Bce dà ossigeno a Carige, ma le banche italiane respirano una brutta aria

Marco Cecchini huffingtonpost.it 17.5.19

Eurotower concede tempo in extremis all’istituto ligure per trovare qualcuno che lo salvi. Il settore inquieto per il clima politico e sui mercati

In zona Cesarini (il termine scadeva oggi) la Bce ha concesso a Banca Carige ulteriore tempo per trovare un Cavaliere Bianco che la salvi. Il nuovo termine non è ancora noto ma sicuramente sarà piuttosto avanti nel tempo, certo dopo le elezioni europee. Per il Governo gialloverde è una buona notizia: sbrogliare la matassa dell’istituto ligure prima del voto sarebbe stato, oltre che impossibile, politicamente rischioso.

Ma le buone notizie per l’esecutivo in materia di credito finiscono qui, per almeno due ragioni, ambedue connesse in qualche modo alla politica. La prima è che a dispetto dei nomi di potenziali investitori che circolano in queste ore, dal fondo Blackstone a Warburg Pincus, è molto improbabile che alla fine per Carige passi la soluzione privata, per cui toccherà allo Stato, dunque al contribuente, intervenire con tutto ciò che questo comporta per delle forze politiche che hanno sempre detto di non voler far pagare ai cittadini la mala gestio degli istituti. Il dossier Carige insomma sarà di nuovo all’attenzione dell’esecutivo dopo le elezioni. La seconda regione è che Unicredit e Intesa, i due big italiani del credito, sembrano dare segni di inquietudine rispetto all’andamento delle cose in Italia e le loro ultime mosse sono attentamente monitorate.

L’aumento dello spread di queste ultime settimane e la sensazione che i due vicepremier, immersi in una campagna elettorale che somiglia a una sfida all’Ok Corral, navighino a vista, sottovalutando i rischi connessi alla manovra d’autunno, preoccupano infatti i vertici dei due istituti. In questa chiave si può leggere per esempio l’intervista rilasciata dall’a.d. di Banca Intesa a Repubblica . In essa alcuni vi hanno visto un assist al Governo, al quale Carlo Messina riconosce di avere colto diversamente dai precedenti esecutivi il malessere esistente nel Paese e di avere recuperato una certa credibilità dopo l’iniziale scontro sul bilancio con Bruxelles. Ma Messina avverte anche il Governo che dopo il voto si aprirà una finestra di tre mesi nei quali si dovrà aggredire il problema del debito con un’operazione massiccia di privatizzazioni di immobili, fatta la quale si potrà far ripartire la crescita anche in deficit, Bruxelles capirà. Un programma di politica economica in pillole insomma. Ma il succo dell’intervista sembra stare nelle ultime righe. L’ad di Intesa avverte che le banche non potranno dare ulteriori finanziamenti per Carige e lancia l’allarme sull’aumento dello spread che a Intesa ”è già costato 10 miliardi di capitalizzazione”. Due messaggi che bruciano anche perché vengono da un banchiere di prima grandezza e privo di preconcetti verso l’attuale esecutivo.

Anche Unicredit costituisce un dossier aperto per il Governo. L’interesse della banca guidata da Jean Pierre Mustier per Commerzbank, solo parzialmente smentito, è stato letto a Palazzo Chigi e al Ministero dell’Economia come un segnale di potenziale sganciamento dall’Italia per trasferire nella più stabile Germania il cuore delle attività della seconda banca del Paese. Anche perché il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, che possiede il 15 per cento di Commerzbank, non sembra propenso ad accettare che l’istituto tedesco passi armi e bagagli in mani italiane. I media tedeschi non ritengono probabile che l’operazione Unicredit Commerzbank vada in porto a causa dei tanti titoli di Stato presenti nel portafoglio di Unicredit e della stessa instabilità del Paese. Ma la presenza dell’istituto sulle rive dell’Elba con una banca (Hvb) ben ramificata è un atout per Mustier.

Tra salvataggio di Carige, contenimento dello spread e dossier Unicredit/Commerzbank, Tria e Conte avranno di che riflettere dopo il 26 maggio.