TASSA PATRIMONIALE/ La mazzata pronta se l’Italia non torna a votare

Il Governatore della Banca centrale olandese, vicino alla Germania, rilancia l’ipotesi di una tassa patrimoniale in Italia

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Viva la faccia: tale Klaas Knot, governatore dell’inutile banca centrale olandese, ovvero impiegato alla lontana della Bundesbank – la banca centrale tedesca – si è fatto intervistare dal Corriere della Sera per far sapere al Quirinale che il governo tecnico al quale in molti pensano, stante la manifesta incapacità degli attuali governanti giallo-verdi di fare qualcosa di intellegibile, dovrà imporre una bella tassa patrimoniale. Sarebbe l’unica alternativa all’aumento dell’Iva.

Con l’aumento dell’Iva pagano tutti lo stesso sui consumi che fanno, i ricchi e i poveri. Con la patrimoniale pagano solo i ricchi. La patrimoniale è di sinistra, quindi, ma piace alle destre straniere compresa l’eterna destra tedesca – egemonica anche quando indossa finti anni da socialdemocrazia – che vuole vedere l’Italia in ginocchio, l’Italia colonizzata, senza se e senza ma, affinché i suoi imprenditori non debbano più imbattersi sui mercati di mezzo mondo nella nostra concorrenza esportatrice che spesso li batte sia sul terreno della qualità che su quello dei costi.

Una bella patrimoniale et voilà, i conti pubblici si raddrizzano (neanche per idea, e vedremo perché) e il Paese smette definitivamente di attrarre investimenti stranieri, riconfermandosi come la patria dell’abuso e soprattutto dell’imprevedibilità giuridica.

“Siete un’economia dai molti volti diversi – ha detto Knot probabilmente concentrandosi bene per ricordare esattamente le parole che gli avranno affidato a Francoforte – Ci sono problemi nel settore pubblico, ma il Paese ha anche molta ricchezza privata (si calcola 10 mila miliardi di euro di patrimonio, tra beni immobiliari e beni mobili: quattro volte abbondanti il debito pubblico,ndr). Nel G7, con il Giappone l’Italia è il Paese nel quale la ricchezza privata è più alta che in ogni altro Paese. La soluzione spetta ai politici italiani; sto dicendo che in Italia c’è qualcosa che somiglia a un problema di redistribuzione interna, dato che c’è un debito pubblico così alto e una ricchezza privata che anch’essa è molto elevata. E certo, assolutamente, una tassa patrimoniale sarebbe una soluzione standard da libro di testo”.

Eccoci qua: la richiesta c’è. E fa il paio con quella arrivata un mese fa dal neo segretario generale della Cgil Maurizio Landini. E viene portata avanti da tutta la cosiddetta intellighenzia bocconiana – gravitante ahilei, nell’orbita di Mario Monti – e da frange della stessa Confindustria. Però… però: è mai possibile che un governo politico si prenda una simile responsabilità davanti al popolo? Un governo tecnico forse sì: anche se dovrebbe poi essere pur sempre votato, sul punto, in Parlamento… Ma un governo politico?

Il precedente che di consueto viene citato è il prelievo del 6 per mille sui conti correnti disposto dal governo Amato nel’92. Non servì a niente, se non a dimostrare il pentimento dell’Italia per aver causato l’ultima svalutazione competitiva importante vissuta dalla lira contro il marco. Ebbene: il governo Amato del ’92 non era per niente un governo politico, bensì assolutamente tecnico. Era politico il governo della seconda patrimoniale, l’Eurotassa di Prodi, che però è stata la tassa più bella d’Italia da sempre: pagata quasi con gioia da tutti, e lealmente rimborsata. Ci fu invece la patrimonialina Monti, con la rimodulazione delle tasse sugli immobili, che ha ammazzato il mercato immobiliare italiano negli ultimi otto anni.

Insomma, la patrimoniale fa male e non serve. Però se cade questo governo e non se ne fa un altro politico, qualunque esecutivo retto da tecnici probabilmente la farebbe subito. Ecco perché bisogna andare a votare. Per far arrivare – quali che siano – le giuste indicazioni a Strasburgo e a Bruxelles: che non si sognino di imporci una patrimoniale, ce la dobbiamo fare anche senza.

P.S.: Si diceva che la patrimoniale non risanerebbe i conti pubblici. Ovvio: anche a farla pesantissima, più di 30-35 miliardi di maggior introito non si portano a casa. Insieme all’odio dei tartassati. E alla conferma internazionale del fatto di essere un Paese di cioccolatai.