SALONE DEL LIBRO 2019, OSPITI DISERTANO/ Altaforte: “Antifascismo vero male Paese”

Salone del Libro 2019, scoppia la polemica sulla casa editrice Altaforte: diversi ospiti rinunciano all’evento, le parole di Francesco Polacchi.

Salone del Libro 2019
Salone del Libro 2019

Dopo le polemiche delle ultime ore, Francesco Polacchi prende posizione. Il responsabile della casa editrice AltaForte, esponente di Casa Pound accusato di essere fascista, ha dichiarato: «L’antifascismo è il vero male di questo Paese». Polacchi ha aggiunto: «Eravamo pronti alle polemiche ma non a questo livello allucinante di cattiverie. C’è addirittura chi sui social ha scritto che verrà a Torino per tirarci le molotov…».Francesca Tablino, titolare dell’agenzia di ufficio stampa del Salone, ha dichiarato a TPI: «Teniamo a specificare che il libro di Matteo Salvini non sarà presentato al Salone del Libro, ci sarà solo uno stand di 8 mq in cui il libro sarà venduto, a nessun esponente politico sarà dato spazio per fare campagna elettorale. I politici potranno partecipare solo in qualità di spettatori e di lettori». E non è la prima volta che sono presenti editori di Destra: «Editori di estrema destra ci sono sempre stati, ciò che è cambiato è il clima politico che rende la presenza di un libro come Io sono Matteo Salvini più controversa». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

OSPITI DISERTANO SALONE DEL LIBRO 2019

Torino, scoppia la bufera a pochi giorni dal via del Salone del Libro 2019. Diversi ospiti rinunciano all’evento. Il motivo? La partecipazione della casa editrice Altaforte con il libro-intervista di Chiara Giannini a Matteo Salvini. L’editore Francesco Polacchi aveva affermato di essere «fascista nell’unico senso possibile» e per questo motivo diverse personalità hanno annullato la partecipazione: da Zerocalcare al collettivo di scrittori Wu Ming, passando per il saggista Carlo Ginzburg e la presidente nazionale Anpi Carla Nespolo. Il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino ha affermato di «non gradire la presenza di quella casa editrice al Salone del Libro, ma altro conto è impedirle di esercitare un suo diritto». Nicola Lagioia, direttore del Salone, ha sottolineato che lo stand occupa 10 metri quadri sui 60 mila totali e la partecipazione non rientra in nessun incontro nel programma ufficiale su 1200 previsti. Michela Murgia, invece, ha commentato così: «Io ci andrò e ci andranno come me molti altri e altre. Lo faremo non “nonostante” la presenza di case editrici di matrice dichiaratamente neofascista, ma proprio “a motivo” della loro presenza. Siamo convinti che i presidii non vadano abbandonati, né si debbano cedere gli spazi di incontro e di confronto che ancora ci restano».