Siamo riusciti a comprare su Facebook pubblicità per un partito finto alle Europee

di Luca Zorloni wireless.it 17.5.19

L’inchiesta di Wired sui sistemi di controllo del social network sulle inserzioni politiche in vista del voto per il Parlamento europeo: un partito inesistente ha superato le verifiche per fare pubblicità online

Il logo di Riformeuropa, il finto partito che ha ottenuto di poter fare pubbllcità online su Facebook per le elezioni europee 2019

Il logo di Riformeuropa, il finto partito che ha ottenuto di poter fare pubbllcità online su Facebook per le elezioni europee 2019

Come giudichereste un partito che si candida alle elezioni europee proponendo di regalare ai deputati “scatole di mattoncini Lego”, per esercitarsi a rimontare le istituzioni comunitarie? O che vorrebbe installare nei palazzi del potere di Bruxelles “porte scorrevoli”, per scongiurare il fenomeno delle porte girevoli, ossia quando un politico si rivende come consulente aziendale, sfruttando le sue entrature? O ancora, che vuole realizzare fattorie urbane dotando “di ventose in bioplastica galline, mucche, maiali e pecore per poter razzolare lungo le pareti di grattacieli e condomini”? Come lo definireste: bizzarro? Insensato? Ridicolo?

Facebook non si è posto la domanda. Tanto che il suddetto partito, Riformeuropa, un logo rosso con lettere di vaga ispirazione carolina e una bandiera della Ue sullo sfondo, ha superato i controlli per pubblicare inserzioni politiche a pagamento sul social network. Anche se non esiste. Così come il suo candidato, il professor Franco Candido (nomen omen). Il 26 maggio, quindi, nessun elettore dovrà decidere alle urne se dare la sua preferenza a un movimento politico che confonde la telemedicina con la medicina in televisione e che vuole sfruttare i vulcani come “rampa di lancio” per sonde verso Urano.

Riformeuropa è la pagina Facebook attraverso cui Wired ha messo alla prova l’efficacia del sistema di controlli e autorizzazioni con cui Menlo Park ha dichiarato di voler bloccare gli avvelenatori di pozzi del dibattito pubblico e i profili che diffondono fake news politiche in vista delle elezioni dell’Europarlamento. Nel 2018, dopo gli scandali sulla manipolazione sui social network, Cambridge Analytica in testa, la Commissione europea ha ottenuto da quattro piattaforme – Google, Twitter, Mozilla e Facebook – l’impegno ad arginare fake news, profili fasulli, troll e bot in vista della disfida elettorale per una poltrona a Strasburgo.

Riformeuropa nell'archivio pubblico di Facebook

Il timone di interferenze

Facebook ha stabilito una procedura rinforzata per autorizzare e controllare le inserzioni politiche in Europa. Chi pubblica questi annunci deve certificare la sua identità ed essere accreditato. Le pubblicità sono raccolte in un archivio pubblico per sette anni e mostrano in chiaro dati sul finanziatore, sui costi della campagna e sulle visualizzazioni. Inoltre da maggio negli uffici di Dublino si sono installate 40 persone, che padroneggiano almeno una delle 24 lingue dell’Europa unita, con il compito di dragare il social network, scovare le fake news e prendere provvedimenti.

Il rischio di interferenze è alto. A La Stampa la commissaria europea per la Giustizia, Věra Jourová, ha detto di aver raccolto dagli Stati dell’Unione avvertimenti sul fatto che le campagne di disinformazione sono riprese ovunque”. E negli Stati Uniti la Fbi ha acceso un faro sulle manovre della Russia sull’appuntamento elettorale di fine maggio.

Temiamo che le restrizioni messe a punto dalle piattaforme siano efficaci solo in parte quando si tratta di fermare le interferenze di attori ostili”, scrive a Wired Utta Tuttlies, portavoce dei Socialisti e democratici (S&d), uno dei gruppi politici dell’Europarlamento. E aggiunge: “Se i nuovi strumenti di trasparenza di Facebook probabilmente renderanno più arduo per piccole gang criminali e hacker avidi di rovinare i processi democratici, i grossi attori politici possono aggirare facilmente le regole. Dal nostro punto di vista, è ancora possibile per un governo straniero assoldare o pagare una rete di amministratori verificati per diffondere disinformazione in Europa”.

Tuttavia anche Wired, con un budget di 8 euro e senza particolari sofisticazioni, ha potuto acquistare pubblicità per un partito fantasma. La campagna, finanziata dall’autore di questo articolo, in quattro giorni ha consentito di aumentare il numero degli iscritti alla pagina Facebook (da zero a 41). I 7,92 euro spesi dal 10 al 14 maggio hanno permesso di raggiungere 1.194 persone. Di queste, 41 hanno messo mi piace, per un costo complesso di 0,19 euro a like.

Tuttavia i controlli non hanno rilevato che nessun partito candidato alle europee risponde al nome di Riformeuropae e non esiste un Franco Candido in corsa per un seggio a Strasburgo. Non ha destato sospetti il fatto che le informazioni sulla pagina rimandino a uno spoglio sito creato in WordPress(riformeuropa.wordpress.com) e riferiscano che “il profilo è gestito dallo staff(a), non dal bicchiere della”. Né, ancora, che la pubblicità reciti: “Per rimontare la Ue, Riformeuropa regalerà scatole di Lego a tutti gli europarlamentari”.

La richiesta di autorizzazione a pubblicare annunci politici effettuata da Riformeuropa
La richiesta di autorizzazione a pubblicare annunci politici effettuata da Riformeuropa

Come si svolgono i controlli

Facebook ha una politica pubblicitaria che “proibisce i contenuti ingannevoli o falsi”, come ribadisce nei rapporti mensili sulla lotta alle fake news inviati alla Commissione europea. E per accertarsi che sia rispettata, ha costruito “un processo di approvazione della pubblicità che esamina immagini, testi, destinatari e posizionamento delle inserzioni, in aggiunta ai contenuti sulla landing page”.

Nella relazione di aprile, il social network spiega di aver identificato 600mila annunci in Europa che spingevano al clickbait o dichiaravano informazioni false. E rivendica i risultati della campagna anti-fake news negli Stati Uniti, dove ha applicato le terapie ora proposte nel vecchio continente: rispetto alle elezioni del 2016, nel 2018 il numero di americani che ha visitato siti di disinformazione è calato del 75%.

Tuttavia Wired ha superato tutte le fasi dei controlli, riuscendo a pubblicare l’annuncio di un partito inesistente. Abbiamo aperto su Facebook la pagina di Riformeuropa, catalogandola come organizzazione politica e partito politico. Le stesse etichette usate da Lega, Partito democratico e Movimento 5 Stelle. La pagina rimanda a un sito piuttosto sommario, costruito in WordPress e senza un dominio personalizzato, dove abbiamo pubblicato alcuni articoli sulle bislacche proposte elettorali (tra cui quella di includere gli animali nell’Europarlamento).

A questo punto abbiamo richiesto l’autorizzazione per la pubblicità politica, che può essere concessa all’amministratore della pagina (nel nostro caso, l’autore di questo articolo), o altri delegati. Ciascuno deve certificare la propria identità con Facebook.

Il primo passaggio consiste nell’accettare l’autenticazione a due fattori, per rafforzare le difese di attacchi esterni del profilo. Poi si passa alla verifica dell’identità di chi pubblica l’annuncio, che può richiedere fino a 48 ore. Ne serve una per ogni stato europeo in cui si voglia fare pubblicità (Wiredl’ha richiesta solo per l’Italia). Ci sono tre opzioni. Prima: inviare un documento ufficiale, come la carta di identità, il passaporto o la patente. Seconda: inviare una coppia di documenti che attestano l’esistenza di chi fa richiesta, come una bolletta dell’energia o un estratto conto.

La pagina Facebook di Riformeuropa

La pagina Facebook di Riformeuropa

Terzo: far siglare un affidavit a un notaio che autentica un documento. Una sorta di autocertificazione controfirmata da un pubblico ufficiale. “L’affidavit è molto usato negli Stati Uniti e da noi vale solo con la pubblica amministrazione – spiega Marco Berliri, partner dello studio legale Hogan Lovells -. I privati sono liberi di accettarlo e si disciplina come un contratto, come in questo caso”.

Noi abbiamo inviato prima una scansione, poi una fotografia della carta di identità. Entrambe rigettate perché non sarebbe stato possibile, a detta di Facebook, certificare la rispondenza. Con il passaporto, però, l’ok è arrivato. Anche Matteo Cassanelli, assistente dell’eurodeputato Pd Daniele Viotti e responsabile della campagna social (Wired ha contattato vari politici in Italia per approfondire la loro esperienza con i controlli), è stato fermato al primo tentativo. “Avevo sbagliato a caricare la foto della carta di identità – racconta -. Quando l’ho fatto con la patente, è andato a buon fine”.

Daniele Primavera, che gestisce la comunicazione social de La Sinistra (che fa inserzioni a pagamento solo su Facebook), riferisce che “il sistema di autorizzazione è stato positivo, veloce e affidabile”.

Il sito WordPress di Riformeuropa

Il sito WordPress di Riformeuropa

La fase 2

I controlli, tuttavia, non sono finiti. Gli annunci su temi politici restano archiviati per sette anni in un database pubblico, con un rapporto su costo, performance, caratteristiche delle persone che l’hanno visualizzato e identità di chi ha pagato. Per questo Facebook ci ha chiesto di confermare l’identità del finanziatore, di fornire un numero telefonico di appoggio (controllato in diretta con una chiamata registrata che forniva un codice a 4 cifre da inserire immediatamente sul social network) e di collegare una carta di credito.

Ma neanche a questo punto un annuncio politico può andare in rete. Prima Facebook si riserva di dare l’ultimo imprimatur all’inserzione vera e propria. E solo dopo essere stata approvata, diventa pubblica. Primavera racconta che alcuni post “sono stati bloccati senza spiegazione” a monte e la procedura di svincolo “è stata macchinosa”. Nonostante tutti questi passaggi, però, Wired è riuscito a ottenere l’ok per la pubblicità di un partito che non esiste, pagando 0,19 euro ciascuno dei 41 like accumulati.

Sono numeri infinitesimali rispetto a pagine più in vista di cui Facebook deve occuparsi, come le 23 chiuse di recente grazie alla segnalazione dell’organizzazione non governativa Avaaz (per violazione dei termini di servizi, come ricorda Open), che totalizzavano 2,4 milioni di follower. Tuttavia l’impressione è che, nonostante i vari passaggi di controllo, nessuno abbia letto o verificato l’esistenza del partito o la veridicità delle informazioni.

I risultati della campagna di Riformeuropa

I risultati della campagna di Riformeuropa

I dubbi dei partiti

I partiti sono scettici. “Avrei apprezzato sistemi di identificazione meno farraginosi. Ci sono sistemi per un riconoscimento quasi istantaneo”, osserva Cassanelli. L’autentica con l’affidavit, per esempio, richiede l’assistenza di un notaio. “È più forte di un documento ed è più complessa da aggirare”, osserva l’avvocato Berliri. Tuttavia negli Stati Uniti, dove è molto utilizzato, il riconoscimento può avvenire nel negozio sotto casa. In Italia invece serve un pubblico ufficiale.

Per Celina Kremer, a capo del team social del Partito popolare europeo (Epp, l’unico degli otto gruppi all’Europarlamento, assieme a S&d, ad aver risposto alle domande di Wired), benché il processo autorizzativo “renda più difficile per le pagine la diffusione di fake news” e il pubblico “abbia più informazioni”, “con una rete smart di persone, è possibile per pagine che vogliano interferire, per esempio con le elezioni, superare la procedura di identificazione”.

E, aggiunge, “le organizzazioni internazionali che non hanno una persona in tutti gli Stati membri affrontano molti più problemi con questi sistemi”. Già ad aprile, come riferisce Politico, tutti i gruppi parlamentari hanno constatato in una lettera al numero uno di Facebook, Mark Zuckerberg, che limitare il permesso a pubblicare inserzioni politiche per paese è un boomerang, perché “crea una barriera senza precedenti”. E che queste regole violano “le norme europee sull’offerta di servizi oltre confine”.

Aumento degli iscritti durante la campagna di Riformeuropa su Facebook

Aumento degli iscritti durante la campagna di Riformeuropa su Facebook

Per i gruppi dell’Europarlamento è impossibile rispettare i criteri di Facebook. Questo presuppone 28 persone dello staff per ciascun membro, con la conoscenza del funzionamento delle inserzioni e 28 sistemi di pagamenti con valute diverse”, insiste Kremer.

Sebbene abbiamo avuto un incontro con il team di Facebook in una fase preliminare, le informazioni che abbiamo ricevuto erano parziali e vaghe. E finora, non è del tutto chiaro quali siano i criteri tenuti da conto per autorizzare le pubblicità”, chiosa Tuttlies. “I vari requisiti tecnici sono pressoché impossibili da assolvere se operi in diversi paesi”, aggiunge, tanto che “l’approccio paese per paese scelto da Facebook per noi nega la dimensione europea delle elezioni”.

Distribuzione geografica di chi ha visto l'annuncio di Riformeuropa

Distribuzione geografica di chi ha visto l’annuncio di Riformeuropa

La spada di Damocle

I risultati dell’operazione di vigilanza dei social network sono osservati speciali da parte della Commissione europea. Bruxelles ha chiesto di sottoscrivere un codice di condotta, che solo Mozilla, Facebook, Google e Twitter hanno siglato. “Questa è una forma di autoregolamentazione, la cui applicazione spetta alle piattaforme”, spiega a Wired una fonte della Commissione europea che ha preso parte ai lavori e ha chiesto l’anonimato per contribuire a questo articolo. E aggiunge: “Poggia sulla buona fede delle piattaforme, che non sono obbligate a farlo. Ma senza un appiglio normativo sarebbe stato difficile andare oltre”.

Le piattaforme temono la museruola di Bruxelles. Per Facebook, in particolare, l’Europa è un mercato delicato: ha 286 milioni di utenti unici giornalieri, cento milioni in più di Stati Uniti e Canada. “Vedremo come va questa campagna – prosegue la nostra fonte -. Dopo le elezioni il Consiglio fare una dichiarazione a riguardo, con un input della Commissione, che a fine ottobre pubblicherà il suo rapporto. E sulla base di quei risultati la nuova Commissione deciderà sul da farsi”. Leggi: una norma apposita. “Le piattaforme hanno promesso tanto e fatto qualcosa – conclude la fonte -. Vediamo fin dove si spingeranno”.

Le leggi sulla par condicio sono vecchie e non c’è ne una sull’utilizzo elettorale sul web”, ricorda Berliri. Tanto che, dice, “queste regole sono usate dai provider di pubblicità quasi come una forma di cortesia, che come un obbligo politico”.

Dettagli sull'inserzione di Riformeuropa

Dettagli sull’inserzione di Riformeuropa

Un difficile equilibrio

Tuttavia la partita è delicata. Gli 007 occidentali scrutano le mosse della Russia, incriminato numero uno nelle interferenze online. E la Commissione pretende dimostrazioni dell’efficacia delle politiche di trasparenza sulla pubblicità online da parte di Facebook e Twitter.

Per Guido Scorza, avvocato e responsabile affari regolatori del team digitale della presidenza del Consiglio, “questa è la prima esperienza e occorre tenere divisi il tema della trasparenza della pubblicità dalla rimozione dei contenuti”.

Il primo”, dice, “è uno strumento di principio corretto, che esiste sui media tradizionale e che, se Facebook non avesse fatto in autonomia, sarebbe stato imposto dai regolatori. Ma sono scettico sull’impatto, perché il consenso non si costruisce su iniziative pubblicitarie trasparenti e dichiarate. Quando si dice che i social hanno influito su un’elezione, si fa riferimento a contenuti che singolarmente non possono essere considerati politici e che sfuggono al controllo”.

Altro è, incalza, “la rimozione dei contenuti, che Facebook fa per sottrarsi alle responsabilità che i governi le addossano. Ma è giusto che si arroghi questo diritto? La rimozione dovrebbe avvenire dopo un controllo di matrice pubblica”. L’ipotesi di cui, pare, Zuckerberg ha discusso con il presidente francese, Emmanuel Macron, durante la sua ultima missione in Francia.

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