Santa Caterina e San Benedetto? Oltre a citarli Salvini potrebbe seguirne l’esempio

Il Ministro dell’Interno dal palco di piazza Duomo a Milano ha citato diversi santi e Papi. Tra i quali San Benedetto da Norcia e Santa Caterina da Siena. In molti si sono stracciati le vesti. Questa scelta del leader della Lega però ci permette di fare memoria di alcuni grandi esempi che hanno dato vita all’Italia e all’Europa di oggi 

«Tutti gli ospiti che arrivano, siano ricevuti come se fosse Cristo Signore; poiché egli dirà un giorno: Fui ospite, e voi mi riceveste. — Ed a tutti sia reso conveniente onore, ma molto più a quelli della nostra stessa Fede e ai pellegrini». Così inizia il capitolo 53 della regola di San Benedetto dal titolo “Come si debbano ricevere gli Ospiti”.

Lo stesso San Benedetto da Norcia citato dal ministro degli Interni sul palco di piazza Duomo a Milano brandendo in mano un rosario. Benedetto è il santo patrono d’Europa e scrisse la Regola, universalmente ricondottà al motto “ora et labora” nel 534 per ordinare in ogni minimo dettaglio la vita dei monaci benedettini.

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A. Mantegna, San Benedetto

Scrive nel capitolo destinato agli stranieri in visita: «Appena che dunque sarà stato annunziato un ospite, gli vadano incontro il superiore o i Fratelli con ogni espressione di carità; e primieramente preghino insieme, e così si accompagnino in pace con esso. Il qual saluto di pace non si dia, se non dopo l’orazione, per isfuggire le illusioni diaboliche. Nello stesso saluto poi si mostri grande umiltà, sia nell’arrivare sia nel partire ciaschedun’ospite. Col capo chino, con tutto il corpo prostrato in terra, si adori Cristo, il quale in persona di loro si riceve. Gli ospiti, così ricevuti, si conducono nell’Oratorio, e poscia sieda con essi il Superiore o chi sarà da lui destinato. Leggasi alla presenza dell’Ospite la santa Scrittura, per dargli edificazione; e quindi sia trattato con ogni umanità. Il Superiore rompa anche il digiuno per far compagnia all’ospite, salvo che non sia digiuno tanto speciale, da non potersi violare. I fratelli però osservino anche i digiuni di uso. L’Abbate dia l’acqua alle mani degli Ospiti; tutti poi, così l’Abbate come l’intiera Comunità, lavino i piedi ad essi; e lavati che loro li abbiano, dicano questo verso: “Suscepimus Deus misericordiam tuam in medio templi tui”.  Principalmente si abbia grande e sollecita cura nel ricevere i poverelli e i pellegrini, perocché in essi massimamente si riceve Cristo. Infatti la potenza, nei ricchi, si procaccia onore da sé stessa. La cucina dell’Abbate e degli ospiti sia a parte; affinchè sopravvenendo in certe tali ore gli ospiti, che non mancan mai nel monastero, essi non disturbino i Fratelli. In questa cucina entrino ad anno due fratelli, che siano al caso di adempiere un tale uffizio. Ad essi, secondo il bisogno, siano aggiunti compagni, perchè servano senza lamentarsi. All’incontro, quando hanno piccola occupazione, escano, dove loro si comandi, al lavoro. E non solamente in questi, ma anche in tutti gli altri impieghi del monastero, si abbia questa considerazione; che quando necessitano, siano aggiunti compagni a chi fatica; e poi, quando sono senza lavoro, facciano i lavori che son loro imposti. Similmente alla camera degli Ospiti sia assegnato un fratello, pieno l’anima del timore di Dio; e vi siano letti convenientemente acconciati; e, come nella casa di Dio, tutto sia sapientemente da persone sapienti amministrato. Niuno però, a cui non sia stato comandato, si accompagni o parli per veruna guisa cogli Ospiti. Ma se s’imbattesse con loro o li vedesse, salutatili umilmente, come dicemmo, e chiesta loro la benedizione, passi oltre, dicendo che a lui non è lecito parlare coll’Ospite».

Un’altra Santa cui Salvini ha fatto riferimento è Caterina da Siena che oltre ad essere compatrona d’Europa è patrona d’Italia. Di lei Wikipedia spiega «Caterina da Siena riteneva che assistere gli ammalati e i poveri, che impersonavano Cristo sofferente, fosse il modo per trovare il Signore. Sono ricordati diversi episodi di carità verso i poveri (come dei vestiti dati ai più bisognosi o un mantello donato ad un povero pellegrino) e verso gli infermi (come Cecca la lebbrosa, che lei assisté e curò con amore, anche se si narra che ella ricambiò la sua assistenza con percosse e insulti). Caterina fu attiva soprattutto presso l’ospedale di Santa Maria della Scala. Questa istituzione accoglieva moltissimi pazienti affidati alle modeste cure mediche del tempo e alla pietosa assistenza dei parenti e di qualche volontario. E c’erano anche malati che nessuno assisteva, o perché non avevano parenti, o perché erano afflitti da malattie contagiose. Caterina si dedicò ad assistere in particolare quest’ultimo tipo di ammalati. Questa sua attività durò per mesi, specialmente in tempo di epidemie, allora molto frequenti e micidiali; il suo esempio cominciò a essere imitato da altre Mantellate della sua fraternità. Nelle testimonianze prodotte da frate Tommaso Caffarini – confidente di santa Caterina da Siena e incaricato della raccolta documentale per il processo di canonizzazione della stessa, aperto nel 1411 – emerge l’abnegazione con cui la santa si dedicava ai malati: una consorella di nome Andrea – che l’aveva anche ingiustamente calunniata di colloqui impudichi – si ammalò e le venne sul petto una piaga cancrenosa e purulenta che nessun’altra suora si sentì di curare, visto anche il pericolo di contagio e il fetore insopportabile che emanava la ferita; solo Caterina da Siena si prese premurosamente cura di suor Andrea e, quando un giorno la piaga produsse una quantità ancor maggiore di pus, la santa – per punirsi del ribrezzo provato nell’assistere l’inferma in tale frangente – dopo aver raccolto tutto questo pus in una scodella ed essersi fatta il segno della croce, lo bevve fino in fondo e, come lei stessa riferì poi a frate Tommaso Caffarini, sentì di non aver mai bevuto a sua memoria un’altra bevanda tanto dolce». 

Il fatto che il nostro Ministro citi i santi patroni dell’Europa è certamente un dato positivo. Ancora di più sarebbe il provare ad accoglierne insegnamenti e lascito.