Quaglia, un uomo chiamato casello: dalla Crt alla rete autostradale

lospiffero.com 8.5.19

Incassata la riconferma al vertice della fondazione di via XX Settembre, tra pochi giorni diventerà presidente della Torino-Piacenza. Quei milioni investiti dall’ente in azioni Sias, holding del gruppo Gavio, che l’ha avuto a lungo nel cda

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Un voto unanime del Consiglio di indirizzo e una pur compassata standing ovation nelle ovattate stanze di via XX Settembre hanno accompagnato Giovanni Quaglia verso i suoi prossimi quattro anni alla presidenza della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino. Nessuna sorpresa: il settantaduenne cuneese che nel discorso di (re)insediamento ha rimarcato il suo impegno di “difensore attento dell’autonomia della Fondazione”, aveva davanti a sé una strada spianata. O meglio, più di un’autostrada.

E già, perché confermando quella che pare una vera e propria passione dei banchieri – Fabrizio Palenzona da ineguagliato maestro docet – e di chi, come l’ex presidente della Provincia di Cuneo, si occupa di finanza in quelle fondazioni di origine bancaria il cui cordone ombelicale con gli istituti di credito non è mai stato tagliato, Quaglia continua ad avere quel prestigioso telepass in grado di far alzare la sbarra non del casello, bensì lungo la via verso board e vertici delle società concessionarie. Per non dire di Gian Maria Gros-Pietro, rieletto alla presidenza di Intesa Sanpaoloche dal 2012 siede sulla poltrona di Astm, concessionaria della Torino-Milano.

“A fronte di una progressiva difficoltà delle istituzioni pubbliche nel guidare o accompagnare i processi sociali con adeguate disponibilità di risorse e competenze”, il riconfermato presidente della cassaforte (e bancomat) piemontese assicura la “messa a fuoco delle traiettorie di sviluppo locale, integrate nel più ampio sistema del Nord Ovest”. Ma altre traiettorie incrociano, e non certo da oggi, il percorso del politico di democristiane origini e di lunga carriera traversando con indiscussa abilità e perizia le Repubbliche e i mutamenti politici della regione. Sono i tracciati di quelle autostrade che egli ha annunciato nei giorni scorsi di aver lasciato, riferendosi all’uscita dal cda di Sias, ovvero la Società iniziative industriali e servizi che poi è una delle due holding del Gruppo Gavio.

“Il professor Giovanni Quaglia, a causa dei suoi impegni professionali, ha rassegnato le dimissioni dalla carica di Consigliere di Amministrazione della Società con effetto dalla data dell’Assemblea dei Soci prevista per il prossimo 15 maggio 2019”, si legge in una nota della capogruppo. Impegni professionali, ma anche e soprattutto la necessità di far spazio ai francesi di Ardian che hanno acquistato il 40% di Sias, così come di Astm, l’altra holding del costruttore di Tortona.

Dunque Quaglia restituisce il telepass vip? Macché. Alla presidenza dell’interminabile Asti-Cuneo, carica assunta nella primavera dell’anno scorso, il numero uno di Fondazione Crt sta per aggiungerne un’altra: quella di Satap, la concessionaria sempre del Gruppo Gavio che gestisce la Torino-Piacenza e che all’iter per il completamento dell’Asti-Cuneo è strettamente legata, anche se la vicenda si è complicata e di fatto arenata dopo la decisione del ministro Danilo Toninelli di fare carta straccia del piano predisposto dal suo predecessore Graziano Delrio e avvallato dall’Unione Europea.

Un arrivo, quello di Quaglia in Satap, per favorire il quale è stato chiesto all’attuale numero uno Gianni Luciani di farsi da parte, anticipando di un anno la fine del suo mandato. Un arrivo che poi suona come un ritorno, visto che la fregola del politico cuneese per le autostrade ha radici antiche e queste raccontano, tra l’altro, di una sua permanenza proprio nel board della Torino-Piacenza dal 1989 al 1995. Altri caselli hanno costellato il percorso autostradale: dal 2000 al 2012 è stato a capo del board della Torino-Savonae, anno più anno meno, nello stesso periodo ha fatto parte anche di Autostrade per l’Italia. Un cursus honorum certificato anche dalla sua presenza nel direttivo di Aiscat, la potente associazione delle concessionarie guidata, guarda un po’, da Palenzona.

“Essere una comunità che ha una propria identità, ma che non si isola, avendo un forte senso di appartenenza, impegnandosi a interagire con le più ampie comunità di riferimento, come la Città di Torino e le realtà territoriali del Piemonte e della Valle d’Aosta, ovviamente inserite nel sistema Italia e in Europa”, questo l’auspicio e la promessa del ruolo della fondazione nelle parole di Quaglia, appena dopo il voto che lo ha riconfermato al vertice della fondazione. La stessa che nel bilancio 2018 ha inserito 24 milioni di investimento in azioni Sias. Le autostrade del presidente sono infinite.