera del possibile approdo di un secondo importante gruppo internazionale, all’Eden di Paradiso. Ma è ancora poco, molto poco rispetto a quello che sta accadendo a nord delle Alpi, dove sono già presenti gruppi come Easyhotels, della compagnia aerea Easyjet. Lì il fermento è palpabile. Sono almeno quattro le grandi catene che prossimamente si lanceranno alla conquista del mercato elvetico. 
Tra queste c’è Prizeotel, azienda “low cost” che in dicembre inaugurerà una struttura ricettiva a Berna. C’è la tedesca Meininger Hotels, catena spartana ed estremamente conveniente (da 40 franchi la doppia), che secondo il Blick arriverà in Svizzera entro due anni. C’è Ruby-Hotels, anch’essa tedesca ma più lussuosa, che partirà da Ginevra. E c’è Moxy, nata dalla collaborazione tra Ikea e Marriott, che entro fine anno aprirà la sua prima struttura elvetica a Losanna, seguita da quelle di Berna e Rapperswil. Al contrario di quanto avviene in altri Paesi, gli alberghi del gigante svedese non offriranno le famose polpettine. Non saranno nemmeno arredati con i suoi mobili. Da Ikea erediteranno però la strategia dei prezzi concorrenziali, volti a conquistare una clientela internazionale spesso spaventata dalla forza del franco svizzero.
“Queste grandi catene – spiega Pianezzi – possono adattare i loro costi in modo importante. Già oggi nelle città svizzero tedesche ci sono alberghi di buona categoria che nei weekend riescono a vendere camere a tariffe irrisorie. Per loro è sicuramente più facile avere questa flessibilità rispetto alle strutture a gestione familiare”. Nonostante ciò, sostiene Pianezzi, gli alberghi più piccoli non devono avere paura. “Sono mercati completamente diversi – afferma -. Gli hotel a gestione familiare hanno una loro clientela affezionata mentre le grandi catene vanno solitamente a pescare in un mercato internazionale di turisti di passaggio, che cercano sistemazioni pratiche e convenienti”.
Già oggi in Svizzera, nota Pianezzi, una camera su tre viene venduta dalle catene. “È un mercato in forte crescita che si appoggia su circuiti di marketing propri – osserva -. Riuscire a farne parte è un grande valore aggiunto per qualsiasi regione turistica”. A titolo di esempio Pianezzi porta l’unica catena insediatasi in Ticino, la già citata Accor Hotels. “A Lugano ha creato la più grande struttura della regione, con 240 camere – afferma -. Si pensava che avrebbe fatto perdere clienti ad altri alberghi delle medesima categoria. Invece non è andata così. Ha portato nuovi clienti che senza quella struttura non sarebbero mai arrivati”.

a.s.