Centro ENI in Val d’Agri: cronaca di un disastro ambientale

Rosy Battaglia valori.it 13.5.19

In 16 anni, contaminati 26mila metri quadri su un’area di 180mila. Secondo la magistratura, smaltite irregolarmente oltre 854mila tonnellate di sostanze pericolose. Enormi le conseguenze sanitarie

In soli sedici anni, 26mila metri quadrati inquinati, pari al 15% del suolo e sottosuolo dell’area del centro Centro Oli Val D’Agri (COVA), il giacimento sulla terraferma più grande d’Europa. Smaltiti irregolarmente 854mila tonnellate di rifiuti pericolosi. Un disastro ambientale che ha prodotto eccessi di mortalità in tutti i campi come accertato dall’indagine epidemiologica condotta da Fabrizio Bianchi, ricercatore del CNR, dove guida l’unità di epidemiologia ambientale dell’Istituto di Fisiologia Clinica. Ecco cosa c’è dietro le inchieste giudiziarie sull’oro nero della Basilicatache avrebbe dovuto portare ricchezza e benessere diffusi.

Le indagini della Procura di Potenza

Da centro di trattamento degli idrocarburiestratti dal giacimento onshore più grande d’Europa, il COVA è presto diventato causa di disastro ambientale e incidente rilevante come da normativa Seveso-Ter. Ed è ora tornato all’attenzione della Procura della Repubblica di Potenza dopo lo sversamento di 400 tonnellate di petrolio denunciato nel 2017. I Carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico), hanno eseguito, lo scorso 23 aprile l’arresto domiciliare del dirigente ENI, Enrico Trovato, all’epoca dei fatti, responsabile dello stabilimento.

Il 6 maggio è poi scattata la sospensione per otto mesi dall’incarico di pubblici ufficiali per cinque membri del CTR (Comitato Tecnico Regionale) della Basilicata: Mario De Bona (Vigili del Fuoco), Saverio Laurenza (Vigili del Fuoco), Mariella Divietri (Arpab), Giovambattista Vaccaro (inail) e Antonella Amelina (comune di Viggiano). A loro spettava il compito di controllare, sotto il profilo della sicurezza e dei rischi ambientali, l’attività estrattiva dell’Eni.

Nell’ordinanza del Giudice per le Indagini preliminari, Ida Iura, risultano così indagate tredici persone e l’Eni, per i reati di disastro, disastro ambientale, abuso d’ufficio, falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale.

Allarme per il Lago Pertusillo

Come risulta dai sopralluoghi e dai rilievi del NOE nel 2017, gli idrocarburi dispersi dal COVA si erano insinuati nella rete fognaria, riuscendo a contaminare il reticolo idrografico della Val d’Agri, distante solo due chilometri dal lago del Pertusillo. Invaso che costituisce la fonte primaria di approvvigionamento di gran parte dell’acqua destinata al consumo umano di Puglia e Basilicata, oltre che per l’irrigazione di un’area di oltre 35mila ettari.

Sempre secondo le fonti investigative, l’origine della perdita di idrocarburi era stata individuata nei serbatoi di stoccaggio del greggio. Durante i sopralluoghi del Noe e dei consulenti della Procura, a febbraio 2017, infatti, erano stati riscontrati fori passanti sul fondo dei tank che avevano dato luogo alle perdite di prodotto, mai comunicate agli organi competenti. Circostanze già note, alla dirigenza ENI, scrivono gli investigatori, sin dal 2012.