DIETRO LE QUINTE/ Le manovre (europee) per far cadere i governi scomodi

Il decreto sicurezza bis e il decreto famiglia slittano a dopo le europee. Era l’ultimo tentativo di far saltare il governo prima del voto

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Palazzo Chigi (Lapresse)

E se per capire quanto sta succedendo al governo in Italia, dopo aver appurato la comunanza di vedute che c’è tra M5s e alcune procure, si dovesse guardare a quanto accaduto a Vienna? Cominciamo dalla cronaca di ieri. Intervistato dal Corriere della Sera, Salvini difende il decreto sicurezza bis (“ho fatto le correzioni richieste”) che nel frattempo è sulla scrivania del Capo dello Stato, e dice che il governo durerà: “lunedì torneremo a lavorare come abbiamo sempre fatto”. Anche nel pomeriggio il capo del Carroccio ripete che il governo continua. Di tutt’altro avviso Giorgetti, numero due della Lega, che poco dopo, parlando con la stampa estera, sferza chi blocca tutto: M5s e Conte. “Così non si può andare avanti” dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Contrasti tra Salvini e Giorgetti? Macché. Conte si reca al Quirinale, dove resta in riunione per un’ora e mezza con Mattarella. Dopo di lui è il turno di Salvini. Prima di sera il decreto sicurezza bis e quello di M5s sulla famiglia slittano a dopo le europee. E ora torniamo a Vienna con Paolo Quercia, direttore del Cenass ed esperto di politica estera.

Secondo Die Welt alcuni fili della trappola nella quale è caduto l’ex vicepremier Strache (Fpö) porterebbero in Germania. Ritiene plausibile questa supposizione?

Qui siamo nel campo dell’imponderabile. Chi c’è dietro bisognerebbe chiederlo ai giornali tedeschi che si sono prestati a quest’operazione dal dubbio sapore giornalistico. 

In un paio di interventi lei ha fatto questa considerazione: l’obiettivo della crisi politica austriaca era il cancelliere Kurz (Övp). Perché?

Kurz è colui che ha spostato a destra il Partito popolare austriaco per diventare premier, e per raggiungere questo obiettivo ha concesso alla Fpö il ministero degli Interni, da sempre storicamente in mano alla Övp. Questo ha comportato problemi sia sul piano interno che internazionale. Probabilmente l’obiettivo vero di questa operazione, più che lo stesso Strache, erano il ministro degli Interni Kickl (Fpö) e lo stesso Kurz, il vero regista dell’operazione. Lo capiremo presto.

Quando?

In settembre vedremo se alle elezioni politiche Kurz guiderà ancora la Övp o verrà invece messo da parte. 

Dopo Strache si è dimesso il controverso Kickl. Poi gli altri ministri. Dobbiamo chiederci dove stava andando l’Austria del governo Kurz. Lei cosa dice?

La grande colpa di Kurz è stata aver tentato la normalizzazione della destra austriaca, inserendola nel ben rodato sistema consociativo, a cui la Fpö si è presto adattata. Un modello però che va mantenuto a livello nazionale, e che non può essere esportato nel Parlamento europeo o tantomeno in Germania. 

Chi ha interesse a cambiare gli equilibri nel paese più aperto al gruppo di Visegrád e alla Russia?

Dobbiamo ricordare che l’Austria è un Paese neutrale, dove passano molti equilibri ed interessi non solo tra Est ed Ovest, ma anche tra Europa e Medio oriente. In funzione di questa sua diversità vorrebbe esprimere una politica autonoma, ma questo non è possibile per via della sua integrazione con la Germania e della sua appartenenza alla Ue. Come piccolo Paese, inoltre, i suoi margini di manovra sono ridotti. 

Tutto questo vuol dire che per qualcuno i “sovranisti” è meglio non averli al governo; e dove ci sono è meglio liberarsene. In Italia c’è un governo “sovranista”?

Io penso che più che le etichette contino i comportamenti reali. Non sappiamo chi ha voluto far cadere con metodi illeciti un governo regolarmente eletto, ma sappiamo che è stato fatto ad una settimana dal voto europeo con l’intento di produrre un effetto distorsivo sulle elezioni. Per quanto riguarda l’Italia, da noi di partiti sovranisti ce ne sono due, uno di destra, la Lega, ed uno di sinistra, il M5s. È una situazione molto sui generis, che non ha uguali in Europa. Ma questa alleanza sembra arrivata al capolinea e vi sarà un probabile rimescolamento delle posizioni. Cosa ne uscirà è imprevedibile. 

Un sovranismo non nel senso mitteleuropeo del termine. 

No, un sovranismo all’italiana. Con poca visione dell’interesse nazionale. 

Riprendiamo il filo. In che cosa tale presenza o compresenza al governo in Italia è o sarebbe preoccupante?

Io non credo che la situazione italiana sia preoccupante per l’Europa, fatta eccezione per l’incapacità di tenere sotto controllo la spesa pubblica. Noi italiani però dovremmo smetterla di continuare a costruire falsi scenari allarmisti per motivi di lotta politica interna. In questo modo alimentiamo delle psicosi irrazionali nell’Europa del Nord, già culturalmente poco portata a capirci. 

Le sottopongo un parallelo, è libero di raccoglierlo. L’Fpö come la Lega di Salvini: là un video, qua le inchieste.

Sono in ballo interessi molto importanti in queste elezioni europee, ma sopratutto ancora più complessi equilibri internazionali sono in ridefinizione. E questa Ue appare molto debole rispetto a potenze ed ingerenze esterne. 

In questo contesto M5s, prima partito apparentemente antisistema, poi, una volta al governo, protagonista di una mutazione moderata, rassicurante per l’elettorato e per l’ortodossia europea, che ruolo assume?

Assume il ruolo dell’acqua. O del vuoto. Che si adatta a divenire forma dove e meglio conviene. 

Come vanno lette le fibrillazioni M5s-Lega di questo ultimo mese, dalle inchieste allo scontro Conte-Giorgetti e al decreto sicurezza-bis voluto da Salvini ma rinviato dal Colle?

Mi chiedo se non sia un segnale che questo governo staccherà la spina subito dopo il voto europeo, prima che possa esprimere il suo commissario europeo. Con l’Austria, farebbero due governi su tre.

Su tre?

Austria, Italia e Ungheria.

Con la liquidazione dell’esperimento austriaco, Orbán resterebbe più isolato e sfumerebbe il cambio di geometria che il premier ungherese, non da solo, poteva imprimere al Ppe.

I casi di Orbán e Kurz fanno ritenere che il Ppe non può spostarsi a destra, perché tutta la costruzione europea si basa su un’alleanza politica tra socialisti e democristiani, funzionale alla politica interna ed estera tedesca. Ogni altra opzione è sostanzialmente impraticabile per via del ruolo egemone della Germania. Penso che vada accettato come un vincolo storico difficilmente eliminabile. 

(Federico Ferraù)