Chi ha sparato sul web la corrispondenza elettronica di Matteo Salvini?

startmag.it 25.5.19

anonymous

L’arrembaggio al vascello online della Lega avrebbe consentito al gruppo AnonPlus (lo stesso che a novembre 2018 ha poi hackerato “Il Giornale”) di sgraffignare ben 23 Gigabyte di materiale capace di suscitare qualche imbarazzo. Si tratterebbe della corrispondenza elettronica del leader della Lega, Matteo Salvini

Quelli di Anonymous recitano un mantra inconfondibile. “Noi non dimentichiamo”, ed effettivamente l’asserzione ben si adatta a tutte le “varianti” dell’organizzazione pirata che periodicamente torna a far parlare di sé e di tanti argomenti che – più o meno attuali – finiscono sotto i riflettori come ordigni ad orologeria.

A febbraio dell’anno scorso una incursione informatica aveva dato luogo ad una “rapina” virtuale che ha consentito di svaligiare i caveau digitali di un partito politico. La refurtiva – dopo una minima dimostrazione di aver effettivamente acquisito il “bottino” (o nella fattispecie la copia dei relativi file) – è stata tenuta pazientemente nascosta per oltre un anno.

L’arrembaggio al vascello online della Lega avrebbe consentito al gruppo AnonPlus (lo stesso che a novembre 2018 ha poi hackerato “Il Giornale”) di sgraffignare ben 23 Gigabyte di materiale capace di suscitare qualche imbarazzo. Si tratterebbe della corrispondenza elettronica di Salvini e di altri componenti della coalizione sotto l’egida di Alberto da Giussano, documentazione che evidenzierebbe stretti rapporti tra l’attuale ministro degli Interni e la Russia.

In questi quindici mesi la consistente mole di mail sarebbe stata seppellita nei bui antri del “deep web” per essere sparata – quasi fosse antropomorficamente una riedizione del Barone di Munchausen – nel cyberspazio immediatamente a ridosso delle consultazioni elettorali europee.

Il rinvenimento di questi pesanti (sotto ogni punto di vista) forzieri zeppi di messaggi è da ricondurre alla agenzia di stampa AGI che ha avvistato da qualche giorno una pagina online sormontata dalla scritta “Leak Lega Nord and Minister of the Interior Matteo Salvini”. Il termine “leak”, resoci familiare da Wikileaks, indica la soffiata di dati riservati e ottenuti in barba a chi li voleva serbare lontani da occhi curiosi.

Un enorme fotomontaggio mostra il titolare del Viminale sotto lo sguardo attento di Vladimir Putin che sembra controllare ogni mossa del ministro immortalato in una sequenza di scatti che lo ritraggono in diversi momenti anche recenti della sua attività politica e della sua vita privata resa pubblica attraverso Twitter. L’immagine che fa da copertina a questo ciclopico contenitore riporta foto ritraggono Salvini persino mentre addenta un panino e poi sulla spiaggia ha tra le mani un fucile ad acqua.

Il sito (la cui accessibilità ondeggerebbe in modo scostante) sarebbe stato raggiungibile solo utilizzando il browser (o programma di navigazione) TOR, soluzione che garantisce l’anonimato di chi si muove su Internet e magari non ha intenzione di lasciare tracce del proprio operato.

L’agenzia AGI lascia immaginare che dietro l’iniziativa ci siano attivisti russofoni, ma la ricostruzione si basa esclusivamente sulla presenza della traduzione in lingua russa del titolo della pagina. Azioni di questo genere sono solitamente prive di un riferimento geografico e le espressioni in altri idiomi – facilmente ottenibili con banali traduttori online come quello di Google – possono avere solo lo scopo di depistare chi voglia approfondire la radice della malefatta.

Può essere stato chiunque e due sono le cose che sorprendono. In primo luogo la scarsa pubblicità data alla divulgazione dei contenuti: solitamente su Twitter cose di questo genere trovano una rapida propagazione e invece in questa circostanza gli account ufficiali dei briganti telematici non hanno strillato alcunché ai quattro venti. In secundis sbalordisce il fatto che nessuno ne parli. O lo scambio di mail è di una gravità inaudita, oppure manca la pistola fumante.

A quanto pare l’ingarbugliato ammasso di “file” è stato reso fruibile con la messa a disposizione di chiavi di ricerca che ne permetterebbero la rapida ed agevole consultazione.

Nel frattempo la notizia è rimasta sotterranea, proporzionalmente forse alla profondità del deep web dove il malloppo è rimasto celato in questo lungo intervallo di tempo covando sotto la cenere.

I più sarcastici dicono che è vero che gli hacker “non dimenticano”, ma aggiungono che sarebbe il caso che si spiegassero meglio…

La curiosità di sapere davvero cosa è scritto nei pregressi rapporti epistolari di chi oggi siede al vertice della sicurezza del nostro Paese è indubbiamente forte. Altrettanto significativo è il desiderio di sapere chi è stato il ladro che ha trafugato le missive elettroniche e chi – suo complice – ne ha curato la diffusione in Rete.