Affondo della Lega sul Salone: “Il direttore Lagioia si dimetta”

lo spiffero.com 13.5.19

Il capogruppo in Sala Rossa Ricca punta il dito contro chi ha escluso dalla kermesse torinese la casa editrice Altaforte, vicina a CasaPound. E offre un assaggio di cosa succederà se il centrodestra vincerà le regionali in Piemonte. Pronta la replica di Appendino

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Nicola Lagioia deve dimettersi e deve fare lo stesso il suo direttivo. Un clima di censura al Salone non doveva essere promosso e tollerato”. Nel giorno conclusivo della 32ª edizione della buchmesse torinese la Lega sfrerra il proprio affondo contro i vertici, rei di aver escluso a 24 ore dall’inizio della rassegna la casa editrice Altaforte, vicina a CasaPound e ad ambienti di estrema destra, ma soprattutto l’editrice che ha messo in commercio il libro-intervista di Matteo Salvini. Già il Capitano ha avuto modo di deplorare una scelta a suo giudizio dal sapore di censura, ora è il capogruppo del Carroccio al Comune di TorinoFabrizio Ricca a lasciar intendere cosa potrebbe accadere di qui a qualche mese nel caso, più che probabile, in cui il centrodestra dovesse vincere le elezioni regionali in Piemonte. Vertici azzerati e nuova policy decisamente più benevola verso istanze sovraniste e populiste.  

Per Ricca “non è accettabile che il direttore di un evento importante come il Salone del Libro, in crescita e con una credibilità democratica internazionale da difendere, faccia partire un boicottaggio contro lo stesso evento che organizza. E non è accettabile che Lagioia non si sia scusato per la lista di proscrizione stilata dal suo amico Christian Raimo”, consulente della kermesse, dimessosi proprio in polemica con la presenza di Altaforte, prima che venisse esclusa. Ricca, che parla di “atteggiamento censorio e limitante della libertà di espressione messo in campo da Regione e Comune”, attacca quindi la sindaca Chiara Appendino e il presidente Sergio Chiamparino che “non hanno speso una parola per difendere giornalisti come Buttafuoco e Giuli, ed editori come Giubilei, marchiati come razzisti e non graditi. Per questo – conclude – chiediamo un passo indietro a chi non è intervenuto per difendere autori che con la loro presenza, negli anni, hanno contribuito al successo del Salone”.

Non tarda la replica di Chiara Appendino: “Non permetteremo alla Lega di distruggere il lavoro di tre anni col quale abbiamo faticosamente salvato il Salone – dichiara la sindaca di Torino –. Lagioia, direttore della rinascita del Salone, non si tocca, è patrimonio della città. Se la Lega vuole prendersela con qualcuno se la prenda con chi si è assunto la responsabilità politica della scelta, ovvero la sottoscritta”.